
Editoriale
FRATTAMAGGIORE. Il Sindaco nomina il suoi fedelissimi nello staff e loro inventano la Comunicazione a Matrioska
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4 settimane fail
FRATTAMAGGIORE – C’era una volta la burocrazia Kafkiana. Oggi, nella ridente Frattamaggiore, siamo passati direttamente al teatro dell’assurdo in salsa partenopea. Il capolavoro istituzionale reca la data del 10 settembre 2026 ed è stato vergato su carta intestata con tanto di stemma cittadino: una circolare direttoriale inoltrata con somma solennità a tutti i Dirigenti del II, III, IV, V e VI Settore, al Comando di Polizia Municipale e, per conoscenza, al Sindaco Dott. Luigi Del Prete e al Segretario Generale Dott. Pietro Dragone. A firmare il prodigio d’ingegno sono il Dott. Domenico Costanzo dell’Ufficio Staff del Sindaco e l’Ing. Adolfo Valerio Spena.
Il Documento: l’arte di scaricare il barile istituzionale
| Ruolo Teorico | Mansione Reale richiesta dalla Circolare | Beneficiario finale |
| Staff Comunicazione Sindaco | Rilancio e “postaggio” del materiale già confezionato dagli uffici | Lo Staff stesso (meno fatica, zero ricerca) |
| Dirigenti di Settore | Redazione atti, gestione uffici + Giornalisti e copywriter di se stessi | Nessuno (sovraccarico burocratico) |
| Cittadini di Frattamaggiore | Pagare le competenze del super-staff con le proprie tasse | Nessuno (ricevono notizie in ritardo) |
In un modello amministrativo lineare, infatti, spetterebbe alla politica tracciare l’indirizzo strategico e guidare la burocrazia, con la conseguenza logica che lo staff del Sindaco dovrebbe essere il primissimo soggetto al corrente di ogni mossa, linea guida o provvedimento prima ancora che prenda forma sugli scranni amministrativi; invece, la grottesca pretesa di essere “informati per tempo” dagli uffici rivela la resa incondizionata della politica, confessando apertamente che la macchina comunale viene trascinata in totale autonomia dai dirigenti mentre il Sindaco e i suoi addetti si riducono al ruolo di spettatori pagati che chiedono agli attori di mandargli il copione in anticipo.
Il Cortocircuito: a cosa serve lo Staff?
Anziché rivendicare il proprio ruolo dinamico di ricerca dell’informazione, lo Staff si trasforma in un ufficio reclami che esige la pappa pronta. Il Sindaco e i suoi fedelissimi hanno inventato il primo caso al mondo di burocrazia del selfie: se le cose non funzionano, non è perché la comunicazione dorme, ma perché i dirigenti non hanno inviato il comunicato in tempo per la rassegna stampa dell’ora del tè. Un vero capolavoro di contorsionismo amministrativo.
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Afragola
AFRAGOLA a mollo dopo quindici minuti: la favola del “Sindaco Risolutore” affonda nella solita prima pioggia
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14 ore fail
8 Ottobre 2026
AFRAGOLA – Bastano quindici minuti. Non un uragano tropicale, non tre giorni di pioggia ininterrotta, ma un acquazzone (come ama chiamarlo il Sindaco) di un quarto d’ora per trasformare Afragola in un’improbabile succursale della Laguna Veneta, far sprofondare Piazza Gianturco con l’apertura di una voragine e mandare la città in totale cortocircuito.
Strade trasformate in torrenti, asfalto divelto, centralini comunali muti di fronte al panico delle famiglie e, soprattutto, l’incubo vissuto all’interno dei plessi scolastici. Bambini evacuati tra le lacrime, tetti e coperture che hanno ingerito acqua come fosse cartone bagnato, palestra ed elementi strutturali allagati, genitori costretti a corse disperatissime nell’assoluto vuoto informativo di Palazzo Moriani.
Eppure, chi ha la memoria un po’ meno corta di chi oggi siede nella stanza del Sindaco ricorda bene la narrazione della campagna elettorale. Gennaro Giustino non si era candidato a gestire l’ordinario: si era presentato alla città come il “Risolutore”, l’uomo d’azione capace di cancellare con un colpo di spugna gli errori del passato, pronto a risanare le ferite storiche di Afragola, a partire dal secolare e mai risolto problema delle strade colabrodo e della rete fognaria. Oggi, alla prima vera prova del nove, il re è nudo. E, purtroppo per i cittadini, è anche completamente bagnato.
Il “Risolutore” che invoca la fatalità
Il video pubblicato sui social dal Sindaco sotto Palazzo Moriani ha il sapore amaro della resa e dell’improvvisazione. Di fronte al disastro, la risposta dell’amministrazione è la solita, logora scusa da compitino non fatto: “Evento straordinario”, “bomba d’acqua devastante”, “situazione indipendente dalla nostra volontà”. E ancora la perla: “Più di questo al momento non possiamo fare”.
Davvero, Sindaco? È questo il cambio di passo promesso? Gridare al “destino cinico e baro” quando la stessa Protezione Civile regionale aveva diramato un’allerta meteo ben precisa, segnalando esattamente il rischio di allagamenti, rigurgiti fognari e scorrimento superficiale delle acque? La pioggia era ampiamente annunciata, ma la prevenzione è rimasta del tutto non pervenuta.
Rivendicare la pulizia di “qualche caditoia fatta giorni fa” di fronte ad una città paralizzata suona quasi come un’ammissione di colpa: la manutenzione di una rete fognaria e di drenaggio non si fa a macchia di leopardo o per adempiere a un pro forma; si programma, si verifica e si pianifica nei mesi estivi. Le segnalazioni scritte e pubbliche sulla presenza di griglie ostruite da erbacce e terriccio giacevano sulla scrivania del Municipio da agosto. Ignorate.
Chiudere le scuole dopo il disastro: il capolavoro del giorno dopo
Ma il vero capolavoro di logica amministrativa arriva con l’annuncio in pompa magna dell’ordinanza di chiusura delle scuole e dei parchi per la giornata di domani, motiva il Sindaco, “per permettere all’Ufficio Tecnico di verificare eventuali danni alle strutture”.
Qui la pezza è drammaticamente peggiore del buco. Sindaco Giustino, la verifica dello stato delle coperture, dei solai e dell’impermeabilizzazione dei tetti dei nostri figli andava fatta IERI, prima che l’acqua piovesse sulle teste dei bambini e costringesse intere comunità scolastiche ad evacuazioni traumatiche!
Sapere “dove scorre l’acqua” quando i soffitti sono già crollati o impregnati non è programmazione: è la solita, grottesca rincorsa all’emergenza. Mandare i tecnici nelle scuole dopo che i danni si sono consumati significa ammettere di non aver mai fatto una ricognizione preventiva sullo stato di salute degli edifici pubblici. Significa aver lasciato i bambini in strutture vulnerabili sperando semplicemente che non piovesse.
Afragola non ha bisogno di amministratori che registrano i video per dirci che la situazione “sta andando verso la normalità” mentre i cittadini spalano il fango davanti ai portoni o contano i danni alle auto. Afragola aveva ricevuto la promessa di un’amministrazione capace di prevedere e prevenire.
Oggi la città non scopre soltanto che nulla è cambiato rispetto al passato, ma prende atto che la figura del “risolutore” era solo una ben confezionata illusione da propaganda elettorale. E alle prime gocce d’acqua, quell’illusione si è sciolta come neve al sole.
Afragola
AFRAGOLA. La “realtà parallela” del consigliere Botta: tra dimenticanze sugli atti e figuracce davanti ai giudici
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2 giorni fail
7 Ottobre 2026
AFRAGOLA – Se sentiamo il dovere di intervenire su questa vicenda non è per cedere alle solite schermaglie della politica di Palazzo, ma perché la linea editoriale di Minformo è da sempre ancorata a un principio irrinunciabile: il ripristino della verità. Quando l’opinione pubblica viene bombardata da ricostruzioni di comodo e narrazioni distorte, il compito del nostro giornale è riannodare i fili dei fatti e mostrare ai cittadini come stanno realmente le cose, carte alla mano.
Leggere le dotte disquisizioni sulla “logica dell’alternanza” firmate dal consigliere di maggioranza Lello Botta produce un effetto misto tra il nostalgico e l’incredulo. Nostalgico, perché sembra di assistere al primo giorno di lezione di un debuttante della politica; incredulo, perché di fronte alla prova provata dei documenti ufficiali, il “fido scudiero” del Sindaco Gennaro Giustino riesce nell’impresa di smentire perfino gli atti firmati dal suo stesso Primo Cittadino.
Secondo la teoria di Botta, chiunque osi sollevare la questione del Giudice di Pace vive in una “realtà virtuale”. La colpa della chiusura? Esclusivamente del Governo centrale, mentre l’amministrazione Giustino sarebbe la vittima sacrificale di un passato imprecisato.
Un racconto affascinante. Peccato solo che la burocrazia, a differenza dei post su Facebook, si faccia con i documenti protocollo alla mano. E le carte raccontano una storia del tutto diversa, che lascia intravedere una profonda e imbarazzante ignoranza delle procedure amministrative da parte di chi oggi prova a fare la morale in aula.
Primo: la favola del Governo. Il recesso dalla convenzione per la gestione del Giudice di Pace non è un cataclisma piovuto da Roma, ma porta la firma dell’Ente locale attraverso la Deliberazione n. 11 del 5 marzo 2026. Un atto formale scaturito dall’incapacità dei Comuni convenzionati di garantire personale e locali idonei.
Secondo: la farsa dell’intesa e il “bacchettone” del Consiglio di Stato. A luglio, con tanto di sorrisi e comunicati, il Sindaco Giustino firmò una nota con i colleghi di Caivano e Cardito sbandierando la “volontà di mantenere l’ufficio”. Un’operazione di propaganda finita direttamente sui banchi del Consiglio di Stato (Ordinanza n. 3593/2026). I magistrati romani hanno letteralmente smontato quel pezzo di carta, bollandolo come un “mero atto di indirizzo, non idoneo a manifestare la conforme volontà delle Amministrazioni”, ricordando a Sindaco e consiglieri che per salvare un presidio servono delibere di Consiglio Comunale contabili e strutturali, non i patti d’onore.
Terzo: la schizofrenia di Palazzo. Ma la perla d’intreccio politico raggiunge il culmine nel mese di agosto. Mentre la maggioranza raccontava alla città di battersi per il Giudice di Pace, in data 13 agosto 2026 il Sindaco Gennaro Giustino firmava di proprio pugno la Procura alle liti per costituirsi dinanzi al Consiglio di Stato. Contro chi? Contro i legali del territorio che chiedevano di bloccare la chiusura dell’Ufficio! Avete capito bene: l’Amministrazione si è costituita in giudizio per difendere e confermare la soppressione della sede.
Caro Consigliere Botta, la “realtà parallela” non appartiene alle opposizioni o ai cittadini che leggono gli albi pretori. La realtà parallela appartiene a chi governa la città senza nemmeno conoscere le memorie difensive firmate dal proprio Sindaco o le ordinanze della giustizia amministrativa.
Ora però la misura è colma e le tastiere dello smartphone vanno messe da parte. Venerdì prossimo ci sarà il Consiglio Comunale e noi pretendiamo che il consigliere Lello Botta prenda la parola. Pretendiamo che parli, discuta e argomenti in Aula, mettendoci la faccia e abbandonando il comodo rifugio dei post pubblicati sui social. Venerdì non serviranno i “like” o i commenti della claque: di fronte al Consiglio e all’intera cittadinanza di Afragola, il consigliere Botta dovrà dimostrare sul campo qual è il suo reale livello di preparazione, sia sul tema specifico che sul piano politico e culturale. Se ha argomenti solidi li tirasse fuori di fronte agli atti. Se non ne ha, eviti almeno di raccontare favole a una città che ha solo bisogno di serietà. Le chiacchiere stanno a zero: ci vediamo venerdì in Aula.
Afragola
AFRAGOLA. il cantiere della vergogna allo Stadio Moccia: ora ci sono tre indagati. L’opposizione rivendica il suo corretto operato di controllo.
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3 giorni fail
6 Ottobre 2026
AFRAGOLA – Ci sono momenti in cui il tempo si fa galantuomo e la realtà travolge le chiacchiere da bar, la propaganda di Palazzo e gli stornelli del tifo di parte. Ricordate la nostra inchiesta sul muro abusivo eretto all’interno dello Stadio “Luigi Moccia”? E ricordate quando una delegazione dei consiglieri di opposizione decise di varcare i cancelli della struttura per un sopralluogo ispezione, chiedendo poi formale e immediato accesso agli atti al Responsabile di Settore per far luce su quell’ecomostro spuntato dal nulla?
Bene. In quell’occasione, mentre il nostro TG documentava passo dopo passo un dovere istituzionale e giornalistico, dai banchi della maggioranza e dalle claque sintonizzate sui social si levò un coro coordinato di sberleffi e improperi. “Una passeggiata propagandistica”, gridavano. “Stanno solo cercando visibilità, dimenticando il passato”, sibilavano i custodi del verbo giustiniano. La verità, oggi, bussando alle porte della Procura, ha presentato il conto.
Sul sequestro del cantiere allo Stadio Moccia è stato ufficialmente aperto un procedimento penale che vede iscritte nel registro degli indagati ben tre persone. Altro che “passeggiata panoramica”. Altro che “scampagnata dell’opposizione”. Lì dentro si consumavano presunti reati e irregolarità edilizie su un bene della collettività.
E l’Amministrazione Giustino cosa ha fatto di fronte a questo disastro? Nel merito della vicenda, il silenzio è stato tombale. Nessuna spiegazione alla città, nessuna assunzione di responsabilità, nessuna parola di chiarezza. L’unico “esercizio di stile” espresso dal Palazzo è stato il solito, logoro scaricabarile: la colpa è della gestione passata. Già, perché la gestione sine titulo della struttura – nata sotto la precedente amministrazione e tuttora mai risolta – comoda fa comodo a tutti, soprattutto quando in aula siede un consigliere comunale di maggioranza che è contestualmente anche Presidente dell’AC Afragolese. Un conflitto d’interessi grosso come una casa che ieri come oggi viene tollerato con un’ipocrisia imbarazzante. Ma oggi le maschere cadono. E le dichiarazioni dei protagonisti di quel sopralluogo rimbombano come macigni sulle pareti del Municipio.
Le dichiarazioni dei protagonisti
Dura, istituzionale e senza sconti la presa di posizione della leader dell’opposizione, Alessandra Iroso, che dall’alto della sua esperienza professionale ed ex dirigenziale rimette le cose al loro posto: «Quando da ex dirigente del Comune e oggi da consigliera vedo sminuire un atto di controllo istituzionale a ‘passeggiata propagandistica’, sorrido per la pochezza delle argomentazioni altrui. Il tempo, però, restituisce sempre il valore alle azioni serie. Il nostro sopralluogo allo Stadio Moccia non era una passerella, ma un preciso dovere verso la città e verso la legalità degli atti amministrativi, che oggi trova conferma nell’apertura di un fascicolo d’inchiesta con tre indagati. Il tifo da stadio lasciamolo agli spalti. Pretendiamo che il Sindaco Gennaro Giustino esca finalmente dal suo nascondiglio mediatico e venga a riferire in Aula, dato che alla nostra nota al Responsabile di settore in cui chiedevamo lumi, non è mai seguita alcuna risposta. La città di Afragola ha il sacrosanto diritto di sapere cosa sia accaduto realmente in quel cantiere, chi ha autorizzato cosa e perché si è permesso che un bene pubblico diventasse teatro di presunti illeciti.»
Le fa eco il consigliere Giacinto Baia, l’unico tra i banchi della minoranza ad aver condotto battaglie di legalità con la stessa identica irremovibilità sia ieri che oggi, sotto qualsiasi colore politico: «Avevamo ragione noi. Lo diciamo senza trionfalismi, ma con la fermezza di chi fa politica per la tutela del bene comune e non per scaldare una sedia. Quando siamo andati allo Stadio Moccia sapevamo perfettamente che la materia era delicata, scottante e intrisa di irregolarità. Ci hanno deriso, ci hanno accusato di speculazione, hanno provato a tirare in ballo il passato per coprire le magagne del presente. Io c’ero prima e ci sono oggi: non ho mai guardato le tessere di partito per denunciare le storte della burocrazia o i favoritismi di Palazzo. Il sopralluogo era un atto dovuto, l’accesso agli atti era sacrosanto. Oggi gli indagati dimostrano che la nostra non era paranoia, ma vigilanza democratica. E su questo tema non faremo un solo passo indietro.»
Ora la palla passa al Sindaco Giustino. Continuando a tacere, a lanciare accuse di “dossieraggio” contro chi informa e a bollare come “propaganda” i controlli delle opposizioni, non fa altro che confermare lo stato di confusione in cui versa la sua amministrazione. Afragola non è il cortile privato di nessuno. Lo Stadio Moccia è dei cittadini. E i cittadini, adesso, pretendono risposte.


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