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Politica

Scafati, Raffaele De Luca: “La maggioranza è sbriciolata”

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Subbuglio a Palazzo Mayer. L’ex assessore Raffaele De Luca rilancia i dubbi sulla tenuta politica dell’amministrazione guidata da Pasquale Aliberti.

A Palazzo Mayer torna a farsi sentire il tema della tenuta della maggioranza. Secondo alcune indiscrezioni giunte all’ex assessore Raffaele De Luca, infatti, la coalizione di governo sarebbe attraversata da nuovi malumori e da una situazione politica tutt’altro che serena.

A finire sotto la lente è, in particolare, la riunione di maggioranza che si sarebbe tenuta ieri sera.

«La riunione di maggioranza – dichiara De Luca – ha registrato la presenza di 6 consiglieri e 5 assessori. Un dato che, a mio avviso, rappresenta un chiaro segnale di malcontento arrivato sul tavolo del sindaco Pasquale Aliberti».

L’ex assessore torna quindi a parlare di una maggioranza che definisce “sbriciolata” e traballante, alimentando interrogativi sulla capacità dell’amministrazione di mantenere la compattezza politica.

A pesare, secondo la lettura di De Luca, ci sarebbero anche i malumori emersi all’interno di Forza Italia dopo il congresso. L’ex assessore fa riferimento, in particolare, a presunti segnali di insoddisfazione nei confronti dell’operato dell’amministrazione Aliberti che sarebbero riconducibili al neo-coordinatore regionale Fulvio Martusciello.

Un quadro che, se confermato, potrebbe aprire una nuova fase di tensione politica a Scafati.

Per De Luca, dunque, il problema non sarebbe soltanto legato alle assenze registrate nella riunione di maggioranza, ma rappresenterebbe il sintomo di un malessere politico più profondo.

Ancora una volta, il governo cittadino di Scafati dà l’impressione di essere tutt’altro che stabile. E mentre a Palazzo Mayer si prova a mantenere compatto il fronte della maggioranza, le indiscrezioni e i malumori alimentano nuovi interrogativi sul futuro politico dell’amministrazione Aliberti.

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Afragola

AFRAGOLA. Il Festival dello svicolo sulla nomina della Direttrice ACCC19. Il Sindaco evoca i suoi fantasmi per coprire il vuoto delle carte

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AFRAGOLACi sono due modi per rispondere a un’interrogazione consiliare. Il primo è quello previsto dalle istituzioni: leggere le domande, mostrare le carte, citare gli articoli di legge e dimostrare – atti alla mano – che la Pubblica Amministrazione ha agito nel rispetto delle regole. Il secondo è il metodo Giustino: accendere il proiettore, evocare i fantasmi del passato, prendersela con nemici immaginari che parrebbero abitare stabilmente la sua mente ed esibirsi in una requisitoria contro chi governava un tempo, dimenticandosi completamente di spiegare cosa stia facendo lui oggi. Un’esibizione nervosa, a tratti comica, dove il Sindaco Gennaro Giustino ha preferito fare il gladiatore solitario contro i suoi demoni personali piuttosto che vestire i panni istituzionali del Primo Cittadino. Come se alla domanda: “Come mai il treno è arrivato in ritardo?” si rispondesse che i treni nel 1884 andavano a vapore ed è stata un lungo e deleterio progresso a portare fino ai giorni nostri questo malcostume, oppure dimostrare indignazione verso chi pone la domanda, facendogli notare che lo stesso quesito non veniva posto quando a guidare il treno era un loro amico.

L’ultimo siparietto è andato in scena nell’aula del Consiglio Comunale. Sul tavolo, una corposa e dettagliata interrogazione firmata dall’opposizione riguardante le capriole procedurali per la nomina del “Direttore Generale facente funzioni” dell’Azienda Consortile ACCC Ambito N19, nella persona della Dott.ssa Silvia Martino.

Quesiti chiarissimi, quasi lapidari, sollevati a più riprese anche dalle inchieste di Minformo: Per quale motivo un interpello interno ha stravolto l’articolo 36 dello Statuto che prevede una selezione per titoli e colloquio rivolta ai dipendenti del Comune o all’esterno? Come mai la procedura è stata avviata dall’Assemblea invece che dal Consiglio di Amministrazione competenziale? E soprattutto, la candidata prescelta possedeva o no il requisito formale dell’inquadramento in Elevata Qualificazione (EQ) alla data di scadenza del bando?

Trattandosi di un ente pubblico che gestisce milioni di euro di servizi sociali per le fasce deboli, ci si sarebbe aspettati dal Sindaco una risposta tecnica, puntuale, da Primo Cittadino garantista della legalità. E invece no.

Anziché esibire le delibere, i verbali e le determine per mettere a tacere i dubbi, Giustino ha preferito indossare l’elmo della propaganda e imbracciare la clava del politicamente scorretto. Colto da un attacco di nervosismo quasi incontrollabile, il Primo Cittadino si è trasformato in un treno in corsa: ha interrotto continuamente gli interlocutori, ha gridato fuori microfono, ha risposto a sberleffi e, ammettendo candidato per candidato la bontà di un’eccezione, ha svicolato su tutt’altro.

Gennaro Giustino si è alzato, si è infilato la casacca da navigato consigliere di opposizione (ruolo che sembra non essere mai riuscito a togliersi di dosso dal lontano 1997) e ha dato il via allo show. Ha rispolverato dimissioni storiche, si è cimentato in teoremi info-investigativi, ha additato presunti e non meglio precisati “dominus” che manovrerebbero le quinte, ha parlato delle cuginanze e si è perso nei meandri della “giustiniana memoria”. Praticamente una seduta psicanalitica a spese del tempo dell’Aula.

Mentre il Sindaco arringava la platea ricordando quanto fossero cattivi quelli di prima e quanto fossero sbagliati i profili del passato, dalla sua bocca non è usciita una sola parola sul merito delle domande poste su Silvia Martino. Nulla. Zero. Una totale e maestosa evaporazione del tema.

Sentirlo ammettere a mezza bocca che “c’è un difetto, l’organo che ha previsto la procedura non è il CDA ma l’Assemblea” per poi liquidare la cosa sostenendo che un’Assemblea vale più di un organo previsto dallo Statuto, è stato un momento di altissimo cabarettismo giuridico. Come dire che siccome il Consiglio Comunale è più importante della Polizia Municipale, da domani le multe per divieto di sosta le firmano i consiglieri.

Infatti, come gli ha giustamente ricordato in replica il consigliere Baia con una risposta assai poco incline alla diplomazia di facciata, un’Amministrazione non governa a colpi di comizi o “sensazioni”: governa per atti. Se l’interpello scavalca lo Statuto, la risposta non può essere “eh ma la precedente gestione faceva peggio”. Se si chiede se la Dott.ssa Martino avesse il titolo di EQ al 25 giugno 2026 per poter accedere a quell’avviso, non si può replicare annunciando che “presto faremo il bando per il nuovo Direttore”. Questa non è politica: è il vecchio e stanco gioco delle tre carte applicato alla burocrazia locale.

La verità è che la toppa è apparsa assai peggiore del buco. Se sulla nomina della Dott.ssa Martino fosse tutto regolare, al Sindaco sarebbe bastato fare un gesto semplicissimo: prendere la cartellina, estrarre la determina di conferimento, il verbale di valutazione dei titoli, la prova dell’inquadramento EQ alla data del 25 giugno e sbatterli sul tavolo del Consiglio. Invece no. Carte zero. Solo parole, urla, politichese e il solito, consumato disco sul passato. Una recita a beneficio di telecamera che dimostra due cose: la totale assenza di risposte di merito sugli atti e la preoccupante incapacità di accettare il controllo democratico dell’opposizione.

Il Sindaco pare non aver ancora metabolizzato il piccolo dettaglio di essere seduto sullo scranno più alto della città. Quando un’opposizione fa il suo mestiere – cioè leggere le carte, rilevare che una determina non porta la firma del Direttore ma di un’acrobatica figura definita “Facente Funzioni” e chiedere di vedere i verbali di valutazione e l’atto di nomina mai pubblicato – la risposta corretta non è l’invettiva contro l’ex nemico storico. L’ex nemico storico non amministra Afragola. Lo fa Giustino.

Continuare ad appendersi alle nascite difformi nei documenti o a cospirazioni per coprire i buchi delle procedure attuali è una strategia che inizia a mostrare la corda. Il politichese del “faremo, diremo, nomineremo” svanisce di fronte a una realtà disarmante: a oggi, di fronte a quesiti precisi sulla legittimità dell’incarico al vertice del Welfare cittadino, il Sindaco ha scelto di non rispondere. E quando un amministratore non mostra le carte chiedendo di fidarsi “sulla parola”, significa che la sostanza non c’è, o che le carte – forse – sono davvero difficili da difendere.

Si consiglia al Primo Cittadino di riporre nell’armadio i fantasmi del passato e iniziare a fare il Sindaco nel presente. Meno ossessioni personali, più verbali pubblicati. Perché Afragola non ha bisogno di un cacciatore di streghe retrospective, ma di un’Amministrazione che sappia far risponder le proprie determine al rispetto elementare delle regole.

Caro Sindaco, ad Afragola la campagna elettorale è finita da un pezzo. I mulini a vento lasciamoli a Don Chisciotte. Qui si chiedono i documenti. E finché le carte non usciranno dai cassetti, il “sistema” non apparirà affatto “giusto”: apparirà solo drammaticamente privo di pezze d’appoggio.

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campania

De Luca-Fico, ecco il primo scontro frontale: braccio di ferro sugli 8 milioni di euro per i disoccupati

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NAPOLI – Dopo le elezioni regionali del novembre 2025 e l’elezione di Roberto Fico alla guida della Campania, arriva il primo scontro con il suo predecessore Vincenzo De Luca. A far detonare il caso sono gli 8,3 milioni di euro destinati ai disoccupati di lunga durata. E dentro la giunta si rileva anche il dissenso di Fulvio Bonavitacola.

Non è soltanto una polemica sui fondi ai disoccupati. In Campania va in scena il primo confronto politico diretto tra Roberto Fico e Vincenzo De Luca da quando, dopo le elezioni, l’esponente del Movimento 5 Stelle ha raccolto il testimone dell’ex governatore. Ora, però, il passato torna a bussare alla porta della nuova amministrazione. Il ‘casus belli’ sono gli 8,3 milioni di euro stanziati dalla Regione Campania per i tirocini destinati a 1.128 disoccupati di lunga durata, con un’indennità di 600 euro mensili. Una misura che la giunta Fico difende come un nuovo intervento, distinto dal precedente progetto ministeriale finito sotto esame per presunte irregolarità. Ma è proprio qui che la maggioranza regionale scricchiola.

Fulvio Bonavitacola, assessore alle Attività produttive e uomo di peso della precedente amministrazione, ha ritirato la propria adesione alla delibera. Una scelta che non blocca l’atto, ma ne cancella l’immagine di unanimità. Bonavitacola sostiene che le modifiche da lui richieste sulla platea dei beneficiari e sulle modalità operative non siano state recepite. Poi è entrato in campo De Luca. L’ex presidente ha attaccato la decisione della Regione e trasformato una questione amministrativa in una sfida politica. Il messaggio è chiaro: Fico non può voltare pagina senza fare i conti con ciò che è accaduto prima. Dall’altra parte, la nuova giunta rivendica una linea opposta: nessuna sanatoria, nessun automatismo, ma una nuova istruttoria e nuovi controlli. La Regione insiste sulla distinzione tra il vecchio progetto e quello finanziato dall’amministrazione Fico. Intanto il centrodestra annuncia interrogazioni ed esposti alla Procura, aumentando ulteriormente la pressione su Palazzo Santa Lucia.

La vicenda, peraltro, parte da molto più lontano. Il progetto per i disoccupati di lunga durata dell’area metropolitana di Napoli era nato nel 2024 da un’intesa che coinvolgeva Ministero del Lavoro, Comune e Città Metropolitana di Napoli, con l’obiettivo di attivare percorsi di tirocinio di dodici mesi, un’indennità di 600 euro mensili e attività di pubblica utilità. La selezione della platea era passata anche attraverso un click day, una procedura che aveva alimentato forti contestazioni proprio sulla gestione delle candidature e sulla graduatoria. Nel luglio 2025 le proteste erano sfociate anche in tensioni e scontri. Il progetto, dopo l’avvio dei primi tirocini nel 2026, è stato sospeso dal Ministero a partire dal 1° luglio per criticità procedurali e amministrative. È su questo terreno già controverso che interviene la Regione Fico, con un nuovo stanziamento da 8,3 milioni: per Palazzo Santa Lucia non si tratta di una sanatoria del vecchio progetto, ma di un nuovo percorso sottoposto a nuove verifiche. Ed è proprio questa distinzione a essere diventata il cuore dello scontro con De Luca.

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caivano

Caivano, emissioni moleste e qualità dell’aria: Sinistra Italiana chiede un Consiglio comunale monotematico

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A Caivano torna al centro dell’attenzione il tema della qualità dell’aria, tra odori molesti ed emissioni provenienti dall’area industriale. Sinistra Italiana Caivano chiede la convocazione di un consiglio comunale monotematico aperto e maggiori controlli. Di seguito, pubblichiamo integralmente il loro comunicato stampa.

 

“Al Presidente del Consiglio Comunale di Caivano Dott. Luigi Esposito

OGGETTO: Richiesta di convocazione di un consiglio comunale monotematico, sui roghi e sulle emissioni moleste, con la partecipazione dei cittadini, dei comitati antiroghi e degli enti competenti

“Qualità dell’aria a Caivano: serve una risposta istituzionale”

Da anni, con il calare del sole, i cittadini di Caivano e dei comuni limitrofi sono costretti a chiudere le finestre anche con trentasette gradi. Il fenomeno è noto, ricorrente e stagionale, e colpisce in particolare le ore serali e notturne. Questa estate, in particolare, le notti sono state caratterizzate da episodi frequenti e intensi di odori molesti: una situazione che non accenna a migliorare.

Oggi le prime ore del mattino hanno portato un’aria irrespirabile e ciò ha richiesto l’intervento delle autorità competenti e l’allerta ai cittadini. Gli incidenti che si verificano nell’area industriale — con rilasci accidentali o gestioni improprie di materiali — generano odori che raggiungono ampie zone della città, causando disagi alla popolazione anche a distanze considerevoli dal punto di origine.

Nel gennaio 2025 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per la violazione del diritto alla vita degli abitanti della Terra dei Fuochi: novanta comuni, quasi tre milioni di persone. Strasburgo ha assegnato allo Stato due anni per adottare una strategia complessiva, un sistema di monitoraggio indipendente e una piattaforma di informazione pubblica, riservandosi di verificarne l’attuazione.

Nell’agosto 2025 è intervenuto il decreto Terra dei Fuochi, con pene fino a sette anni per la combustione di rifiuti pericolosi e aggravanti per i reati commessi in ambito d’impresa. Il punto, ora, è la messa a terra.

Chiediamo pertanto:

  • la convocazione di un consiglio comunale monotematico aperto, sui roghi e sulle emissioni moleste, con la partecipazione dei cittadini, dei comitati antiroghi e degli enti competenti;
  • che l’Amministrazione richieda formalmente all’ARPAC rilevazioni della qualità dell’aria specie nelle fasce serali e notturne, con pubblicazione integrale dei risultati e monitoraggio permanente;
  • controlli sistematici e programmati sulle aree industriali e l’individuazione delle fonti delle emissioni, con esito reso noto alla cittadinanza senza dilazioni;
  • trasparenza totale sulle cause degli episodi e sugli interventi di messa in sicurezza dei siti.

Riconosciamo il lavoro dei cittadini che da anni documentano ogni colonna di fumo e segnalano i cumuli di rifiuti prima che vengano incendiati. Non possono essere lasciati soli.

Restiamo a disposizione delle istituzioni per un confronto costruttivo, nella convinzione che la tutela della salute pubblica non sia materia di schieramento.

Sinistra Italiana – Caivano”

 

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