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CARDITO. I fratelli Russo pronti ad abbandonare l’appoggio all’Amministrazione Raucci
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Senza i 450 voti della lista dei fratelli Alberto e Andrea Russo, decisivi in una vittoria arrivata per meno di cento preferenze, il sindaco rischia di restare senza la base che lo ha portato a Palazzo. E la città paga il conto di una crisi amministrativa ormai evidente.
CARDITO – A pochi mesi dal voto di maggio, la maggioranza che sostiene il sindaco Nunziante Raucci rischia di perdere un pezzo che pesa più dei numeri. Orizzonte Comune, la lista che fa capo ai fratelli Alberto e Andrea Russo, è pronta a prendere le distanze dall’amministrazione e a chiudere una stagione di sostegno che era stata determinante per l’elezione del primo cittadino.
I conti sono presto fatti. Raucci ha vinto per meno di cento voti sul suo sfidante, Grimaldi, candidato sostenuto dal sindaco uscente Giuseppe Cirillo, oggi vicepresidente della Città Metropolitana di Napoli. In una partita decisa sul filo, i circa 450 voti di Orizzonte Comune, un 3,5% tutt’altro che trascurabile, hanno fatto la differenza. Senza quella lista, con ogni probabilità, a sedere sulla poltrona di sindaco oggi sarebbe un altro.
Il rinnovamento rimasto sulla carta
La campagna elettorale aveva promesso discontinuità: una politica costruttiva, sostenibile, capace di rompere con le vecchie logiche. Secondo gli esponenti di
Orizzonte Comune, quel programma è stato tradito già nei primi passi. La distribuzione delle deleghe assessorili e la spartizione dei ruoli che contano hanno riproposto, a loro dire, il solito schema: accontentare i potenti di turno, figure che non si sono candidate e che quindi non hanno portato un solo voto, a scapito di merito, competenza e lealtà.
Dietro le scelte del sindaco, è l’accusa, ci sarebbero personaggi che preferiscono restare nell’ombra e muovere i fili da dietro le quinte, senza mai esporsi davanti agli elettori.
L’Ambito 19 e il peso che non c’è
Le difficoltà non si fermano ai confini comunali. Nell’Ambito territoriale N19, che riunisce Afragola, Cardito, Crispano e Caivano e gestisce i servizi sociali di un bacino ampio e fragile, Cardito avrebbe dovuto far sentire la propria voce. Invece,
secondo la lista dei Russo, il sindaco si è mostrato subalterno ai primi cittadini dei comuni vicini, senza una linea propria e senza la capacità di incidere sulle decisioni che riguardano direttamente i suoi cittadini.
Una linea politica che non c’è
A preoccupare è anche la rotta politica, che appare confusa e caotica. Raucci è sempre stato eletto in formazioni nate per contrastare lo strapotere del Partito Democratico sul territorio carditese, incarnato, secondo i suoi avversari, dal plenipotenziario Giuseppe Cirillo.
Da lui ci si aspettava un’alternativa vera, magari anche di ispirazione di centrodestra, tanto più avendo in coalizione figure capaci provenienti da Forza Italia, come l’avvocato Aprovidolo. Professionista stimato,
persona seria e preparata, Aprovidolo è da sempre apprezzato in città per competenza, equilibrio e correttezza, qualità che gli riconosce anche Andrea Russo. Proprio figure come la sua avrebbero potuto dare all’amministrazione un profilo chiaro e credibile. Invece, osservano da Orizzonte Comune, il sindaco sembra quasi nascondersi, finendo per scimmiottare una sorta di sub-rappresentanza del centrosinistra. Coraggio e autorevolezza gli avrebbero imposto di marcare la differenza. Al loro posto regna il caos più assoluto.
Il dietrofront in consiglio
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è arrivata nell’ultimo consiglio comunale. L’amministrazione è stata costretta a ritirare l’ennesimo provvedimento, questa volta in materia di assistenza agli immigrati: un atto che, per Orizzonte Comune, era nato non da un’esigenza reale della città ma per soddisfare l’appetito di potere di qualche burattinaio, senza merito né prospettiva. Una scena che gli stessi Russo definiscono una sceneggiata, e che ha certificato la fragilità di una maggioranza incapace di tenere la rotta.
L’ingratitudine e lo strappo
C’è poi un aspetto più personale, che nelle file di Orizzonte Comune brucia più di tutti. Chi si è speso per Raucci in campagna elettorale, raccontano, si è trovato davanti a ingratitudine e indifferenza. Da qui la riflessione dei fratelli Russo, ormai pronti a sfilarsi da una politica giudicata di basso profilo e lontana dagli impegni presi con gli elettori. Le loro parole non lasciano spazio a interpretazioni:
«A pesare in modo determinante sono l’assenza di qualsiasi confronto politico e il mancato rispetto di tutti gli impegni assunti dal sindaco prima delle elezioni. Per il bene comune abbiamo accettato, nella formazione della giunta, scelte che non condividevamo. Non abbiamo partecipato alla lottizzazione del potere, pur avendo ricevuto offerte come la guida del consorzio cimiteriale. Ma constatare che competenze, capacità e un consenso elettorale decisivo per la vittoria siano stati mortificati solo per soddisfare le ambizioni dei soliti noti, che si agitano e muovono le fila dietro le quinte spargendo veleni e disinformazione, ci impone una seria riflessione. Cardito merita il meglio, e oggi siamo costretti a rimpiangere il passato.»
Una città in attesa
Pronti a lasciare, dunque, ma non ancora fuori. I fratelli Russo non hanno chiuso la porta. Al sindaco resta un margine per recuperare, a patto di cambiare rotta, mantenere gli impegni presi in campagna elettorale e liberarsi di quei lacci e lacciuoli che fanno male alla buona amministrazione. È l’occasione per dimostrare di saper governare in autonomia, senza burattinai alle spalle.
Cardito oggi si ritrova con una giunta che fatica a proporre una sola idea di miglioramento e con una maggioranza sempre più fragile. Resta da capire se Raucci saprà cogliere il segnale o se l’addio annunciato di Orizzonte Comune segnerà l’inizio della fine. Di certo, se i Russo dovessero davvero lasciare, il sindaco si troverebbe a governare senza i voti che gli hanno consegnato la vittoria
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CARDITO. Il thriller dei 2,5 milioni sugli immigrati e il collasso politico del Sindaco Raucci
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CARDITO – A Cardito la politica si divide ormai in due grandi categorie drammaturgiche: la farsa e la magia. Ma quella andata in scena all’ultimo Consiglio Comunale ha superato ogni più nitida previsione, trasformandosi in una vera e propria masterclass di sopravvivenza amministrativa ad alto tasso di ridicolo. Il copione di partenza era il classico “colpo di teatro” da 2,5 milioni di euro: cooperative già pronte al nastro di partenza, alloggi praticamente già opzionati e una bella torta di fondi sull’accoglienza pronta per essere affettata in stanze chiuse, lontano dagli sguardi indiscreti del popolo e della sua stessa maggioranza. Un capolavoro di ingegneria politica… se non fosse che il Sindaco Nunziante Raucci si è dimenticato della regola fondamentale dell’aritmetica democratica: per governare servono i voti, non i sogni di gloria degli azionisti occulti.
Il grande dietrofront e il “ricatto” salvifico di Aprovidolo
Pensavano di aver fatto i conti senza l’oste, ma l’oste ha bussato alla porta ventiquattr’ore prima del fatidico Consiglio. È bastato l’intervento del consigliere Giovanni Aprovidolo di “Siamo Cardito”, con la benedizione strategica del Presidente del Consiglio Orlando De Simone, per far tremare i polsi al Primo Cittadino: “O annulli la delibera e fermi questa follia che non serve alla città, o in aula ti contiamo i voti.” E si sa, quando si va sotto coi numeri, il passo successivo è l’ufficio protocollo per firmare le dimissioni. Panico nei corridoi. Il braccio di ferro è durato il tempo di un amen: Raucci, consapevole di avere contro non solo la matematica dell’aula ma la quasi totalità della popolazione carditese, ha fatto l’unica cosa che gli riesce ormai benissimo: la marcia indietro con il freno a mano tirato. Mercoledì sera la delibera da due milioni e mezzo è stata frettolosamente ritirata. Ma il bello doveva ancora venire. Perché se la delibera si può cancellare con una gomma, il punto all’ordine del giorno preteso d’urgenza dall’opposizione rimaneva lì, piantato come una croce in mezzo all’aula.
La caporetto in aula: domande nel vuoto e difese d’ufficio balbettanti
Giovedì sera, la seduta si è trasformata in un vero e proprio tiro al bersaglio. Il consigliere di minoranza Antonio Giangrande ha iniziato a tempestare l’amministrazione di domande semplici, dirette, persino elementari: perché questo balletto imbarazzante di determine pubblicate, delibere approvate e poi precipitosamente revocate nel giro di una notte?
Risposte del Sindaco? Non pervenute. A tentare una difesa disperata ci hanno pensato i consiglieri Francesco Castaldo e Marianna Campanile con supercazzole e risposte talmente timide ed elusive da far sembrare persino la nebbia un concetto trasparente. Poi è salito in cattedra Aprovidolo, che ha scoperchiato il vaso di Pandora senza troppi complimenti: nessuna condivisione, nessun passaggio nel programma elettorale, solo ed esclusivamente la rincorsa agli interessi personali di pochi. Un’operazione calata dall’alto che proponeva un numero di migranti del tutto sproporzionato rispetto alle reali capacità, strutture e dimensioni della nostra comunità. In pochi minuti di intervento, Aprovidolo ha impartito una lezione di politica e ha messo a nudo la vera natura del Sindaco: quella di un yes man completamente succube di chi gli muove i fili da dietro le quinte.
La “lectio magistralis” di Cirillo e il consiglio del padre di famiglia
A completare l’opera di demolizione ci ha pensato l’ex sindaco Giuseppe Cirillo, che ha impartito una vera e propria lectio magistralis di amministrazione pubblica. Cirillo ha spiegato con calma e lucidità perché, durante le sue giunte, progetti del genere non siano mai stati presi in considerazione: semplicemente perché non rispondevano all’interesse pubblico di Cardito. Infine, come il buon padre di famiglia fa con il figlio che ha combinato un disastro con la macchina del papà, Cirillo ha chiuso con un consiglio che ha il sapore di una condanna politica: “Caro giovane Sindaco, impara a fare politica camminando al fianco di chi in campagna elettorale ci ha messo la faccia con i cittadini, e staccati da chi sogna di manovrare le leve del potere nascosto nelle stanze chiuse, senza mai avere il coraggio di farsi giudicare dalle urne”. Raucci incassa, incassa e porta a casa. Tra delibere fantasma, retromarce imbarazzanti e tirate d’orecchi in pubblica piazza, la lezione di giovedì sera lascia una certezza scolpita nella pietra: a Cardito la fascia tricolore c’è, ma l’autonomia politica di chi la indossa è rimasta impacchettata nella stanza dei burattinai.
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CARDITO. 2,5 milioni sull’Accoglienza. Mentre i carditesi affondano, il palazzo apre le porte al business dei migranti
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16 Ottobre 2026
CARDITO – Mentre il tessuto economico locale annaspa e le famiglie carditesi fanno i conti con i rincari di fine mese, a Palazzo di Città scatta improvvisa l’emergenza dell’accoglienza. La Giunta guidata dal sindaco Nunziante Raucci, con un tratto di penna e una delibera d’urgenza votata a inizio ottobre, ha deciso di lanciare Cardito nell’agone dei grandi progetti SAI (Sistema di Accoglienza e Integrazione).
Obiettivo: intercettare una montagna di denaro pubblico erogata dal Ministero dell’Interno tramite i fondi FAMI. Si parla di ben 2.505.944 euro per il prossimo biennio, divisi tra l’accoglienza di 40 immigrati ordinari e 20 minori stranieri non accompagnati.
Una cifra capogiro. Una torta da oltre due milioni e mezzo di euro che ha spinto l’amministrazione a correre a rotta di collo, pubblicando avvisi di manifestazione d’interesse con scadenze a tempo di record.
Ma prima di addentrarsi nella solita giungla burocratica di cooperazione e privato sociale, la domanda che ogni cittadino dotato di buon senso e senso critico dovrebbe porsi è solo una: Cardito aveva davvero bisogno di questo piano di integrazione?
Un’integrazione per chi? Le domande che nessuno al Municipio vuole sentire
Quando si mettono in piedi progetti di questa portata, la retorica dell’accoglienza a tutti i costi tende a coprire la realtà dei fatti.
La comunità carditese necessita davvero di nuove forze lavoro da integrare nel proprio tessuto sociale? Esiste sul nostro territorio una richiesta non soddisfatta di manodopera in settori specifici? Ci sono forse aziende locali del manifatturiero, dell’agricoltura o del terziario disperatamente alla ricerca di braccia per mansioni che gli italiani non vogliono più fare?
Oppure si sta trasformando Cardito in un hub dell’accoglienza calato dall’alto, senza un’analisi preventiva dei bisogni reali del territorio e delle sue reali capacità di assorbimento e reale integrazione?
Perché la vera integrazione non si fa firmando avvisi per la somministrazione di vitto, alloggio e mediazione culturale. La vera integrazione si fa quando c’è un tessuto produttivo pronto a riassorbire chi arriva, garantendo dignità e lavoro vero. Senza un tessuto economico in grado di offrire queste opportunità, il rischio concreto è che l’accoglienza rimanga solo un business per chi la gestisce e una scatola vuota per la città e per gli stessi ospitati.
La battaglia dell’opposizione: trasparenza prima del piatto ricco
Dinnanzi a questa manovra milionaria varata in sordina e a ritmi serrati, l’opposizione consiliare ha deciso di alzare la testa e andare fino in fondo.
Con una richiesta ufficiale protocollata d’urgenza e indirizzata anche al Prefetto di Napoli, i consiglieri di minoranza hanno preteso la convocazione immediata dell’assise cittadina. Vogliono vederci chiaro su uno schema che puzza di fumo lontano un miglio: dai criteri di selezione dei soggetti del privato sociale, al rispetto delle linee guida, fino alla reale opportunità di impegnare il territorio in una sfida così delicata senza un minimo di dibattito pubblico.
La minoranza chiede democraticamente che le carte vengano scoperte in Consiglio Comunale prima che scadano i termini dell’avviso e si consumino giochi già fatti.
Perché quando sul tavolo dell’amministrazione ci sono 2,5 milioni di euro, il sospetto che l’urgenza di “integrare” sia in realtà l’urgenza di “incassare e distribuire” a qualche cooperativa amica diventa più di una maliziosa illazione. È da quella cifra – troppo ghiotta per non far venire l’acquolina in bocca a molti – che bisogna partire per fare piena luce.
I cittadini di Cardito non hanno bisogno di slogan sull’accoglienza né di blitz burocratici ad alto budget. Hanno diritto alla trasparenza. E l’opposizione, questa volta, sembra intenzionata a non fare sconti a nessuno.
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CARDITO. Il miracolo dell’Anagrafe che risorge con lavori fantasmi effettuati di domenica
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3 settimane fail
14 Ottobre 2026
A CARDITO i miracoli non avvengono a Lourdes, ma direttamente nella frazione di Carditello. Dopo oltre un mese di chiusura forzata dell’ufficio anagrafico – un disagio colossale per i residenti costretti a pellegrinaggi altrove – ecco l’annuncio trionfale: il Comune avrebbe incassato l’ok dell’ASL per la riapertura. Habemus Anagrafe!
Tutto perfetto, se non fosse per un piccolo, insignificante dettaglio da film di Totò: guardando i video girati sul posto, di cantieri, operai, pennelli, calcinacci rimossi o interventi di riqualificazione non c’è la benché minima traccia. I locali sembrano esattamente identici a prima. Un vero mistero della fede burocratica: l’ASL dà il via libera senza che nei fatti si veda un mattone spostato.
Ma la vera chicca da manuale della spesa pubblica riguarda la tracciabilità dei lavori. Sappiamo per certo – carte alla mano – che esistevano ordini di servizio e accordi quadro con le ditte di manutenzione. E sappiamo che alcuni operai avrebbero sgobbato persino di domenica (orario festivo, che guarda caso costa il doppio alle casse comunali). Ora, se i lavori straordinari ci sono stati e sono costati il doppio ai cittadini, dove sono finiti? Forse sono stati eseguiti con la tecnica dell’invisibilità quantistica?
Cosa dicono le carte (quelle che l’opposizione giustamente pretende di leggere)
Per capire come siamo arrivati a questo punto, basta fare un salto indietro e sfogliare i verbali ufficiali dell’ASL Napoli 2 Nord (Dipartimento di Prevenzione – U.O.C. Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro). Il quadro che emerge dai documenti è a dir poco impietoso per chi amministra:
Il blitz e la sfilza di violazioni: Il verbale di ispezione (n. 386/26) scaturito dai controlli eseguiti presso l’ufficio Anagrafe e Stato Civile di Piazza San Biagio fotografa una situazione da terzo mondo lavorativo. L’ASL ha contestato violazioni pesantissime del D.Lgs. 81/08 (sicurezza sul lavoro): Locali sporchi, carenti di pulizia e manutenzione, con pareti in cattivo stato, umide, scrostate e macchiate. Porte d’ingresso sprovviste di maniglione antipanico o malfunzionanti. Scale prive di strisce antiscivolo. Servizi igienici fuori da ogni standard igienico-sanitario accettabile. Postazioni di lavoro non ergonomiche e montagne di carta accumulata a terra per mancanza di contenitori idonei. Estintori insufficienti e piano di emergenza da rivedere. Il capitolo elettrico (da brivido): Impianto elettrico in pessimo stato di manutenzione, con un tripudio di multiprese e prolunghe abusive fuori norma, impianto di messa a terra privo di dichiarazione di conformità (L. 37/08) e mai denunciato all’INAIL tramite portale CIVA. La diffida e la richiesta di proroga: Di fronte a questo bollettino di guerra, l’ASL aveva intimato al Comune di mettersi in regola nel termine perentorio di 30 giorni. Vista l’impasse, il Comune aveva persino tentato la carta della richiesta di proroga (fissando l’obiettivo a luglio) ammettendo candidamente che per affidare i lavori a una ditta specializzata e mettere a norma il quadro elettrico ci volevano tempi tecnici lunghi e procedure di gara da 30-60 giorni.
L’opposizione chiede lumi, il Comune risponde con la magia
E qui si arriva al cortocircuito politico. L’opposizione consiliare, giustamente ignara di quali prodigi alchemici abbiano consentito di superare d’un tratto tutte le gravissime carenze igienico-sanitarie e strutturali certificate dall’ASL, ha giustamente chiesto all’Amministrazione di capire cosa sia stato fatto realmente, quali prescrizioni siano state ottemperate e come si sia giunti alla miracolosa riapertura. Le riprese video parlano chiaro: i lavori di riqualificazione strutturale non si vedono. Nel frattempo, però, si mormora di turni domenicali delle ditte di manutenzione pagati a peso d’oro dalla collettività.
I cittadini di Carditello esultano giustamente per il ripristino di un servizio essenziale, ma restano con un dubbio legittimo grande quanto una casa: l’ufficio è stato riaperto perché finalmente è stato messo a norma tutelando la salute dei dipendenti e degli utenti, oppure ci si è limitati a calare la classica polvere sotto il tappeto, sbandierando un “ok” burocratico ottenuto sulla pelle della sicurezza? Ancora una volta, a Cardito, tra la realtà dei verbali dell’ASL e la propaganda dei trionfalismi social, a pagare il conto – in tutti i sensi – sono sempre i cittadini. E i cantieri invisibili, purtroppo, non fanno sconti in bolletta.


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