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CAIVANO. Antonio Angelino al posto di smentire la sua ineleggibilità preferisce confondere le idee all’elettorato

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CAIVANO – Che Peccato! Antonio Angelino ha perso un’altra occasione per mettermi a tacere. Lo poteva fare tranquillamente esibendo il suo protocollo della richiesta di collocamento in aspettativa e invece? Se ne è uscito con un documento raffazzonato pieno zeppo di articoli del TUEL che nulla c’azzeccano con quanto illustrato dal sottoscritto nel precedente editoriale (leggi qui).

Nel tardo pomeriggio di ieri, come un impiegato distratto che si ricorda all’ultimo di timbrare il cartellino o come il candidato a Sindaco che si dimentica di richiedere il collocamento in aspettativa non retribuita prima della sua candidatura, Antonio Angelino, l’uomo che corre per la fascia tricolore con un punto interrogativo sulla legittimità grande quanto il Castello medievale, ha rotto gli indugi.

E no, non lo ha fatto con la smentita secca che chiunque si sarebbe aspettato se avesse avuto le carte in regola. Nessuna foto dell’istanza di aspettativa, nessuna ricevuta protocollata, nessuna data certa. Ma solo un pezzo di Diritto Amministrativo creativo, una vera e propria jam session legale in stile Azzeccagarbugli al servizio della campagna elettorale, probabilmente nel tentativo di disorientare l’elettore medio, qualche alleato incazzato e – perché no – pure qualche cronista meno preparato o prezzolato.


Il documento dell’Azzeccagarbugli

Il testo diffuso da Angelino sembra scritto da un Azzeccagarbugli di provincia: norme messe insieme a casaccio, con l’eleganza di un puzzle fatto con pezzi di scatole diverse. Ma soprattutto, un documento che non entra mai nel merito della questione: Angelino è o non è in aspettativa? Se sì, da quando? Se no, perché? Angelino in Città Metropolitana ricopre o no una posizione organizzativa? Se è no, da quando?

Silenzio. Solo fumo, nessun arrosto. Un’arrampicata sugli specchi degna delle migliori tradizioni politiche italiane. Il Dottor Angelino, funzionario di rango (con Posizione Organizzativa, ripetiamo, mica un usciere in prova) alla Città Metropolitana, non smentisce nel merito. Non esibisce la prova provata. No. Lui spara un mitra di articoli del TUEL presi a caso, mescolati come fossero carte da briscola, sperando di disorientare l’elettore medio e, soprattutto, di far fare, con scarsi risultati, la figura del pasticcione al sottoscritto.


L’Accusa del “Gossip Politico”

Il colpo di genio di Angelino? Tentare di delegittimare il mio lavoro da giornalista libero e indipendente associando le mie indagini alle “fake news” o, peggio, ai potenziali attacchi subdoli dei suoi competitor politici che, per la cronaca, stanno zitti e muti come pesci, lasciando che l’inchiesta la faccia chi ha voglia di studiare.

Vorrei tranquillizare coloro che in queste ore si sono stracciati le vesti sui social, blaterando di una mia presunta invidia verso la coalizione di Angelino, o che, con ancor più bassa retorica, mi hanno paragonato a una ‘strega obesa’ pronta a spezzare la scopa – alludendo malignamente alla mia inchiesta uscita proprio nei giorni in cui, per tradizione, le streghe ‘diffondono il male’ – rispondo con chiarezza:

Premesso che non faccio politica, con questi scenari me ne sarei riguardato bene dal farla. Affinché su questa vicenda sia fatta la dovuta chiarezza – e dato che né io né Antonio Angelino siamo dei giuristi, rendendo le nostre interpretazioni di fatto irrilevanti – l’unica via è che il leader di ‘Caivano Conta’ venga eletto Sindaco. Pertanto, paradossalmente faccio il tifo per lui.

Solo questo evento, infatti, potrà risvegliare quei cittadini caivanesi che tengono seriamente alla legalità e spingerli a un ricorso al TAR. Solo un giudice amministrativo, e non le chiacchiere da social, potrà stabilire quale interpretazione sia quella corretta: la mia o quella raffazzonata dell’Azzeccagarbugli a cui Angelino si è rivolto.

Le sentenze parlano chiaro

E allora, dato che del documento di Antonio Angelino si è capito poco o nulla e poiché la chiarezza non abita dalle parti del suo comitato elettorale, tocca ribadire ciò che la giurisprudenza ha già chiarito da anni. Non lo dice “il giornalista cattivo”, non lo dice “la concorrenza politica”. Lo dicono le sentenze. E le sentenze, come noto, non si votano: si leggono e si applicano.

Consiglio di Stato, Sez. V, 6 agosto 2018, n. 4523
Ha confermato che dirigenti e funzionari della provincia o città metropolitana sono ineleggibili nei comuni del territorio di appartenenza, poiché l’ente sovraordinato esercita poteri di vigilanza e coordinamento sui comuni.

(Principio Affermato – Dirigenti e FUNZIONARI della Città Metropolitana sono INELEGGIBILI nei Comuni del loro territorio. Perché? Perché l’ente sovraordinato vigila e coordina i Comuni. Se lei fa il Sindaco, chi la controlla? Lei stesso? Comico! ndr)

TAR Campania, Napoli, Sez. I, sent. n. 2743/2016
Ha stabilito che la causa di ineleggibilità riguarda anche funzionari con poteri amministrativi o di coordinamento rilevanti, non solo i dirigenti di vertice.

(Principio Affermato – La causa di ineleggibilità riguarda anche i FUNZIONARI con poteri rilevanti. Non si salva solo perché non è un Dirigente di vertice: il suo incarico di elevata qualificazione (la sua P.O.) la pone in posizione potenzialmente influente. ndr)

Cass. Civ., Sez. I, 25 giugno 2008, n. 17312
Ha ribadito che la ratio è evitare conflitti di interesse e condizionamenti tra ente sovraordinato e territorio comunale.

(Principio Affermato – La ratio è evitare conflitti di interesse e condizionamenti. Chi lavora per chi controlla il Comune non può contemporaneamente essere il capo del Comune controllato. Non è etica, è la legge. ndr)

Tradotto: chi lavora per la Città Metropolitana non può candidarsi nei comuni che ne fanno parte, a meno che non si metta in aspettativa prima della candidatura.


Il caso Angelino: un D2 troppo vicino ai Comuni

Applicando tutto questo al caso concreto, il quadro è cristallino. Il signor Angelino, funzionario D2 con incarico di elevata qualificazione nella Città Metropolitana di Napoli, mantiene rapporti diretti con i Comuni del territorio metropolitano, incluso quello dove ora vuole farsi eleggere. E questo, in base all’art. 60 del TUEL, configura pienamente una causa di ineleggibilità.


Fake news? No, domande scomode

Altro che fake news. Le fake news sono quelle che si scrivono per confondere gli elettori, non le domande legittime di chi fa il suo mestiere — quello di giornalista libero e indipendente — con documenti alla mano, sentenze alla luce del sole e nessuna tessera di partito in tasca.

Angelino, invece di tentare di delegittimare chi indaga, invece di ricorrere alla solita strategia del vittimismo e alla tattica del paternalismo con la retorica del lavoratore che porta il pane a casa per i suoi figli, farebbe meglio a fare la cosa più semplice del mondo: mostrare la domanda di aspettativa. Se c’è, bene. Se non c’è, peggio. Ma almeno la smetteremmo con il teatrino delle interpretazioni creative del diritto amministrativo.


Conclusione: meno fumo, più carte

A furia di confondere la legge con la propaganda, qualcuno rischia di trasformare una candidatura in un caso da manuale. E in quel caso, più che un sindaco, servirebbe un buon avvocato.


⚖️ Nota legale

L’articolo 60, comma 1, n. 11 del D.Lgs. 267/2000 (TUEL) prevede l’ineleggibilità per “i dirigenti, i funzionari e i dipendenti delle province e delle città metropolitane che esercitano le loro funzioni in materie o servizi relativi ai comuni compresi nel territorio della provincia o della città metropolitana”.

La norma mira a prevenire conflitti di interesse e rapporti di subordinazione politica tra enti, garantendo l’autonomia e l’imparzialità della pubblica amministrazione.
La giurisprudenza amministrativa (Cons. Stato n. 4523/2018, TAR Campania n. 2743/2016, Cass. n. 17312/2008) ha più volte ribadito che tale ineleggibilità si estende anche ai funzionari non apicali che, per compiti e competenze, intrattengono rapporti diretti o indiretti con i Comuni del territorio metropolitano.

In assenza di un collocamento in aspettativa formalmente richiesto e documentato prima della candidatura, la posizione è giuridicamente incompatibile con l’eleggibilità.

Con questo spero di essere stato ancora più esaustivo e si rinnova l’invito al Candidato a Sindaco di mostrare il documento che attesti la sua richiesta di collocamento in aspettativa non retribuita prima della candidatura. In maniera contraria, sarò costretto a ricordarlo in ogni sede le interpretazioni a tale mancanza, l’ineleggibilità del soggetto in questione e sarà un piacere dimostrare a tutti l’incapacità amministrativa del politico col sigaro e bretelle, quando un giudice amministrativo lo manderà a casa.

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CAIVANO. I piccoli campioni dell’Academy in finale a Paestum

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CAIVANO – Una bella notizia per Caivano che dimostra quante potenzialità vere esistono in questo territorio martoriato che nessuno racconta.

Domani è un giorno speciale per tanti bambini di questo paese, in particolare per gli iscritti alla scuola calcio “Academy Caivano”. La squadra composta dai nati nel 2013 e nel 2014, guidati dal mister Vittorio Santagata, punto di riferimento tecnico, educativo e umano dei suoi guerrieri, è impegnata nel prestigioso trofeo “Poseidon” di calcio giovanile, che impegna le migliori 24 squadre di categoria.

Tre giorni di gare tiratissime tra Paestum, Capaccio e Agropoli. E domani Caivano ha un appuntamento con la storia perché l’Academy gialloverde si è qualificata in finale battendo 4 a 0 la scuola calcio di Sant’Anastasia. E in quel di Paestum domani sono attesi tanti caivanesi per dare forza ai figli di questa terra a caccia di un’impresa sportiva in finale che da queste parti assume sempre un altro valore, un altro sapore. Sportivo e sociale. E si spera che al ritorno di questa impresa, comunque andrà la finale, il primo cittadino sia in strada ad accoglierli come questi bambini meritano. Valorizzando l’impegno sociale di chi lontano dai riflettori valorizza i talenti ma soprattutto, come l’ “Academy Caivano”, esprime un valore innanzitutto sociale in una terra di frontiera.

Domani tanti caivanesi a Paestum a sostegno di questi ragazzi che in campo rappresenteranno tutta la comunità.

In bocca al lupo alla Caivano bella. Anche dal direttore e dal Gruppo Minformo.

Tornate vincitori! Lo meritate voi, lo merita il vostro presidente, il vostro mister, tutto lo staff ed anche questa città. Qui c’è bisogno di primati positivi. Anche come questi. Forza Academy, forza Caivano.

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Caivano

CAIVANO. Il Re Sole e il falso mito delle casse vuote.

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CAIVANO – C’è un fantasma che si aggira tra le stanze della casa comunale di Caivano: il fantasma del “non ci sono i soldi”. Una scusa vecchia come il politichese, un paravento dorato dietro cui l’Amministrazione Angelino tenta di nascondere sei mesi di totale, drammatica e imbarazzante paralisi. Ma le bugie, si sa, hanno le gambe corte e i bilanci, per fortuna, parlano un’altra lingua.

L’altra sera, presso la casa comunale, è andata in scena una riunione di maggioranza che ha assunto i contorni di una vera e propria resa dei conti psicologica. La sensazione emersa è ormai una certezza granitica: i consiglieri comunali hanno iniziato ad accusare, per adesso velatamente, il primo cittadino di essere un accentratore patologico. Un “Re Sole” che non ama delegare, che soffoca ogni spazio di manovra e che, di fatto, sta impedendo ai singoli eletti di dare risposte concrete al proprio elettorato. I consiglieri sono ridotti a schiacciare un bottone in aula, privati della dignità del proprio ruolo.

Tanto è vero che le indiscrezioni raccontano di un summit carbonaro avvenuto in gran segreto la sera precedente: i quattro consiglieri di “Bene Comune”, i tre di “Caivano Unita” e il solito Giuseppe Gebiola di “Caivano 2.0” si sono riuniti attorno a un tavolo per discutere del peccato originale di questa consiliatura. Gli assessori che questi stessi gruppi hanno individuato e posizionato sulle poltrone della giunta non rispondono a chi li ha nominati, ma pendono esclusivamente dalle labbra del Sindaco. Un cortocircuito democratico favorito dal fatto che, essendo molti di loro forestieri, non conoscendo il territorio si sono semplicemente allineati all’unico uomo al comando per incassare lo stipendio e l’immunità politica.

Davanti alle timide proteste della sua stessa maggioranza, il Sindaco tira fuori il solito ritornello: “Le casse sono vuote, non c’è spazio di manovra”. Ma la verità è un’altra. In sei mesi di insediamento, con cinque consigli comunali celebrati (compreso quello cruciale di stasera), in aula non è mai stato portato un solo indirizzo politico degno di nota. Nessun piano per grandi investimenti, nessuna visione di cambiamento in qualsivoglia settore. Solo passerelle social, come quelle sul PUC blindato gestito dall’assessore Lopez.

Da giornalisti ed editorialisti abbiamo il dovere di fare un’operazione verità. Mettiamo da parte la propaganda e seguiamo la cronologia esatta dei conti pubblici di Caivano. I numeri che seguono dimostrano che i soldi ci sono, eccome se ci sono. È questa Amministrazione che non sa o non vuole spenderli.

CRONOLOGIA E VERITÀ SULLE CASSE DI CAIVANO: IL TESORETTO NASCOSTO

Per capire l’entità del bluff orchestrato dal palazzo, basta leggere i documenti ufficiali del Comune. Ecco come si è formata la straordinaria vitalità finanziaria dell’ente e dove sono nascosti i milioni che il Sindaco nega alla città:

Maggio 2023: Il via libera del Ministero dell’Interno

La storia dell’abbondanza finanziaria di Caivano ha un punto di partenza preciso. L’8 maggio 2023, la Direzione Centrale della Finanza Locale del Ministero dell’Interno rilascia un parere storico (prot. 78711). Roma stabilisce che le somme milionarie avanzate dalla gestione del vecchio dissesto non devono essere restituite allo Stato, ma possono essere trattenute dal Comune per pagare i propri debiti residui.

Giugno 2023: Il Sindaco Falco chiede di spendere la liquidità

Forte di quel parere, il 30 giugno 2023 l’allora Sindaco Vincenzo Falco scrive formalmente all’Organo Straordinario di Liquidazione (OSL) chiedendo di poter usufruire immediatamente di quelle somme a debito dell’ente. Un milione dopo l’altro serve a sanare posizioni debitorie, a partire da una transazione da 600.000 euro chiusa con la società Igica 1.

Luglio 2023: Il sigillo dell’OSL sugli oltre 3 milioni

Il 12 luglio 2023, l’OSL (a firma del dott. Scognamiglio) risponde confermando che quelle risorse derivanti dal mutuo di liquidità contratto con il Ministero (oltre 3 milioni di euro) restano vincolate nel risultato di amministrazione dell’ente, pronte all’uso.

Dicembre 2025: La corazzata del Rendiconto

Arriviamo alla fine dell’esercizio 2025. Il conto consuntivo certifica una situazione patrimoniale mostruosa, pari a un risultato di amministrazione lordo di ben 77.320.996,13 euro. Di questi, la stragrande maggioranza viene accantonata per sicurezza (tra cui 42 milioni di Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità e 12,5 milioni di Fondo Contenzioso per coprire le cause legali e i debiti fuori bilancio).

Ma è nella parte vincolata e disponibile che crolla il castello di carte del Sindaco Angelino:

  • Ci sono 3.060.113,87 euro di vincoli ereditati dall’OSL per i debiti del dissesto.
  • Ci sono altri 3.966.238,14 euro di anticipazione di liquidità del Ministero dell’Interno tenuti lì come paracadute in caso di bisogno.
  • L’AVANZO LIBERO EFFETTIVO ammonta alla cifra astronomica di 14.578.477,31 euro.

IL PARADOSSO: IL COMUNE “STA PIENO DI SOLDI”, MA È TUTTO FERMO

La conclusione tecnica e contabile è persino imbarazzante per l’Amministrazione: il Comune di Caivano sta pieno di soldi. Le poste vincolate e accantonate a tutela del bilancio (i 12,5 milioni del fondo contenzioso, i 3 milioni dell’OSL e i 3,9 milioni ministeriali) sono di gran lunga superiori a qualsiasi debito fuori bilancio reale. Significa che il bilancio è blindato e i debiti non spaventano. Significa, soprattutto, che i 14.578.477,31 euro di avanzo libero sono interamente utilizzabili per la città.

Come si potrebbero spendere subito questi soldi?

Invece di paralizzare l’Ufficio Tecnico — dove non si rilasciano concessioni edilizie da mesi e dove è stato posizionato a capo del settore Urbanistica il funzionario Tuberosa, un ingegnere elettronico del tutto inadeguato alla materia — l’Amministrazione avrebbe praterie di manovra economica.

Un esempio lampante fornito dalle nuove regole sull’avanzo libero introdotte dalla Legge di Bilancio dello Stato per il 2026 (Legge n. 199/2025)? Una parte di quei 14,5 milioni di avanzo libero potrebbe essere utilizzata immediatamente per effettuare l’estinzione anticipata dei prestiti e dei mutui contratti dall’ente.

Guardando i dati sull’incidenza degli interessi, il Comune di Caivano spende ancora, nel 2025, ben 265.425,77 euro di soli interessi passivi (una cifra fortunatamente virtuosa e pari allo 0,72% delle entrate correnti, ben al di sotto del limite del 10% del TUEL). Estinguendo anticipatamente i mutui con l’avanzo libero, l’amministrazione azzererebbe questa spesa, liberando immediatamente preziose risorse correnti nel bilancio ordinario. Soldi freschi che potrebbero essere utilizzati, ad esempio, per sbloccare la pianta organica ed effettuare nuove assunzioni di personale, dando ossigeno a uffici comunali ormai deserti e incapaci di rispondere ai cittadini.

CONCLUSIONI: LA POLITICA DELLA PAURA PER CONSERVARE IL POTERE

Allora perché il Sindaco continua a dire che non ci sono soldi? Perché preferisce la palude burocratica al coraggio amministrativo?

La risposta è squisitamente politica. Alimentare il mito delle “casse vuote” serve al primo cittadino per giustificare l’immobilismo, per spegnere le legittime richieste dei consiglieri comunali e per mantenere il controllo totale ed esclusivo su ogni singolo centesimo e su ogni singola decisione. È la strategia del bisogno: tenere tutti sulla corda per costringere assessori e consiglieri a presentarsi col cappello in mano davanti alla sua scrivania.

Nel frattempo, la città subisce i monologhi d’élite del PUC, i veti incrociati delle faide interne (come la finta sfiducia all’assessore Cimmino orchestrata sull’asse Gebiola-Sindaco per punire il mancato voto notturno al rendiconto 2025) e l’ordinaria amministrazione cola a picco.

Cari consiglieri di maggioranza che vi riunite in segreto nei corridoi: smettetela di farvi raccontare la favola del bilancio in fiamme. I documenti cantano, i milioni in cassa ci sono. Se continuate a non contare nulla, non è per colpa del bilancio: è perché avete permesso a un solo uomo di trasformare Caivano nel proprio feudo personale, riducendo voi a comparse e i cittadini a sudditi di un’Amministrazione senza visione.

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CAIVANO. Il bluff degli “alti profili” e l’uomo solo al comando

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CAIVANO – L’avevamo detto. Lo avevamo scritto nero su bianco il giorno stesso della nomina di questa giunta, mentre i megafoni del palazzo sbandieravano ai quattro venti la nascita di una squadra di “alto profilo”. Lo avevamo gridato in tempi non sospetti: una giunta infarcita di assessori forestieri, totalmente estranei a Caivano, non avrebbe potuto che partorire questo desolante scenario.

Perché la politica non è un algoritmo e l’amministrazione non si fa con i navigatori satellitari. Un assessore che non calpesta le strade di Caivano, che non ne respira la polvere e la storia, non potrà mai capire né i problemi strutturali di questo territorio, né, tantomeno, le sue soluzioni. Il risultato? Quello che oggi è sotto gli occhi di tutti: una totale, drammatica e scientifica disconnessione tra il “palazzo” e la realtà.

La sindrome dell’accentratore e la favola dell’immunità

Ma per capire fino in fondo il cortocircuito caivanese bisogna scavare più a fondo e far riflettere l’opinione pubblica su un dato macroscopico: se in qualsiasi settore i consiglieri comunali sono messi nelle condizioni di non contare assolutamente nulla, la colpa ha un nome e un cognome. Il peccato originale risiede nella natura profondamente accentratrice del Sindaco Angelino. Un primo cittadino che non ama delegare, che pretende di tenere tutto sotto il proprio personale controllo.

E qui scatta il meccanismo psicologico e politico inevitabile. Un assessore che viene da fuori, catapultato in una realtà che non conosce, qual è la prima cosa che fa? Si guarda intorno. Cerca di capire dove risieda il vero potere. E quando scopre che il Sindaco è l’unico uomo al comando, l’unico dominus assoluto, a chi decide di allinearsi? Al Sindaco, e a nessun altro. Con una conseguenza che rasenta la beffa: i gruppi politici locali, quelli che quegli assessori forestieri li hanno indicati e nominati, finiscono per passare come i “fessi” della situazione. Quelli che hanno offerto la sponda politica solo per permettere a tecnici estranei di incassare lo stipendio e l’immunità dalle dinamiche territoriali, venendo poi sistematicamente ignorati.

Il caso PUC e l’Urbanistica allo sfascio: la democrazia “a geometria variabile”

L’esempio più lampante di questo modus operandi è esploso in queste ore sul Piano Urbanistico Comunale (PUC), sollevato da un duro e condivisibile intervento del consigliere d’opposizione Giuseppe Mellone (Forza Italia). L’amministrazione presenta in pompa magna il “percorso partecipativo” del PUC — con tanto di incontri-vetrina nel cortile del Municipio il 18, 25 giugno e 2 luglio — spacciandolo come il trionfo dell’ascolto.

Peccato che sia una partecipazione a senso unico. Chi è stato eletto dai cittadini è stato tenuto rigorosamente all’oscuro. La mortificazione istituzionale è totale: Pippo Ponticelli (Azione), non un consigliere qualunque ma il Presidente della Commissione Consiliare Urbanistica, ha dovuto apprendere il calendario del PUC dai social e dai comunicati stampa. Stessa sorte per un peso massimo delle preferenze cittadine come Tobia Angelino, forte di un consenso monumentale da oltre 1200 voti, ridotto a semplice comparsa e ignorato dall’assessorato. Il tutto nel silenzio complice e imbarazzante di chi in giunta dovrebbe tutelare quella stessa compagine politica, come l’assessore Raffaele Marzano, che ha preferito non esporsi di fronte a questo schiaffo.

Il dato politicamente più grave, inaccettabile e clamoroso di tutta questa vicenda risiede nella volontà scientifica di esautorare e azzerare i consiglieri comunali, quasi a voler disinnescare sul nascere il loro peso ispettivo e istituzionale. La prima vittima eccellente di questa strategia del silenzio è Pippo Ponticelli, esponente di Azione e, soprattutto, Presidente della Commissione Consiliare Urbanistica. Siamo di fronte a un paradosso istituzionale senza precedenti: l’organo supremo che per legge e mandato popolare è chiamato a seguire, approfondire e indirizzare lo strumento urbanistico che disegnerà la Caivano dei prossimi trent’anni è stato letteralmente declassato a spettatore non pagante. Ponticelli, nonostante la carica istituzionale di garanzia e guida della commissione competente, è stato tenuto completamente all’oscuro della programmazione e delle linee del PUC, costretto a subire l’umiliazione di dover apprendere le iniziative, le date e i calendari degli incontri pubblici direttamente dai comunicati stampa e dai post sui social. Una mortificazione intollerabile operata dall’assessorato tecnico della Lopez, che cancella con un colpo di spugna il ruolo sovrano della Commissione e del suo Presidente, trasformando un diritto democratico in un monologo blindato nelle stanze del potere.

Mentre l’Assessore all’Urbanistica, Renata Lopez, si concentra sulle passerelle del PUC, la realtà quotidiana dell’Ufficio Tecnico è letteralmente al collasso. Da dicembre il settore è paralizzato: zero concessioni edilizie rilasciate, attività ordinarie al blocco totale, professionisti, imprese e cittadini esasperati e lasciati senza risposte. Una paralisi figlia anche di scelte gestionali scellerate, come il posizionamento al vertice del settore dell’ingegneria urbanistica del funzionario Tuberosa, un ingegnere elettronico le cui competenze nulla hanno a che fare con la complessa materia urbanistica e territoriale. A completare il quadro, la presenza del cosiddetto “sovraordinato” si sta rivelando una figura ectoplasmatica, del tutto incapace di incidere sulla farraginosa macchina burocratica.

Il finto civismo “tecnico” e l’ombra del cerchio magico

Ma la perla di questa commedia dell’assurdo risiede nelle dichiarazioni della stessa Lopez, la quale ha candidamente affermato di “rispondere soltanto al Sindaco”. Un’affermazione che politicamente rappresenta uno schiaffo alla rappresentanza democratica, ma che nasconde una verità ben più caustica. Quando l’assessore si scherma dietro la facciata dell’espressione “tecnica” e dichiara di non dover rendere conto a nessuno, non lo fa per indipendenza intellettuale. Lo fa, molto più banalmente, per togliersi i consiglieri comunali dalle scatole.

Perché le carte, quelle vere, raccontano un’altra storia di legami e “comparaggi”. L’Assessore Lopez è notoriamente amica stretta dell’Architetto Luigi Sirico. E chi è Sirico? È il compare di cresima dell’attuale Sindaco. Nonché papà del socio del fratello del Sindaco stesso, colui con il quale fu aperto quel famoso bar abusivo nella zona industriale. Ecco servito il re nudo: la Lopez non risponde ai consiglieri perché il suo filo diretto non passa per le aule istituzionali, ma si annoda direttamente sull’asse Sirico-Sindaco. Altro che terzietà tecnica.

Una crisi di poltrone che parte da lontano

D’altronde, che questa amministrazione fosse “tutto fumo e niente arrosto” era evidente già dai primi cento giorni dall’insediamento, ma sul caso dell’assessore Michele Cimmino è necessario squarciare il velo di ipocrisia e raccontare la verità che il palazzo tenta disperatamente di camuffare. La vulgata ufficiale parla di una sfiducia piovuta dal gruppo “Caivano 2.0” per l’amministrazione a distanza in “smart working” o per la candidatura a Frattamaggiore. La realtà emersa dalle nostre indiscrezioni è ben altra: il Sindaco Angelino si è legato al dito il “no” di Cimmino al Bilancio Previsionale e aveva già pianificato di farlo fuori subito dopo il voto sul consuntivo 2025. Tuttavia, da uomo schiavo del consenso, il primo cittadino non voleva apparire pubblicamente come l’epuratore del suo stesso assessore dopo soli tre mesi. Soprattutto su una vicenda in cui la colpa era interamente dell’Amministrazione, capace di recapitare la documentazione e il parere dei Revisori poche ore prima della scadenza, costringendo la giunta a votare all’una e mezza di notte — un’indecenza metodologica davanti alla quale Cimmino, per dignità e correttezza, si è giustamente rifiutato di firmare.

Per uscirne pulito, il Sindaco ha orchestrato una squallida pantomima, facendosi recapitare un documento di sfiducia su misura. Ma la verità che la nostra testata fa emergere è che a firmare non è l’intero gruppo, bensì il solo Giuseppe Gebiola, prestatosi al gioco del primo cittadino, mentre Cimmino continua a godere del pieno appoggio di Antonio Esposito. Questo sconsiderato tentativo del Sindaco di fuggire dalle proprie responsabilità rischia però di trasformarsi in un clamoroso autogol: se Angelino pensa di far decantare la cosa, sappia che per il voto sul consuntivo rischia seriamente di vedere l’aula deserta da parte di entrambi i consiglieri di “Caivano 2.0”. Gebiola e il Sindaco hanno aperto ufficialmente una crisi politica al buio, e l’effetto domino è già partito: a breve la scrivania del primo cittadino sarà sommersa da una cascata di documenti identici a quello architettato in solitaria da Gebiola.

Per non parlare dei malumori nella lista “Caivano Conta”, dove l’assessore Orsella Russo (voluta per blindare l’elezione di Emanuele Scuotto e accontentare il segretario e cugino Pasquale Licito) è da tempo finita sul banco degli imputati della sua stessa maggioranza, accusata di essere costantemente a caccia di visibilità personale e “palcoscenici” social piuttosto che di soluzioni per le scuole caivanesi. O del Presidente del Consiglio Comunale, Luigi Esposito, dipinto ormai come un presidente “da tastiera”, più impegnato a gestire la propria pagina Facebook e a presenziare a feste che a garantire le prerogative della minoranza, arrivando a vantarsi sui social persino della distribuzione dei mastelli dell’indifferenziata insieme alla sua assessore (Crispino) che i caivanesi non sanno nemmeno chi sia ma che parecchi la ricordano per i “bidoni e bidoncini”.

La fine è già scritta?

Caivano si trova oggi ostaggio di questo paradosso: da un lato la passerella, il civismo di facciata, i convegni d’élite sul PUC per ridisegnare la città dei prossimi trent’anni; dall’altro la paralisi totale delle pratiche quotidiane, la sparizione di documenti e relate di notifica alla faccia della tracciabilità, e una democrazia svuotata dove i rappresentanti del popolo sono ridotti a comparse.

La trasparenza non si misura con i post su Facebook o con i dibattiti a cose fatte per raccogliere applausi da chi è già d’accordo. La trasparenza si fa nelle sedi istituzionali, nel rispetto delle commissioni e dei consiglieri. Se le decisioni fondamentali continuano ad essere patrimonio esclusivo di un ristretto “cerchio magico” e di assessori venuti da fuori a recitare un copione scritto da altri, allora non siamo di fronte a una nuova era amministrativa. Siamo di fronte al solito, vecchio teatro di veti incrociati e spartizione di poltrone. E se questo è l’inizio, la fine per Caivano sembra purtroppo già scritta.

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