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Caivano, vertenza Harmont & Blaine: si va verso gli ammortizzatori sociali
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6 mesi fail
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RedazioneSi apre uno spiraglio nella vertenza Harmont & Blaine che riguarda i 32 lavoratori coinvolti nella procedura di licenziamento collettivo avviata dall’azienda. A ridosso della scadenza dei 45 giorni previsti nella prima fase della procedura, prende forma l’ipotesi di ricorrere agli ammortizzatori sociali, uno strumento che permetterebbe di gestire la fase di crisi evitando un impatto immediato sui livelli occupazionali.
Nelle ultime settimane la vicenda è stata seguita con grande attenzione, promuovendo il confronto tra le parti e sollecitando il coinvolgimento delle istituzioni, con l’obiettivo di individuare soluzioni concrete a tutela dei lavoratori, anche attraverso i tavoli istituiti presso il Ministero.
Fin dall’inizio è stato ritenuto fondamentale che su una vertenza così delicata si aprisse un percorso istituzionale capace di mettere al centro i lavoratori e le loro famiglie. L’ipotesi di ricorrere agli ammortizzatori sociali rappresenta un primo passo importante che consentirebbe di affrontare questa fase senza scaricare immediatamente sui dipendenti il peso della riorganizzazione aziendale.
La discussione, come previsto dalla procedura, si sposterà ora con ogni probabilità ai tavoli regionali, dove verranno valutate nel dettaglio le misure di sostegno da adottare.
Un ringraziamento particolare è stato rivolto al Prefetto Michele Di Bari per l’attenzione e il contributo istituzionale offerto nel seguire la vicenda e nel favorire un clima di dialogo tra le parti, oltre che per il ruolo svolto nell’istituzione dei tavoli ministeriali, rivelatisi fondamentali in questa fase.
In momenti complessi come questo, il ruolo delle istituzioni è essenziale per accompagnare percorsi che sappiano tenere insieme la gestione delle difficoltà aziendali e la tutela del lavoro.
Il passaggio ai tavoli regionali rappresenterà ora una fase decisiva per consolidare gli strumenti di tutela e costruire soluzioni concrete in grado di garantire prospettive ai lavoratori coinvolti.
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Caivano
CAIVANO. Il gioco delle tre carte. Il Sindaco sposta le telecamere e dimentica i 12 lavoratori
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20 Agosto 2026
CAIVANO – Se la politica italiana ci ha abituati al teatro dell’assurdo, a Caivano siamo ormai passati direttamente all’illusione da fiera di paese. L’ultima mirabile impresa dell’Amministrazione comunale guidata dal Sindaco Antonio Angelino non riguarda grandi opere, né visioni strategiche sul futuro della città. Riguarda una telecamera. O meglio, la spettacolare arte del prestigiatore: “La vedi? Ora non la vedi più. Oop-là, eccola ricomparsa duecento metri più in là, fiammante e nuova di zecca!”.
Un tempo le amministrazioni si misuravano sul numero di opere realizzate. Oggi, a Caivano, la nuova frontiera dell’efficienza consiste nell’inaugurare la stessa infrastruttura più volte, semplicemente cambiandole di posto. È la videosorveglianza itinerante, la tecnologia “nomade” che non aggiunge sicurezza al territorio, ma si limita a passeggiare da una via all’altra a beneficio di fotocamera e social network.
Il gioco delle tre carte (ma con l’obiettivo)
I fatti, impietosamente documentati nei giorni scorsi dalla segreteria locale del PD e riscontrati sul campo, raccontano una storiella che farebbe sorridere se non toccasse la dignità delle istituzioni e la sicurezza dei cittadini.
Il Sindaco si presenta in video, petto in fuori e tono solenne, per annunciare ai caivanesi un “nuovo importante risultato”: la messa in sicurezza del prolungamento di via Scotta con un nuovo impianto di videosorveglianza. Ringraziamenti d’ordinanza, citazioni colte dei progetti finanziati, chiamate in causa di commissari straordinari. Un trionfo. Peccato che, a un controllo appena un po’ più approfondito, sia emerso il trucco: quell’occhio elettronico non era affatto un presidio in più conquistato dalla città. Era semplicemente la telecamera smontata poche centinaia di metri prima, nei pressi della villetta comunale, e ricollocata più avanti.
Siamo alla trasmutazione della materia amministrativa: si spoglia Altare per vestire San Pietro, ma si vende l’operazione come se si fosse comprato un vestito nuovo a entrambi. Un capolavoro di illusionismo. Per coprire una falla a via Scotta si è lasciata scoperta la zona della villetta, dove — guarda caso — le discariche abusive di rifiuti sono puntualmente ricomparse a tempo di record. Risultato? La sicurezza totale rimane esattamente identica a prima, ma in compenso abbiamo due video su Facebook e qualche migliaio di “like” contabili.
La menzogna come categoria politica
In una comunità normale, di fronte all’evidenza dei fatti, un Amministratore farebbe una cosa semplice: ammetterebbe lo spostamento logistico, spiegandone le ragioni tecniche. Si direbbe: “Avevamo un solo occhio a disposizione, abbiamo ritenuto prioritario spostarlo lì”. Si può essere d’accordo o meno, ma fa parte delle scelte discrezionali di chi governa.
Presentare invece un trasloco come un’inaugurazione, spacciando per “nuovo” un impianto riciclato, sposta la questione su un piano molto più scivoloso. Non stiamo più discutendo di capacità amministramente limitate; stiamo discutendo della credibilità della parola pubblica. Se un Primo Cittadino sente il bisogno irrefrenabile di truccare la realtà persino sul riposizionamento di un treppiede di metallo, con quale serenità i cittadini dovrebbero credere alle sue narrazioni sui grandi progetti, sui fondi milionari o sulla rinascita del paese?
Quando l’annuncio diventa compulsivo, la realtà finisce per essere considerata solo un fastidioso dettaglio da insabbiare. Si rincorre il bando ministeriale per le telecamere (a cui tutti i Comuni d’Italia partecipano d’ufficio dal 2018) festeggiandolo come un evento epocale, pur di accendere una cortina fumogena e nascondere la figuraccia del “riuso” di via Scotta.
Fumo negli occhi per coprire le patate bollenti
Questa ansia prestazionale nel vendere lucciole per lanterne non è un caso accidentale. È la classica tecnica del rumore di fondo: si alza la polvere su annunci, video e inaugurazioni doppie per distogliere l’attenzione dalle patate bollenti che scottano davvero sui tavoli del Municipio.
Mentre il Sindaco gioca a nascondino con i sensori di videosorveglianza, c’è una città reale che attende risposte concrete e non può essere liquidata con le solite invettive social. Pensiamo, una su tutte, alla vertenza dei 12 lavoratori dell’igiene urbana. Dodici famiglie lasciate in una bolla di incertezza istituzionale, in attesa di una stabilizzazione che non arriva mai e di risposte ufficiali che gli uffici e la giunta continuano a non fornire ai sindacati e alla ditta.
Nel suo repertorio di risposte, il Sindaco non ha esitato nei mesi scorsi a evocare contesti cupi e frequentazioni d’ombra. E allora la domanda, sgradita ma necessaria, va posta senza mezzi termini: è questo il motivo per cui il Comune non stabilizza questi 12 lavoratori? C’è forse il sospetto o la certezza che tra quelle maestranze vi siano condizionamenti o raccomandazioni riconducibili al malaffare?
Se ci sono elementi di questo tipo, un Primo Cittadino ha il dovere istituzionale e morale di dirlo chiaramente, con atti formali e denunce pubbliche, senza nascondersi dietro un noioso silenzio. Se invece non c’è nulla di tutto ciò, allora il blocco della loro stabilizzazione diventa un’ingiustizia intollerabile, figlia di un’incapacità gestionale che non si può coprire spostando telecamere da un marciapiede all’altro.
Amministrare Caivano richiede serietà, spessore etico e rispetto per la verità. La sicurezza non si moltiplica con i giochi di prestigio e la credibilità di un’istituzione si distrugge un piccolo inganno alla volta. Caro Sindaco, rimetta a posto le telecamere, ma soprattutto rimetta a posto la verità: i caivanesi meritano di essere ammessi alla realtà, non di pagare il biglietto per un continuo, stancante spettacolo di magia da dilettanti.
Caivano
CAIVANO. Antonio Angelino e la nobile arte di farsi rimborsare perfino i centesimi
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2 settimane fail
16 Agosto 2026
CAIVANO – Ci sono sindaci che alla storia passano per le grandi opere, altri per i dissesti finanziari, altri ancora per le inaugurazioni di rotonde con tanto di taglio del nastro e banda musicale. Poi c’è Antonio Angelino, il Primo Cittadino di Caivano, destinato a consegnare il proprio nome agli annali della Pubblica Amministrazione per una conquista di ben altro spessore: la contabilità del granello di sabbia.
Per comprendere la portata storica della Nuova Era targata Angelino, bisogna sfogliare gli atti ufficiali dell’Ente. Prendete, ad esempio, la Determinazione n. 1250 del 7 agosto 2026 del 01° Settore Affari Generali e Politiche Sociali. Oggetto: “Impegno e liquidazione per il rimborso spese di viaggio per Sindaco per impegni istituzionali”.
Un documento solenne. Richiami ai decreti ministeriali, citazioni del Testo Unico degli Enti Locali, riferimenti allo Statuto, al DUP e al Bilancio di Previsione. Un’impalcatura burocratica degna dell’acquisto di una flotta di caccia bombardieri per la difesa municipale. E a quanto ammonta la somma che il Primo Cittadino ha protocollato con tanto di pezze d’appoggio il 30 luglio 2026 (protocollo n. 40267) per vedersela riaccreditare fino all’ultimo centesimo? Tenetevi forti: 93,80 euro.
Avete capito bene. Novantatré euro e ottanta centesimi. Non novantamila, non novemila. 93 euro e spiccioli, con le ricevute scrupolosamente conservate e verificate dall’Ufficio Personale, che dopo un’accurata istruttoria ha decretato che sì, quel rimborso era “dovuto e regolare”.
Ora, per cogliere appieno la sublimità della scena, occorre contestualizzare l’importo. Un Sindaco di una città come Caivano percepisce un’indennità di funzione che sfiora i 5.000 euro lordi al mese (circa 58.000 euro l’anno). Immaginate la scena a Palazzo: da un lato una busta paga da quasi cinquemila euro lordi, dall’altro il Sindaco che scende in Tesoreria, sventola lo scontrino dell’autostrada o il biglietto del treno da novantatré euro e ottanta centesimi e pretende il conto.
Va detto a sua parziale discolpa: questa è forse l’unica vera, autentica e inoppugnabile “discontinuità” rispetto a tutti i sindaci che lo hanno preceduto a Caivano. Nessuno, a memoria d’uomo, era mai arrivato a tanto. Nessun amministratore del passato aveva mostrato una determinazione così ferrea nell’andare a rivendicare il rimborso del caffè e del casello mentre incassa un’indennità regale.
Ma a pensarci bene, di fronte a questo documento si accende improvvisamente una luce di verità. Una piccola riflessione s’impone: ora che leggiamo la Determinazione 1250, forse iniziamo a capire perché il candidato Angelino abbia corso il rischio calcolato di essere dichiarato ineleggibile, scegliendo di non mettersi in aspettativa dalla Città Metropolitana prima di presentare la sua candidatura.
I maliziosi si chiederanno: vuoi vedere che dietro quella scelta azzardata non c’era una complessa strategia politica, ma solo un doloroso calcolo da ragioniere? Mettendosi in aspettativa con un mese di anticipo, avrebbe infatti perso ben un mese di stipendio dall’Ente di provenienza. E per chi considera 93,80 euro una somma sacra e irrinunciabile da recuperare con determinazione dirigenziale, perdere un intero mensile da dipendente pubblico deve essere sembrato un sacrilegio intollerabile. La domanda sorge spontanea: la scelta di rischiare l’ineleggibilità fu dettata da alto senso delle istituzioni o dal terrore di lasciare sul campo qualche migliaio di euro?
Sia chiaro: richiedere il rimborso delle spese di viaggio sostenute per fini istituzionali è un diritto previsto dalla legge. Ci mancherebbe. Ma c’è una sottile, abissale differenza tra il diritto e l’opportunità di mostrare un minimo di stile. Un amministratore che guadagna cinquemila euro al mese al soldo dei contribuenti caivanesi potrebbe anche decidere di offrire novanta euro di benzina alla comunità che governa. O quantomeno evitare di mettere in moto l’apparato burocratico del Comune per farsi restituire i centesimi.
Ma forse siamo noi a non capire. Per Angelino, evidentemente, la cassa comunale è come il maialino di terracotta delle giostre: ogni centesimo conta, ogni scontrino è una reliquia, ogni rimborso è una missione di vita.
Continui così, Signor Sindaco. La città affoga tra criticità, problemi irrisolti e disservizi, ma la burocrazia di Caivano può dormire sonni tranquilli: sui suoi 93 euro e ottanta centesimi non si transige. Quelli sono salvi.
Caivano
CAIVANO. Il silenzio dei furbi. L’Amministrazione Angelino preferisce il precariato della clientela alla stabilizzazione dei lavoratori
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2 settimane fail
14 Agosto 2026
CAIVANO – C’è un’arte antica in cui la politica di provincia eccelle sopra ogni altra: l’arte dell’omissione calcolata. Quell’amabile e mefistofelico silenzio amministrativo che non fa rumore, non lascia tracce scritte, ma produce esattamente l’effetto desiderato da chi comanda.
Per capire come funziona la “nuova era” a Caivano, basta leggere due documenti ufficiali rimasti colpevolmente nei cassetti del Municipio. Due carte che raccontano una storia di ordinaria ipocrisia, dove la trasparenza si ferma davanti agli interessi di bottega.
I FATTI: LE CARTE DELLA VERGOGNA
È la nota inviata il 6 luglio 2026 dalla Green Attitude s.r.l. (capogruppo dell’ATI che gestisce il servizio d’igiene urbana a Caivano) indirizzata al Responsabile del Settore Ambiente, ing. Francesco dell’Aversano, e al D.E.C., ing. Vincenzo Cenname. La ditta mette nero su bianco un elenco di 12 lavoratori (Altieri, Capuozo, Cioffi, Esposito, Granato, Mirabibella, Palumbo, Pellino, Pulcrano, Sirico, Acatullo, Mosca). Lavoratori precari, interinali, che hanno un “diritto di prelazione” per il passaggio di cantiere. La ditta, facendo seguito a una prima richiesta del 10 giugno, chiede formalmente al Comune l’autorizzazione a stabilizzarli e a dar seguito al piano di assorbimento del personale.
È la diffida/sollecito del 29 luglio 2026 firmata congiuntamente dai sindacati di categoria (FP CGIL, FIT CISL, FIADEL e FILAS). I sindacati denunciano uno “stallo” imbarazzante e rivelano che il Comune non ha mai risposto alla richiesta della ditta dell’inizio di luglio. Chiedono un riscontro d’urgenza per evitare ripercussioni occupazionali e sciogliere ogni nodo interpretativo sull’articolo 37 del Capitolato Speciale d’Appalto.
A oggi, il Comune di Caivano tace. Un silenzio di tomba. Un “no comment” burocratico che fa un chiasso infernale.
IL TRUCCO DEL CAPITOLATO E IL PUNTEGGIO IN GARA
Ma perché la ditta vuole stabilizzare questi lavoratori e perché il Comune glielo impedisce col suo silenzio?
Qui casca l’asino. Il bando per la raccolta dei rifiuti a Caivano non è stato fatto su un foglio di formaggio al bar del paese: è stato redatto dalla CUC (Centrale Unica di Committenza) della Città Metropolitana di Roma. E in quel capitolato d’appalto c’era una regola chiarissima: la ditta che avesse garantito la stabilizzazione del personale precario del cantiere avrebbe ottenuto un punteggio superiore nell’offerta tecnica.
Tradotto per i non addetti ai lavori: l’ATI Green Attitude – Ecogin ha vinto (o si è piazzata in alto) ANCHE perché si è impegnata a stabilizzare quei padri di famiglia precari. Ha preso i punti in gara, ha firmato il contratto e ora dice al Comune: “Ehi, fatemi mantenere la promessa e stabilizzare questi 12 lavoratori”.
E il Comune cosa fa? Non risponde. Si volta dall’altra parte. Pone ostacoli interpretativi pretestuosi.
IL PERCHÉ DEL SILENZIO: LA RACKETTIERA DELLE AGENZIE INTERINALI
La domanda sorge spontanea, direbbe qualcuno: perché un’Amministrazione comunale dovrebbe ostacolare la stabilizzazione di 12 lavoratori che non le costa un euro in più?
La risposta è d’una lucidità agghiacciante ed è racchiusa nelle logiche più bieche della politica clientelare.
D’estate la produzione di rifiuti aumenta, i dipendenti vanno in ferie, le strade soffrono. La ditta ha bisogno fisiologico di nuovo personale.
Se il Comune autorizza la stabilizzazione: quei 12 posti vengono coperti a tempo indeterminato da lavoratori storici, che si sono guadagnati il posto sul campo e che — coincidenza fatale — non devono favori politici a nessuno. Zero cambiali elettorali. Zero clienti da accontentare.
Se il Comune tace e blocca le stabilizzazioni: la ditta resta sottorganico e per coprire i turni estivi è costretta a ricorrere a nuove assunzioni precarie tramite agenzie interinali.
E chi gestisce, suggerisce, “segnala” e telefona alle agenzie interinali per fare i nomi di chi deve andare a spazzare le strade per tre mesi d’estate?
Ma le agenzie interinali — si sa da decenni in tutte le latitudini del sottogoverno locale — sono la mangiatoia perfetta per consiglieri comunali, assessori e sindaci in cerca di consenso. Il “favore” del contratto a termine per il cugino, il tesserato, l’elettore o il portatore di voti.
Ecco svelato il capolavoro: mantenere il cantiere nell’eterna precarietà per alimentare il mercato delle vacche della clientela politica.
Quei 12 lavoratori da stabilizzare hanno una sola grande colpa: non sono “clienti” dell’attuale classe dirigente. Non sono andati a baciare la pantofola a Palazzo prima delle elezioni. E dunque, per la logica di questa maggioranza, devono rimanere nel limbo del precariato, mentre la ditta viene spinta a forza tra le braccia del lavoro interinale a chiamata politica.
LA MASCHERA È CADUTA
Il Sindaco Angelino e la sua giunta ci ammorbonano un giorno sì e l’altro pure con i video su Facebook dedicati al “riscatto sociale”, alla “legalità” e alla “nuova era” di Caivano. Poi però, quando la legalità e la trasparenza bussano alla porta sotto forma di una nota sindacale e di una lettera d’impresa, la risposta è il silenzio codardo di chi preferisce il ricatto del precariato alla dignità del lavoro stabile.
Mentre l’Assessore e i dirigenti giocano a nascondino, 12 famiglie attendono un diritto riconosciuto da un bando pubblico di rilevanza metropolitana.
Rispondete a quelle lettere, ingegneri e politici da videoclip. Spiegate alla città perché preferite le agenzie interinali con la spinta politica ai contratti stabili per chi lavora da anni. E se non avete il coraggio di farlo con un atto pubblico, abbiate almeno la decenza di spegnere la telecamera del cellulare: la vostra propaganda si è incastrata tra i cassonetti dell’immondizia


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