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Innovazione: il Made in Italy “sommerso” che vince all’estero
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4 mesi fail
Da
RedazioneC’è un Made in Italy che non si collega ai settori tradizionalmente riconosciuti ma che è capace di portare lavoro e opportunità, in particolare per i giovani.
È quello delle nuove attività, legate in particolare al digitale e allo sviluppo di prodotti informatici, nelle quali tanti under 35 hanno investito e si sono dimostrati competitivi in Europa e nel mondo.
A spiegarlo è Ottavia Piro, specialista dell’innovazione dei modelli di business per il Made in Italy e componente del consiglio nazionale di ImprenditorItalia, associazione con sede centrale a Castellamare di Stabia nata con lo scopo di garantire il sostegno ad imprenditori ed aziende per contribuire al loro sviluppo su tutto il territorio italiano e anche a livello internazionale. Piro è stata tra i relatori in un recente dibattito organizzato a Roma, nella sala Zuccari del Senato, dal titolo “La disoccupazione giovanile”.
E dinanzi ad una platea di esperti e operatori, l’esponente di ImprenditorItalia ha spiegato come in questo campo “il futuro è oggi”. Ottavia Piro ha infatti sottolineato come “sono tanti i giovani italiani che non aspettano il lavoro, ma lo creano”.
Streaming, eSports, sviluppo di videogiochi tra i settori in maggiore evoluzione. Piro ha richiamato l’intervento del capo di gabinetto del Ministero del lavoro, Mauro Nori (tra gli intervenuti nel dibattito al Senato), parlando di “un mondo in rapidissima evoluzione: con il nostro centro di analisi delle politiche del lavoro, abbiamo esaminato queste realtà moderne, che definirei ‘sommerse’. Sommerse da un concetto di generalizzazione digitale, che non è rappresentativo del valore intrinseco e fortemente differenziato”.
L’esperta di ImprenditorItalia parla di un vero e proprio Made in Italy che si sta affermano a livello globale: “Quando parliamo di Made in Italy – puntualizza – ci riferiamo sempre a settori tradizionali. Ma noi italiani siamo un’eccellenza anche in questi campi. Il potenziale è altissimo e per valorizzarlo c’è bisogno che questi lavori siano riconosciuti, regolamentati e incentivati attraverso politiche di sostegno e programmi di formazione”.
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Ischia, Baia di Citara: la voce della star internazionale Lisa Millet inaugura l’estate degli Angels of Love
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3 settimane fail
24 Giugno 2026
Sarà la voce leggendaria di Lisa Millett a battezzare ufficialmente, il prossimo 27 giugno nella spettacolare cornice della Baia ischitana di Citara, l’inizio della stagione estiva degli Angels of Love, uno dei più storici e influenti collettivi di promoter e DJ della scena House Music internazionale, con alle spalle 35 anni di attività.
Considerata una delle più grandi “queen” della house music, la Millett ha prestato il suo inconfondibile timbro vocale, ricco di venature soul e gospel, a tracce che hanno scalato le classifiche mondiali, firmando collaborazioni con giganti della console del calibro di Frankie Knuckles (spesso al fianco di Michael Jackson) o Paul Oakenfold, a fronte di una voce inconfondibile remixata dai DJ più celebri al mondo. La sua performance live darà il via ufficiale a una programmazione estiva che vedrà alternarsi, nella cornice del bagno Teresa di Citara, artisti, vocalist e dj set da tutto il mondo, a partire da una line-up inaugurale di altissimo profilo che per l’occasione schiererà anche le geometrie sonore di DJ Simi, l’eclettismo di DJ Fiore e le vibrazioni di Deep Futuristic.
“Siamo molto soddisfatti – dichiarano gli Angels of Love – anche perché stiamo organizzando una donazione destinata ai più bisognosi, un modo per mettere a sistema il divertimento con la solidarietà. Inoltre, abbiamo pensato sia ai bambini, dato che ci sarà un’area kid dedicata, come ai turisti e a quanti verranno appositamente dalla terraferma, che per il pernotto potranno usufruire di apposite convenzioni chiuse appositamente con Federalberghi, che ringraziamo”.
Il countdown è iniziato: la grande estate internazionale degli Angels of Love riparte dalla voce che ha fatto ballare il mondo.

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Il 20 e il 21 Giugno la “Velalonga per il Pascale”: il Golfo di Napoli in vela per la ricerca
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4 settimane fail
19 Giugno 2026
Il Golfo di Napoli torna a riempirsi di vele con la nuova edizione della Velalonga, l’evento velico solidale che unisce sport, mare e ricerca scientifica, in programma il 21 giugno.
La manifestazione vedrà la partecipazione di decine di imbarcazioni che solcheranno le acque del golfo in una giornata dedicata non solo alla competizione sportiva, ma soprattutto alla solidarietà e al sostegno della ricerca oncologica portata avanti dall’Istituto dei Tumori Pascale di Napoli.
L’iniziativa si inserisce in un più ampio percorso di sensibilizzazione che lega il territorio partenopeo alle tematiche della salute e dell’innovazione scientifica, trasformando lo sport in un veicolo concreto di partecipazione civica e raccolta fondi.
La Velalonga, ormai appuntamento consolidato nel panorama velico napoletano, rappresenta un momento in cui la passione per il mare si intreccia con l’impegno sociale. Le imbarcazioni partecipanti non saranno soltanto protagoniste di una regata simbolica, ma anche ambasciatrici di un messaggio chiaro: sostenere la ricerca significa investire nel futuro della salute.
L’evento assume quest’anno un valore ancora più significativo, anche alla luce della crescente attenzione internazionale sul Golfo di Napoli, sempre più scenario di grandi eventi sportivi e culturali. In questo contesto, la Velalonga conferma la sua identità di manifestazione capace di unire comunità, associazioni e appassionati di vela attorno a un obiettivo comune.
Durante la giornata, il mare partenopeo diventerà così un grande spazio condiviso in cui sport e solidarietà si fondono, trasformando la competizione in un gesto concreto di vicinanza alla ricerca scientifica e ai pazienti oncologici.
Un evento che racconta Napoli attraverso il suo elemento più identitario, il mare, e che ribadisce come anche una regata possa diventare uno strumento di partecipazione, sensibilizzazione e sostegno alla scienza.

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La rivolta dei preti: «Cessate il fuoco e sanzioni a Israele». Lettera aperta ai Vescovi italiani alla vigilia della CEI
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2 mesi fail
23 Maggio 2026Da
Redazione
ROMA – Non è la solita mozione politica dei movimenti pacifisti, né un comunicato delle storiche sigle dell’attivismo solidale. Questa volta l’appello, durissimo e intriso di teologia, arriva direttamente dall’altare. Alla vigilia dell’Assemblea Generale della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), più di 2.200 sacerdoti, 25 vescovi e due cardinali della Rete Internazionale Preti contro il Genocidio hanno indirizzato una lettera aperta ai vescovi italiani. Un testo che scuote i palazzi vaticani e la politica nazionale, chiedendo alla Chiesa italiana un passo storico: abbandonare la “falsa equidistanza” e appoggiare apertamente sanzioni ed embargo militare contro il governo israeliano.
La lettera, datata 22 maggio 2026, si apre con la denuncia di un fatto di cronaca recente e drammatico: l’arrembaggio della marina militare israeliana ai danni delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla in acque internazionali. A bordo delle navi, cariche di aiuti umanitari per Gaza, viaggiavano medici, infermieri e attivisti disarmati. Tra i fermati figurano anche oltre venti cittadini italiani, costretti a passare quaranta ore su pavimenti allagati prima di essere espulsi senza accuse formali.
È da questa ennesima ferita che scatta la mobilitazione dei sacerdoti, i quali chiariscono subito lo spirito della missiva:
«Non scriviamo per contrapporci, ma per condividere una ferita. Il dolore di Gaza, della Cisgiordania, del Libano e di tutta la Terra Santa non ci lascia più dormire tranquilli».
Se da un lato i firmatari blindano la linea profetica di Papa Leone XIV e lodano gli sforzi diplomatici del Cardinale Zuppi e del Patriarca Pizzaballa, dall’altro chiedono alla CEI una svolta radicale che investe direttamente le responsabilità del Governo italiano.
La richiesta non è più solo quella, pur necessaria, della preghiera o della colletta umanitaria. I preti chiedono “atti concreti”, mutuando la strategia che un tempo piegò il regime segregazionista in Sudafrica:
«Riteniamo necessario indicare con coraggio anche il boicottaggio mirato, il disinvestimento, le sanzioni e l’embargo militare verso tutto ciò che sostiene direttamente l’occupazione, la colonizzazione, l’apartheid, la distruzione di Gaza».
Un parallelismo, quello con l’apartheid sudafricano, evocato non come atto di odio, ma come “leva morale e politica per isolare e costringere un sistema ingiusto a cambiare”.
Il cuore teologico del documento tocca le corde più sensibili della fede cristiana. I firmatari rigettano fermamente ogni forma di antisemitismo, ma attaccano frontalmente la leadership politica e militare israeliana, definendo la situazione a Gaza come una “ferita spirituale che attraversa il corpo dell’umanità”, dove Cristo “continua a essere crocifisso” nei corpi dei civili e dei bambini.
Il dito viene puntato anche contro le ambiguità interne al mondo cristiano e politico: «Le nostre parole tiepide non sono innocenti. Quando alcuni politici e rappresentanti cristiani continuano a sostenere lo Stato di Israele senza denunciare con chiarezza l’occupazione… scandalizzano i piccoli».


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