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Sta rientrando in Italia il Presidente Arcigay Napoli bloccato in Israele: è in Egitto

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“Finalmente a un passo da casa. Sono in Egitto, al sicuro all’aeroporto di Sharm El Sheikh, dopo aver attraversato il deserto del Negev e aver visto un cielo stellato di incommensurabile bellezza. È stata un’esperienza durissima; dentro, addosso, una pagina di storia drammatica che probabilmente cambierà il corso delle cose”.

Lo scrive su Facebook Antonello Sannino, il Presidente di Arcigay Napoli che era rimasto bloccato in Israele.

“Con me per sempre mi accompagnerà un crogiuolo di immagini, odori, sapori, suoni, sirene, sguardi, ansie e paure. Non sarà semplice dare voce e parole a tutto a questo impasto di emozioni. Ora verso Istanbul, poi Roma e finalmente Napoli. Casa! – ha aggiunto -. Questa esperienza segna e cambia per sempre la mia vita. Ora torno dalla mia famiglia, tra i miei affetti più importanti, quelli che davvero contano nella vita. Non vedo l’ora di rivedere le tante persone che non mi hanno mai lasciato solo. Non vedo l’ora di riabbracciare Danilo che ha retto come una diga invalicabile all’ansia, alla paura e soprattutto all’odio. Spero che arrivi presto la Pace per questa martoriata, ma meravigliosa terra”.

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Dal Mondo

Guerra in Ucraina, vertice Putin-Trump “nei prossimi giorni”

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Un vertice tra il presidente russo Vladimir Putin e quello americano Donald Trump dovrebbe tenersi “nei prossimi giorni” su “proposta della parte americana”. Lo ha detto il consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov, citato dall’agenzia Interfax.

“Su proposta della parte americana è stato sostanzialmente concordato un incontro bilaterale di alto livello nei prossimi giorni, cioè un incontro tra il presidente Vladimir Putin e Donald Trump”, ha detto Ushakov. “Ora, insieme ai colleghi americani, stiamo iniziando la preparazione concreta”, ha aggiunto.

Ushakov ha dichiarato che durante l’incontro di ieri tra Putin e Steve Witkoff, l’inviato Usa “ha accennato” alla possibilità di un trilaterale fra i presidenti di Russia, Usa e Ucraina ma che “la parte russa ha lasciato questa opzione completamente senza commenti”, riporta la Tass. 

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Dal Mondo

Gaza, “Ho visto mia figlia di quattro anni morire di fame. Non avevo nulla da darle”

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“Ho visto mia figlia Razan morire di fame a quattro anni. Non avevo nulla da darle. Né pane, né latte. Ero lì, accanto a lei, impotente”.
È la testimonianza straziante di Maher Abu Zaher, padre di Razan, una bambina di 4 anni morta a Gaza per denutrizione. La sua storia è diventata il simbolo di una crisi umanitaria silenziosa e sempre più estrema.

Secondo l’ONU, oltre 1,1 milioni di persone – la metà della popolazione di Gaza – sono a rischio carestia immediata. Più di 32.000 bambini sotto i 5 anni soffrono di malnutrizione acuta, e l’accesso a cibo, acqua e farmaci è quasi del tutto bloccato, a causa delle restrizioni agli aiuti umanitari e del continuo assedio militare.

L’UNICEF ha parlato di “emergenza nutrizionale catastrofica”, aggravata dalla distruzione di ospedali, dal collasso dei sistemi sanitari e dalla chiusura dei valichi umanitari.

Nel nord della Striscia, in particolare, la situazione è fuori controllo: le agenzie presenti denunciano neonati morti di disidratazione, madri costrette a scegliere quale figlio nutrire, scorte di farina e latte in polvere esaurite. La mancanza di carburante impedisce anche la produzione di pane, mentre l’acqua potabile resta un privilegio per pochi.

E mentre centinaia di bambini muoiono lentamente, il mondo guarda altrove. I media parlano di numeri, ma dietro quei numeri ci sono volti come quello di Razan.
Una bambina di quattro anni morta non perché mancassero le risorse nel mondo, ma perché mancava la volontà di farle arrivare.

“Perché il mondo non vede Gaza?” chiede il padre. Una domanda che pesa come un atto d’accusa collettivo, e che dovrebbe risuonare in ogni coscienza.


(fonte: thegap_media)

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Cronaca

Aereo militare si schianta contro un campus scolastico: 16 morti, oltre 100 persone ferite

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Almeno 16 persone, per lo più studenti, sono morte quando un aereo da addestramento dell’Aeronautica Militare del Bangladesh si è schiantato contro un campus scolastico nella capitale Dacca, ha dichiarato il Governo.

Oltre 100 persone sono rimaste ferite nell’incidente, di cui almeno 83 sono ricoverate in diversi ospedali, ha dichiarato l’ufficio del leader ad interim Muhammad Yunus.

L’aereo F-7 BJI di fabbricazione cinese è decollato alle 13:06 (07:06 GMT) e si è schiantato poco dopo nel campus della Milestone School and College.

Il premier Yunus ha espresso “profondo dolore e rammarico” per l’incidente in un post su X. 

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