CARDITO – A Cardito la politica si divide ormai in due grandi categorie drammaturgiche: la farsa e la magia. Ma quella andata in scena all’ultimo Consiglio Comunale ha superato ogni più nitida previsione, trasformandosi in una vera e propria masterclass di sopravvivenza amministrativa ad alto tasso di ridicolo. Il copione di partenza era il classico “colpo di teatro” da 2,5 milioni di euro: cooperative già pronte al nastro di partenza, alloggi praticamente già opzionati e una bella torta di fondi sull’accoglienza pronta per essere affettata in stanze chiuse, lontano dagli sguardi indiscreti del popolo e della sua stessa maggioranza. Un capolavoro di ingegneria politica… se non fosse che il Sindaco Nunziante Raucci si è dimenticato della regola fondamentale dell’aritmetica democratica: per governare servono i voti, non i sogni di gloria degli azionisti occulti.
Il grande dietrofront e il “ricatto” salvifico di Aprovidolo
Pensavano di aver fatto i conti senza l’oste, ma l’oste ha bussato alla porta ventiquattr’ore prima del fatidico Consiglio. È bastato l’intervento del consigliere Giovanni Aprovidolo di “Siamo Cardito”, con la benedizione strategica del Presidente del Consiglio Orlando De Simone, per far tremare i polsi al Primo Cittadino: “O annulli la delibera e fermi questa follia che non serve alla città, o in aula ti contiamo i voti.” E si sa, quando si va sotto coi numeri, il passo successivo è l’ufficio protocollo per firmare le dimissioni. Panico nei corridoi. Il braccio di ferro è durato il tempo di un amen: Raucci, consapevole di avere contro non solo la matematica dell’aula ma la quasi totalità della popolazione carditese, ha fatto l’unica cosa che gli riesce ormai benissimo: la marcia indietro con il freno a mano tirato. Mercoledì sera la delibera da due milioni e mezzo è stata frettolosamente ritirata. Ma il bello doveva ancora venire. Perché se la delibera si può cancellare con una gomma, il punto all’ordine del giorno preteso d’urgenza dall’opposizione rimaneva lì, piantato come una croce in mezzo all’aula.
La caporetto in aula: domande nel vuoto e difese d’ufficio balbettanti
Giovedì sera, la seduta si è trasformata in un vero e proprio tiro al bersaglio. Il consigliere di minoranza Antonio Giangrande ha iniziato a tempestare l’amministrazione di domande semplici, dirette, persino elementari: perché questo balletto imbarazzante di determine pubblicate, delibere approvate e poi precipitosamente revocate nel giro di una notte?
Risposte del Sindaco? Non pervenute. A tentare una difesa disperata ci hanno pensato i consiglieri Francesco Castaldo e Marianna Campanile con supercazzole e risposte talmente timide ed elusive da far sembrare persino la nebbia un concetto trasparente. Poi è salito in cattedra Aprovidolo, che ha scoperchiato il vaso di Pandora senza troppi complimenti: nessuna condivisione, nessun passaggio nel programma elettorale, solo ed esclusivamente la rincorsa agli interessi personali di pochi. Un’operazione calata dall’alto che proponeva un numero di migranti del tutto sproporzionato rispetto alle reali capacità, strutture e dimensioni della nostra comunità. In pochi minuti di intervento, Aprovidolo ha impartito una lezione di politica e ha messo a nudo la vera natura del Sindaco: quella di un yes man completamente succube di chi gli muove i fili da dietro le quinte.
La “lectio magistralis” di Cirillo e il consiglio del padre di famiglia
A completare l’opera di demolizione ci ha pensato l’ex sindaco Giuseppe Cirillo, che ha impartito una vera e propria lectio magistralis di amministrazione pubblica. Cirillo ha spiegato con calma e lucidità perché, durante le sue giunte, progetti del genere non siano mai stati presi in considerazione: semplicemente perché non rispondevano all’interesse pubblico di Cardito. Infine, come il buon padre di famiglia fa con il figlio che ha combinato un disastro con la macchina del papà, Cirillo ha chiuso con un consiglio che ha il sapore di una condanna politica: “Caro giovane Sindaco, impara a fare politica camminando al fianco di chi in campagna elettorale ci ha messo la faccia con i cittadini, e staccati da chi sogna di manovrare le leve del potere nascosto nelle stanze chiuse, senza mai avere il coraggio di farsi giudicare dalle urne”. Raucci incassa, incassa e porta a casa. Tra delibere fantasma, retromarce imbarazzanti e tirate d’orecchi in pubblica piazza, la lezione di giovedì sera lascia una certezza scolpita nella pietra: a Cardito la fascia tricolore c’è, ma l’autonomia politica di chi la indossa è rimasta impacchettata nella stanza dei burattinai.