AFRAGOLA – Guardando le carte depositate al TAR Campania dai legali del Comune di Afragola e del consigliere proclamato eletto Ferdinando Salzano, come memorie difensive al ricorso al TAR presentato da Raffaele Iazzetta, l’impressione non è quella di trovarsi di fronte a un solido castello difensivo. Assomiglia molto di più a una tenda da campeggio montata al buio durante un uragano, dove gli avvocati cercano di convincere i giudici che se la tela vola via, non è un difetto strutturale: è il “fisiologico venticello” della democrazia.
La difesa del Comune di Afragola e del consigliere proclamato Salzano si fonda sull’assunto che le vistose irregolarità riscontrate nei seggi – tra verbali incompiuti, cancellature illegittime e conteggi visibilmente errati – rappresentino soltanto un’inevitabile “fisiologia” delle operazioni elettorali dovuta all’inesperienza dei presidenti, liquidando al contempo le contestazioni del ricorrente Iazzetta come un mero tentativo “esplorativo” di sovvertire il risultato senza aver fornito una prova matematica matematicamente inconfutabile.
Per capire la comica vicenda bisogna fare un salto all’indietro. Alle amministrative di Afragola del maggio 2026, per l’assegnazione del 15° e ultimo seggio di maggioranza, si consuma un duello al cardiopalma: la Lista n. 2 (“La Svolta Giusta”) ottiene 1.795 voti, mentre la Lista n. 7 (“Mastella Noi di Centro”) si ferma a 1.786. Appena 9 voti di scarto. Applicando il metodo d’Hondt, il secondo quoziente della Svolta Giusta fa 897,5; quello di Noi di Centro si ferma a 893. Per un battito di ciglia (o per 10 voti di lista), il seggio va a Salzano e lascia a bocca asciutta Raffaele Iazzetta.
Raffaele Iazzetta prende carta e penna, fa due calcoli e si rivolge al TAR, denunciando un colabrodo di schede, cifre sparite e verbali che sembrano scritte in geroglifico. La reazione difensiva del Comune e del controinteressato? Una lezione magistrale di arrampicata sugli specchi con le mani unte d’olio.
Il mistero della Fisiologia Elettorale
La difesa di Salzano cala subito l’asso nella manica, sostenendo con ammirevole spudoratezza che le irregolarità denunciate nel ricorso sono “intrinsecamente riconducibili all’aspetto fisiologico, e non patologico, delle elezioni (!)”. Capito la perla? Se in un seggio i numeri non tornano, se si scrive a matita e poi si sovrascrive a penna, se mancano le tabelle o i riepiloghi, per la difesa non è un pasticcio: è la “fisiologia”. Come dire che se portate l’auto dal meccanico per un tagliando e vi restituiscono un triciclo senza ruote, non dovete lamentarvi: è il fisiologico funzionamento dell’automobilismo.
I verbali fantasma e la “Sindrome da Prima Volta”
Ma è leggendo i verbali ufficiali delle audizioni dei Presidenti di seggio presiedute dal Dott. Todisco per l’Ufficio Centrale che la “fisiologia” si trasforma in pura avanspettacolo:
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Sezione 8: Il Presidente si presenta e, messo di fronte alle discrasie tra verbali e tabelle di scrutinio, dichiara candidamente che “non sa spiegare gli errori della tabella in quanto compilata dagli scrutatori”. Quanto all’omissione dei riepiloghi, ci rassicura: deriva da “mera dimenticanza ed inesperienza”. E sulla doppia grafia tra penna e matita nei voti? Dettagli!
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Sezione 10: Qui tocchiamo vette degne di un film di Totò e Peppino. La Presidente ammette che le cancellature nei riquadri dei voti non le ha fatte lei, ma “una persona che si è qualificata come dipendente del comune” che è entrata nel seggio e ha “apportato correzioni”! Non solo: dall’urna sono spuntate 4 schede che con la sezione non c’entravano nulla. E per finire, è stato fatto votare persino un signore che si è dichiarato “rappresentante di lista” senza averne alcun titolo né accredito. Motivo dei pasticci? “Confusione nel seggio”.
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Sezione 27: Il Presidente ammette candidamente che le tabelle di scrutinio… semplicemente non sono state compilate! Prima dice che i voti li segnava contestualmente, poi, quando gli fanno notare che i fogli sono intonsi, ritratta e ammette che i voti li ha messi solo a verbale “a occhio”. Il tutto condito da fogli adesivi privi di timbri e firme di congiunzione. Scusa ufficiale? “Inesperienza e mancata consultazione delle istruzioni”. In pratica, è come mettere al volante di un autobus di linea un guidatore che ammette di non aver mai letto il Codice della Strada.
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Sezione 28: Qui la Presidente spiega che lo spoglio è stato interrotto e poi ricominciato perché un messo comunale è entrato chiedendo di “ricavare prima il dato relativo al Sindaco”. Nel caos, le matite colorate d’ordinanza (rosso e blu) sono scomparse, sostituite da grafite generica. E i totali dei voti per quasi tutte le liste? Semplicemente non riportati.
Eppure, a fronte di questo quadro surreale certificato dagli stessi verbali comunali, il Comune di Afragola sostiene nella propria memoria che l’Ufficio Centrale avrebbe “già esercitato il proprio potere-dovere di controllo” ed “emendato” gli errori. Un po’ come dire che siccome l’incendio è stato censito, la casa non è bruciata.
Il mantra del “Ricorso Esplorativo” e il pallottoliere di Eligendo
Messi di fronte al ridicolo, Comune e controinteressato si trincerano dietro il cavillo della moda: “Il ricorso è esplorativo!” gridano in coro, invocando la “prova di resistenza”. Un ritornello stanco: secondo i legali, Iazzetta non avrebbe dimostrato con “certezza” dove stiano i 10 voti mancanti per scavalcare Salzano, e dunque non si dovrebbero neppure aprire i plichi.
Peccato che, per fare un solo esempio, nella Sezione 18 la matematica non sia un’opinione, neanche ad Afragola. Dai dati ufficiali (persino su Eligendo) risultano attribuiti alla Lista n. 7 soltanto 34 voti di lista, a fronte di ben 40 preferenze maschili valide espresse per i soli candidati di quella stessa lista! Ora, a meno che ad Afragola non sia stata introdotta la fisica quantistica applicata al voto — per cui sei cittadini riescono a votare un candidato consigliere senza votare la lista di appartenenza — ci troviamo di fronte a un’anomalia contabile da scuola elementare. Ma per le difese, neanche questo basta: il Comune liquida Eligendo come “dato informatico privo di valore ufficiale” e Salzano sostiene che 6 voti in più non basterebbero comunque a superarlo. E per i restanti 4 voti per fare 10? Chiedere la verifica delle schede nelle sezioni colabrodo sarebbe, secondo loro, una “caccia al tesoro” vietata dal codice.
In attesa del Verdetto
Insomma, la linea difensiva è chiarissima: le sezioni elettorali possono trasformarsi nel far west, i verbali possono essere dimenticati o pasticciati da “dipendenti comunali di passaggio”, ma guai ad aprire le scatole per ricontare le schede e restituire veridicità al voto degli elettori. Sarebbe “esplorativo”!
Sia chiaro: noi non abbiamo la verità in tasca e non sostituiamo i tribunali. Non sta a noi né alle memorie di parte proclamare vincitori e vinti. Soltanto un Giudice, con la Terziarietà e l’Autorevolezza del TAR Campania, potrà fare luce su questo guazzabuglio e decidere chi ha diritto di sedere in Consiglio Comunale.
Noi ce ne stiamo qui, in pia attesa della sentenza del 2 dicembre 2026. Con una sola certezza: comunque vada a finire la contesa legale tra Iazzetta e Salzano, a uscire sconfitti al primo turno da questa storia sono l’aritmetica, la precisione e la dignità delle operazioni elettorali.