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CAIVANO. Miasmi zona ASI. Il Sindaco senza naso e quella telecamera spenta quando serviva davvero.

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CAIVANO – Su questa vicenda non ho voluto scrivere una riga per giorni. Ho aspettato. Ho preteso che sulla salute dei cittadini parlino prima la scienza e le carte: le relazioni dell’ARPAC, le verifiche dei Vigili del Fuoco, le valutazioni dell’ASL. Perché quando c’è di mezzo l’aria che respirano le nostre famiglie non si fa giornalismo sulle impressioni, sui “sentito dire” o sui post acchiappaclik su Facebook.

Oggi i dati ufficiali ci sono. La ricostruzione tecnica è depositata. Ed è proprio ora che le domande al Sindaco di Caivano, Antonio Angelino, vanno fatte tutte, senza sconti. Non per speculare sulla paura — al contrario — ma per ristabilire una verità elementare: un primo cittadino non è un direttore marketing che si esibisce a telecamere accese solo per vendere propaganda, per poi sparire nel silenzio più assoluto quando la città si spaventa.

Cominciamo dai fatti e dai dati ufficiali

L’ARPAC ha ricostruito la dinamica dell’incidente avvenuto nello stabilimento PPG Industries dell’area ASI di Pascarola, un impianto classificato a tutti gli effetti come “Seveso di soglia superiore”:

  • L’11 settembre durante una lavorazione viene utilizzato per errore un reagente non appropriato.

  • Il 12 settembre si verifica una prima fuoriuscita da fusti di stoccaggio temporaneo. Nella miscela è presente etilacrilato, un composto chimico noto per l’altissima percettibilità olfattiva anche a concentrazioni infinitesimali, oltre a del butilglicole.

  • La notte tra il 14 e il 15 settembre la situazione precipita: una cisterna sviluppa nuova pressione e vapori a causa di una reazione chimica innescata dall’aggiunta errata di un composto amminico. Interviene il nucleo NBCR dei Vigili del Fuoco, la cisterna viene messa in sicurezza e la Magistratura dispone il sequestro.

  • I rilievi ARPAC del 15 settembre eseguiti nell’impianto non rilevano concentrazioni di COV superiori ai limiti di quantificazione analitica.

Ma attenzione: odore percepito e concentrazione tossica misurata non sono la stessa cosa. L’etilacrilato si avverte nettamente anche quando è presente in dosi bassissime. Tuttavia, l’ASL di Caserta ha chiarito che la reazione tra le diverse sostanze potrebbe aver generato un composto derivato la cui natura resta da identificare. I fatti tecnici sono questi. Ma la gestione politica e amministrativa dell’emergenza è stata un disastro su tutta la linea.

12 settembre: il vuoto delle istituzioni e l’allerta mancata

Il 12 settembre un lezzo acre e insopportabile invade Caivano e i comuni vicini. La gente si allarma. Il Sindaco si difende sostenendo che l’azienda non aveva comunicato l’evento. Se la PPG ha violato gli obblighi di notifica, saranno la Magistratura e gli organi competenti a punirla. Ma la responsabilità del Sindaco non si esaurisce con un “nessuno mi ha telefonato”. Quando un’intera città segnala un’aria irrespirabile proveniente dall’area industriale, il primo cittadino non attende che il problema gli venga consegnato infiocchettato dalla Prefettura. Il Sindaco attiva la Protezione Civile Comunale, chiama l’ARPAC, pretende verifiche immediate e informa la popolazione. Il naso non sarà un organo citato nel Testo Unico degli Enti Locali, ma la capacità di percepire un pericolo e proteggere la propria comunità sì.

Il capolavoro del caos: scuole chiuse a lezione già iniziata

La conferma della disorganizzazione arriva la mattina del 15 settembre con l’Ordinanza n. 19/SIN. Il Sindaco disattiva parchi, giardini, cimitero e ordina la chiusura delle scuole. Una misura precauzionale giudicata corretta dall’ASL. Il problema vero è come e quando è stata eseguita: l’ordinanza è stata diramata a mattinata inoltrata, quando bambini e ragazzi erano già seduti ai banchi di scuola!

Si rende conto il Sindaco di cosa ha combinato? Migliaia di famiglie costrette a corse disperate per recuperare i figli, bambini spaventati, personale scolastico lasciato a gestire il panico nell’incertezza totale. Questa non è tutela della salute pubblica: questo è dilettantismo amministrativo che genera solo caos.

La Filiera del Cortocircuito:
[Rilascio Chimico] ➔ [Assenza di Allerta Precoce] ➔ [Ordinanza Tardiva] ➔ [Panico e Caos nelle Scuole]

E l’area ASI? Le domande mancanti sul Piano di Emergenza

C’è un’altra incoerenza macroscopica. Se il rischio ambientale era tale da giustificare la chiusura di scuole e parchi in tutto il territorio comunale, perché non è stata disposta un’interdizione cautelativa e il blocco della viabilità proprio nella porzione della Zona ASI attorno alla PPG?

Il Piano di Emergenza Esterna (PEE) curato dalla Prefettura e il Piano di Emergenza Comunale prevedono espressamente il blocco degli accessi e il confinamento nelle zone di impatto. Invece di chiudere in ritardo la città, si doveva blindare tempestivamente l’area dell’incidente. E anche la Prefettura dovrà chiarire perché il 12 settembre la catena di allertamento istituzionale si sia inceppata davanti alle segnalazioni di migliaia di cittadini.

La telecamera spenta: dalla propaganda al silenzio

Ma il punto politicamente più scandaloso riguarda la comunicazione. Il Sindaco Angelino trova sempre il tempo di accendere la telecamera per fare dirette social utili solo alla sua propaganda di regime — persino per annunciare la semplice candidatura del Comune a un bando sulla videosorveglianza. Parla, sorride, vende risultati. Ma la mattina del 15 settembre, mentre i Vigili del Fuoco operavano con le tute NBCR, mentre l’ARPAC campionava l’aria e le famiglie Caivanesi erano nel panico, quella telecamera è rimasta clamorosamente spenta.

In un’emergenza chimica la comunicazione è una misura di protezione civile. Fare una diretta alle 7 del mattino e dire: “C’è un’ipotesi di fuoriuscita nell’area ASI, stiamo verificando con i Vigili del Fuoco, tenete le finestre chiuse e non mandate i figli a scuola a scopo precauzionale” avrebbe salvato la città dal caos. Tacere significa abbandonare i cittadini alle notizie frammentarie dei social.

Come si fa il Sindaco (visto che bisogna insegnarlo)

Signor Sindaco, le spiego io come si fa il Sindaco, visto che da cronista osservo questa città da molto prima che lei indossasse la fascia. Un primo cittadino non è l’imbonitore che compare solo quando c’è da fare passerella. Quando c’è un rischio, si agisce d’anticipo. Quando le scuole vanno chiuse, si avvisano le famiglie la sera prima o all’alba, non a prima ora di lezione terminata, quando c’è da interdire la zona interessata dai fatti la si interdice senza avere titubanze né sudditanza psicologica verso problemi più grandi di noi. E quando la città ha paura, si accende la telecamera e si mettono la faccia e le informazioni al servizio dei cittadini.

La sua telecamera, Sindaco Angelino, doveva stare accesa l’altra mattina. Averla tenuta spenta è la dimostrazione plastica della differenza tra il governare una comunità e il limitarsi a fare la comparsa del giorno dopo.

L’ultima riflessione

Un’ultima riflessione la devo a voi, cittadini caivanesi. Questa vicenda deve farci aprire gli occhi su un errore che a Caivano continuate a ripetere. Quando andate alle urne e votate il famoso “giovane uno di noi”, magari solo perché è un bravo ragazzo o ci sembra il figlio educato della signora del pianerottolo accanto, non stiamo scegliendo la competenza: stiamo solo premiando la simpatia o alimentando il nostro sogno inconscio del: “se ce l’ha fatta lui, può farecela anche mio filgio”. La politica non si fa con la narrazione delle buone intenzioni o con le ombre oniriche, ma leggendo i programmi e valutando la capacità amministrativa concreta delle coalizioni. Noi di Minformo lo diciamo sin dal primo giorno: Antonio Angelino guida un’amministrazione eletta senza una visione strategica e senza un programma ideale per il territorio, finendo per rivelare evidenti difficoltà sul piano gestionale.

Io sono stato il suo critico più severo fin dalla campagna elettorale. Conoscevo bene il soggetto politico e il suo “mutismo”, affinato in dieci anni di un’opposizione quasi invisibile e confermato nei mesi più bui della cronaca nera che ha travolto il nostro paese. Ho sempre criticato le sue scelte politiche a ragion veduta e carte alla mano. Ma questa volta no. Questa volta ho scelto un religioso silenzio. Non c’è stato bisogno di una mia sola parola: ha fatto tutto lui, da solo. Davanti a un’emergenza reale e complessa, l’amministrazione si è incartata su un problema immensamente più grande della propria portata, mostrando a tutta la città i propri limiti e un’inadeguatezza amministrativa che i fatti di queste ore hanno reso difficile non vedere.

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