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CAIVANO. Il Sindaco Falco se dimostra di non essere “ostaggio” dei suoi eviterà lo scioglimento
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CAIVANO – Lo avevo detto, lo avevo scritto e forse anche contro ogni aspettativa temporale, in soli sette mesi si sta verificando ciò che è accaduto dopo tre anni e da tre anni ad Afragola con l’ex Sindaco Claudio Grillo.
Il documento registrato stamattina dai cinque consiglieri di maggioranza, dove si chiede nei fatti un azzeramento di giunta è la dimostrazione del fallimento del Sindaco e del suo zoccolo duro che pur di vincere alle scorse elezioni hanno creato una coalizione troppo eterogenea. In poche mosse il gruppo che da sempre è considerato la Cenerentola della maggioranza è riuscito a ingrossare i suoi ranghi e a dimostrare che in questa maggioranza oltre PD e Italia Viva non si è mai tenuto in considerazione delle idee degli altri.
Il Sindaco dal canto suo con le dichiarazioni rilasciate alla stampa locale – dove mentendo sapendo di mentire informava la cittadinanza di aver fatto rientrare la crisi con Italia Viva dimenticandosi di dover essere onesto intellettualmente e far capire anche cosa covava sotto la cenere e come avrebbe gestito la situazione – ha già ampiamente dimostrato di essere “ostaggio” del suo zoccolo duro e che non può uscire al di fuori del perimetro di chi lo ha scelto, complice anche il fatto di aver preso meno voti delle liste.
Il primo cittadino dimostra inoltre di essere molto attaccato alla fascia perché convinto che con incontri bilaterali, adottando lo stesso modus operandi praticato da chi lo sostiene, riesce a risolvere anche il problema nato stamattina con la richiesta di “Noi Campani” & C. e quindi la strada che sta pensando di percorrere può essere la seguente: mantenendo al proprio posto l’Assessore Pasquale Mennillo – e qui, siccome dimissionario gli dovrebbe rinnovare le deleghe con un nuovo decreto e non semplicemente respingere le dimissioni come vuol far credere ai più profani – porterà all’attenzione della maggioranza un bozza di bilancio, piena zeppa di opere mastodontiche e servizi all’avanguardia, con la speranza che i dissidenti della maggioranza capiscano il bluff e si limiteranno ad accettare la richiesta di votare il bilancio, se no la fascia tricolore si venderebbe il voto contrario come un affronto al progresso e al bene della città, illustrando ai concittadini tutte le grandi opere bocciate dai dissidenti.
Un film già visto, quindi cerchiamo di anticipare le mosse, in maniera tale che almeno i nostri lettori sappiano fino in fondo, quanto la classe dirigente caivanese sia più attenta ai tatticismi e ai propri interessi che alle esigenze di una grossa fetta di elettorato rappresentata oggi dai cinque consiglieri dissidenti.
Emblematico e grave, oltre quelli già elaborati da Minformo di Giovanna Palmiero, è un passaggio che si legge nel documento del Consigliere Raffaele Del Gaudio dove dichiara la fuoriuscita da “Orgoglio Campano” gruppo coordinato dal nipote del Sindaco Falco. Ad un certo punto del documento si legge: “considerata la inadeguatezza dell’azione politico-amministrativa dell’Amministrazione comunale rispetto alle reali, gravi necessità della città protesa solo alla privatizzazione dei servizi essenziali del paese, e tenuto conto altresì del mancato rispetto delle linee programmatiche sottoscritte nella competizione elettorale…”.
Privatizzazione dei servizi essenziali del paese? Senza dubbio questo passaggio del Consigliere Del Gaudio fa riferimento ad un’indiscrezione già in nostro possesso dove il Sindaco sarebbe fortemente orientato ad affidare la gestione delle risorse idriche ad una società privata attraverso un bando di gara pubblico. Sperando solo che al bando non partecipi anche l’Azienda “Acqua Bene Comune Azienda Speciale” ditta partecipata del Comune di Napoli, dove, guarda caso, i più informati fanno sapere che all’interno di questa azienda ha lavorato il fratello del Sindaco Donato, oggi in pensione e rimpiazzato, direttamente o indirettamente, dal figlio, l’attuale Consigliere Marcantonio Falco, nipote del Sindaco.
“Le Mani sulla Città” dovrebbe essere intitolato il film della familistica amministrazione Falco e ricordato come il Sindaco che privatizzò l’acqua a Caivano, logicamente se tutto questo gli verrà concesso. Quindi al di là delle dichiarazioni di rito scritte sui vari Comunicati Stampa di Italia Viva, dove si dipingeva la Consigliera Giovanna Palmiero come un personaggio politico famelico, questa è la visione che PD, Italia Viva e il Sindaco vogliono offrire alla città e che a tutto questo, per fortuna, c’è una parte di maggioranza che si oppone e lo si legge a chiare lettere sia dal documento redatto da Raffaele Del Gaudio che da quello di Giovanna Palmiero, dove insistentemente si parla di interessi propri anteposti a quelli collettivi.
Ovviamente il solco oramai è tracciato, la crisi non la si può più nascondere come la polvere sotto il tappeto. I problemi vanno affrontati e se il Sindaco fosse realmente libero di fare le proprie mosse, a questo punto, non ci sarebbe neanche bisogno di dimettersi per accontentare i dissidenti e ristabilire l’equilibrio dovuto dal nuovo assetto politico. L’autorevolezza del primo cittadino sarebbe semplicemente scaturita dal ritiro delle deleghe con successivi incontri bilaterali e ridistribuzione delle stesse.
Per il primo cittadino questa rappresenterebbe anche l’opportunità per dimostrare di aver imparato dai propri errori e rifarsi una volta e per sempre al manuale Cencelli, ritirare anche le deleghe a M5S e Articolo1, lasciare invariato il PD, riconoscere l’Assessore a “Italia Viva” che nel frattempo dovrebbe far dimettere il proprio Presidente del Consiglio dalla carica e riconoscere un assessore ad Orgoglio Campano. A Noi Campani, se si costituisse in un gruppo a 5, riconoscergli due assessori più il Presidente del Consiglio. Questo vorrebbe dire ristabilire gli equilibri giusti al nuovo assetto politico e assicurarsi realmente la rappresentatività nell’esecutivo e riuscire anche a superare lo scoglio del Bilancio.
In maniera contraria, se lo zoccolo duro del Sindaco, dovesse posizionarsi di traverso rispetto alle sue decisioni e tutto questo non venisse attuato, il primo cittadino dimostrerebbe di essere succube e “ostaggio” dei suoi e ai dissidenti non resterebbe altro che staccare la spina ad una fallimentare esperienza politico amministrativa.
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Caivano
CAIVANO. L’Amministrazione Angelino diffida sé stessa. Pippo Ponticelli minaccia il pignoramento delle casse comunali.
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29 Settembre 2026
CAIVANO – Ci sono lettere che nascono per fare paura e finiscono per fare solo tanta, irresistibile ilarità. L’ultima perla giunta sui tavoli di Palazzo di via Don Minzoni reca la firma del Consigliere comunale di maggioranza Giuseppe Ponticelli — per gli amici “Pippo”. Uno che di mestiere fa l’avvocato, ma che in questa tragicommedia amministrativa riesce nell’ardua impresa di interpretare contemporaneamente tre ruoli comici: il creditore impuntato, l’oppositore interno e la vittima del sistema. Un capolavoro di schizofrenia politica ed esecutiva.
La vicenda è di quelle che farebbero la fortuna di un commediografo. Oggetto del contendere: la Proposta di delibera consiliare n. 160 del 17 settembre 2026, avente ad oggetto un debito fuori bilancio da liquidare al succitato Avv. Ponticelli. Si parla di onorari per una causa stravinta addirittura nel lontanissimo 2013. Tredici anni di attesa. Un’era geologica.
Accade però che l’Ufficio Legale dell’Ente confezioni un’istruttoria dove, con prosa felpata e contabile, spiega sostanzialmente che se questi soldi non sono ancora approdati sul conto del legale, la colpa è anche un po’ dell’“inerzia” dello stesso creditore, il quale avrebbe snobbato transazioni dell’OSL, ignorato PEC (mai arrivate, giura lui) e persino spedito le sue coordinate bancarie da mail ordinarie disabilitate dal 2011.
A quel punto, al nostro Pippo si sono chiuse le vene. Di fronte all’affronto dell’Ufficio Legale, l’avvocato-consigliere non ha risposto con la calma olimpica di chi sta sopra le parti, ma ha sguainato la penna stilografica verando un manifesto di indignazione di quattro pagine dove volano stracci, formule da Codice di Procedura Civile e citazioni della Cassazione.
L’accordo bonario? No, grazie: lasciate qui anche gli spiccioli
La parte più sublime del melodramma sta tutta nel rifiuto della transazione. L’Organismo Straordinario di Liquidazione (OSL) propone l’accordo bonario? Macché. Il Sindaco e l’Assessore agli Affari Legali tentano una mediazione per evitare il patatrac? Giammai!
Con lo sprezzo del pericolo tipico di chi rivendica pure i tre euro del bollo, Pippo mette a verbale una lezione di diritto esecutivo: “Ma che c’entrano il Sindaco e l’Assessore? Hanno facoltà o ruoli nelle procedure esecutive?” Tradotto dal burocratese al volgare: “Io non voglio sconti, non voglio accordi e non mi accontento delle briciole. Pretendo fino all’ultimo centesimo, comprese le spese di precetto e i centesimi della notifica!”
È una scena d’altri tempi. Immaginate la scena: un consigliere di maggioranza, eletto per amministrare e salvare il Comune dal dissesto, che si presenta allo sportello della Tesoreria con la calcolatrice in mano e il piglio del collezionista di figurine, irremovibile persino di fronte ai tentativi di bonaria composizione. Guai a toccargli il decimo di euro di spese successive; la giurisprudenza di legittimità — ci ricorda dall’alto del suo scranno — non perdona!
Il cortocircuito: Pippo contro Pippo
Ma è sul versante politico che la faccenda scivola nel surreale. Giuseppe “Pippo” Ponticelli è un pilastro della maggioranza del Sindaco Antonio Angelino. Teoricamente sostiene l’Amministrazione, vota i bilanci, condivide la visione della città. In pratica, però, quando si tratta delle proprie parcelle, veste i panni del pignoratore implacabile che minaccia di mettere sui binari del pignoramento proprio quell’Ente che lui stesso governa. Siamo al cortocircuito perfetto: La maggioranza sbrana se stessa: Un consigliere fido che accusa la burocrazia del suo Sindaco di produrre “falsità in atto pubblico”, “superficialità” e “puro pressapochismo”. Se queste cose le dicesse l’opposizione, si griderebbe allo sciacallaggio; se le scrive Ponticelli, è il “fuoco amico” che incendia la diligenza. Il metodo delle email fantasma: L’istruttoria svela che il Comune per oltre un decennio ha continuato a inviare comunicazioni formali su caselle mail ordinarie defunte nel 2011. L’Amministrazione della “svolta” e della digitalizzazione che gestisce le posizioni debitorie usando le lettere d’amore spedite all’indirizzo sbagliato. La sedia vuota in aula: Quando questa benedetta Proposta 160 arriverà in Consiglio Comunale per l’approvazione del Debito Fuori Bilancio, assisteremo allo spettacolo nello spettacolo. Pippo dovrà alzarsi e uscire dall’aula ex art. 78 TUEL per palese conflitto d’interessi, lasciando i suoi colleghi di maggioranza a votare le sue parcelle mentre lui attende fuori dalla porta come un creditore dell’Ottocento.
Una lezione di “alta” politica
Tutta questa contesa sulle spese di notifica e sulle PEC mai pervenute ci regala la fotografia impietosa del momento che vive Caivano. Mentre la città attende risposte concrete sui servizi, sulla sicurezza e sul rilancio, l’attenzione della politica locale viene assorbita dal contenzioso tra un consigliere di maggioranza e l’Ufficio Legale del suo stesso Comune per una manciata di crediti storici. Ponticelli diffida l’Ente, accusa i funzionari di scarsa preparazione e si erge a difensore della dignità professionale. Ma la sensazione che restituisce alla città è solo quella di un desolante teatrino: quello di chi, pur sedendo tra i banchi del governo cittadino, non riesce proprio a resistere alla tentazione di comportarsi, carte alla mano, come l’esattore più intransigente della contea.
Caivano
CAIVANO. Processo sulle ingerenze criminali. Gaetano Ponticelli assolto. Il trionfo della difesa e del giusto processo
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1 mese fail
23 Settembre 2026
AVERSA – Si è chiuso nell’aula 108 del Tribunale di Napoli Nord ad Aversa il primo grado del processo con rito ordinario nato dalle inchieste della Direzione Distrettuale Antimafia sul condizionamento della malavita negli appalti del Municipio di Caivano. Una sentenza complessa, pronunciata dal presidente del collegio giudicante Luigi Buono, che traccia una linea netta tra le singole posizioni e ridisegna la mappa delle responsabilità legali.
I giudici hanno inflitto condanne severe a figure chiave della burocrazia e della politica dell’epoca: 14 anni di reclusione per l’ex capo dell’ufficio tecnico Vincenzo Zampella (per il quale è stata disposta la scarcerazione dai domiciliari) e 14 anni per l’ex segretario di Italia Viva Armando Falco, per i quali è stata applicata anche la sorveglianza speciale per 3 anni e il risarcimento verso le parti civili (il Comune di Caivano e l’associazione Caponnetto). Sul fronte degli imprenditori, Domenico Amico rimedia 5 anni, mentre sono stati assolti Filomena Coppeta, Francesco Peluso, Teresa Peluso e Michela Amico. Per l’ex assessore PD Arcangelo Della Rocca è arrivata una pena lieve e sospesa a 1 anno e 10 mesi, con la caduta dell’aggravante associativa.
Ma il verdetto che pesa di più sul piano politico e garantista — ribaltando una richiesta d’accusa che chiedeva ben 12 anni di reclusione — è l’assoluzione piena di Gaetano Ponticelli, ex consigliere comunale di Forza Italia.
La strategia difensiva: Quando la tecnica processuale abbatte il teorema
La figura di Gaetano Ponticelli non è mai stata ordinaria nel panorama locale. Consigliere di opposizione durante l’Amministrazione guidata da Enzo Falco, Ponticelli ha sempre rappresentato una delle menti politiche più preparate, strutturate e radicate della città. Proprio per questo suo peso specifico, la Procura era convinta che rientrasse nel presunto sistema di ingerenza criminale negli uffici di Palazzo.
Per smontare un’accusa così infamante e complessa, Ponticelli ha scelto di affidarsi a un collegio difensivo di altissimo profilo accademico e forense. La strategia è stata orchestrata dal Prof. Avv. Michele Dulvi Corcione, che ha scelto di farsi coadiuvare dal Prof. Avv. Vincenzo Maiello, avvalendosi del prezioso lavoro dei collaboratori di studio, l’Avv. Giuseppe Cianniello e l’Avv. Mario Mastrantuono.
L’assoluzione con formula piena non è arrivata per caso, ma è il frutto di un rigido e rigoroso lavoro di maieutica giudiziaria. Una menzione speciale va all’Avv. Giuseppe Cianniello (dello studio Dulvi Corcione), che ha condotto brillantemente gli esami e i controesami in aula. Con un garbo istituzionale impeccabile e una precisione maniacale sulle carte, l’avvocato Cianniello è riuscito a evidenziare le incongruenze dei dichiaranti e dei collaboratori di giustizia, mettendo in grave difficoltà l’impianto accusatorio e dimostrando l’assoluta estraneità di Ponticelli da qualsiasi logica criminale.
Questa sentenza dimostra una verità fondamentale che troppo spesso il giustizialismo sommario dimentica: le indagini sono un’ipotesi, ma è nel dibattimento — con il rispetto delle garanzie e la bravura dei tecnici del diritto — che si accerta la verità penale.
Una riflessione sul ruolo della Magistratura e del Giusto Processo
In un Paese maturo, salutare un’assoluzione non significa “scagliarsi” contro la Magistratura o la Pubblica Accusa (rappresentata in aula dal PM Francesca De Renzis). La Procura fa il suo lavoro di indagine a tutela della collettività; i Giudici del Tribunale, con terzietà e rigore, valutano le prove. Il fatto che un collegio giudicante abbia assolto un imputato a fronte di una richiesta severa è la prova che il sistema delle garanzie democratiche e del giusto processo funziona.
Non c’è spazio per le invettive: c’è solo spazio per il rispetto delle istituzioni giudiziarie, attese ora dalla pubblicazione delle motivazioni entro 90 giorni, ricordando che per tutti gli imputati vale la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio.
Verso il futuro: La politica caivanese e la potenziale discesa in campo di Ponticelli
Resta però il dato politico e umano. Per quasi un anno e mezzo, la figura di Ponticelli è stata schiacciata da un’ombra gigantesca. Oggi che le accuse si sono rivelate infondate, la città si ritrova di fronte a un uomo restituitosi alla vita pubblica con il peso e la dignità di chi ha attraversato il calvario giudiziario ed è emerso pulito.
Mentre Caivano appare fermata al palo, immobile sul piano dello sviluppo e impantanata dopo quasi un anno di Amministrazione Angelino, il ritorno di una figura esperta come Gaetano Ponticelli riapre inevitabilmente il dibattito sul futuro. Non si tratta di rivincite personali, ma di agibilità politica: chi ha vissuto l’incubo dell’ingiusta gogna ha oggi l’autorevolezza e il dovere di dimostrare come si fa politica con la P maiuscola, basata sulla competenza, sulla conoscenza degli atti e sul rispetto delle regole.
Caivano ha un disperato bisogno di amministratori preparati e non di improvvisazione. L’assoluzione di Ponticelli non è solo la vittoria di un collegio difensivo d’eccellenza: è un promemoria per tutta la comunità su quanto siano fondamentali la garanzia del diritto e la qualità della classe dirigente.
Caivano
CAIVANO. Miasmi zona ASI. Il Sindaco senza naso e quella telecamera spenta quando serviva davvero.
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18 Settembre 2026
CAIVANO – Su questa vicenda non ho voluto scrivere una riga per giorni. Ho aspettato. Ho preteso che sulla salute dei cittadini parlino prima la scienza e le carte: le relazioni dell’ARPAC, le verifiche dei Vigili del Fuoco, le valutazioni dell’ASL. Perché quando c’è di mezzo l’aria che respirano le nostre famiglie non si fa giornalismo sulle impressioni, sui “sentito dire” o sui post acchiappaclik su Facebook.
Oggi i dati ufficiali ci sono. La ricostruzione tecnica è depositata. Ed è proprio ora che le domande al Sindaco di Caivano, Antonio Angelino, vanno fatte tutte, senza sconti. Non per speculare sulla paura — al contrario — ma per ristabilire una verità elementare: un primo cittadino non è un direttore marketing che si esibisce a telecamere accese solo per vendere propaganda, per poi sparire nel silenzio più assoluto quando la città si spaventa.
Cominciamo dai fatti e dai dati ufficiali
L’ARPAC ha ricostruito la dinamica dell’incidente avvenuto nello stabilimento PPG Industries dell’area ASI di Pascarola, un impianto classificato a tutti gli effetti come “Seveso di soglia superiore”:
L’11 settembre durante una lavorazione viene utilizzato per errore un reagente non appropriato.
Il 12 settembre si verifica una prima fuoriuscita da fusti di stoccaggio temporaneo. Nella miscela è presente etilacrilato, un composto chimico noto per l’altissima percettibilità olfattiva anche a concentrazioni infinitesimali, oltre a del butilglicole.
La notte tra il 14 e il 15 settembre la situazione precipita: una cisterna sviluppa nuova pressione e vapori a causa di una reazione chimica innescata dall’aggiunta errata di un composto amminico. Interviene il nucleo NBCR dei Vigili del Fuoco, la cisterna viene messa in sicurezza e la Magistratura dispone il sequestro.
I rilievi ARPAC del 15 settembre eseguiti nell’impianto non rilevano concentrazioni di COV superiori ai limiti di quantificazione analitica.
Ma attenzione: odore percepito e concentrazione tossica misurata non sono la stessa cosa. L’etilacrilato si avverte nettamente anche quando è presente in dosi bassissime. Tuttavia, l’ASL di Caserta ha chiarito che la reazione tra le diverse sostanze potrebbe aver generato un composto derivato la cui natura resta da identificare. I fatti tecnici sono questi. Ma la gestione politica e amministrativa dell’emergenza è stata un disastro su tutta la linea.
12 settembre: il vuoto delle istituzioni e l’allerta mancata
Il 12 settembre un lezzo acre e insopportabile invade Caivano e i comuni vicini. La gente si allarma. Il Sindaco si difende sostenendo che l’azienda non aveva comunicato l’evento. Se la PPG ha violato gli obblighi di notifica, saranno la Magistratura e gli organi competenti a punirla. Ma la responsabilità del Sindaco non si esaurisce con un “nessuno mi ha telefonato”. Quando un’intera città segnala un’aria irrespirabile proveniente dall’area industriale, il primo cittadino non attende che il problema gli venga consegnato infiocchettato dalla Prefettura. Il Sindaco attiva la Protezione Civile Comunale, chiama l’ARPAC, pretende verifiche immediate e informa la popolazione. Il naso non sarà un organo citato nel Testo Unico degli Enti Locali, ma la capacità di percepire un pericolo e proteggere la propria comunità sì.
Il capolavoro del caos: scuole chiuse a lezione già iniziata
La conferma della disorganizzazione arriva la mattina del 15 settembre con l’Ordinanza n. 19/SIN. Il Sindaco disattiva parchi, giardini, cimitero e ordina la chiusura delle scuole. Una misura precauzionale giudicata corretta dall’ASL. Il problema vero è come e quando è stata eseguita: l’ordinanza è stata diramata a mattinata inoltrata, quando bambini e ragazzi erano già seduti ai banchi di scuola!
Si rende conto il Sindaco di cosa ha combinato? Migliaia di famiglie costrette a corse disperate per recuperare i figli, bambini spaventati, personale scolastico lasciato a gestire il panico nell’incertezza totale. Questa non è tutela della salute pubblica: questo è dilettantismo amministrativo che genera solo caos.
La Filiera del Cortocircuito:
[Rilascio Chimico] ➔ [Assenza di Allerta Precoce] ➔ [Ordinanza Tardiva] ➔ [Panico e Caos nelle Scuole]
E l’area ASI? Le domande mancanti sul Piano di Emergenza
C’è un’altra incoerenza macroscopica. Se il rischio ambientale era tale da giustificare la chiusura di scuole e parchi in tutto il territorio comunale, perché non è stata disposta un’interdizione cautelativa e il blocco della viabilità proprio nella porzione della Zona ASI attorno alla PPG?
Il Piano di Emergenza Esterna (PEE) curato dalla Prefettura e il Piano di Emergenza Comunale prevedono espressamente il blocco degli accessi e il confinamento nelle zone di impatto. Invece di chiudere in ritardo la città, si doveva blindare tempestivamente l’area dell’incidente. E anche la Prefettura dovrà chiarire perché il 12 settembre la catena di allertamento istituzionale si sia inceppata davanti alle segnalazioni di migliaia di cittadini.
La telecamera spenta: dalla propaganda al silenzio
Ma il punto politicamente più scandaloso riguarda la comunicazione. Il Sindaco Angelino trova sempre il tempo di accendere la telecamera per fare dirette social utili solo alla sua propaganda di regime — persino per annunciare la semplice candidatura del Comune a un bando sulla videosorveglianza. Parla, sorride, vende risultati. Ma la mattina del 15 settembre, mentre i Vigili del Fuoco operavano con le tute NBCR, mentre l’ARPAC campionava l’aria e le famiglie Caivanesi erano nel panico, quella telecamera è rimasta clamorosamente spenta.
In un’emergenza chimica la comunicazione è una misura di protezione civile. Fare una diretta alle 7 del mattino e dire: “C’è un’ipotesi di fuoriuscita nell’area ASI, stiamo verificando con i Vigili del Fuoco, tenete le finestre chiuse e non mandate i figli a scuola a scopo precauzionale” avrebbe salvato la città dal caos. Tacere significa abbandonare i cittadini alle notizie frammentarie dei social.
Come si fa il Sindaco (visto che bisogna insegnarlo)
Signor Sindaco, le spiego io come si fa il Sindaco, visto che da cronista osservo questa città da molto prima che lei indossasse la fascia. Un primo cittadino non è l’imbonitore che compare solo quando c’è da fare passerella. Quando c’è un rischio, si agisce d’anticipo. Quando le scuole vanno chiuse, si avvisano le famiglie la sera prima o all’alba, non a prima ora di lezione terminata, quando c’è da interdire la zona interessata dai fatti la si interdice senza avere titubanze né sudditanza psicologica verso problemi più grandi di noi. E quando la città ha paura, si accende la telecamera e si mettono la faccia e le informazioni al servizio dei cittadini.
La sua telecamera, Sindaco Angelino, doveva stare accesa l’altra mattina. Averla tenuta spenta è la dimostrazione plastica della differenza tra il governare una comunità e il limitarsi a fare la comparsa del giorno dopo.
L’ultima riflessione
Un’ultima riflessione la devo a voi, cittadini caivanesi. Questa vicenda deve farci aprire gli occhi su un errore che a Caivano continuate a ripetere. Quando andate alle urne e votate il famoso “giovane uno di noi”, magari solo perché è un bravo ragazzo o ci sembra il figlio educato della signora del pianerottolo accanto, non stiamo scegliendo la competenza: stiamo solo premiando la simpatia o alimentando il nostro sogno inconscio del: “se ce l’ha fatta lui, può farecela anche mio filgio”. La politica non si fa con la narrazione delle buone intenzioni o con le ombre oniriche, ma leggendo i programmi e valutando la capacità amministrativa concreta delle coalizioni. Noi di Minformo lo diciamo sin dal primo giorno: Antonio Angelino guida un’amministrazione eletta senza una visione strategica e senza un programma ideale per il territorio, finendo per rivelare evidenti difficoltà sul piano gestionale.
Io sono stato il suo critico più severo fin dalla campagna elettorale. Conoscevo bene il soggetto politico e il suo “mutismo”, affinato in dieci anni di un’opposizione quasi invisibile e confermato nei mesi più bui della cronaca nera che ha travolto il nostro paese. Ho sempre criticato le sue scelte politiche a ragion veduta e carte alla mano. Ma questa volta no. Questa volta ho scelto un religioso silenzio. Non c’è stato bisogno di una mia sola parola: ha fatto tutto lui, da solo. Davanti a un’emergenza reale e complessa, l’amministrazione si è incartata su un problema immensamente più grande della propria portata, mostrando a tutta la città i propri limiti e un’inadeguatezza amministrativa che i fatti di queste ore hanno reso difficile non vedere.


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