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Afragola verso il voto: coalizioni in movimento, Fratelli d’Italia incassa il due di picche da Giacinto Baia
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AFRAGOLA – La prossima primavera Afragola tornerà alle urne per eleggere la nuova Amministrazione comunale. Un appuntamento che, ben prima della data ufficiale, ha già riattivato dinamiche, posizionamenti e manovre politiche che raccontano più di una semplice competizione elettorale: raccontano una città ancora in cerca di una visione condivisa e di una classe dirigente capace di interpretarla.
I lavori politici sul territorio, mai realmente interrotti, hanno subito un’evidente accelerazione subito dopo le festività natalizie. Tra i soggetti che non hanno mostrato esitazioni sulla direzione da intraprendere vi è senza dubbio il gruppo di maggioranza che ha determinato la fine anticipata dell’Amministrazione guidata da Antonio Pannone. Alla base della rottura, al netto delle divergenze personali e politiche, vi era una distanza ormai insanabile sull’idea stessa di città e sul metodo di affrontarne i problemi strutturali.
È proprio su questa idea alternativa di governo del territorio che stanno provando a costruire un progetto politico gli ex consiglieri Assunta Di Maso, Maria Carmina Sepe e Giuseppe Affinito, i quali, nel tempo, sono riusciti ad aggregare figure politiche e civiche come Benito Zanfardino, Giuseppe Migliore e, soprattutto, Giacinto Baia, profilo di peso accompagnato dall’esperienza del papà.
Proprio Baia, nelle ultime settimane, è stato al centro di un insistente corteggiamento politico da parte di Biagio Castaldo, leader cittadino di Fratelli d’Italia, intenzionato a ricomporre il centrodestra afragolese sotto un’unica coalizione. Tentativi che, tuttavia, si sono scontrati con una presa di posizione netta e argomentata dello stesso Baia, che davanti ai nostri microfoni ha dichiarato:
«Prendo atto, con apprezzamento, delle manifestazioni di stima e degli inviti provenienti dal leader di Fratelli d’Italia, nonché della sua volontà di ricomporre il centrodestra all’interno di un’unica coalizione. Tuttavia, non posso esimermi dal rilevare come tali riflessioni e l’invito rivoltomi giungano in una fase ormai avanzata del percorso politico-amministrativo. Nel corso dell’intera consiliatura Pannone vi sono state infatti ampie e reiterate occasioni per avviare un confronto serio e costruttivo o per lavorare a una reale ricomposizione del centrodestra, occasioni che non sono state colte. Ad oggi, il percorso politico e amministrativo del gruppo che rappresento è chiaramente delineato e il sottoscritto ritiene doveroso non discostarsene, nel rispetto della coerenza, della serietà e della credibilità del gruppo stesso. Un gruppo che, sin dal primo giorno, ha scelto con responsabilità di collocarsi tra i banchi dell’opposizione, rappresentando un’alternativa autentica e credibile all’attuale centrodestra cittadino, che — almeno fino a questo momento — si ripropone alla città con gli stessi assetti e la medesima nomenclatura. Anche per questi motivi, ho maturato la decisione di aderire a una coalizione che condividesse meglio la nostra idea di città».
Parole che segnano un confine politico chiaro e difficilmente superabile. Il progetto costruito insieme ad Affinito, Di Maso, Sepe, Zanfardino, Migliore e a diversi esponenti della società civile afragolese si propone come alternativa e discontinuità rispetto all’era Pannone, non come semplice riedizione di assetti già noti.
Sul fronte opposto, Biagio Castaldo appare oggi in evidente difficoltà. Il suo partito ha subito un forte ridimensionamento elettorale, accentuato dall’uscita della famiglia Di Maso, e lo dimostra anche il ricorso a iniziative come l’elaborazione grafica di una locandina aperta ai cittadini per candidarsi con Fratelli d’Italia, nonché l’appello a Forza Italia, Lega e Popolari per rifondare un nuovo centrodestra afragolese.
Resta invece in una fase di attesa l’area riconducibile all’ex senatore Nespoli, mentre la sottosegretaria Pina Castiello ha chiesto il supporto dell’ex consigliere regionale Roberto Conte, forte anche dell’elezione della consigliera regionale Michela Rostan. Dall’area della destra più radicale, al netto delle voci su una possibile ricandidatura di Pannone, non emergono al momento segnali chiari.
Se il centrodestra appare frammentato, il centrosinistra non vive certo una fase più lineare. Il recente incontro promosso dal Partito Democratico con il campo largo, sulla scia delle esperienze di Napoli e Regione Campania, si è trasformato in un tavolo eccessivamente affollato: PD, Movimento 5 Stelle, Più Europa, Noi di Centro, Casa Riformista, A testa alta, oltre alle civiche di Gennaro Giustino con A viso Aperto e di Raffaele Falco con Afragola Libera.
Un tavolo, però, con troppi aspiranti candidati a sindaco e con criteri di sintesi tutt’altro che condivisi. Giustino rivendica il proprio protagonismo politico, fondato sulla costante opposizione in Consiglio comunale e su una lettura meritocratica che lo vedrebbe naturale candidato. Un’impostazione che, tuttavia, entra in collisione con i principi espressi dal resto della coalizione, dove il peso elettorale, la capacità di sintesi e la prospettiva di rinnovamento vengono considerati elementi imprescindibili.
A ciò si aggiunge la posizione di Antonio Caiazzo, che fa valere il proprio ruolo istituzionale ricoperto fino ad oggi e il sacrificio politico compiuto per accelerare la fine dell’Amministrazione Pannone. PD e M5S spingono invece per un candidato capace di rappresentare una reale discontinuità, mentre l’area liberale del campo largo, guidata dal presidente dell’Afragolese Raffaele Mosca, guarda con interesse a un terzo nome di superamento che possa garantire unità e competitività già al primo turno.
Alla luce di queste dinamiche, il rischio che il tavolo del campo largo si spacchi appare tutt’altro che remoto. Le ambizioni personali di Gennaro Giustino, se non ricondotte a una visione collettiva, potrebbero determinare la nascita di due coalizioni distinte, con quella riconducibile allo stesso Giustino destinata a presentarsi fortemente ridimensionata, sia sul piano politico che elettorale.
Afragola si avvicina dunque al voto in un clima di grande fermento ma anche di profonda incertezza. La partita resta apertissima, ma una cosa appare già chiara: senza una sintesi fondata su visione, credibilità e reale discontinuità, nessuna coalizione potrà dirsi davvero pronta a governare la città.
L’immagine di copertina e della locandina social è elaborata con tecnologia AI
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AFRAGOLA. Il Giallo della “Svolta Giusta”. Quando la matematica civica fa fare un salto mortale alla democrazia
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4 ore fail
17 Giugno 2026
Se la politica ad Afragola fosse un romanzo giallo, in queste ore i periti della Procura e i commissari elettorali starebbero sudando freddo davanti a quello che si preannuncia come il più grande pasticcio burocratico – o miracolo aritmetico, a seconda dei punti di vista – della storia recente della nostra città. Mentre si procede, candidato per candidato, al controllo millimetrico della settima lista, quella di Noi di Centro, l’attenzione di tutti si è fatalmente catalizzata su un documento ufficiale che scotta come una piastra rovente: l’istanza di verifica e contestazione formale presentata al Presidente del Seggio Centrale.
La scorsa settimana i controlli sui registri dei voti di lista sono apparsi formali e nella norma, ma la verità – quella sostanziale, che fa discutere i palazzi del potere e le piazze – emerge con la forza dei numeri quando si analizza la lista “La Svolta Giusta” (indicata nell’istanza come la Lista n. 2 a sostegno del sindaco Gennaro Giustino), che ha catapultato in Consiglio Comunale ben due consiglieri: Raffaele Tontaro e Ferdinando Salzano. È qui che la matematica smette di essere logica e diventa magia.
Il paradosso delle preferenze: elettori “fantasma” nelle liste civiche
La lista “La Svolta Giusta” porta a casa 1.797 voti di lista. Ma la cosa che salta immediatamente agli occhi dell’osservatore meno distratto è che se sommiamo tutti i voti di preferenza dei singoli candidati – attenzione: senza nemmeno decurtare il peso delle accoppiate maschio-femmina, che per legge valgono come un unico voto di lista – arriviamo a un totale di appena 1.816 preferenze. Una forbice ridicola, inconsistente.
Siamo seri: stiamo parlando di una lista civica, non di un partito ideologico nazionale. Nelle dinamiche elettorali delle nostre terre, l’elettore non va in cabina per esprimere un “voto di opinione” barrando semplicemente il simbolo per simpatia astratta; l’elettore ci va trascinato dal candidato di turno, per scrivere quel nome e quel cognome sulla scheda. Com’è possibile, allora, che il voto dato al simbolo sia quasi identico alla somma delle preferenze dei singoli candidati?
A svelare l’inganno logico ci pensano, per contrasto, i numeri del Partito Democratico (schierato nella stessa coalizione). Lì la musica è completamente diversa: sommando le preferenze dei candidati PD si arriva a ben 2.491 voti a fronte di 1.839 voti di lista. Una differenza di 652 voti, la dimostrazione matematica e plastica di come l’elettorato abbia utilizzato e ripartito i voti in base alle classiche cordate e accoppiate maschio-femmina. Nella “Svolta”, invece, questa dinamica è evaporata.
Le 22 sezioni dello scandalo: l’ipotesi dell’errore (o del travaso)
A gettare benzina sul fuoco c’è il documento analitico allegato all’istanza, che scatta una fotografia inquietante su ben 22 sezioni elettorali. In questi seggi si registra una costante ed eccezionale eccedenza dei voti attribuiti alla lista rispetto alle preferenze reali dei candidati. Una forbice matematica che – mette nero su bianco la nota tecnica – non è in alcun modo giustificabile con il meccanismo della doppia preferenza.
Guardando la tabella delle discrepanze, saltano all’occhio anomalie che l’istanza definisce “gravi” e “critiche”: Sezione 26: +9 voti di lista rispetto alle preferenze. Sezione 27: +12 voti di lista di eccedenza. Sezione 28: +7 voti di scarto. Sezione 38: ben 13 voti di discrepanza assoluta. E così via, per un totale complessivo – su sole 22 sezioni – di 131 voti attribuiti illegittimamente, secondo il documento, alla lista del sindaco.
L’ipotesi logica avanzata nel documento è chiarissima: i voti espressi dagli elettori esclusivamente a favore del Candidato Sindaco Giustino (il voto al solo sindaco, senza croce sul simbolo civico) in sede di scrutinio sarebbero stati erroneamente trascritti due volte, sia nel computo del sindaco sia in quello della lista di coalizione. Una svista macroscopica che, se non corretta, creerebbe un’impossibile discrepanza aritmetica rispetto ai votanti effettivi entrati nei seggi.
Il seggio conteso: Maria Carmina Sepe e il ricorso al TAR
Questa non è accademia, è pura geopolitica consiliare. Questo “gonfiatissimo” numero di voti dato alla lista civica di Giustino ha permesso alla stessa di scavalcare al fotofinish proprio la lista Noi di Centro, che è riuscita a posizionare un solo consigliere: la regina delle preferenze Maria Carmina Sepe.
La forbice che separa le due liste è di appena 11 voti complessivi. È matematicamente evidente che se la Commissione o il tribunale dovessero sottrarre quei 131 voti calcolati indebitamente, scatterebbe immediatamente un seggio in più a vantaggio di Noi di Centro, cambiando radicalmente i nomi dei proclamati eletti in consiglio.
Cosa è successo davvero in quelle stanze a notte fonda? Errore materiale grossolano, stanchezza dei verbalizzanti, incompetenza diffusa o un disegno chirurgico per blindare i seggi della lista del primo cittadino? Tutto può essere accaduto nella notte in cui la matematica afragolese è diventata un’opinione. Ma una cosa è certa: la trasparenza e la verità democratica non possono essere calpestate dal caos dei verbali.
I dubbi sono troppi, pesanti e circostanziati. Proprio per questo, una volta terminati i lavori della Commissione elettorale centrale, sarà sacrosanto e inevitabile che chi è stato penalizzato da questa aritmetica creativa faccia opportuno e immediato ricorso al TAR. Chiedere il riconteggio delle schede non è un atto di lesa maestà, ma l’unico modo pulito per dipanare qualsiasi ombra e restituire ad Afragola la reale e incontestabile verità delle sue urne.
Afragola
AFRAGOLA. Dalla nostra inchiesta al Senato. Presentata interrogazione sui brogli elettorali
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7 giorni fail
10 Giugno 2026
AFRAGOLA – Alla fine, la verità ha bussato direttamente ai palazzi romani. Quando per settimane abbiamo scavato nel fango dei seggi afragolesi, denunciando numeri paranormali, schede ballerine e transazioni da mercato rionale sulla pelle della democrazia, la corte del neonato sindaco Gennaro Giustino liquidava le nostre inchieste come “veleni da campagna elettorale” o semplici “fantasie giornalistiche”.
Oggi, però, i sorrisetti di sufficienza e l’arroganza da vittoria posticcia si congelano di colpo. Quello che per questa testata era un dovere civile di denuncia, oggi è diventato un Atto di Sindacato Ispettivo formale al Senato della Repubblica (il n. 4-03101, pubblicato il 9 giugno 2026 nella seduta n. 425), presentato in prima persona dal Senatore Gianluca Cantalamessa e indirizzato direttamente al Ministro dell’Interno.
E sapete su cosa si fonda questo terremoto istituzionale che chiede conto al Governo della tenuta democratica di Afragola? Testuale, dagli atti del Senato: “da dettagliate inchieste giornalistiche pubblicate su testate locali quali ‘La Provincia Online’ e ‘Minformo.com’…”.
La legittimazione del giornalismo con la “G” maiuscola
Lasciateci rivendicare, per una volta, l’orgoglio di aver fatto saltare il banco. Mentre il sistema provava a stendere il solito velo di omertà e normalizzazione su un’elezione che definire opaca è un eufemismo, Minformo ha fatto il suo mestiere. Abbiamo scritto quando tutti tacevano. Abbiamo incrociato i dati quando gli altri si limitavano a pubblicare i manifesti elettorali. Abbiamo dato voce ai cittadini che schifati vedevano i figli dei boss distribuire fac-simile e mazzette di denaro nelle “zone sensibili” della città.
L’interrogazione parlamentare non fa sconti e mette nero su bianco, nella camera più alta dello Stato, tutto quello che avevamo documentato:
La Caporetto della scuola Rocco, dove un presidente di seggio ha dovuto verbalizzare la consegna di schede sprovviste di firma e vidimazione (o con timbri farlocchi).
Il miracolo matematico di Piazza Ciampa (scuola Castaldo), dove una lista collegata alla coalizione vincente è riuscita nella moltiplicazione dei pani e dei pesci: 57 voti di lista e 114 preferenze complessive, con i voti dei candidati maschi che superavano addirittura il totale dei voti della lista stessa. Un insulto all’aritmetica prima ancora che alla legge elettorale.
Il clima di compravendita diffusa di “pacchetti di voti” e il conseguente, straordinario sequestro di tutti i 54 verbali delle sezioni cittadine disposto dal Presidente della Commissione elettorale centrale per palesi discordanze sui votanti.
Se il Viminale deve guardare Afragola
L’atto ispettivo del Senato è un ceffone in pieno volto alla narrazione trionfalistica di Palazzo Moriani. Il Senatore Cantalamessa chiede formalmente al Ministro dell’Interno se sia a conoscenza di questa palude e quali “urgenti iniziative” la Prefettura di Napoli intenda promuovere per verificare la sussistenza di condotte lesive della regolarità del voto.
Questo significa che la ricreazione è finita. La questione Afragola non è più una rissa di paese tra vincitori e sconfitti, ma un caso nazionale di potenziale inquinamento democratico sotto la lente d’ingrandimento della Magistratura investigante e del Viminale.
Il nostro lavoro
Noi di Minformo abbiamo fatto la nostra parte, pagando il prezzo di essere, come sempre, isolati e attaccati da chi preferiva il silenzio. Abbiamo vestito la maglia rossoblù della legalità ogni singolo giorno, mentre altri la usavano solo come facciata elettorale.
Oggi l’inchiesta giornalistica diventa inchiesta di Stato. Vedremo se il neo-sindaco continuerà a fare spallucce o se comincerà a capire che la sedia su cui siede ha le gambe profondamente logorate da numeri che non tornano e da verbali blindati nelle casseforti degli inquirenti. Noi restiamo qui, a testa alta, con la penna affilata e i verbali del Senato in mano. Perché la democrazia ad Afragola non è in vendita, e chi ha pensato di comprarla a trenta euro a voto ora deve spiegare il perché a Roma. Leggi qui l’interrogazione
Afragola
CAIVANO. Fumi di propaganda e alleati traditi: la “Nuova Era” è già in crisi.
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2 settimane fail
4 Giugno 2026
CAIVANO – È ufficialmente crisi nell’amministrazione guidata dal sindaco Angelino. Lo pensano tutti nei corridoi del municipio, ma nessuno ha il coraggio di dirlo per non incrinare la narrazione fasulla imposta dal capo assoluto. Quella giunta di “alto profilo”, sbandierata ai quattro venti dagli adulatori del sindaco Angelino, si è rivelata per quello che è: un colossale bluff, esattamente come tutta la costruzione propagandistica della novità e competenza al potere.
Una cosa sono i fatti, un’altra la narrazione di regime. I primi mesi di consiliatura sono scivolati via tra feste, inaugurazioni di opere fatte da altri e manifestazioni utili soltanto a consolidare l’immagine di un Sindaco ormai affetto da una evidente bulimia sociale e da una ossessiva propensione al culto della propria personalità. L’attenzione della comunità è stata artatamente dirottata sul faceto, mai sulle cose serie. Mentre il paese arranca, siamo costretti a subire una pioggia quotidiana di post, selfie di assessori e consiglieri, passerelle continue ed un presenzialismo vuoto da parte dei più fedeli scudieri del capo.
Alcuni sono stati ripagati con poltrone stipendiate: si va dalla Presidenza del Consiglio comunale fino all’assessorato alla Pubblica Istruzione, dove si registrano per ora i balletti scatenati della titolare della delega, Orsella Russo, senza che però le scuole si siano minimamente accorte della sua presenza. Il ruolo istituzionale ridotto a esibizione sguaiata come se la politica fosse un talent scout televisivo.
Ma una volta dipanati i fumi della propaganda di regime, non resta nulla. Emergono invece i malumori, finora soppressi, da parte di consiglieri costretti a subire una giunta che non ha fatto quasi nulla, totalmente slegata dal territorio e priva di reali competenze. Un esecutivo che serve a una sola cosa: permettere al Sindaco di avere tutto sotto controllo, allontanando la politica intesa come partecipazione per perseguire i propri scopi personali. Lui solo deve amministrare e dare al popolo l’impressione di essere l’uomo della provvidenza in grado di risolvere i problemi. Lui solo deve fare politica e tenere i rapporti con i palazzi sovracomunali.
Con una chirurgica distribuzione delle cariche, il Sindaco si è assicurato il favor perpetuo del Presidente del Consiglio comunale agganciato all’immunità e mettendo all’angolo a chi quella poltrona spettava di diritto: il consigliere più votato, Tobia Angelino, forte dei suoi 1200 voti personali. Il campione delle preferenze è stato così relegato al ruolo di speaker di una maggioranza muta, composta da semplici “yes-man”.
Tobia Angelino è stato ridimensionato persino dal segretario di “Caivano Conta”, il quale non ha esitato a trattarlo come pedina di scambio per il seggio in consiglio comunale per suo cugino, Emanuele Scuotto, primo non eletto. L’incastro perfetto ha visto l’ingresso in giunta di Orsella Russo per liberare il posto in assise a Scuotto, mentre si è buttato fumo negli occhi ai critici nominando assessore Raffaele Marzano, fatto passare abilmente come nome indicato da Tobia Angelino. Marzano è entrato in giunta passando sopra la mortificazione del primo eletto.
Fatto fuori Tobia Angelino che appare una vera minaccia per le ambizioni del Sindaco, si è potuto strutturare un sistema accentratore fatto di consiglieri obbedienti e assessori fantasma che, come ammesso dalla stessa assessore Lopez, fanno capo esclusivamente al Sindaco.
Questo schema serve ad Angelino, e solo a lui, per pianificare la sua futura carriera politica. Il sindaco sta infatti puntando a un clamoroso riavvicinamento al Partito Democratico, avendo compreso che in Campania il centrodestra non ha speranze di vittoria. Eccolo allora salire sul palco carditese del vicesindaco della città metropolitana Peppe Cirillo, uomo forte della corrente che fa capo a Casillo/Topo. A Cardito sostiene il PD mentre strizza pure l’occhio al sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi. L’avvicinamento del consigliere regionale Lucia Fortini al PD potrebbe essere il tram per condurre il sindaco Angelino, da sempre pupillo di Lello Topo, nell’alveo del centrosinistra e del partito della Schlein, con buona pace dei Dem locali. Angelino potrebbe decidere di costituire il gruppo PD in Consiglio mettendo due dei suoi consiglieri fedelissimi in cambio di un assessore in giunta e del suo ingresso trionfante.
Il campione del finto civismo ha un disperato bisogno di una casacca politica per candidarsi alle imminenti elezioni provinciali, magari proprio nella lista di Manfredi, puntando a una poltrona nella giunta metropolitana. E così l’assessore Marzano si ritrova in una giunta il cui capo politico guarda al PD, mentre lui ha l’ambizione opposta di entrare nelle liste della Meloni per le elezioni politiche del 2027. Contraddizioni e strategie personalistiche che si consumano sulla pelle di Caivano mentre il Governo Meloni, che è ancora presente a Caivano con la struttura commissariale si ritroverebbe un Sindaco ormai apertamente avversario in vista delle prossime politiche.
E mentre Antonio Angelino tesse le lodi di sé stesso e costruisce il suo futuro lontano da qui, a Caivano non resta nulla. La “Nuova Era” è ormai uno slogan vecchio, superato nei fatti dalla crisi politica aperta da “Caivano 2.0” di Gebiola, il quale ha sfiduciato il suo assessore di riferimento. In questa pantomima, né il sindaco ha revocato l’assessore, né quest’ultimo si è dimesso. Al sindaco, infatti, serve il voto di Antonio Esposito in consiglio comunale per l’elezione nell’assise della città metropolitana. L’assessore Cimmino indicato da Esposito, è una figura virtuale che non ha votato il Rendiconto 2025 e che ha svolto tutte le sedute di giunta da remoto.
Lo stesso errore della vecchia era, invece di nominare gli assessori decisi dai partiti si danno gli assessori ai singoli consiglieri. Antonio Esposito era uno dei candidati di Caivano 2.0. L’altro assessore Orsella Russo è stata decisa dal sindaco come la Lopez e Marzano. Pure l’assessore Crispino di Azione pare non abbia paternità politica. Sicuramente non l’ha indicata Pippo Ponticelli, Gigiotto Falco spergiura che non è un suo nome e pure Luigi Esposito la rinnega. Allora questa com’è arrivata a Caivano?
Per questa cinica ragione di interessi politici, il primo cittadino mortifica le liste, le buone energie caivanesi mettendo sconosciuti in giunta, e pure chi lo ha sostenuto sin dall’inizio. Gebiola, era stato uno dei primi a sostenere la sua candidatura Ma si sa, in politica non c’è riconoscenza. A questo si aggiunge il mugugno strisciante di un paio di consiglieri di “Caivano Conta” nei confronti dell’assessore più vicina al sindaco, Orsella Russo per via della sua corsa alla visibilità.
Ma sul fronte dei servizi, salta agli occhi l’inconsistenza dell’assessore all’ecologia, che ha fatto partire la nuova raccolta differenziata generando il caos più totale in città: residenti senza mastelli, intere zone non servite e un calendario dei conferimenti stravolto. Una comunicazione fragile e dilettantistica per una questione così seria, che stride fortemente con la comunicazione esagerata e patinata utilizzata per le feste “private”. Propaganda spesa persino sui mastelli della spazzatura, che erano semplicemente quelli già previsti nel Piano Industriale varato a suo tempo dai Commissari prefettizi.
C’è poi il profondo malumore degli operatori economici e dei cittadini per il totale fallimento organizzativo in un settore strategico come l’urbanistica. Si riempiono la bocca parlando del nuovo Piano Urbanistico Comunale (Puc), ma negli uffici non si riesce a rilasciare nemmeno una singola licenza edilizia, bloccando l’economia locale.
La “Nuova Era” non può certo identificarsi con l’apertura di una villetta comunale, un’opera per la quale il Sindaco, il Presidente del Consiglio comunale e il consigliere Pippo Ponticelli si sono prodigati in ringraziamenti sperticati nei confronti di Mimmo Falco, ex consigliere della vecchia era sciolta per camorra due volte. Resta un mistero capire quale ruolo abbia Mimmo Falco nella gestione di un’opera pubblica cittadina tanto da tagliare il nastro insieme al Sindaco e addirittura scegliere di concerto con un altro ex, Gaetano Lionelli, l’Assessore alle Politiche Sociali Giuseppe Precchia che, stando ad indiscrezioni, anch’egli sconosciuto al gruppo che ufficialmente l’avrebbe segnalato e anche lui come i suoi colleghi di esecutivo risponde solo al primo cittadino.
Infine, a dimostrazione del disinteresse per l’identità locale tanto sbandierata, questa Amministrazione rischia di veder scomparire persino la storica squadra di calcio della Boys Caivanese, come denunciato pubblicamente dal presidente Adamo Guarino e dal vice presidente del club Massimiliano Ponticelli. La Boys Caivanese era un ottimo palcoscenico durante la campagna elettorale, quando sugli spalti il futuro sindaco e i futuri consiglieri si atteggiavano a grandi tifosi e si intestavano persino le vittorie sportive. Ora che serve un aiuto concreto e l’involvement del tessuto imprenditoriale locale, nessuno muove un dito. Il fumo della propaganda si sta dipanando e la realtà dei fatti, purtroppo per Caivano, è tragicamente la stessa di sempre.


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