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AFRAGOLA. Dopo 120 giorni di propaganda, la politica ritrova dignità con il sì unanime al monumento per Martina Carbonaro
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AFRAGOLA – Tra un annuncio social, un “tavolo permanente” da chiaroscuro e 120 giorni di amministrazione finora caratterizzati dal vuoto spinto delle opere e della visione, la politica afragolese riesce, per una volta, a fare una cosa giusta. Anzi, a ritrovare una misura e una dignità che sembravano smarrite nella solita bagarre quotidiana.
In Aula, su proposta della consigliera Sara Tralice nel voler invertire i punti all’ordine del giorno e per diretta volontà del sindaco Gennaro Giustino, l’ordine del giorno è stato stravolto per mettere in cima a tutto un atto d’indirizzo dal valore profondo: la concessione straordinaria e a titolo gratuito del suolo cimiteriale per l’installazione di un monumento alla memoria di Martina Carbonaro, in deroga al Regolamento di Polizia Mortuaria.
Sia chiaro: questo atto non ripara le buche, non aggiusta il traffico, non porta i bus alle stazioni e non risolve i problemi strutturali di una città che aspetta ancora di capire dove questa giunta voglia condurla. Ma ha un merito incontestabile: rappresenta il primo fatto concreto e tangibile di questi primi quattro mesi di governo consiliare. Un fatto che, per una volta, travalica le miserie del consenso da ‘like’ e offre alla comunità un simbolo di uno spessore umano e sociale immenso.
L’approvazione all’unanimità — sottolineata anche dalle parole dei consiglieri d’opposizione Alessandra Iroso e Biagio Castaldo — testimonia come, di fronte a certe ferite, il civismo debba superare le staccionate di parte. Quel monumento non sarà soltanto il luogo del ricordo per una giovane cittadina scippata troppo presto alla vita; sarà una pietra d’inciampo per la coscienza collettiva. In una terra segnata da una delle pagine di femminicidio più feroci e dolorose della storia nazionale recente, quella scultura ricorderà a chiunque vi passi davanti che la violenza di genere non è un fatto privato, ma una piaga che la comunità ha il dovere morale di estirpare.
In questo quadro di memoria condivisa, un grandissimo ed eccelso elogio va rivolto al Maestro afragolese Domenico Sepe. Con la sua straordinaria sensibilità e la prontezza nel mettere la propria arte a disposizione della città, lo scultore dimostra ancora una volta non solo un talento eccelso, ma un cuore e una generosità d’altri tempi. La propria opera per scolpire il dolore e trasformarlo in monito civile significa fare cultura nel senso più alto e nobile del termine. La risposta del Maestro Sepe è la dimostrazione che Afragola possiede energie bellissime, capaci di regalare luce anche nei momenti più bui.
All’Amministrazione e al Sindaco vada dunque l’atto di rispetto per aver promosso un gesto atteso e doveroso. Ora la speranza è che questo primissimo sussulto di concretezza non rimanga un’isola deserta, ma che lo stesso senso di responsabilità dimostrato per Martina possa finalmente guidare anche la risoluzione dei tanti, troppi problemi materiali che attanagliano la vita quotidiana degli afragolesi.
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AFRAGOLA. Il nome sulla pensilina e la cattedrale senza collegamenti. La politica del like dimentica che prima, ai binari, bisogna arrivarci
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14 Settembre 2026
AFRAGOLA – Se la democrazia nell’era dei social si potesse misurare dal livello di indignazione a favore di camera, il sindaco di Afragola Gennaro Giustino meriterebbe senz’altro una medaglia al valore digitale. Eccolo lì, impettito davanti allo smartphone, a tuonare contro la “vergogna” di una targa: la nuova fermata ferroviaria della variante Napoli-Cancello in zona San Marco si chiamerà “Stazione di Casalnuovo”. Scandalo! Affronto! Campanilismo violato! E via con la promessa solenne di una “battaglia totale” per ribattezzarla “Afragola San Marco”.
Viene quasi da commuoversi davanti a tanto ardore pattriottico. Se non fosse che, grattando appena sotto la patina del video acchiappa-consensi, la vicenda assume le forme grottesche della commedia dell’arte.
Partiamo dai fatti, quelli veri, che hanno la spiacevole abitudine di rovinare le comiziate da TikTok. La denominazione “Stazione fermata Casalnuovo ricadente nel Comune di Afragola” non è uno sgarbo calato dal cielo ieri notte da un burocrate di Rete Ferroviaria Italiana con il dente avvelenato. È un dato figurato nero su bianco nei progetti definitivi fin dal 2015, e affonda le sue radici concettuali addirittura alla fine degli anni ’90. Parliamo di quasi trent’anni di carte, conferenze di servizi, varianti ed elaborati tecnici.
Ora, la domanda sorge non spontanea, ma d’obbligo: dov’era Giustino mentre questa denominazione prendeva forma? Perché la storia istituzionale non mente: il sindaco occupa gli scranni del Consiglio Comunale di Afragola ininterrottamente dal lontano 1997. Tranne la parentesi quinquennale dell’amministrazione Tuccillo, è sempre stato lì, seduto a fare l’opposizione (o il consigliere di maggioranza a seconda delle stagioni). In quasi trent’anni di vita pubblica all’ombra del Municipio, mai si è udito un suo sibilo, un’interrogazione, un ordine del giorno su quella targa.
Delle due l’una: o per un quarto di secolo non gliene è importato nulla di ciò che accadeva sul territorio che si candidava a governare, oppure non ne sapeva assolutamente niente. Tertium non datur. E non si sa quale delle due ipotesi sia più inquietante per un cittadino che oggi lo vede seduto sullo scranno più alto della città.
Ma il capolavoro della demagogia si consuma sulla sostanza. Mentre il primo cittadino d’Afragola imbraccia l’elmo di Scipio per difendere i confini catastali di una pensilina, la realtà fuori dallo schermo batte cassa. La nuova stazione nasce per sostituire la storica fermata casalnuovese del 1843 ed è destinata a raccogliere un bacino enorme di utenti. Ha una sua logica storica e trasportistica. Ma pure se l’avessero chiamata “Afragola Centrale”, “San Marco Superiore” o “Luna Park”, per i cittadini di Afragola e di Casalnuovo sarebbe cambiato esattamente zero.
Perché a un pendolare che la mattina deve prendere un treno per andare a lavorare o a studiare, di cosa c’è scritto sul cartello azzurro non importa un bel niente. Al pendolare interessa una sola, banale, drammatica domanda: “Come cazzo ci arrivo a quella stazione?”
Ed è qui che casca l’asino e si svela l’inconsistenza dell’azione amministrativa. Sul versante di Casalnuovo – piaccia o non piaccia al Sindaco Giustino – il suo collega Giovanni Nappi, tra mille difficoltà e l’ira comprensibile dei comitati civici furiosi per la chiusura del vecchio scalo e i tagli alla Circumvesuviana, ha quantomeno aperto il cantiere dell’accessibilità: incontri, pressioni sugli enti, viabilità provvisoria, navette. Da Afragola, invece, il vuoto spinto. Zero. Niente. Neppure nel programma elettorale di Giustino vi era traccia di una visione infrastrutturale o di viabilità integrata attorno allo snodo di San Marco.
Un’assurdità tragica, se si pensa che per una fetta enorme di residenti afragolesi la fermata di San Marco sarebbe persino più comoda e vicina rispetto all’avveniristica (e per molti versi ancora disconnessa e incompiuta) Cattedrale nel Deserto della Stazione AV. Ma oggi, a nastro tagliato, un cittadino d’Afragola che abita lontano da San Marco non sa come arrivarci: mancano i bus dedicati, mancano le piste ciclabili, mancano i parcheggi di scambio, mancano i marciapiedi sicuri. In compenso, abbiamo un video del Sindaco che promette di cambiare l’etichetta sulla scatola vuota.
È l’ennesima dimostrazione di una politica provinciale e miope, incapace di ragionare per “area vasta”. Afragola e Casalnuovo non sono due principati medievali divisi da un fossato e da un ponte levatoio; sono un unico tessuto urbano dove la gente vive, lavora e si muove senza guardare i confini di mappa. Continuare a soffiare sulle ceneri del campanilismo per racimolare quattro like e tre consensi da bar è un esercizio stanco che svela la totale assenza di priorità.
A questo punto, bisogna avere il coraggio di spiegare al Sindaco – e a chi gli va dietro – come si amministra una comunità. Le priorità di chi governa si misurano sui servizi reali: i trasporti integrati, le navette di collegamento, la sicurezza delle strade, i parcheggi pubblici a prezzi umani, le sinergie con i comuni vicini per evitare che la gente spenda 200 euro al mese solo per percorrere tre chilometri.
Tutto il resto sono sciocchezze demagogiche da avanspettacolo. Chiamate quella stazione come vi pare, ma metteteci i pullman per arrivarci. Altrimenti avrete aggiunto soltanto un’altra luccicante e inutile cattedrale nel deserto alla collezione.
Afragola
AFRAGOLA. Comune e Salzano depositano le loro memorie al TAR. L’avanspettacolo delle difese per non ricontare le schede
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9 Settembre 2026
AFRAGOLA – Guardando le carte depositate al TAR Campania dai legali del Comune di Afragola e del consigliere proclamato eletto Ferdinando Salzano, come memorie difensive al ricorso al TAR presentato da Raffaele Iazzetta, l’impressione non è quella di trovarsi di fronte a un solido castello difensivo. Assomiglia molto di più a una tenda da campeggio montata al buio durante un uragano, dove gli avvocati cercano di convincere i giudici che se la tela vola via, non è un difetto strutturale: è il “fisiologico venticello” della democrazia.
La difesa del Comune di Afragola e del consigliere proclamato Salzano si fonda sull’assunto che le vistose irregolarità riscontrate nei seggi – tra verbali incompiuti, cancellature illegittime e conteggi visibilmente errati – rappresentino soltanto un’inevitabile “fisiologia” delle operazioni elettorali dovuta all’inesperienza dei presidenti, liquidando al contempo le contestazioni del ricorrente Iazzetta come un mero tentativo “esplorativo” di sovvertire il risultato senza aver fornito una prova matematica matematicamente inconfutabile.
Per capire la comica vicenda bisogna fare un salto all’indietro. Alle amministrative di Afragola del maggio 2026, per l’assegnazione del 15° e ultimo seggio di maggioranza, si consuma un duello al cardiopalma: la Lista n. 2 (“La Svolta Giusta”) ottiene 1.795 voti, mentre la Lista n. 7 (“Mastella Noi di Centro”) si ferma a 1.786. Appena 9 voti di scarto. Applicando il metodo d’Hondt, il secondo quoziente della Svolta Giusta fa 897,5; quello di Noi di Centro si ferma a 893. Per un battito di ciglia (o per 10 voti di lista), il seggio va a Salzano e lascia a bocca asciutta Raffaele Iazzetta.
Raffaele Iazzetta prende carta e penna, fa due calcoli e si rivolge al TAR, denunciando un colabrodo di schede, cifre sparite e verbali che sembrano scritte in geroglifico. La reazione difensiva del Comune e del controinteressato? Una lezione magistrale di arrampicata sugli specchi con le mani unte d’olio.
Il mistero della Fisiologia Elettorale
La difesa di Salzano cala subito l’asso nella manica, sostenendo con ammirevole spudoratezza che le irregolarità denunciate nel ricorso sono “intrinsecamente riconducibili all’aspetto fisiologico, e non patologico, delle elezioni (!)”. Capito la perla? Se in un seggio i numeri non tornano, se si scrive a matita e poi si sovrascrive a penna, se mancano le tabelle o i riepiloghi, per la difesa non è un pasticcio: è la “fisiologia”. Come dire che se portate l’auto dal meccanico per un tagliando e vi restituiscono un triciclo senza ruote, non dovete lamentarvi: è il fisiologico funzionamento dell’automobilismo.
I verbali fantasma e la “Sindrome da Prima Volta”
Ma è leggendo i verbali ufficiali delle audizioni dei Presidenti di seggio presiedute dal Dott. Todisco per l’Ufficio Centrale che la “fisiologia” si trasforma in pura avanspettacolo:
Sezione 8: Il Presidente si presenta e, messo di fronte alle discrasie tra verbali e tabelle di scrutinio, dichiara candidamente che “non sa spiegare gli errori della tabella in quanto compilata dagli scrutatori”. Quanto all’omissione dei riepiloghi, ci rassicura: deriva da “mera dimenticanza ed inesperienza”. E sulla doppia grafia tra penna e matita nei voti? Dettagli!
Sezione 10: Qui tocchiamo vette degne di un film di Totò e Peppino. La Presidente ammette che le cancellature nei riquadri dei voti non le ha fatte lei, ma “una persona che si è qualificata come dipendente del comune” che è entrata nel seggio e ha “apportato correzioni”! Non solo: dall’urna sono spuntate 4 schede che con la sezione non c’entravano nulla. E per finire, è stato fatto votare persino un signore che si è dichiarato “rappresentante di lista” senza averne alcun titolo né accredito. Motivo dei pasticci? “Confusione nel seggio”.
Sezione 27: Il Presidente ammette candidamente che le tabelle di scrutinio… semplicemente non sono state compilate! Prima dice che i voti li segnava contestualmente, poi, quando gli fanno notare che i fogli sono intonsi, ritratta e ammette che i voti li ha messi solo a verbale “a occhio”. Il tutto condito da fogli adesivi privi di timbri e firme di congiunzione. Scusa ufficiale? “Inesperienza e mancata consultazione delle istruzioni”. In pratica, è come mettere al volante di un autobus di linea un guidatore che ammette di non aver mai letto il Codice della Strada.
Sezione 28: Qui la Presidente spiega che lo spoglio è stato interrotto e poi ricominciato perché un messo comunale è entrato chiedendo di “ricavare prima il dato relativo al Sindaco”. Nel caos, le matite colorate d’ordinanza (rosso e blu) sono scomparse, sostituite da grafite generica. E i totali dei voti per quasi tutte le liste? Semplicemente non riportati.
Eppure, a fronte di questo quadro surreale certificato dagli stessi verbali comunali, il Comune di Afragola sostiene nella propria memoria che l’Ufficio Centrale avrebbe “già esercitato il proprio potere-dovere di controllo” ed “emendato” gli errori. Un po’ come dire che siccome l’incendio è stato censito, la casa non è bruciata.
Il mantra del “Ricorso Esplorativo” e il pallottoliere di Eligendo
Messi di fronte al ridicolo, Comune e controinteressato si trincerano dietro il cavillo della moda: “Il ricorso è esplorativo!” gridano in coro, invocando la “prova di resistenza”. Un ritornello stanco: secondo i legali, Iazzetta non avrebbe dimostrato con “certezza” dove stiano i 10 voti mancanti per scavalcare Salzano, e dunque non si dovrebbero neppure aprire i plichi.
Peccato che, per fare un solo esempio, nella Sezione 18 la matematica non sia un’opinione, neanche ad Afragola. Dai dati ufficiali (persino su Eligendo) risultano attribuiti alla Lista n. 7 soltanto 34 voti di lista, a fronte di ben 40 preferenze maschili valide espresse per i soli candidati di quella stessa lista! Ora, a meno che ad Afragola non sia stata introdotta la fisica quantistica applicata al voto — per cui sei cittadini riescono a votare un candidato consigliere senza votare la lista di appartenenza — ci troviamo di fronte a un’anomalia contabile da scuola elementare. Ma per le difese, neanche questo basta: il Comune liquida Eligendo come “dato informatico privo di valore ufficiale” e Salzano sostiene che 6 voti in più non basterebbero comunque a superarlo. E per i restanti 4 voti per fare 10? Chiedere la verifica delle schede nelle sezioni colabrodo sarebbe, secondo loro, una “caccia al tesoro” vietata dal codice.
In attesa del Verdetto
Insomma, la linea difensiva è chiarissima: le sezioni elettorali possono trasformarsi nel far west, i verbali possono essere dimenticati o pasticciati da “dipendenti comunali di passaggio”, ma guai ad aprire le scatole per ricontare le schede e restituire veridicità al voto degli elettori. Sarebbe “esplorativo”!
Sia chiaro: noi non abbiamo la verità in tasca e non sostituiamo i tribunali. Non sta a noi né alle memorie di parte proclamare vincitori e vinti. Soltanto un Giudice, con la Terziarietà e l’Autorevolezza del TAR Campania, potrà fare luce su questo guazzabuglio e decidere chi ha diritto di sedere in Consiglio Comunale.
Noi ce ne stiamo qui, in pia attesa della sentenza del 2 dicembre 2026. Con una sola certezza: comunque vada a finire la contesa legale tra Iazzetta e Salzano, a uscire sconfitti al primo turno da questa storia sono l’aritmetica, la precisione e la dignità delle operazioni elettorali.
Afragola
AFRAGOLA. In via Cinquevie resiste la cappella votiva di “San Lello Botta”, protettore dei dipendenti della monnezza.
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4 Settembre 2026
AFRAGOLA – Ci sono politici che, una volta vinte le elezioni, ripiegano le bandiere, ringraziano gli elettori e si mettono al lavoro nei palazzi delle istituzioni. E poi c’è il Consigliere comunale Raffaele Botta, colonna portante della lista “A Viso Aperto”, nonché uno dei più ferventi e devoti sacerdoti del verbo del Sindaco Gennaro Giustino.
Per Botta, la campagna elettorale finita a maggio non è mai finita. È uno stato dell’anima, una condizione dello spirito, ma soprattutto un’esposizione permanente in Via Cinquevie.
Passando da quelle parti, il cittadino afragolese non assiste a un semplice ricordo della contesa elettorale: si imbatte in una vera e propria cappella votiva laica dedicata al culto della personalità. La vetrina del suo ex comitato elettorale presenta ancora, in tutto il suo splendore vintage, il faccione del candidato Botta che campeggia sovrano sul muro e sulle insegne. Un santuario del consenso in perenne attività che sfida il tempo, la fisica e, soprattutto, il Codice della Strada.

Se un povero commerciante afragolese provasse ad affiggere sulla propria vetrina uno striscione non autorizzato per svendere due paia di calzini, vedrebbe piombare nel giro di un quarto d’ora la Polizia Locale, gli ispettori dell’Ufficio Tributi, i blindo armati Centauro dell’Esercito e forse persino l’aviazione per rimozione coatta e sanzione immediata. Ma se la gigantografia appartiene al consigliere di maggioranza che “risponde alle promesse elettorali”, allora la vista della Polizia Locale si annebbia improvvisamente e subentra una strana forma di miopia selettiva.
Poco importa se l’articolo 23 del Nuovo Codice della Strada (D.Lgs. 285/1992, commi 1, 4 e 11 per i cultori della materia) vieti espressamente cartelli, manifesti e impianti pubblicitari visibili dalle strade in quanto potenziale fonte di distrazione per chi guida. E poco importa che la normativa elettorale vieti la propaganda figurativa fissa persino durante la campagna, figuriamoci a seggi chiusi da ben oltre tre mesi.
La gigantografia è sempre lì. Più che un comitato, sembra una sorta di simulacro a futura memoria, dove l’unica norma rispettata pare essere quella del “io so’ io e voi non siete…”. Un paradosso grottesco per chi dovrebbe rappresentare la legalità cittadina e che invece trasforma una via pubblica nella dependance del proprio ego.
Ma la statura politica di Raffaele Botta non si misura soltanto in metri quadri di vinile pubblicitario abusivo. No, il nostro condottiero di A Viso Aperto è un uomo d’azione, uno di quelli che le “risposte” alle promesse fatte in campagna elettorale non le manda a dire: le stabilizza direttamente in pianta organica.
Si dicono un gran bene delle sue straordinarie capacità di “orientamento professionale”: guarda caso, tra i banchi degli assunti e degli inserimenti nell’organico della ditta appaltatrice del servizio di igiene urbana, spuntano con festosa sistematicità i nomi di alcuni dei suoi più calorosi sostenitori della prima ora, con buona pace e consenso del dirigente all’Ambiente Francesco Affinito. Una coincidenza prodigiosa. La nettezza urbana ad Afragola non è mai stata così vicina alla politica delle risposte trasparenti: la monnezza si spazza, le promesse si spazzolano.
È il miracolo della democrazia partecipata: tu mi dai il voto, io ti do il camion della spazzatura, e insieme lasciamo il mio faccione sulla strada a sghignazzare in faccia al Codice della Strada e al decoro urbano.
D’altronde, con un politico di tale caratura che vigila sulla città dalle vetrate di Via Cinquevie come un Gargoyle di cartone pressato, gli afragolesi possono dormire sonni tranquillissimi. L’unica domanda che resta da farsi è: la sanzione per affissione abusiva la si recapita al Comune o direttamente alla ditta della spazzatura? Perché a questo punto, per coerenza, potrebbero raccogliere pure il manifesto.


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