Resta sintonizzato

Ambiente

PROCIDA orgoglio campano. Sarà capitale della cultura italiana nel 2022

Pubblicato

il

L’isola più colorata d’Italia ha sbaragliato la concorrenza e sarà la Capitale italiana della cultura per l’anno 2022.

Procida, vanto di bellezza per la Regione Campania, è stata proclamata da una giuria presieduta dal prof. Stefano Baia Curioni dopo l’esame dei 10 progetti presentati dalle citta’ che si sono candidate.

La designazione si e’ svolta alla presenza del Ministro per i Beni e le Attivita’ Culturali e per il Turismo, Dario Franceschini.

Si erano proposte: Ancona, Bari, Cerveteri , L’Aquila , Pieve di Soligo (Treviso), Taranto , Trapani , Verbania Lago Maggiore e Volterra.

Continua a leggere
Pubblicità
Clicca per commentare

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ambiente

Niente CPR nel Parco Umido della Piana: Castel Volturno si mobilita per i diritti e l’ambiente

Pubblicato

il

 

Il 24 ottobre Castel Volturno e tutte le forze sane della sociuetà Campana scendono in piazza contro l’ipotesi di apertura di un nuovo Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) all’interno del Parco Umido della Piana. Una scelta strutturale e politica che riaccende il dibattito su diritti umani, razzismo sistemico e tutela del territorio.

Ma quali sono le implicazioni di questa decisione?

Una violazione dei diritti umani I CPR si sono dimostrati più volte luoghi di detenzione amministrativa in cui la privazione della libertà avviene senza un reato penale, ma solo per la mancanza di un documento. Condizioni igienico-sanitarie critiche, mancanza di trasparenza e lesione dei diritti fondamentali rappresentano una realtà documentata da numerosi report e associazioni.

Discriminazione e impatto sociale Destinare strutture detentive in territori già segnati da forte marginalizzazione ed esclusione sociale rischia di alimentare narrazioni discriminatorie e atteggiamenti razzisti. Invece di investire in percorsi di inclusione, regolarizzazione e supporto socio-sanitario, si sceglie la via del controllo e della reclusione.

Ecomostro in un’area protetta La localizzazione proposta nel Parco Umido della Piana aggiunge la ferita ecologica a quella sociale: cementificare ed edificare un centro di detenzione all’interno di un ecosistema delicato e da tutelare è un corto circuito per la salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio.

La manifestazione del 24 ottobre rappresenta un punto fermo della comunità locale e dei movimenti per la giustizia sociale e ambientale: Castel Volturno ha bisogno di integrazione, servizi ed ecologia, non di nuove prigioni a cielo aperto.

L’accoglienza è un diritto, la tutela del territorio è un dovere. L’iniziativa nasce dall’appello lanciato da monsignor Pietro Lagnese, vescovo di Caserta e arcivescovo di Capua, da cui è nata un’alleanza ampia e trasversale, riunita nel Comitato regionale campano «No CPR, né qui né altrove», contro la scelta di spendere 43 milioni di euro per un CPR nel territorio. Nei mesi scorsi si sono susseguiti assemblee, concerti e catene umane; ora l’invito è a convergere su un’unica parola d’ordine: «Né qui né altrove

Come annunciato nei mesi scorsi, il Ministero dell’Interno intende realizzare nel Parco umido “La Piana” – area protetta per la sua biodiversità – un CPR da 120 posti, con un bando Invitalia da oltre 43 milioni di euro. Il progetto si inserisce nel disegno di aprire un CPR in ogni regione, dopo le scelte di Trento e di Aulla (Massa-Carrara), e nell’attuazione del nuovo Patto europeo su asilo e immigrazione.

Il fronte del no è ampio e trasversale: associazioni, movimenti, sindacati, comunità di fede e istituzioni. Sul territorio, tra le altre realtà, il Centro Fernandes, il comitato don Diana, Libera, il Movimento Migranti e Rifugiati di Caserta, il Centro Sociale ex Canapificio e la CGIL di Caserta; sul piano ecclesiale la Conferenza episcopale campana e il cardinale di Napoli Mimmo Battaglia; su quello istituzionale il presidente della Regione Roberto Fico. Alla manifestazione del 24 ottobre hanno annunciato adesione, tra gli altri, la CGIL Napoli e Campania, Emergency, il gruppo di imprese sociali Gesco, la cooperativa sociale Era e il CNCA.

 

 

Continua a leggere

Acerra

L’eclissi del palcoscenico: ad Acerra persino il Papa ha ridimensionato il “brand” Terra dei Fuochi

Pubblicato

il

ACERRA – C’era un tempo in cui le telecamere cercavano un solo volto, un tempo in cui la complessa, tragica e stratificata questione ambientale campana sembrava riassumersi nelle dichiarazioni a favore di microfono di un singolo parroco. Ma la storia, quella vera, è fatta di dettagli, di assenze e di silenzi che sanno essere più rumorosi di cento omelie. E la recente visita pastorale di Papa Leone XIV ad Acerra ha proiettato un’ombra lunghissima e gelida proprio su chi, per anni, ha cavalcato l’onda dell’indignazione mediatica: don Maurizio Patriciello.

Sui social l’apparato dei fedelissimi grida allo scandalo. Si lamenta il “poco spazio”, la mancata citazione pubblica, l’assenza di una corsia preferenziale. Si evoca il martirio laico di chi “ha scoperto il dramma per primo”. Ma la memoria storica del territorio non è un post su Facebook modificabile a piacimento, e i testimoni di una lotta lunga trent’anni ricordano una realtà ben diversa.

Prima che il parroco del Parco Verde di Caivano conquistasse le prime pagine – sull’onda emotiva delle vecchie (e in parte secretate) dichiarazioni del pentito Carmine Schiavone – la Campania era già un immenso presidio di resistenza. Chi c’era ricorda le battaglie storiche di Chiaiano e di Serre, le agorà degli studenti ad Aversa con scienziati e oncologi, i comitati come #Contramunnezza a Sant’Arpino. E, soprattutto, ricorda la figura del Vescovo di Acerra, monsignor Antonio Di Donna, che lontano dai riflettori nazionali e con tenacia evangelica ha sempre denunciato il legame tra ecomafie, sversamenti abusivi e territorio.

Mentre la Chiesa locale approfondiva le radici del problema, la narrazione di don Patriciello deviava verso un teorema mediatico suggestivo quanto devastante: quello della “Terra dei veleni” tout court, dei prodotti agricoli campani tossici a causa di presunti fanghi industriali del Nord intombati ovunque. Un’iperbole che ha prodotto danni reali. Cinque aziende agricole chiuse a Caivano per il sequestro (poi rivelatosi infondato) di 13 pozzi artesiani. Marchi storici dell’agroalimentare costretti a fuggire commercialmente dalla Campania per rassicurare i consumatori, marchiando i propri prodotti con la provenienza emiliana.

Poi, la scienza ha fatto il suo corso. Ci sono voluti anni e la perseveranza di scienziati e ricercatori indipendenti, come Paola Dama, per dimostrare l’ovvio: che i metalli pesanti in quei pozzi erano il frutto della normale fisiologia di una terra vulcanica. L’Istituto Superiore di Sanità ha sì certificato il nesso tra inquinamento e malattie, ma legandolo principalmente alla diossina dei roghi tossici, all’inquinamento dell’aria. Di quei fanghi nucleari o industriali sotto i pomodori di Caivano, paventati nei talk show, non si è mai trovata traccia.

Il Vaticano queste cose le sa. La diplomazia della Santa Sede e lo stesso Pontefice si muovono sui binari della verità documentata, non su quelli della spettacolarizzazione del dolore. Scegliere Acerra come epicentro della visita non è stato un caso: è stato il riconoscimento della trincea silenziosa e rigorosa di monsignor Di Donna e dei comitati storici.

Ed è qui che l’editoriale si fa riflessione amara. Le immagini di Caivano mostrano don Patriciello relegato dietro un cordolo rosso, confuso tra i tanti sacerdoti della diocesi. Un bacio sulla mano al Papa, uno sguardo del Pontefice che scivola via, distratto da altri interlocutori. Nessun posto d’onore, nessuna menzione speciale, nessun colloquio privato.

Per i fedeli cattolici, il Papa è custode di verità. E se il vicario di Cristo sceglie di non concedere nemmeno un barlume di centralità all’icona mediatica della Terra dei Fuochi, il messaggio politico ed ecclesiale è di una chiarezza disarmante. Sembra quasi che a quella narrazione catastrofista e personalistica, utile forse alla politica e allo share ma nociva al territorio, non ci creda più nessuno. Nemmeno il Papa.

La parentesi di Acerra è stata una batosta d’immagine durissima per chi era abituato ai tappeti rossi dei media. Ma forse è l’inizio di una nuova alba, in cui la lotta per l’ambiente torna a essere ciò che doveva essere: un cammino di comunità, guidato dalla scienza e dalla dignità, e non l’ennesimo palcoscenico per un uomo solo al comando.

Continua a leggere

campania

Campi Flegrei, a gennaio ci sono stati 285 terremoti. Il suolo continua a sollevarsi di 1,5 centimetri al mese

Pubblicato

il

L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) ha pubblicato il bollettino mensile di monitoraggio dei Campi Flegrei, relativo al mese di gennaio 2026; i dati mostrano, in particolare, la sismologia del territorio nel mese appena trascorso, nonché l’andamento del suolo. Per quanto riguarda il primo parametro, nel gennaio 2026 nei Campi Flegrei sono stati registrati 285 terremoti; per quanto riguarda il secondo parametro, il suolo è ancora in fase di sollevamento, ma si sta assistendo a una diminuzione della velocità di sollevamento, che rimane di 1,5 centimetri al mese.

Il dettaglio relativo alla sismicità indica come la scossa di terremoto più significativa sia stata quella di magnitudo 3.1 della scala Richter registrata il 6 gennaio, giorno dell’Epifania. Nel corso del mese di gennaio, inoltre, si sono verificati ben 5 sciami sismici, nel corso dei quali sono state registrate 63 scosse di terremoto.

Per quanto riguarda, invece, il sollevamento del suolo, come detto la velocità di sollevamento è di 1,5 centimetri al mese, che si sta osservando a partire dal mese di dicembre 2025. Nel corso dello scorso anno, però, la velocità di sollevamento del suolo nei Campi Flegrei è stata altalenante e ha subito molte variazioni. Dalla metà di febbraio fino a marzo 2025, il suolo si è sollevato di 3 centimetri al mese, poi, ad aprile, la velocità è diminuita a 1,5 centimetri mensili. A ottobre 2025, la velocità di sollevamento è cambiata ancora, arrivando a 2,5 centimetri al mese, per poi assestarsi sugli attuali 1,5 centimetri a partire, come detto, dal dicembre del 2025

Continua a leggere
Pubblicità
Pubblicità

Popolari