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Cultura e spettacolo

Il silenzio assordante di una storia nascosta.

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Narni, la cittadina umbra che incanta con le sue vedute panoramiche e le sue mura medievali, cela un segreto molto più profondo e oscuro. Sotto le piazze assolate e le botteghe vivaci, si estende un labirinto di cunicoli, cisterne e stanze: Narni Sotterranea, un luogo dove il tempo si è fermato e dove il silenzio parla più forte di qualsiasi voce. Visitare Narni Sotterranea non è una semplice escursione turistica, ma un vero e proprio viaggio archeologico ed emotivo a ritroso nei secoli, dalle vestigia romane fino ai drammi dell’Inquisizione. L’esistenza di questo complesso ipogeo era nota agli anziani, ma il suo vero significato è emerso solo nel 1979, grazie all’instancabile lavoro di un gruppo di giovani speleologi. Entrando da un piccolo varco nella chiesa di San Domenico, si trovarono di fronte a un tesoro inaspettato: un’antica cisterna romana, un acquedotto e, soprattutto, gli ambienti che avrebbero rivelato il lato più inquietante della storia locale. Il percorso inizia spesso in un ambiente risalente all’epoca romana, con la scoperta di una grande cisterna per l’acqua e dei resti dell’imponente Acquedotto della Formina. Queste strutture raccontano della Narni antica (Narnia), evidenziando l’ingegneria idraulica che garantiva la sopravvivenza e la prosperità della città. Camminando lungo le pareti umide, si percepisce l’eco delle gocce d’acqua, un suono che lega il presente all’antichità più remota. Il cuore pulsante e più toccante della visita è la cosiddetta “Stanza dei Tormenti”. Questi locali, un tempo parte del complesso conventuale di San Domenico, furono usati dal Tribunale del Sant’Uffizio (l’Inquisizione) tra il XVI e il XVII secolo. Qui, le pareti di una cella isolata conservano ancora, a chiare lettere, i graffiti originali lasciati dai prigionieri. Non sono semplici scarabocchi, ma vere e proprie testimonianze di fede, disperazione e, talvolta, rivendicazioni di innocenza. Simboli esoterici, invocazioni e un inquietante calendario carcerario offrono uno sguardo diretto, non filtrato dai libri di storia, sulla vita e il terrore di chi fu rinchiuso in attesa di giudizio. Il silenzio in questa stanza è quasi assordante, rotto solo dal racconto della guida che restituisce dignità alle voci del passato. Narni Sotterranea non è solo un luogo di memorie dolorose, ma una testimonianza della stratificazione unica della storia italiana. Quando si riemerge alla luce del sole nella Piazza dei Priori, l’esperienza lascia una sensazione di vertigine: la città che si vede non è più la stessa, arricchita da un piano nascosto di storia, ingegneria e segreti umani che giace appena sotto la superficie. È un’immersione che invita alla riflessione, rendendo Narni una tappa imprescindibile per chiunque voglia esplorare non solo le bellezze dell’Umbria, ma anche i recessi più profondi della storia umana.

Attualità

Tra il mare e il tempo rubato: il debutto di Mirodimare, il diciannovenne che canta l’infanzia

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C’è qualcosa di magnetico e profondamente antico in Mirko Della Vecchia, in arte Mirodimare. A soli diciannove anni, il giovane cantautore annuncia il suo debutto sulla scena musicale con il singolo “Io, ‘nu criaturo”, un brano che non è solo una canzone, ma un atto di resistenza poetica.

Il suo pseudonimo è un sofisticato gioco semantico: una crasi tra la radice protoslava del suo nome (Mirodislavia) e il mare, l’elemento viscerale della sua terra. Mirodimare incarna il paradosso di un ragazzo della “generazione Z” con un’anima che sembra aver vissuto mille vite. Con i suoi capelli ricci e lo sguardo malinconico, Mirko sembra uscito da una pellicola d’autore degli anni ’70, portando con sé un’aria introversa che si trasforma in urgenza comunicativa appena tocca le corde della sua chitarra.

Il singolo è un’analisi cruda e necessaria sull’infanzia rubata. “La chiave di lettura è il tempo che non tornerà” spiega l’artista. Mirodimare punta il dito contro l’indifferenza del mondo verso i più piccoli, denunciando il peso di una spensieratezza perduta che le nuove generazioni si trovano oggi a pagare.

È impossibile non notare in lui un riflesso familiare: quella somiglianza fisica e timbrica con Pino Daniele che lo accompagna come un’ombra benevola. Ma Mirko non è un imitatore. La sua è una “risonanza naturale”, un’eredità genetica e spirituale che affonda le radici nella Napoli Power, ma che si apre a influenze internazionali: dal chitarrismo di John Mayer al soul di Daniel Caesar, fino al groove di George Benson e al carisma di Freddie Mercury.

Timido nella vita, ma dirompente nell’arte, Mirodimare usa la musica per evadere dai cliché. In un’epoca dove la condivisione digitale sembra aver svuotato i rapporti umani, lui sceglie le note come strumento di comunicazione autentica. “La musica resta il mio strumento più forte” afferma il cantautore, presentandosi come un’anima che osserva il mondo in profondità prima di raccontarlo, cercando una strada che parta da Napoli per parlare al cuore di tutti.

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Cardito

Cardito, il Teatro Comunale intitolato al Maestro Vessicchio: domani l’inaugurazione

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La città di Cardito celebra la musica, la cultura e una delle sue figure artistiche più rappresentative. Sabato 17 gennaio 2026, a partire dalle ore 17:30, si terrà la cerimonia ufficiale di inaugurazione della targa commemorativa di intitolazione del Teatro Comunale di Cardito al Maestro e Direttore d’Orchestra “Peppe” Vessicchio.

Un momento di alto valore simbolico e culturale per la città, che rende omaggio a un Maestro capace di portare la musica italiana nel mondo, distinguendosi per competenza, passione e straordinaria umanità.

La cerimonia si aprirà con i saluti istituzionali alla presenza del Prefetto di Napoli Michele Di Bari, del Vicepresidente della Regione Campania Mario Casillo, del Sindaco di Cardito Giuseppe Cirillo, e del Sindaco della Città Metropolitana di Napoli Gaetano Manfredi.

Nel corso dell’evento, i sindaci citati consegneranno simbolicamente le chiavi della città ad Alessia Vessicchio, a testimonianza del legame profondo tra la famiglia Vessicchio e la comunità carditese.

Alle ore 18:00 seguirà l’introduzione all’evento e la presentazione della Corale del Teatro San Carlo di Napoli, che si esibirà prima dello spettacolo musicale.

Alle ore 18:30 spazio alla musica con lo spettacolo “Napoli, Amore e Bellezza”, un viaggio emozionante attraverso otto secoli di canzone napoletana, interpretato da The Seven Neapolitan Tenors. Il concerto (su invito), della durata di 1 ora e 15 minuti, ripercorre la storia musicale partenopea, dalle origini medievali fino ai grandi classici del Novecento e contemporanei.

“Con questa intitolazione, la città di Cardito afferma il proprio impegno nella valorizzazione della cultura e dell’arte, legando per sempre il suo Teatro Comunale al nome del maestro Peppe Vessicchio, simbolo di eccellenza, professionalità e amore per la musica” riferisce il sindaco di Cardito Giuseppe Cirillo.

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Attualità

Il fascino delle Sovrane alla Reggia di Caserta: una grande mostra internazionale

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Fino al 20 aprile 2026, le prestigiose sale della Gran Galleria all’interno del Museo Reggia di Caserta ospitano un evento espositivo di respiro mondiale. L’esposizione, intitolata “Regine: trame di cultura e diplomazia tra Napoli e l’Europa”, offre un viaggio inedito alla scoperta delle donne che hanno guidato le sorti del Regno di Napoli, influenzando profondamente la scena politica e culturale europea dal XVIII secolo fino all’avvento della Repubblica. Il cuore della mostra è il racconto delle figure femminili che hanno segnato la storia di quattro grandi casate: Farnese, Borbone, Murat e Savoia. Il percorso espositivo permette di incontrare personalità carismatiche e influenti, tra cui: Elisabetta Farnese e Maria Amalia di Sassonia, la determinata Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, le regine dell’era napoleonica, Giulia Clary e Carolina Murat, le ultime sovrane delle Due Sicilie, come Maria Cristina di Savoia e Maria Sofia di Baviera e le regine d’Italia di casa Savoia: Margherita, Elena di Montenegro e Maria José del Belgio. Grazie alla collaborazione con i principali musei e istituti di cultura del continente, sono esposte più di 200 opere. Il progetto scientifico, curato dalla Direttrice Tiziana Maffei insieme a Valeria Di Fratta, mette in luce come queste donne siano state capaci di costruire fitte reti diplomatiche e culturali. Attraverso matrimoni strategici, il cerimoniale di corte e il sostegno alle arti e all’educazione, le Regine di Napoli non furono semplici figure di contorno, ma vere protagoniste capaci di plasmare il gusto e le relazioni internazionali della loro epoca. Il percorso è suddiviso in sette sezioni tematiche che esplorano ogni aspetto della vita regale: dalla formazione privata alle alleanze politiche, dal potere simbolico alle passioni personali.

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