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SANT’ANTIMO festeggia i giovani campioni del karate: successo per il cambio cintura del Team Pezzullo

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SANT’ANTIMO – Una giornata di festa, sport e grandi valori sociali quella che si è consumata ieri a Sant’Antimo. L’associazione A.S.D. Karate di Sant’Antimo, guidata con passione e dedizione dal team di Nunzia Pezzullo, ha celebrato il tradizionale rito del “cambio cintura”, conferendo i diplomi ai tantissimi allievi che hanno superato gli esami per il passaggio di grado. Un traguardo che non rappresenta solo una crescita tecnica, ma un vero e proprio percorso di maturazione personale per i giovani atleti del territorio.

Sport, inclusione e territorio: il valore dell’A.S.D. Karate

L’evento di ieri ha confermato ancora una volta come l’A.S.D. Karate di Sant’Antimo sia molto più di una semplice palestra. Sotto la guida tecnica e magistrale di Nunzia Pezzullo, l’associazione si attesta come un presidio sociale fondamentale, un centro di aggregazione sano in grado di sottrarre i ragazzi dalla strada e di educarli attraverso i sani valori delle arti marziali: Rispetto delle regole e del prossimo: Fondamenta cardine del karate. Disciplina e costanza: Strumenti per superare i propri limiti, nello sport come nella vita. Inclusione e socialità: Uno spazio dove ogni bambino e ragazzo può trovare il proprio equilibrio e stringere legami forti.“Il nostro obiettivo non è solo formare atleti da podio, ma cittadini consapevoli, capaci di fare squadra e di rispettare il prossimo” – fanno sapere dall’associazione.

Il riconoscimento alle istituzioni: sinergia per la comunità

A testimonianza del forte legame tra l’associazione e il tessuto politico e sociale locale, durante la manifestazione sono state consegnate delle targhe di riconoscimento a due figure istituzionali che hanno dimostrato costante vicinanza e disponibilità verso il progetto: Ivana Tarantino, vicecoordinatrice provinciale di Forza Italia, e Francesco Perfetto, vicesindaco di Sant’Antimo.

Un ringraziamento sentito da parte del Team Pezzullo per il supporto ricevuto, a dimostrazione che quando lo sport incontra la sensibilità delle istituzioni, l’intera comunità ne esce vincente.

Unisciti alla famiglia del Team Pezzullo

Con la chiusura di questa sessione d’esami e lo sguardo già rivolto ai prossimi obiettivi agonistici e sociali, l’A.S.D. Karate di Sant’Antimo rinnova il suo invito a tutti i giovani del territorio. Praticare karate significa investire sul futuro dei propri figli, offrendo loro un ambiente protetto, stimolante e ricco di valori.

Le porte dell’associazione sono sempre aperte per chiunque voglia salire sul tatami e iniziare un viaggio fatto di sport, amicizia e crescita. Per info e iscrizioni, il team di Nunzia Pezzullo vi aspetta a Sant’Antimo.

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Cardito

CARDITO. Il miracolo dell’Anagrafe che risorge con lavori fantasmi effettuati di domenica

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A CARDITO i miracoli non avvengono a Lourdes, ma direttamente nella frazione di Carditello. Dopo oltre un mese di chiusura forzata dell’ufficio anagrafico – un disagio colossale per i residenti costretti a pellegrinaggi altrove – ecco l’annuncio trionfale: il Comune avrebbe incassato l’ok dell’ASL per la riapertura. Habemus Anagrafe!

Tutto perfetto, se non fosse per un piccolo, insignificante dettaglio da film di Totò: guardando i video girati sul posto, di cantieri, operai, pennelli, calcinacci rimossi o interventi di riqualificazione non c’è la benché minima traccia. I locali sembrano esattamente identici a prima. Un vero mistero della fede burocratica: l’ASL dà il via libera senza che nei fatti si veda un mattone spostato.

Ma la vera chicca da manuale della spesa pubblica riguarda la tracciabilità dei lavori. Sappiamo per certo – carte alla mano – che esistevano ordini di servizio e accordi quadro con le ditte di manutenzione. E sappiamo che alcuni operai avrebbero sgobbato persino di domenica (orario festivo, che guarda caso costa il doppio alle casse comunali). Ora, se i lavori straordinari ci sono stati e sono costati il doppio ai cittadini, dove sono finiti? Forse sono stati eseguiti con la tecnica dell’invisibilità quantistica?

Cosa dicono le carte (quelle che l’opposizione giustamente pretende di leggere)

Per capire come siamo arrivati a questo punto, basta fare un salto indietro e sfogliare i verbali ufficiali dell’ASL Napoli 2 Nord (Dipartimento di Prevenzione – U.O.C. Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro). Il quadro che emerge dai documenti è a dir poco impietoso per chi amministra:

Il blitz e la sfilza di violazioni: Il verbale di ispezione (n. 386/26) scaturito dai controlli eseguiti presso l’ufficio Anagrafe e Stato Civile di Piazza San Biagio fotografa una situazione da terzo mondo lavorativo. L’ASL ha contestato violazioni pesantissime del D.Lgs. 81/08 (sicurezza sul lavoro): Locali sporchi, carenti di pulizia e manutenzione, con pareti in cattivo stato, umide, scrostate e macchiate. Porte d’ingresso sprovviste di maniglione antipanico o malfunzionanti. Scale prive di strisce antiscivolo. Servizi igienici fuori da ogni standard igienico-sanitario accettabile. Postazioni di lavoro non ergonomiche e montagne di carta accumulata a terra per mancanza di contenitori idonei. Estintori insufficienti e piano di emergenza da rivedere. Il capitolo elettrico (da brivido): Impianto elettrico in pessimo stato di manutenzione, con un tripudio di multiprese e prolunghe abusive fuori norma, impianto di messa a terra privo di dichiarazione di conformità (L. 37/08) e mai denunciato all’INAIL tramite portale CIVA. La diffida e la richiesta di proroga: Di fronte a questo bollettino di guerra, l’ASL aveva intimato al Comune di mettersi in regola nel termine perentorio di 30 giorni. Vista l’impasse, il Comune aveva persino tentato la carta della richiesta di proroga (fissando l’obiettivo a luglio) ammettendo candidamente che per affidare i lavori a una ditta specializzata e mettere a norma il quadro elettrico ci volevano tempi tecnici lunghi e procedure di gara da 30-60 giorni.

L’opposizione chiede lumi, il Comune risponde con la magia

E qui si arriva al cortocircuito politico. L’opposizione consiliare, giustamente ignara di quali prodigi alchemici abbiano consentito di superare d’un tratto tutte le gravissime carenze igienico-sanitarie e strutturali certificate dall’ASL, ha giustamente chiesto all’Amministrazione di capire cosa sia stato fatto realmente, quali prescrizioni siano state ottemperate e come si sia giunti alla miracolosa riapertura. Le riprese video parlano chiaro: i lavori di riqualificazione strutturale non si vedono. Nel frattempo, però, si mormora di turni domenicali delle ditte di manutenzione pagati a peso d’oro dalla collettività.

I cittadini di Carditello esultano giustamente per il ripristino di un servizio essenziale, ma restano con un dubbio legittimo grande quanto una casa: l’ufficio è stato riaperto perché finalmente è stato messo a norma tutelando la salute dei dipendenti e degli utenti, oppure ci si è limitati a calare la classica polvere sotto il tappeto, sbandierando un “ok” burocratico ottenuto sulla pelle della sicurezza? Ancora una volta, a Cardito, tra la realtà dei verbali dell’ASL e la propaganda dei trionfalismi social, a pagare il conto – in tutti i sensi – sono sempre i cittadini. E i cantieri invisibili, purtroppo, non fanno sconti in bolletta.

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Afragola

AFRAGOLA. Sulle illazioni del Sindaco Giustino, l’opposizione indignata: “faccia nomi e cognomi”

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AFRAGOLA – Quando l’amministrazione di una città inizia a scricchiolare sotto il peso dei propri fallimenti, delle strade paralizzate, dei servizi al collasso e dei clamorosi autogol istituzionali, la reazione di chi governa segue spesso un copione trito e ritrito: inventare un nemico esterno, alzare il polverone e buttare la palla in tribuna.

È la classica tecnica della cortina di fumo, una strategia comunicativa tanto disperata quanto pericolosa, che nelle ultime ore il Sindaco Gennaro Giustino ha deciso di spingere fino alle sue conseguenze più estreme.

Ospite di una web TV locale, il Primo Cittadino si è lanciato in una requisitoria televisiva dai contorni torbidi e surreali. Parlare di presunte “minacce in aula”, di una fantomatica “claque dell’opposizione” che intimidirebbe i consiglieri di maggioranza e di “personaggi” che accompagnerebbero le minoranze per far degenerare il dibattito pubblico, non è semplicemente la solita esasperazione semantica a cui Giustino ci ha abituati. È qualcosa di molto più grave.

Allusioni striscianti e fango istituzionale

Tra le righe del discorso del Sindaco s’intravede una trama maliziosa e velenosa: il tentativo strisciante di lasciar intendere che l’opposizione si accompagni o si faccia scortare da ambienti opachi o da soggetti poco raccomandabili. Una narrazione calunniosa, pensata ad arte per gettare ombre sulla moralità delle minoranze e, al contempo, per vestire i panni della vittima “intimidita”.

Di fronte a questa spregiudicata operazione di delegittimazione, l’opposizione consiliare si compatta e risponde con una voce sola, ferma e intransigente.

I consiglieri comunali Alessandra Iroso, Biagio Castaldo, Giacinto Baia, Francesco Fusco, Arcangelo Ausanio, Rosaria Pecchia e Tommaso Bassolino rispediscono compatti al mittente ogni singola insinuazione, smontando pezzo per pezzo il teorema vittimista del Primo Cittadino.

La nota congiunta dell’Opposizione: “Basta omertà tattica, si facciano i nomi”

«L’opposizione ad Afragola non ha bisogno di farsi accompagnare, sponsorizzare, proteggere o imbeccare da nessuno. Ognuno di noi risponde esclusivamente al proprio mandato elettorale, alla propria coscienza e ai cittadini di Afragola che ci hanno votati per tutelare la democrazia e la legalità in questo Comune.

Le dichiarazioni del Sindaco Giustino sono d’una gravità inaudita. Ventilare l’esistenza di “minacce” o di presunti figuri che condizionerebbero l’aula consiliare non è una boutade da talk-show: se fosse vero, saremmo di fronte a reati gravissimi consumati all’interno di un’assise pubblica.

Ed è per questo che diciamo al Sindaco: basta con le illazioni, basta con il fango lanciato nel mucchio per distrarre la città dai disastri di questa amministrazione. Se il Sindaco è davvero l’uomo coraggioso e il paladino della legalità che sbandiera di essere in campagna elettorale, abbia la dignità e il dovere civico di fare NOMI e COGNOMI.

Chi ha minacciato chi? Quali sarebbero questi “personaggi”? Quando e dove si sarebbero verificati questi episodi? Se ci sono prove o denunce reali, si tirino fuori i verbali e si vadano a depositare gli atti alla Procura della Repubblica. Se invece si tratta dell’ennesima sceneggiata per nascondere la fuga della maggioranza dal Consiglio Comunale e l’incapacità di gestire la città, allora Giustino chieda scusa all’intera assise e alla comunità afragolese.»

Il bluff della vittima e la realtà di una città abbandonata

La verità è che la maschera è caduta. Alzare i toni e lanciare accuse gravissime a mezzo stampa serve solo a coprire il vuoto amministrativo di quasi cinque mesi di governo: tra voragini aperte e dimenticate, viabilità al collasso, vigili urbani introvabili e teatrini indecorosi in aula.

L’opposizione – da Alessandra Iroso a Tommaso Bassolino, passando per Castaldo, Baia, Fusco, Ausanio e Pecchia – dimostra ancora una volta che non si farà né intimidire dalle narrazioni tossiche del Palazzo, né trascinare nella rissa da bar in cui la Giunta Giustino spera di affogare i propri fallimenti.

Il tempo delle parole vaghe e delle ombre cinesi è finito. Il Sindaco faccia i nomi o ammetta di aver mentito alla città per puro calcolo politico. Terze vie non ce ne sono.

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Afragola

AFRAGOLA e il pascolo di Palazzo Moriani: tra deontologia calpestata e dromedari in aula

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AFRAGOLA – C’è una norma fondamentale della Repubblica che non si trova nei testi del Codice Civile o nelle sentenze della Cassazione, ma nel buon senso e nell’educazione istituzionale più elementare: la dignità dell’Istituzione. L’articolo 39 del Testo Unico degli Enti Locali (D.Lgs. 267/2000) disegna la figura del Presidente del Consiglio Comunale come il garante super partes dell’intera assise. Chi siede su quella scranna rappresenta la neutralità, la solennità e il decoro della massima assemblea democratica cittadina. È l’organo di garanzia per eccellenza, chiamato a dirigere i lavori con terzietà, a far rispettare la disciplina e a tutelare l’autorevolezza del luogo in cui si decide il futuro della collettività. Ma ad Afragola, purtroppo, il decoro istituzionale è stato letteralmente masticato, triturato e inghiottito.

La lezione di galateo istituzionale: l’Autorevolezza non si compra a pacchetti

Il Consiglio Comunale è un’assise pubblica. I verbali restano, le riprese video fanno la storia della città, e i cittadini in aula o da casa osservano chi li rappresenta. Come può un Presidente del Consiglio pretendere rigore, disciplina e rispetto del pubblico o dell’opposizione se per primo dimentica le basi del galateo istituzionale? Chi esige compostezza dall’aula deve innanzitutto offrire un modello irreprensibile di condotta. Quando il ruolo di garanzia e la solennità dei lavori vengono sviliti da atteggiamenti caricaturali e informali, non è soltanto chi presiede a perdere di credibilità: è l’intera città ad essere svilita. Un Presidente è tenuto ad attenersi a uno standard d’immagine, di forma e di sostanza consono alla carica che ricopre. La forma, nelle Istituzioni, è sostanza. E quando viene meno la forma, resta solo la farsa.

Il “Pascolo” di Palazzo Moriani: il trio del chewing-gum

E qui la cronaca cede il passo alla satira, perché l’immagine offerta da parte della maggioranza durante l’ultimo Consiglio ha valicato i confini del grottesco. Mentre si consumava il bavaglio politico con la fuga programmata per non far parlare l’opposizione, la scranna della Presidenza e i banchi della maggioranza sembravano essersi trasformati in un’oasi sahariana durante la pausa pranzo. Al centro della scena il Presidente Antonio Caiazzo, il quale — forte del suo piglio da severo custode dell’ordine — ha condotto l’intera seduta con una gomma da masticare sapientemente lavorata a ritmo continuo. Masticava con la tenacia di chi deve battere un record, scandendo i tempi dei lavori con la cadenza ritmica del proprio palato.

Al suo fianco, in perfetto affiatamento di pascolo, la consigliera Sara Tralice e il re dei social Lello Botta, impegnati a loro volta in una performance di masticazione sincronizzata degna di una riserva naturale. Un terzetto che ricordava una carovana di dromedari adolescenti intenti alla ruminazione pomeridiana, del tutto ignari della solennità del luogo.

Masticazione amara e nervosismi da tastiera

Ma tra tutti, il ritmo di ruminazione più interessante è stato indubbiamente quello del consigliere Lello Botta. La sua era una masticazione diversa: contratta, nervosa, visibilmente amara. E come dargli torto? Dopo aver inondato i social network di un “post-fiume” intriso di lezioni di politica di altissimo profilo tecnico ed etico, la dura realtà dell’aula lo ha messo di fronte ai suoi fantasmi. Presentatomi personalmente tra il pubblico di Palazzo Moriani — mantenendo l’impegno preso nello scorso editoriale di venire ad ascoltare dal vivo le sue perle di discernimento politico —, il “leone da tastiera” si è riscoperto improvvisamente domato.

Incapace di prendere la parola in aula anche per le note e conclamate ragioni di disciplina di scuderia, e visibilmente braccato dalla presenza del sottoscritto tra il pubblico, Botta ha tradito un nervosismo da record. Al punto da tentare la mossa disperata: sollecitare il richiamo e l’allontanamento del sottoscritto solo perché interloquivo a bassissima voce con una collega giornalista, esattamente come faceva tutto il resto del pubblico presente. Quando le prediche da tastiera si scontrano con la realtà dei fatti e con la presenza fisica di chi quelle prediche le analizza e le firma, la tastiera tace, il leone ruggisce solo verso il pubblico e alla politica non resta che… una gomma da masticare per inghiottire il rospo.

Ripristinare la dignità delle Istituzioni

Afragola non merita consiglieri da tastiera muti in aula, né Presidenti che trasformano la gestione della democrazia in una pausa bar. Le Istituzioni richiedono rispetto, preparazione, ma soprattutto educazione istituzionale. Chi non è in grado di stare in aula con la compostezza richiesta dal ruolo che riveste, forse dovrebbe ricordare che la rappresentanza democratica è un onore, non una parentesi ricreativa.

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