AFRAGOLA – Quando l’amministrazione di una città inizia a scricchiolare sotto il peso dei propri fallimenti, delle strade paralizzate, dei servizi al collasso e dei clamorosi autogol istituzionali, la reazione di chi governa segue spesso un copione trito e ritrito: inventare un nemico esterno, alzare il polverone e buttare la palla in tribuna.
È la classica tecnica della cortina di fumo, una strategia comunicativa tanto disperata quanto pericolosa, che nelle ultime ore il Sindaco Gennaro Giustino ha deciso di spingere fino alle sue conseguenze più estreme.
Ospite di una web TV locale, il Primo Cittadino si è lanciato in una requisitoria televisiva dai contorni torbidi e surreali. Parlare di presunte “minacce in aula”, di una fantomatica “claque dell’opposizione” che intimidirebbe i consiglieri di maggioranza e di “personaggi” che accompagnerebbero le minoranze per far degenerare il dibattito pubblico, non è semplicemente la solita esasperazione semantica a cui Giustino ci ha abituati. È qualcosa di molto più grave.
Allusioni striscianti e fango istituzionale
Tra le righe del discorso del Sindaco s’intravede una trama maliziosa e velenosa: il tentativo strisciante di lasciar intendere che l’opposizione si accompagni o si faccia scortare da ambienti opachi o da soggetti poco raccomandabili. Una narrazione calunniosa, pensata ad arte per gettare ombre sulla moralità delle minoranze e, al contempo, per vestire i panni della vittima “intimidita”.
Di fronte a questa spregiudicata operazione di delegittimazione, l’opposizione consiliare si compatta e risponde con una voce sola, ferma e intransigente.
I consiglieri comunali Alessandra Iroso, Biagio Castaldo, Giacinto Baia, Francesco Fusco, Arcangelo Ausanio, Rosaria Pecchia e Tommaso Bassolino rispediscono compatti al mittente ogni singola insinuazione, smontando pezzo per pezzo il teorema vittimista del Primo Cittadino.
La nota congiunta dell’Opposizione: “Basta omertà tattica, si facciano i nomi”
«L’opposizione ad Afragola non ha bisogno di farsi accompagnare, sponsorizzare, proteggere o imbeccare da nessuno. Ognuno di noi risponde esclusivamente al proprio mandato elettorale, alla propria coscienza e ai cittadini di Afragola che ci hanno votati per tutelare la democrazia e la legalità in questo Comune.
Le dichiarazioni del Sindaco Giustino sono d’una gravità inaudita. Ventilare l’esistenza di “minacce” o di presunti figuri che condizionerebbero l’aula consiliare non è una boutade da talk-show: se fosse vero, saremmo di fronte a reati gravissimi consumati all’interno di un’assise pubblica.
Ed è per questo che diciamo al Sindaco: basta con le illazioni, basta con il fango lanciato nel mucchio per distrarre la città dai disastri di questa amministrazione. Se il Sindaco è davvero l’uomo coraggioso e il paladino della legalità che sbandiera di essere in campagna elettorale, abbia la dignità e il dovere civico di fare NOMI e COGNOMI.
Chi ha minacciato chi? Quali sarebbero questi “personaggi”? Quando e dove si sarebbero verificati questi episodi? Se ci sono prove o denunce reali, si tirino fuori i verbali e si vadano a depositare gli atti alla Procura della Repubblica. Se invece si tratta dell’ennesima sceneggiata per nascondere la fuga della maggioranza dal Consiglio Comunale e l’incapacità di gestire la città, allora Giustino chieda scusa all’intera assise e alla comunità afragolese.»
Il bluff della vittima e la realtà di una città abbandonata
La verità è che la maschera è caduta. Alzare i toni e lanciare accuse gravissime a mezzo stampa serve solo a coprire il vuoto amministrativo di quasi cinque mesi di governo: tra voragini aperte e dimenticate, viabilità al collasso, vigili urbani introvabili e teatrini indecorosi in aula.
L’opposizione – da Alessandra Iroso a Tommaso Bassolino, passando per Castaldo, Baia, Fusco, Ausanio e Pecchia – dimostra ancora una volta che non si farà né intimidire dalle narrazioni tossiche del Palazzo, né trascinare nella rissa da bar in cui la Giunta Giustino spera di affogare i propri fallimenti.
Il tempo delle parole vaghe e delle ombre cinesi è finito. Il Sindaco faccia i nomi o ammetta di aver mentito alla città per puro calcolo politico. Terze vie non ce ne sono.