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CARDITO. I miracoli di San Nunziante: il Sindaco che inaugura le strade degli altri e offre pure il caffè
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CARDITO – Succede anche nelle migliori famiglie, ma a Cardito la messinscena ha raggiunto vette da teatro dell’assurdo. Prendete l’ultimo appassionato sermone social del primo cittadino, Nunziante Raucci: un concentrato di poesia amministrativa, retorica del “vi sto raccontando tutto” e un profluvio di hashtag dall’intenso sapore di marketing elettorale permanente.
Dopo ben due mesi di “intensissimo studio” sui faldoni comunali – durante i quali immaginiamo il Sindaco chinato sui documenti a lume di candela con la fronte rigata di sudore – Raucci ha finalmente pronunciato il Verbo: “Siamo pronti ad entrare nel vivo”. E via con la litania dei successi: la manutenzione delle scuole, l’efficienza ritrovata, i cantieri aperti sulle strade, le porte aperte, i cellulari sempre accesi e gli immancabili caffè a casa dei cittadini, in un idillio di democrazia partecipata che ricorda molto le sfilate di paese della Prima Repubblic. Peccato che dietro la facciata di questa prodigiosa “programmazione estiva” si nasconda il più classico dei trucchi da illusionista della politica: il furto di paternità dei provvedimenti altrui.
La grande fuffa della “programmazione”: i miracoli con il bilancio di Cirillo
Raucci ci racconta che in due mesi ha rivoluzionato la macchina comunale e pianificato interventi che “la comunità attendeva da tantissimi anni”. Magnifico. Straordinario. Se non fosse per un piccolissimo, irrilevante dettaglio contabile che la propaganda da fotoromanzo si è dimenticata di menzionare: la nuova giunta sta semplicemente spendendo i soldi stanziati, programmati e approvati dall’amministrazione precedente di Giuseppe Cirillo.
Chiunque mastichi un minimo di Diritto Amministrativo – e non solo di post su Facebook con gli hashtag giusti – sa benissimo che la manutenzione straordinaria delle strade, il rifacimento dell’asfalto e la segnaletica orizzontale non sono intuizioni divine che si deliberano, finanziano, appaltano ed eseguono tra un caffè e l’altro in sei settimane di luglio e agosto. La realtà dei fatti, quella scritta negli atti trasparenti e non nei reel di Instagram, racconta un’altra storia:
Il Programma Triennale delle Opere Pubbliche: I lavori stradali che Raucci si appunta al petto come medaglie al valore sono stampati nero su bianco nelle variazioni e negli aggiornamenti del Programma Triennale approvato dalla giunta Cirillo (basta andare a rispolverare, ad esempio, la Deliberazione di Giunta n. 73).
I Fondi in Bilancio: La ditta che in questi giorni sta stendendo l’asfalto e pitturando le strisce pedonali – puntualmente fotografata dal Sindaco per testimoniare la sua “efficienza” – viene pagata con i capitoli di spesa del Bilancio di Previsione votato e blindato dalla vecchia maggioranza.
Raucci si è insediato, ha trovato la tavola apparecchiata, il conto già saldato dal predecessore, si è seduto, ha mangiato e poi si è affacciato al balcone per prendersi gli applausi degli avventori dicendo di aver cucinato lui. A casa nostra questo non si chiama “efficienza”: si chiama taglianastri in azione sulle carte preparati dagli altri.
Il “Sindaco del Caffè” e la politica del vuoto spinto
Mentre Raucci sventola l’asfalto di Cirillo come fosse farina del suo sacco, il contorno è da manuale della captatio benevolentiae. La stanza del sindaco “sempre aperta”, il numero di telefono a disposizione di tutti, il pellegrinaggio laico nelle case dei carditesi per sorseggiare tazzine di caffè e raccogliere segnalazioni su buche e lampadine fulminate.
È la glorificazione del Sindaco-Uffiziale Postale, dell’amministratore che scambia il governo di una città per un servizio di portineria di quartiere. Ascoltare i cittadini è un dovere, certo; ma ridurre l’azione di governo alla gestione delle buche su segnalazione WhatsApp per mascherare la totale assenza di una visione strategica propria è un esercizio di vuoto cosmico.
E la domanda sorge spontanea: se per tagliare un nastro programmato da altri e per sistemare due banchi di scuola servono due mesi di “intenso studio” e tre “saggi” da riesumare dalla prima repubblica per fare da tutori agli assessori (gratis, per carità!), cosa succederà quando questa amministrazione dovrà produrre un atto di suo pugno? Quando finirà l’eredità di Cirillo e Raucci dovrà mettere a bilancio euro veri frutto della sua programmazione?
Per ora ci dobbiamo accontentare della narrazione: asfaltatura a spese dell’ex Sindaco, propaganda a spese della credibilità e caffè a spese del cittadino ospitante. Buon appetito Cardito, e soprattutto: buon caffè.
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CARDITO. I fratelli Russo pronti ad abbandonare l’appoggio all’Amministrazione Raucci
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9 ore fail
3 Novembre 2026
Senza i 450 voti della lista dei fratelli Alberto e Andrea Russo, decisivi in una vittoria arrivata per meno di cento preferenze, il sindaco rischia di restare senza la base che lo ha portato a Palazzo. E la città paga il conto di una crisi amministrativa ormai evidente.
CARDITO – A pochi mesi dal voto di maggio, la maggioranza che sostiene il sindaco Nunziante Raucci rischia di perdere un pezzo che pesa più dei numeri. Orizzonte Comune, la lista che fa capo ai fratelli Alberto e Andrea Russo, è pronta a prendere le distanze dall’amministrazione e a chiudere una stagione di sostegno che era stata determinante per l’elezione del primo cittadino.
I conti sono presto fatti. Raucci ha vinto per meno di cento voti sul suo sfidante, Grimaldi, candidato sostenuto dal sindaco uscente Giuseppe Cirillo, oggi vicepresidente della Città Metropolitana di Napoli. In una partita decisa sul filo, i circa 450 voti di Orizzonte Comune, un 3,5% tutt’altro che trascurabile, hanno fatto la differenza. Senza quella lista, con ogni probabilità, a sedere sulla poltrona di sindaco oggi sarebbe un altro.
Il rinnovamento rimasto sulla carta
La campagna elettorale aveva promesso discontinuità: una politica costruttiva, sostenibile, capace di rompere con le vecchie logiche. Secondo gli esponenti di
Orizzonte Comune, quel programma è stato tradito già nei primi passi. La distribuzione delle deleghe assessorili e la spartizione dei ruoli che contano hanno riproposto, a loro dire, il solito schema: accontentare i potenti di turno, figure che non si sono candidate e che quindi non hanno portato un solo voto, a scapito di merito, competenza e lealtà.
Dietro le scelte del sindaco, è l’accusa, ci sarebbero personaggi che preferiscono restare nell’ombra e muovere i fili da dietro le quinte, senza mai esporsi davanti agli elettori.
L’Ambito 19 e il peso che non c’è
Le difficoltà non si fermano ai confini comunali. Nell’Ambito territoriale N19, che riunisce Afragola, Cardito, Crispano e Caivano e gestisce i servizi sociali di un bacino ampio e fragile, Cardito avrebbe dovuto far sentire la propria voce. Invece,
secondo la lista dei Russo, il sindaco si è mostrato subalterno ai primi cittadini dei comuni vicini, senza una linea propria e senza la capacità di incidere sulle decisioni che riguardano direttamente i suoi cittadini.
Una linea politica che non c’è
A preoccupare è anche la rotta politica, che appare confusa e caotica. Raucci è sempre stato eletto in formazioni nate per contrastare lo strapotere del Partito Democratico sul territorio carditese, incarnato, secondo i suoi avversari, dal plenipotenziario Giuseppe Cirillo.
Da lui ci si aspettava un’alternativa vera, magari anche di ispirazione di centrodestra, tanto più avendo in coalizione figure capaci provenienti da Forza Italia, come l’avvocato Aprovidolo. Professionista stimato,
persona seria e preparata, Aprovidolo è da sempre apprezzato in città per competenza, equilibrio e correttezza, qualità che gli riconosce anche Andrea Russo. Proprio figure come la sua avrebbero potuto dare all’amministrazione un profilo chiaro e credibile. Invece, osservano da Orizzonte Comune, il sindaco sembra quasi nascondersi, finendo per scimmiottare una sorta di sub-rappresentanza del centrosinistra. Coraggio e autorevolezza gli avrebbero imposto di marcare la differenza. Al loro posto regna il caos più assoluto.
Il dietrofront in consiglio
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è arrivata nell’ultimo consiglio comunale. L’amministrazione è stata costretta a ritirare l’ennesimo provvedimento, questa volta in materia di assistenza agli immigrati: un atto che, per Orizzonte Comune, era nato non da un’esigenza reale della città ma per soddisfare l’appetito di potere di qualche burattinaio, senza merito né prospettiva. Una scena che gli stessi Russo definiscono una sceneggiata, e che ha certificato la fragilità di una maggioranza incapace di tenere la rotta.
L’ingratitudine e lo strappo
C’è poi un aspetto più personale, che nelle file di Orizzonte Comune brucia più di tutti. Chi si è speso per Raucci in campagna elettorale, raccontano, si è trovato davanti a ingratitudine e indifferenza. Da qui la riflessione dei fratelli Russo, ormai pronti a sfilarsi da una politica giudicata di basso profilo e lontana dagli impegni presi con gli elettori. Le loro parole non lasciano spazio a interpretazioni:
«A pesare in modo determinante sono l’assenza di qualsiasi confronto politico e il mancato rispetto di tutti gli impegni assunti dal sindaco prima delle elezioni. Per il bene comune abbiamo accettato, nella formazione della giunta, scelte che non condividevamo. Non abbiamo partecipato alla lottizzazione del potere, pur avendo ricevuto offerte come la guida del consorzio cimiteriale. Ma constatare che competenze, capacità e un consenso elettorale decisivo per la vittoria siano stati mortificati solo per soddisfare le ambizioni dei soliti noti, che si agitano e muovono le fila dietro le quinte spargendo veleni e disinformazione, ci impone una seria riflessione. Cardito merita il meglio, e oggi siamo costretti a rimpiangere il passato.»
Una città in attesa
Pronti a lasciare, dunque, ma non ancora fuori. I fratelli Russo non hanno chiuso la porta. Al sindaco resta un margine per recuperare, a patto di cambiare rotta, mantenere gli impegni presi in campagna elettorale e liberarsi di quei lacci e lacciuoli che fanno male alla buona amministrazione. È l’occasione per dimostrare di saper governare in autonomia, senza burattinai alle spalle.
Cardito oggi si ritrova con una giunta che fatica a proporre una sola idea di miglioramento e con una maggioranza sempre più fragile. Resta da capire se Raucci saprà cogliere il segnale o se l’addio annunciato di Orizzonte Comune segnerà l’inizio della fine. Di certo, se i Russo dovessero davvero lasciare, il sindaco si troverebbe a governare senza i voti che gli hanno consegnato la vittoria
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CARDITO. Il thriller dei 2,5 milioni sugli immigrati e il collasso politico del Sindaco Raucci
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1 giorno fail
2 Novembre 2026
CARDITO – A Cardito la politica si divide ormai in due grandi categorie drammaturgiche: la farsa e la magia. Ma quella andata in scena all’ultimo Consiglio Comunale ha superato ogni più nitida previsione, trasformandosi in una vera e propria masterclass di sopravvivenza amministrativa ad alto tasso di ridicolo. Il copione di partenza era il classico “colpo di teatro” da 2,5 milioni di euro: cooperative già pronte al nastro di partenza, alloggi praticamente già opzionati e una bella torta di fondi sull’accoglienza pronta per essere affettata in stanze chiuse, lontano dagli sguardi indiscreti del popolo e della sua stessa maggioranza. Un capolavoro di ingegneria politica… se non fosse che il Sindaco Nunziante Raucci si è dimenticato della regola fondamentale dell’aritmetica democratica: per governare servono i voti, non i sogni di gloria degli azionisti occulti.
Il grande dietrofront e il “ricatto” salvifico di Aprovidolo
Pensavano di aver fatto i conti senza l’oste, ma l’oste ha bussato alla porta ventiquattr’ore prima del fatidico Consiglio. È bastato l’intervento del consigliere Giovanni Aprovidolo di “Siamo Cardito”, con la benedizione strategica del Presidente del Consiglio Orlando De Simone, per far tremare i polsi al Primo Cittadino: “O annulli la delibera e fermi questa follia che non serve alla città, o in aula ti contiamo i voti.” E si sa, quando si va sotto coi numeri, il passo successivo è l’ufficio protocollo per firmare le dimissioni. Panico nei corridoi. Il braccio di ferro è durato il tempo di un amen: Raucci, consapevole di avere contro non solo la matematica dell’aula ma la quasi totalità della popolazione carditese, ha fatto l’unica cosa che gli riesce ormai benissimo: la marcia indietro con il freno a mano tirato. Mercoledì sera la delibera da due milioni e mezzo è stata frettolosamente ritirata. Ma il bello doveva ancora venire. Perché se la delibera si può cancellare con una gomma, il punto all’ordine del giorno preteso d’urgenza dall’opposizione rimaneva lì, piantato come una croce in mezzo all’aula.
La caporetto in aula: domande nel vuoto e difese d’ufficio balbettanti
Giovedì sera, la seduta si è trasformata in un vero e proprio tiro al bersaglio. Il consigliere di minoranza Antonio Giangrande ha iniziato a tempestare l’amministrazione di domande semplici, dirette, persino elementari: perché questo balletto imbarazzante di determine pubblicate, delibere approvate e poi precipitosamente revocate nel giro di una notte?
Risposte del Sindaco? Non pervenute. A tentare una difesa disperata ci hanno pensato i consiglieri Francesco Castaldo e Marianna Campanile con supercazzole e risposte talmente timide ed elusive da far sembrare persino la nebbia un concetto trasparente. Poi è salito in cattedra Aprovidolo, che ha scoperchiato il vaso di Pandora senza troppi complimenti: nessuna condivisione, nessun passaggio nel programma elettorale, solo ed esclusivamente la rincorsa agli interessi personali di pochi. Un’operazione calata dall’alto che proponeva un numero di migranti del tutto sproporzionato rispetto alle reali capacità, strutture e dimensioni della nostra comunità. In pochi minuti di intervento, Aprovidolo ha impartito una lezione di politica e ha messo a nudo la vera natura del Sindaco: quella di un yes man completamente succube di chi gli muove i fili da dietro le quinte.
La “lectio magistralis” di Cirillo e il consiglio del padre di famiglia
A completare l’opera di demolizione ci ha pensato l’ex sindaco Giuseppe Cirillo, che ha impartito una vera e propria lectio magistralis di amministrazione pubblica. Cirillo ha spiegato con calma e lucidità perché, durante le sue giunte, progetti del genere non siano mai stati presi in considerazione: semplicemente perché non rispondevano all’interesse pubblico di Cardito. Infine, come il buon padre di famiglia fa con il figlio che ha combinato un disastro con la macchina del papà, Cirillo ha chiuso con un consiglio che ha il sapore di una condanna politica: “Caro giovane Sindaco, impara a fare politica camminando al fianco di chi in campagna elettorale ci ha messo la faccia con i cittadini, e staccati da chi sogna di manovrare le leve del potere nascosto nelle stanze chiuse, senza mai avere il coraggio di farsi giudicare dalle urne”. Raucci incassa, incassa e porta a casa. Tra delibere fantasma, retromarce imbarazzanti e tirate d’orecchi in pubblica piazza, la lezione di giovedì sera lascia una certezza scolpita nella pietra: a Cardito la fascia tricolore c’è, ma l’autonomia politica di chi la indossa è rimasta impacchettata nella stanza dei burattinai.
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CARDITO. 2,5 milioni sull’Accoglienza. Mentre i carditesi affondano, il palazzo apre le porte al business dei migranti
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3 settimane fail
16 Ottobre 2026
CARDITO – Mentre il tessuto economico locale annaspa e le famiglie carditesi fanno i conti con i rincari di fine mese, a Palazzo di Città scatta improvvisa l’emergenza dell’accoglienza. La Giunta guidata dal sindaco Nunziante Raucci, con un tratto di penna e una delibera d’urgenza votata a inizio ottobre, ha deciso di lanciare Cardito nell’agone dei grandi progetti SAI (Sistema di Accoglienza e Integrazione).
Obiettivo: intercettare una montagna di denaro pubblico erogata dal Ministero dell’Interno tramite i fondi FAMI. Si parla di ben 2.505.944 euro per il prossimo biennio, divisi tra l’accoglienza di 40 immigrati ordinari e 20 minori stranieri non accompagnati.
Una cifra capogiro. Una torta da oltre due milioni e mezzo di euro che ha spinto l’amministrazione a correre a rotta di collo, pubblicando avvisi di manifestazione d’interesse con scadenze a tempo di record.
Ma prima di addentrarsi nella solita giungla burocratica di cooperazione e privato sociale, la domanda che ogni cittadino dotato di buon senso e senso critico dovrebbe porsi è solo una: Cardito aveva davvero bisogno di questo piano di integrazione?
Un’integrazione per chi? Le domande che nessuno al Municipio vuole sentire
Quando si mettono in piedi progetti di questa portata, la retorica dell’accoglienza a tutti i costi tende a coprire la realtà dei fatti.
La comunità carditese necessita davvero di nuove forze lavoro da integrare nel proprio tessuto sociale? Esiste sul nostro territorio una richiesta non soddisfatta di manodopera in settori specifici? Ci sono forse aziende locali del manifatturiero, dell’agricoltura o del terziario disperatamente alla ricerca di braccia per mansioni che gli italiani non vogliono più fare?
Oppure si sta trasformando Cardito in un hub dell’accoglienza calato dall’alto, senza un’analisi preventiva dei bisogni reali del territorio e delle sue reali capacità di assorbimento e reale integrazione?
Perché la vera integrazione non si fa firmando avvisi per la somministrazione di vitto, alloggio e mediazione culturale. La vera integrazione si fa quando c’è un tessuto produttivo pronto a riassorbire chi arriva, garantendo dignità e lavoro vero. Senza un tessuto economico in grado di offrire queste opportunità, il rischio concreto è che l’accoglienza rimanga solo un business per chi la gestisce e una scatola vuota per la città e per gli stessi ospitati.
La battaglia dell’opposizione: trasparenza prima del piatto ricco
Dinnanzi a questa manovra milionaria varata in sordina e a ritmi serrati, l’opposizione consiliare ha deciso di alzare la testa e andare fino in fondo.
Con una richiesta ufficiale protocollata d’urgenza e indirizzata anche al Prefetto di Napoli, i consiglieri di minoranza hanno preteso la convocazione immediata dell’assise cittadina. Vogliono vederci chiaro su uno schema che puzza di fumo lontano un miglio: dai criteri di selezione dei soggetti del privato sociale, al rispetto delle linee guida, fino alla reale opportunità di impegnare il territorio in una sfida così delicata senza un minimo di dibattito pubblico.
La minoranza chiede democraticamente che le carte vengano scoperte in Consiglio Comunale prima che scadano i termini dell’avviso e si consumino giochi già fatti.
Perché quando sul tavolo dell’amministrazione ci sono 2,5 milioni di euro, il sospetto che l’urgenza di “integrare” sia in realtà l’urgenza di “incassare e distribuire” a qualche cooperativa amica diventa più di una maliziosa illazione. È da quella cifra – troppo ghiotta per non far venire l’acquolina in bocca a molti – che bisogna partire per fare piena luce.
I cittadini di Cardito non hanno bisogno di slogan sull’accoglienza né di blitz burocratici ad alto budget. Hanno diritto alla trasparenza. E l’opposizione, questa volta, sembra intenzionata a non fare sconti a nessuno.


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