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AFRAGOLA. Il personalismo del sindaco Giustino rischia di lasciare la città al buio

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AFRAGOLA – Benvenuti ad Afragola, la ridente cittadina della Città Metropolitana di Napoli dove la fisica, il diritto amministrativo e persino la legge di Ohm sembrano piegarsi al bene supremo: l’astio politico personalistico. La storia che sta per consumarsi sotto il sole cocente di questo fine luglio ha contorni da farsa, ma rischia di regalare ai cittadini un finale da tragedia classica. O meglio, da film horror ambientato nel Medioevo, visto che dal 1° agosto — cioè tra quarantotto ore — ad Afragola rischia di saltare la luce. Non in senso metaforico. Parliamo proprio dei watt, delle lampadine, dei semafori e della corrente negli uffici e nelle scuole. Ma andiamo con ordine, come piace fare a noi, per ricostruire questa mirabolante parabola di ordinario strabismo amministrativo.

C’era una volta l’Amministrazione Pannone, colpevole — agli occhi dell’attuale Sindaco Gennaro Giustino — di ogni male della terra. In campagna elettorale, il buon Giustino ha consumato corde vocali e suole delle scarpe per spiegare agli afragolesi che la precedente giunta era il male assoluto, un “sistema clientelare” (nato, cresciuto e pasciuto principalmente nella vivida fantasia dello stesso Giustino). Poi, però, succede la disgrazia. La realtà, testarda e maleducata, viene a bussare alla porta del Municipio sotto forma di carta canta: un’aggiudicazione definitiva per un mega-appalto in partenariato pubblico-privato. Valore complessivo: 35 milioni e rotti di euro (43 e rotti con IVA e spese tecniche, per essere pignoli). Durata: 17 anni. Oggetto: efficientamento energetico, fornitura elettrica, manutenzione, rifacimento dei tetti, riqualificazione delle scuole, illuminazione pubblica e impianti semaforici. Insomma, una roba da paese civile. Una visione strategica a lungo termine. Ovvero: l’incubo peggiore del Sindaco.

Immaginate il dramma psicologico. Come si fa a spiegare alla piazza che il “sistema clientelare Nespoli-Castiello” ha lasciato in eredità un piano da 35 milioni per rifare le scuole e illuminare la città a LED? Non si può. Sarebbe come ammettere che mentre lui gridava al complotto, gli altri firmavano i progetti. E allora che si fa? Si governa? Si applica la legge? Sciocchezze. Si cerca il cavillo per distruggere tutto in autotutela. Pure a costo di far stare la città al buio. Stando a indiscrezioni raccolte in esclusiva da Minformo, il Sindaco starebbe esercitando forti pressioni sui dirigenti comunali a m0′ di indirizzo politico. L’obiettivo? Vagliare la fattibilità di un’ennesima proroga all’attuale gestore uscente, pur di bloccare l’affidamento alla nuova società e revocare la gara. Peccato che ci sia un piccolo, insignificante dettaglio tecnico chiamato Codice degli Appalti.

Il Dirigente ai Lavori Pubblici, l’ingegner Nunzio Boccia — uno che la normativa tenta ancora di leggerla prima di firmare — ha già fatto presente il piccolissimo cavillo: l’attuale gestore è già in regime di proroga. Concederne un’altra sarebbe manifestamente illegittimo, vietato dalla legge e passibile di attenzioni da parte dell’Anac e della Procura della Repubblica.

Ma quando le brame personalistiche chiama, il diritto amministrativo tace. O almeno così spera chi pensa che la macchina burocratica di un Comune sia il cortile di casa propria, dove le aziende o si piegano o si spezzano. Del resto, il metodo Giustino gli afragolesi lo stanno imparando a conoscere in questi mesi: lettere di contestazione fantasiose ed esilaranti recapitate a tutte le ditte “colpevoli” di aver vinto appalti sotto la precedente amministrazione, col solo torto di non “rispondere” alla nuova regia. Il punto, però, è che le scadenze non aspettano i capricci della politica. La proroga del vecchio gestore scade venerdì 31 luglio. Sabato 1° agosto scatta la resa dei conti. Le opzioni sul tavolo sono esattamente tre:

  1. Opzione Legalità: Il Sindaco incassa il colpo, prende atto dell’aggiudicazione e lascia partire il nuovo contratto da 35 milioni per il bene della città. (Scelta ad alto contenuto di maturità, dunque improbabile).

  2. Opzione Abuso: Il dirigente cede alle pressioni, firma una proroga spudoratamente illegittima e mette un piede (e pure l’altro) nelle aule di tribunale per far felice l’Ego sindacale.

  3. Opzione Candela: Il dirigente tiene la schiena dritta, si rifiuta di firmare l’atto illegittimo, la gara viene bloccata per ripicca e dal 1° agosto Afragola spegne la luce. Semafoti spenti, municipi al buio, caldaie fredde e scuole senza tetto nuovo.

Se il piano di Giustino era quello di “riqualificare la macchina burocratica”, bisogna ammettere che ci sta riuscendo benissimo: la sta trasformando in un comitato d’affari ad usum delphini, dove il merito cede il passo all’obbedienza e la continuità dei servizi pubblici viene sacrificata sull’altare dell’astio elettorale. Agli afragolesi non resta che un consiglio pratico per il fine settimana: fare scorta di torce, cerini e candele. Perché quando la politica riduce la gestione della cosa pubblica a una faida personale, l’unica certezza è che a rimanere al buio — in tutti i sensi — sono sempre i cittadini.

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AFRAGOLA. Come si cambia: dal “processo” alle PNRR-passerelle. I cittadini si facciano una domanda e si diano una risposta

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AFRAGOLA – C’era una volta l’opposizione barricadera, quella dei dossier aperti, delle denunce, degli esposti, delle interrogazioni consiliari protocollate con furore e delle richieste di accesso agli atti. Oggi, nello stesso identico perimetro urbano, c’è la versione 2.0 della protagonista: l’assessora Salierno in giunta, pronta a inaugurare con sorriso radioso proprio quelle opere che, fino a ieri, erano finite nel mirino della sua stagione politica da consigliera d’opposizione. La metamorfosi politica è un fenomeno affascinante, un vero e proprio miracolo laico della fisica amministrativa. Ma quello a cui stiamo assistendo in questi giorni supera la semplice incoerenza: sconfina nel teatro dell’assurdo. Una sorta di conversione sulla via del PNRR, dove non occorre neppure cambiare progetto: basta cambiare poltrona.

Dalle barricate… al nastro tricolore

Facciamo un piccolo passo indietro, giusto il tempo di rinfrescare la memoria (che in politica, si sa, è notoriamente corta, quasi quanto un mandato lampo). Durante la precedente consiliatura, Marianna Salierno aveva costruito una parte significativa della propria attività politica sull’attività ispettiva e sulle contestazioni relative alla gestione amministrativa. Non erano soltanto dichiarazioni da opposizione: ci sono numeri di protocollo, interrogazioni e verbali consiliari che meritano di essere ricordati.

Il 18 settembre 2023, ad esempio, veniva registrata l’interrogazione n. 64/2023 del 22 giugno 2023, avente ad oggetto «Asilo nido Mozzillo ed Europa Unita». Il primo firmatario indicato nel registro comunale è Antonio Iazzetta, a seguire la stessa Marianna Salierno e altri consiglieri dell’opposizione: si parlava proprio delle strutture scolastiche e degli asili della città, compreso quello di Europa Unita, nel quartiere Salicelle, successivamente realizzato grazie ai fondi PNRR.

Nello stesso giorno, Salierno risultava invece firmataria diretta dell’interrogazione n. 65/2023, relativa alla «Manutenzione estintori scuole ed immobili comunali – Riscontro». Un’attività di controllo sulle strutture pubbliche che testimonia quanto fosse attenta, allora, alle questioni amministrative e scolastiche. Ma è nel 2024 e soprattutto nel 2025 che il quadro diventa ancora più interessante.

Il 27 novembre 2024 veniva presentata l’interrogazione urgente n. 96/2024 sulla vicenda dei 180 alloggi delle Salicelle, oggetto di interventi finanziati attraverso il Fondo complementare al PNRR. Il 12 dicembre successivo, la questione tornava in Consiglio con ulteriori contestazioni sulle procedure amministrative, sulla gestione degli abusi edilizi e sui provvedimenti adottati nei confronti degli assegnatari.

E arriviamo al 17 settembre 2025. Qui il numero da ricordare è 81/2025: un’interrogazione urgente sottoscritta da Marianna Salierno insieme ad altri sei consiglieri, con contestazioni sulla gestione degli appalti integrati, sulle varianti progettuali, sugli incarichi professionali, sulla nomina dei direttori dei lavori e sui requisiti dei tecnici incaricati. Tra gli aspetti sollevati figuravano anche le verifiche sulla direzione dei lavori del Castello e sulle qualifiche professionali del tecnico incaricato. Insomma, non proprio una passeggiata inaugurale tra palloncini e fotografie ricordo. Il PNRR, in quella stagione politica, era materia da interrogazioni, richieste di chiarimenti e verifiche amministrative.

L’asilo delle Salicelle e il mistero della memoria

E qui arriviamo al punto che più di tutti meriterebbe una spiegazione. L’asilo nido di Europa Unita, nel quartiere Salicelle, è un’opera realizzata dall’Amministrazione Pannone grazie ai finanziamenti PNRR. Un intervento da circa 1,584 milioni di euro, affidato attraverso una procedura di appalto integrato, con aggiudicazione alla F.C. Group Srl per 927.213,97 euro.

Proprio su questa struttura esiste un precedente amministrativo da approfondire: l’interrogazione n. 64/2023, intitolata «Asilo nido Mozzillo ed Europa Unita». Visto che Marianna Salierno è tra i firmatari, sarebbe legittimo domandarsi quali fossero allora le sue perplessità e come si conciliassero con l’entusiasmo istituzionale di oggi. E non finisce qui. Nel settembre 2025, la stessa Salierno sottoscriveva un’interrogazione che metteva sotto osservazione proprio la gestione degli appalti integrati e degli incarichi professionali connessi ai cantieri PNRR.

Adesso, però, il copione sembra essere cambiato. Il cemento armato non fa più paura, le procedure non sembrano più meritare lo stesso accanimento ispettivo e i cantieri diventano improvvisamente scenografie perfette per fotografie istituzionali. Naturalmente, amministrare significa anche assumersi responsabilità e riconoscere che non tutto ciò che si contestava da oppositori necessariamente debba essere fermato quando si passa al governo. Ma proprio per questo sarebbe interessante ascoltare una spiegazione: quali contestazioni di ieri sono state superate? Quali criticità sono state risolte? E quali giudizi sono stati semplicemente archiviati insieme alla vecchia collocazione politica?

La grazia ricevuta e l’amnesia selettiva

Senza passare per le forche caudine del consenso popolare espresso dalle urne – dettaglio evidentemente non indispensabile quando si gode della grazia ricevuta da qualche superiore benevolenza d’apparato – la nostra assessora Salierno si è ritrovata catapultata in giunta. Un salto carpiato dalla barricata alla poltrona che avrebbe provocato un colpo della strega a chiunque altro. Non a lei, evidentemente dotata di una notevole flessibilità vertebrale. Ed eccoci così al grande classico della cinematografia politica locale: la passerella inaugurale.

Niente più fuoco di fila di interrogazioni, almeno per le opere che oggi si celebrano. Al loro posto, un tailleur impeccabile, un sorriso smagliante da copertina e il classico taglio del nastro proprio su quei cantieri PNRR che, nella precedente stagione politica, erano oggetto di interrogazioni, contestazioni e richieste di chiarimento. Guardarla oggi aggirarsi soddisfatta tra le opere pubbliche regala momenti di pura ilarità involontaria. Misteri della fede istituzionale: basta cambiare lato del tavolo e d’improvviso anche il cemento armato acquista una lucentezza angelica.

Come si cambia… per non cambiare mai

Viene quasi da commuoversi di fronte a tanta duttilità. Del resto, si sa: la responsabilità di governo nobilita, addolcisce, fa dimenticare i peccati di gioventù (politica) e trasforma i critici più severi in custodi delle inaugurazioni. Resta però una questione che non può essere liquidata con una fotografia, un nastro tricolore o un comunicato celebrativo.

La politica non è un abito che si indossa al mattino e si cambia al pomeriggio. Se ieri si riteneva necessario interrogare, contestare, chiedere verifiche e accendere i riflettori sulla gestione dei fondi pubblici, oggi non si può pretendere che i cittadini dimentichino tutto soltanto perché si è passati dall’opposizione alla maggioranza. Ai cittadini, spettatori di questa piroetta acrobatica, non resta che chiedere conto della metamorfosi.

Perché un’opera pubblica non diventa trasparente per il solo fatto che a inaugurarla sia chi ieri ne chiedeva conto. E un’interrogazione consiliare non scade come uno yogurt quando cambia la composizione della giunta. Come recitava la celebre massima: «Come si cambia per non morire». O, più realisticamente, come si cambia per un posto al sole. E magari, con un po’ di fortuna, anche per un posto in prima fila al taglio del nastro.

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AFRAGOLA. Luci e ombre in aula. Il dilettantismo dell’opposizione, l’eterno alibi del Sindaco e l’appoggio esterno di Futuro Nazionale

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AFRAGOLA – L’ultima assise consiliare di Afragola ha offerto alla cittadinanza un affresco nitido, quanto impietoso, dello stato di salute della politica cittadina. Tra le pieghe di un’aula infuocata si sono consumati due capitoli opposti ma parimenti indicativi: da un lato la clamorosa débâcle tattica delle minoranze sul regolamento della Street Art; dall’altro la consueta ed evasiva arringa del Sindaco Gennaro Giustino in materia di Bilancio Consolidato.

Un’analisi pacata ma rigorosa dei fatti impone alla stampa libera di distribuire luci e ombre con equilibrio, elogiando la strategia quando è efficace e strigliando la politica quando scade nell’improvvisazione o nello scaricabarile.

IL CASO “WRITERS”: SE L’OPPOSIZIONE CADE SULL’ABC DELLA TATTICA AULA

Il primo punto all’ordine del giorno recava l’adeguamento del “Regolamento comunale per le attività di Street Art e Writers” alle linee guida regionali (L.R. n. 3/2023). Un atto tecnico, fondamentale per non perdere i relativi canali di finanziamento e sbloccare opportunità per il territorio.

Su questo tema, la minoranza — complice l’assenza dell’insostituibile consigliera Alessandra Iroso — ha offerto una prova di singolare dilettantismo. Incapace di cogliere la reale debolezza dell’Amministrazione (l’essersi ridotta ancora una volta all’ultimo minuto con la mannaia dell’urgenza), l’opposizione si è impelagata in un groviglio inestricabile di mozioni ed emendamenti.

L’intervento della consigliera Rosaria Pecchia ha mostrato evidenti incertezze procedurali, spianando la strada allo sberleffo della maggioranza. A peggiorare il quadro ci ha pensato l’ex Presidente del Consiglio, Biagio Castaldo: anziché incalzare il Sindaco sul ritardo cronico della macchina amministrativa e chiedere contestualmente un ordine del giorno per discutere future modifiche senza bloccare i fondi, si è ostinato a richiedere il voto su un emendamento privo del parere contabile del Responsabile delle Finanze e dunque tecnicamente inammissibile. Suscitando perfino l’ilarità del fan più accanito di Very e Sasy, il Presidente del Consiglio Antonio Caiazzo.

Il finale della vicenda si è trasformato in una beffa politica. Sulle macerie della bocciatura dell’emendamento di Castaldo, si è inserito l’opportunismo tattico di Pasquale Rosario Iazzetta (PD), il quale ha chiesto la parola e intestato alla maggioranza l’ordine del giorno con le modifiche al regolamento. Un capolavoro di pragmatismo politico — forse imbeccato dalla stessa regia del Primo Cittadino — che ha consentito alla maggioranza di “gonfiare il petto”, incassare il risultato ed uscire vittoriosa a punteggio pieno. Su questo punto, il merito della compattezza va indubbiamente alla compagine di governo, mentre la bocciatura per l’opposizione è piena e meritata.

IL BILANCIO CONSOLIDATO: SE IL SINDACO FA ANCORA IL CONSIGLIERE DI OPPOSIZIONE

Di segno diametralmente oppposto, invece, il dibattito sul Rendiconto di Bilancio, dove gli interventi dei consiglieri Arcangelo Ausanio e Francesco Fusco hanno fatto intravedere un leggero miglioramento e compattezza tra le fila della minoranza mentre quello puramente tecnico di Giacinto Baia ha messo a nudo le fragilità dell’azione politica dell’opposizione. Di fronte ai rilievi numerici e contabili sollevati da un Consigliere che nella vita fa tutt’altro che il revisore dei conti è apparsa fisiologica la reazione del Sindaco Giustino che mostrando tutti i limiti di una narrazione politica che non riesce a farsi pienamente istituzionale, ha sentito forte il bisogno di scendere sul terreno fangoso della sfida sui numeri.

Il Primo Cittadino ha fatto leva sul solito leitmotiv: «L’amministrazione si è insediata a maggio 2025, il bilancio è la fotografia dell’intero 2025 gestito da chi c’era prima, dunque le colpe sono vostre». Dal punto di vista della polemica da bar, la tesi regge. Ma dal punto di vista della responsabilità amministrativa, il ragionamento non regge. La delibera è un atto della Giunta attuale: La Delibera n. 22 è stata esaminata, fatta propria e firmata dalla Giunta Giustino l’8 ottobre 2026. Sostenere che l’atto fosse “intoccabile” è una debolezza. Se vi erano discrasie ereditate o lacune, la Giunta aveva il dovere politico di correggerle prima di licenziare il testo. Lo scaricabarile sul software: Giustificarsi dicendo che l’errata classificazione da 1,6 milioni di euro nel Fondo Rischi (finita tra le sopravvenienze passive) è un “errore del programma informatico” equivale a scaricare la colpa sui computer per coprire una mancata verifica degli uffici finanziari. Il vuoto sui dati ATO Napoli 2: Presentare in aula un consolidato contenente i dati 2024 dell’Ente d’Ambito ATO Napoli 2 perché il bilancio 2025 “non è arrivato in tempo” dimostra che l’Amministrazione in carica stenta ancora a pretendere tempestività dalle sue partecipate.

Il Sindaco Giustino deve ricordare a se stesso di non essere più il fustigatore dai banchi della minoranza, ma il Primo Cittadino di una città complessa come Afragola. Sfidare gli avversari a “non parlare di numeri” o deridere la lettura delle carte non cancella la realtà degli atti.

A rendere ancora più necessario un chiarimento politico è quanto accaduto al momento del voto sul Rendiconto di bilancio: Rosaria Pecchia e Benito Zanfardito, espressione di Futuro Nazionale, il partito vannacciano, appena costituitisi in coppia politica in aula, hanno lasciato l’Assise, risultando assenti al momento del voto. Una scelta che, al di là delle intenzioni che solo loro possono chiarire, ha avuto un effetto politico preciso: non contribuire al voto di opposizione sul rendiconto dell’Amministrazione. È dunque legittimo chiedere ai due consiglieri di fare chiarezza: Futuro Nazionale è all’opposizione oppure intende garantire un appoggio esterno a questa Amministrazione? Perché, in una città in cui la maggioranza sembra tenere insieme sensibilità che vanno da destra a sinistra, spesso senza una riconoscibile coerenza ideologica, i cittadini hanno diritto di sapere chi governa, chi controlla e chi, con le proprie scelte in aula, finisce per agevolare chi governa.

RIGORE E VERITÀ PER IL BENE DI AFRAGOLA

Il compito della stampa non è quello di schierarsi a prescindere, ma di giudicare i fatti con terzietà. All’opposizione va rivolto l’invito a studiare i tecnicismi e la tattica d’aula, per evitare figuracce che mortificano la funzione stessa del controllo democratico. Alla maggioranza e al Sindaco va ricordato che il tempo degli alibi legati alla “vecchia gestione” è scaduto: governare significa assumersi la paternità degli atti che si firmano, correggere gli errori della macchina burocratica e abbandonare la clava della polemica in favore della trasparenza e del rigore amministrativo.

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AFRAGOLA. La fiaba del “chi rompe paga”. Quando la propaganda di Giustino incontra la comoda realtà dei documenti

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AFRAGOLA – C’era una volta la Svizzera di Afragola, un luogo incantato in cui i Sindaci, armati di post Facebook e toni da sceriffo dei cartoni animati, convocano i poteri forti, sbattono i pugni sulla scrivania e salvano la città a costo zero. Una narrazione epica, pensata per i social network, che trasforma la più banale amministrazione ordinaria in un kolossal hollywoodiano.

Il protagonista dell’ultima puntata è il Sindaco Gennaro Giustino, autore di un post trionfalistico in cui annunciava di aver “cambiato registro”, costringendo E-distribuzione a riqualificare 12 chilometri di strada a costo zero e promettendo sanzioni epocali alle aziende della fibra. Il leitmotiv? «Chi rompe paga».

Uno storytelling perfetto per raccogliere cuoricini e like. Peccato che, se anziché affidarsi alla tastiera si avesse la pazienza di leggere le carte, il castello di sabbia della propaganda crolli miseramente sotto il peso degli atti ufficiali.

Il bluff di E-distribuzione: la burocrazia normale spacciata per “blitz eroico”

Il Sindaco si attribuisce il merito esclusivo di aver strappato un accordo miracoloso per i ripristini. Ma cosa dicono i documenti del Comune?

Basta esaminare la nota ufficiale del Settore Lavori Pubblici (firmata dal Dirigente, l’Ing. Nunzio Boccia) relativa agli scavi di E-distribuzione su Via XI Traversa di Via Saggese. Scopriamo così che l’azienda ha semplicemente presentato la normale richiesta di autorizzazione e che i tecnici comunali avevano già inserito nei procedimenti standard l’obbligo del ripristino finale con il “tappetino d’usura in conglomerato bituminoso”.

Non c’è stato alcun duello rusticano tra il Sindaco e la multinazionale: c’è solo la normale applicazione delle norme tecniche e dei regolamenti vigenti. Spacciare gli atti d’ufficio della dirigenza per un trofeo personale strappato a forza di muscoli è pura e semplice demagogia.

La saga della fibra: il Sindaco minaccia, Open Fiber non si presenta (e risponde picche)

Ancora più esilarante – se non fosse tragico per il decoro istituzionale – è il capitolo dedicato alle aziende che posano la fibra ottica. Il Sindaco tuona che “chi rompe paga” e promette fuoco e fiamme. Ma la realtà dei fatti, documentata dalle carte protocollate, racconta di un’amministrazione che viene bellamente snobbata dai colossi delle telecomunicazioni.

Guardiamo le date e gli atti:

  1. Lo schiaffo istituzionale dell’estate: Con una nota del 30 luglio 2026, l’Ing. Boccia è costretto a emettere un formale sollecito a Open Fiber perché l’azienda ha disertato in massa la riunione di verifica convocata in pompa magna dall’Ente alla presenza del Sindaco. L’amministrazione “che cambia registro” non riesce nemmeno a far sedere le ditte intorno a un tavolo.

  2. La beffa di Via Roma: La goccia che fa traboccare il vaso arriva il 20 ottobre 2026. A fronte di una diffida inviata dal Comune per i dissesti in Via Roma (dal civico 2 al civico 78), Open Fiber risponde picche per iscritto, respingendo totalmente gli addebiti e mettendo nero su bianco che in quella data e a quell’indirizzo non c’erano né lavori in corso né lavorazioni pregresse della società.

In poche parole: mentre su Facebook si recita la parte dello sceriffo inflessibile, nei fatti le aziende disattendono le convocazioni e rispediscono al mittente le diffide comunali.

La voce dell’opposizione: il richiamo alla realtà di Alessandra Iroso

Di fronte a questo esercizio di mistificazione mediatica, si alza netta e documentata la voce del gruppo di minoranza. In un incisivo intervento politico, la consigliera Alessandra Iroso ha smontato pezzo per pezzo la narrazione del Sindaco, evidenziando come la propaganda social serva soltanto a coprire l’incapacità di gestire i rapporti istituzionali con le aziende.

La Iroso ha ricordato ai cittadini che la tutela del territorio e il rispetto dei capitolati d’appalto non sono concessioni elargite per grazia ricevuta dal Primo Cittadino, ma il frutto di obblighi di legge che gli uffici tecnici perseguono da sempre, spesso ostacolati da un’amministrazione brava negli annunci ma inadeguata nei fatti.

Meno social, più amministrazione

La verità che emerge da questa documentazione è impietosa. La Giunta Giustino continua a confondere la comunicazione social con la gestione della cosa pubblica. Si inventano vittorie di Pirro su atti che la burocrazia e i dirigenti compiono ogni giorno per obbligo di legge, mentre sul campo le vertenze con le grandi aziende si infrangono contro la fredda realtà di diffide ignorate e tavoli disertati.

I cittadini afragolesi sono stanchi delle fiabe digitali e degli slogan a scoppio ritardato. Le strade colabrodo, i rappezzi e i disservizi non si risolvono con i post celebrativi del Sindaco, ma con la competenza, il controllo rigoroso degli uffici e il lavoro istituzionale serio.

Fino a quando la priorità di questa amministrazione sarà fare propaganda anziché governare, l’unico vero “chi rompe paga” continuerà a valere solo per una categoria: i cittadini, costretti a pagare le spese di una città ostaggio delle illusioni social.

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