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⚽ Curiosità – Da Torre del Greco arriva il cammeo di Maradona

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TORRE DEL GRECO – Chi lo dice che il cammeo è solo da donna? Nasce il cammeo maschile dedicato a Maradona: da Torre del Greco, città del corallo e del cammeo arriva l’effigie del Pibe de Oro intarsiata esclusivamente a mano sulla conchiglia.

Autore della piccola chicca per i tifosi della maglia azzurra è Rosario Farese, artigiano cammeista poliedrico e fantasioso. Stravolge, infatti, la tradizionale idea di cammeo, che solitamente ritrae volti di donna o immagini classiche, sperimentando nuove e moderne immagini.

«Sono stato il primo a realizzare un cammeo dedicato al grande campione – ha detto Farese – anche perché il cammeo ormai non è un gioiello esclusivamente femminile, ma sono molti gli uomini che lo richiedono. È stato un lavoro delicato: realizzato totalmente a mano ma con il supporto di un programma fotografico».

Fonte: Il Mattino.it

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“100 anni di Napoli, un secolo di passione”: a Maddaloni un evento per celebrare il centenario azzurro

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Un secolo di storia, uomini, vittorie e passione per la maglia azzurra. È questo il filo conduttore dell’iniziativa “100 anni di Napoli – Un secolo di storia, uomini, vittorie e amore per la maglia azzurra”, in programma venerdì 9 ottobre alle ore 18 presso la Sala B. Iorio della Biblioteca Comunale di Maddaloni, in via San Francesco d’Assisi 115.

L’iniziativa è promossa dal Napoli Club “Maddaloni Partenopea”, presieduto da Carlo Di Vico, con il sostegno della rete U.A.N.M. – Unione Azzurra nel Mondo, network che riunisce i Club Napoli nel mondo.

L’evento nasce in occasione del centenario del Napoli Calcio (1926-2026), per celebrare un percorso diventato nel tempo un patrimonio sportivo, sociale, culturale e sentimentale, capace di unire generazioni di tifosi.

Il momento centrale sarà il “Convegno sul Centenario del Napoli”, dedicato alla memoria e alle vicende che hanno segnato la storia del club partenopeo. A moderare l’incontro sarà Paolo Trapani, giornalista e scrittore.

Numerosi gli ospiti chiamati a portare il proprio contributo e la propria testimonianza: Gigi Pavarese, storico direttore sportivo del Napoli; Tommaso Starace, storico magazziniere del club e figura amatissima dai tifosi; e Antonella Leardi, mamma di Ciro Esposito. Previsti anche i saluti istituzionali del sindaco di Maddaloni Andrea De Filippo.

La serata proseguirà con la speciale mostra del centenario “La storia della SSC Napoli 1926”, curata da Domenico Proto Jr. L’esposizione raccoglierà documenti, cimeli, fotografie e testimonianze, per ripercorrere cento anni di storia azzurra e accompagnare i visitatori attraverso le diverse epoche del Napoli.

A chiudere la manifestazione sarà una cena-spettacolo presso il ristorante Le Due Querce, in via Vallone 38 a Maddaloni, per proseguire in un clima di festa e condivisione una giornata dedicata alla passione azzurra.

L’iniziativa rappresenta un’occasione per ricordare che la storia di una squadra di calcio non è fatta soltanto di risultati e trofei, ma anche di persone, racconti, emozioni, luoghi e generazioni di tifosi che hanno accompagnato il Napoli nel corso del suo primo secolo di vita.

Un appuntamento pensato, dunque, per celebrare il passato e guardare al futuro, nel segno di quella passione azzurra che rappresenta uno dei tratti più forti dell’identità sportiva, sociale e popolare di Napoli.

Appuntamento:
📅 9 ottobre 2026
🕕 Ore 18.00
📍 Sala B. Iorio – Biblioteca Comunale di Maddaloni
Via San Francesco d’Assisi 115 – Maddaloni (CE)

A seguire: cena-spettacolo presso Le Due Querce, via Vallone 38 – Maddaloni.
Con il supporto di Casa Zaccariello e MOD Cafè.

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Calcio

La generazione senza Mondiali sceglie il Tennis

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La Bosnia libera tutti. Che noia sarebbe stata seguire la Nazionale italiana al Mondiale americano. Magari con partite nel cuore della notte. Che fastidio! Così gli azzurri hanno pensato bene di evitarci il problema.

Ci saranno 48 squadre. Praticamente tutti. Tranne l’Italia.

In America ci andranno gli “amici” della Bosnia, qualificata per la seconda volta nella sua storia: l’unico precedente risale a dodici anni fa, proprio nell’ultima edizione disputata dagli azzurri. Già, perché quello del 2026 sarà il terzo Mondiale consecutivo senza Italia. Un fatto senza precedenti. E non è un Pesce d’Aprile. Prima la Svezia, poi la Macedonia del Nord, infine la Bosnia: la frittata è fatta.

L’analisi della partita

La gara sembrava essersi incanalata sui binari giusti dopo il vantaggio firmato da Moise Kean nel primo tempo. Un gol che aveva dato fiducia alla squadra, almeno fino all’episodio che ha cambiato tutto. L’intervento in ritardo di Bastoni ha spalancato la porta a Dzeko e compagni, lasciando l’Italia in inferiorità numerica. Il difensore dell’Inter, reduce da settimane difficili, non era nelle condizioni migliori per una partita così delicata.

Nella ripresa e nei supplementari, nonostante l’uomo in meno, gli azzurri hanno avuto le migliori occasioni. Ma è mancata la cattiveria per chiudere la gara.

Il capitano Donnarumma, autore di interventi fondamentali, ha tenuto a galla la squadra fino al 79’, quando, dopo l’ennesima respinta, la palla è finita sui piedi di Tabakovic, il più veloce ad arrivarci. Uno dei portieri più forti al mondo non ha mai giocato un Mondiale. E, a questo punto, non lo farà almeno fino ai 31 anni. Pazzesco.

E non si parli di lotteria dei rigori. I nostri — con l’eccezione di Tonali, forse l’unico top player insieme a Gigio — si sono presentati dal dischetto con la faccia “bianca” e le gambe pesanti. I bosniaci, al contrario, avevano gli occhi della tigre e ci hanno sbranati senza esitazioni.

La critica

Al di là degli episodi, restano dubbi sulle scelte tecniche e su alcune esclusioni eccellenti, Zaniolo e Bernardeschi su tutti. Il CT Gennaro Gattuso ha optato per soluzioni che hanno trovato poco riscontro sul campo, rinunciando a giocatori in forma in un momento decisivo.

Ma il problema non è una singola scelta. È un copione che si ripete. Da anni l’Italia fatica a valorizzare le proprie risorse nei momenti chiave. Parlare di sfortuna o di maledizione sarebbe comodo. La verità è un’altra: la mancata qualificazione è il sintomo di una crisi più profonda, che riguarda l’intero sistema calcistico italiano. Negli ultimi anni il movimento ha prodotto pochi talenti di livello internazionale e ha perso continuità tecnica. Manca un’identità chiara, manca un progetto. Mancano le icone.

E mentre si perde, si cercano alibi. Le parole del presidente della FIGC Gabriele Gravina, nel post partita, vanno in questa direzione. Più che assumersi responsabilità, ha preferito spostare il discorso altrove, definendo il calcio “uno sport professionistico” e gli altri sport invece “dilettantistici“. Ma questa sua “teoria” — offensiva per gli atleti degli altri sport, tra l’altro — ai tifosi interessa poco. Ai bambini, ancora meno. Un’intera generazione non ha mai visto l’Italia ai Mondiali. Un’intera generazione non conosce le emozioni di quelle “notti magiche“. E il calcio, inevitabilmente, sta perdendo terreno rispetto ad altri sport.

I bambini si innamorano dei campioni. Dei vincenti. Una volta gli idoli appartenevano al mondo del calcio ed erano Rossi, Conti, Zoff, Baggio, Totti, Del Piero, per citarne alcuni. Oggi si chiamano Sinner, Musetti, Berrettini. L’interesse si sta spostando verso il tennis, percepito come più internazionale, competitivo e meritocratico.

L’Italia calcistica è dunque davanti a un bivio: continuare a nascondersi dietro gli episodi o affrontare davvero i problemi e restituire dignità al nostro tricolore. Perché il rischio più grande non è solo perdere le partite. È perdere il legame emotivo con le nuove generazioni. Senza quello, nessuna Nazionale ha futuro. E senza futuro…

Nel 2006 avevo 9 anni. Ricordo tutto di quell’estate. Mi innamorai del calcio e di Cannavaro che alzava la coppa sotto il cielo di Berlino. Quella era davvero “la coppa di tutti gli italiani”. Quella sera era davvero “più bello essere italiani”.

Oggi, invece, perdiamo tutti. Dai più piccoli ai più grandi. Sperando che prima o poi la Nazionale italiana possa tornare a far innamorare i bambini. Perché intanto oggi scelgono il tennis. E forse fanno bene.

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Restyling stadio Maradona, lavori in estate con 200 milioni dalla Regione

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I lavori di ristrutturazione dello stadio Maradona, finanziati dalla Regione Campania con 200 milioni di euro, partiranno alla fine del campionato per non interferire con le partite. Lo ha dichiarato l’assessore alle infrastrutture del Comune di Napoli, Edoardo Cosenza, a Radio Crc, parlando del progetto in vista degli Europei 2032.

Il restyling prevede l’eliminazione della pista di atletica, l’avvicinamento delle tribune al campo e l’ampliamento della copertura dello stadio di circa 15 metri, senza creare problemi al terreno di gioco. Il primo intervento sarà la realizzazione di un campo prove per ridurre i rumori e migliorare l’impianto acustico, così da non disturbare i cittadini delle aree circostanti.

Tra le novità, Cosenza ha annunciato l’idea di creare una “Hall of Fame” ispirata a quella di Los Angeles, con le immagini delle star della storia del Napoli, da Maradona a Higuain e Osimhen, fino a Zoff, che detiene il record di imbattibilità. La selezione dei protagonisti sarà decisa con un referendum tra i tifosi.

Rispondendo alle critiche sul possibile spreco di denaro pubblico, Cosenza ha replicato: “Quando venivano stanziati 150 milioni per lo Stadio Arechi di Salerno, cosa si diceva?”.

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