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Cronaca

Napoletani sotto attacco a Dubai: ‘Siamo topi in trappola, la Farnesina ci riporti a casa’

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DUBAI / NAPOLI – Ore di altissima tensione e profonda incertezza negli Emirati Arabi Uniti, dove un attacco missilistico ha sorpreso numerosi turisti e lavoratori italiani, tra cui diversi cittadini napoletani, attualmente bloccati all’interno delle strutture alberghiere.

A dare voce al dramma che si sta consumando a Dubai Marina è Gennaro Sarnataro, giunto soltanto ieri presso il Millennium Place insieme alla compagna e al figlio. Attraverso un video-appello inviato al deputato Francesco Emilio Borrelli, Sarnataro descrive scene di puro panico:

“Abbiamo avvertito boati violentissimiseguiti da dense nubi di fumo. Ci sentiamo come topi in trappola e la paura più grande è legata al caos per il rientro. Solo poco fa siamo riusciti a metterci in contatto con l’Ambasciata, che ci ha dato l’ordine tassativo di restare chiusi in albergo: ci hanno spiegato che l’intero Paese è sotto attacco e non esistono zone sicure al momento”.

Secondo il racconto, la situazione sarebbe ancora critica: nelle ultime ore sarebbero state avvertite nuove esplosioni con almeno tre missili intercettati a brevissima distanza dalla struttura turistica.

Le immagini delle intercettazioni e dei momenti di agitazione all’interno dell’hotel sono state acquisite dal parlamentare Francesco Emilio Borrelli, che ha immediatamente chiesto un intervento di peso da parte del Ministero degli Affari Esteri.

“Ho sollecitato ufficialmente la Farnesina affinché si attivi con ogni mezzo necessario per assistere i nostri connazionali in pericolo,” ha dichiarato Borrelli. “È vitale fornire aggiornamenti costanti e predisporre già da ora un piano per i rimpatri, così da evitare il blocco totale non appena lo spazio aereo verrà riaperto.”

Oltre ai turisti, il parlamentare è in contatto con diversi imprenditori presenti negli Emirati per ragioni professionali, tra cui Andrea Vento, che sta documentando l’evolversi della crisi con continui aggiornamenti video. Al momento, l’obiettivo primario resta la messa in sicurezza di tutti gli italiani presenti sul territorio e la gestione di un piano di evacuazione ordinato non appena le condizioni di sicurezza lo permetteranno.

Cronaca

Napoli sotto assedio: 71 arresti e i nomi dei nuovi reggenti.

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NAPOLI – Una notte di manette e sirene ha portato all’arresto di 71 persone, colpite da misure cautelari che disarticolano i vertici della criminalità organizzata cittadina. Un’operazione massiccia che non si ferma ai sequestri, ma scava nelle nuove gerarchie: 8 arresti nel clan Mazzarella, 23 nei Pirozzi-Savarese e ben 39 nel potente gruppo dei Contini. L’inchiesta ha segnato un punto di non ritorno per il delitto di Emanuele Durante, ucciso negli scontri tra la Sanità e piazza Mercato. In cella è finito Vincenzo Brandi (classe 1994), ritenuto il complice che avrebbe accompagnato l’esecutore materiale in via Santa Teresa degli Scalzi. Si tratta del terzo tassello di un puzzle di sangue che incrocia la morte di Durante con quella del giovanissimo Emanuele Tufano, vittima di una ronda armata in piazza Mercato.

Il procuratore aggiunto Sergio Amato, a capo della DDA, ha tracciato un quadro inquietante: «Registriamo un’ampia disponibilità di armi sul territorio. Ogni zona ha il suo reggente». I riflettori sono puntati su Forcella, dove emerge la figura di Luigi Giuliano, detto ‘e zecchetella, e sui vertici già detenuti ma sempre influenti come Michele Mazzarella e Salvatore Barile.

Secondo Mario Grassia, nuovo capo della Squadra Mobile ed esperto di omicidi, la novità è la tregua strategica: «C’è stata una pax tra i Giuliano e i Mazzarella a Forcella, un nuovo assetto criminale su cui abbiamo lavorato a fondo».

Il Generale dei Carabinieri, Biagio Storniolo, ha spiegato il meccanismo di rigenerazione delle cosche: «Mi ha colpito come si riempiono subito i vuoti di potere. Appena avviene una scarcerazione di peso, il boss torna a fare il reggente, ricompone il clan e riprende gli affari».

Nonostante la capacità di ripresa dei clan, lo Stato risponde con la tecnologia e la conoscenza del territorio. «Ci sono omicidi a Napoli – concludono gli inquirenti – ma c’è anche un’altissima percentuale di casi scoperti grazie alla sinergia tra Polizia, Carabinieri e Procura».

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Il patto di sangue è rotto, San Giovanni torna l’inferno dei clan.

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NAPOLI – colpi secchi, sordi, esplosi in rapida successione nel cuore pulsante del Rione Villa, a San Giovanni a Teduccio. Mezzogiorno, l’ora in cui la città vive, lavora e, soprattutto, l’ora in cui i bambini dell’istituto comprensivo “Vittorino da Feltre” si preparano a tornare a casa. È in questo scenario di quotidiana normalità che è stato trucidato Salvatore De Marco, 34 anni, nipote del boss Ciro Rinaldi, meglio noto come “Mauè”.

L’agguato non è stato solo un’esecuzione, ma un brutale segnale di potere. I killer hanno agito con una precisione chirurgica e una spavalderia agghiacciante, incuranti della folla e della vicinanza alla scuola. De Marco è caduto sotto una pioggia di piombo che non gli ha lasciato scampo. Gli investigatori sono ora al lavoro per ricostruire la rete di “specchietti” (i segnalatori) che hanno monitorato ogni suo movimento, consegnandolo al commando di morte.

Questo omicidio non è solo un fatto di sangue tra clan; è un nuovo e gravissimo allarme sicurezza per l’intera città. Quando la camorra torna a sparare alla luce del sole e in zone densamente frequentate, il messaggio è chiaro: lo Stato viene sfidato sul terreno della quotidianità.

Il timore degli inquirenti è che l’uccisione di De Marco possa riaprire ufficialmente il fronte della guerra tra i Rinaldi e i D’Amico (legati ai Mazzarella). Una faida storica che ciclicamente torna a bagnare di sangue le strade dell’area orientale, trascinando con sé la serenità di migliaia di cittadini onesti.

Non si può più parlare di “episodi isolati”. La sicurezza a Napoli sta scivolando verso una zona d’ombra dove il controllo del territorio sembra passare di mano tra lo Stato e le cosche. Sparare vicino a una scuola significa colpire il futuro, calpestare ogni senso di civiltà e dichiarare che nessun luogo è davvero “sicuro”.

Mentre le forze dell’ordine presidiano il Rione Villa nel tentativo di prevenire la risposta del clan Rinaldi, resta l’amarezza di una città che si ritrova a contare i bossoli sull’asfalto. La magistratura indaga sul movente, ma la condanna dei residenti è già unanime: Napoli non può e non deve tornare agli anni bui delle faide a cielo aperto.

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Cronaca

Maxi-blitz contro il doping. Sequestri per oltre 550.000 euro.

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Si è conclusa con successo l’operazione internazionale “Shield VI”, un massiccio intervento di contrasto alla criminalità farmaceutica coordinato da Europol. L’azione ha visto una mobilitazione globale con il coinvolgimento di forze di polizia, dogane e organizzazioni antidoping di ben 30 Paesi.

In Italia, l’operazione è stata condotta dal Comando Carabinieri per la Tutela della Salute (NAS) in collaborazione con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. I risultati ottenuti sul territorio nazionale delineano un quadro allarmante del mercato nero:

Sequestri: Migliaia di confezioni di medicinali e sostanze dopanti illegali sottratte al mercato.

Valore Economico: Il valore commerciale complessivo della merce sequestrata supera i 550.000 euro.

Gruppi Criminali: Smantellate le attività di 12 organizzazioni criminali operanti nel settore.

Web Oscurato: Oscuramento di numerosi siti web utilizzati per la vendita illegale di farmaci, un canale sempre più sfruttato per aggirare i controlli sanitari.

L’operazione “Shield VI” non ha colpito solo il profitto illecito, ma ha rimosso dal mercato prodotti potenzialmente pericolosi per la salute, spesso privi di autorizzazioni o contraffatti. La sinergia tra i NAS e le autorità internazionali conferma l’importanza di una rete globale per proteggere i cittadini dai rischi del traffico illecito di medicinali.

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