Afragola

AFRAGOLA a mollo dopo quindici minuti: la favola del “Sindaco Risolutore” affonda nella solita prima pioggia

Pubblicato

il

AFRAGOLA – Bastano quindici minuti. Non un uragano tropicale, non tre giorni di pioggia ininterrotta, ma un acquazzone (come ama chiamarlo il Sindaco) di un quarto d’ora per trasformare Afragola in un’improbabile succursale della Laguna Veneta, far sprofondare Piazza Gianturco con l’apertura di una voragine e mandare la città in totale cortocircuito.

Strade trasformate in torrenti, asfalto divelto, centralini comunali muti di fronte al panico delle famiglie e, soprattutto, l’incubo vissuto all’interno dei plessi scolastici. Bambini evacuati tra le lacrime, tetti e coperture che hanno ingerito acqua come fosse cartone bagnato, palestra ed elementi strutturali allagati, genitori costretti a corse disperatissime nell’assoluto vuoto informativo di Palazzo Moriani.

Eppure, chi ha la memoria un po’ meno corta di chi oggi siede nella stanza del Sindaco ricorda bene la narrazione della campagna elettorale. Gennaro Giustino non si era candidato a gestire l’ordinario: si era presentato alla città come il “Risolutore”, l’uomo d’azione capace di cancellare con un colpo di spugna gli errori del passato, pronto a risanare le ferite storiche di Afragola, a partire dal secolare e mai risolto problema delle strade colabrodo e della rete fognaria. Oggi, alla prima vera prova del nove, il re è nudo. E, purtroppo per i cittadini, è anche completamente bagnato.

Il “Risolutore” che invoca la fatalità

Il video pubblicato sui social dal Sindaco sotto Palazzo Moriani ha il sapore amaro della resa e dell’improvvisazione. Di fronte al disastro, la risposta dell’amministrazione è la solita, logora scusa da compitino non fatto: “Evento straordinario”, “bomba d’acqua devastante”, “situazione indipendente dalla nostra volontà”. E ancora la perla: “Più di questo al momento non possiamo fare”.

Davvero, Sindaco? È questo il cambio di passo promesso? Gridare al “destino cinico e baro” quando la stessa Protezione Civile regionale aveva diramato un’allerta meteo ben precisa, segnalando esattamente il rischio di allagamenti, rigurgiti fognari e scorrimento superficiale delle acque? La pioggia era ampiamente annunciata, ma la prevenzione è rimasta del tutto non pervenuta.

Rivendicare la pulizia di “qualche caditoia fatta giorni fa” di fronte ad una città paralizzata suona quasi come un’ammissione di colpa: la manutenzione di una rete fognaria e di drenaggio non si fa a macchia di leopardo o per adempiere a un pro forma; si programma, si verifica e si pianifica nei mesi estivi. Le segnalazioni scritte e pubbliche sulla presenza di griglie ostruite da erbacce e terriccio giacevano sulla scrivania del Municipio da agosto. Ignorate.

Chiudere le scuole dopo il disastro: il capolavoro del giorno dopo

Ma il vero capolavoro di logica amministrativa arriva con l’annuncio in pompa magna dell’ordinanza di chiusura delle scuole e dei parchi per la giornata di domani, motiva il Sindaco, “per permettere all’Ufficio Tecnico di verificare eventuali danni alle strutture”.

Qui la pezza è drammaticamente peggiore del buco. Sindaco Giustino, la verifica dello stato delle coperture, dei solai e dell’impermeabilizzazione dei tetti dei nostri figli andava fatta IERI, prima che l’acqua piovesse sulle teste dei bambini e costringesse intere comunità scolastiche ad evacuazioni traumatiche!

Sapere “dove scorre l’acqua” quando i soffitti sono già crollati o impregnati non è programmazione: è la solita, grottesca rincorsa all’emergenza. Mandare i tecnici nelle scuole dopo che i danni si sono consumati significa ammettere di non aver mai fatto una ricognizione preventiva sullo stato di salute degli edifici pubblici. Significa aver lasciato i bambini in strutture vulnerabili sperando semplicemente che non piovesse.

Afragola non ha bisogno di amministratori che registrano i video per dirci che la situazione “sta andando verso la normalità” mentre i cittadini spalano il fango davanti ai portoni o contano i danni alle auto. Afragola aveva ricevuto la promessa di un’amministrazione capace di prevedere e prevenire.

Oggi la città non scopre soltanto che nulla è cambiato rispetto al passato, ma prende atto che la figura del “risolutore” era solo una ben confezionata illusione da propaganda elettorale. E alle prime gocce d’acqua, quell’illusione si è sciolta come neve al sole.

Popolari

Exit mobile version