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Fiamme alte ad Afragola: spaventoso incendio in zona Saggese

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Questa mattina, ad Afragola, nella zona Saggese, si è verificato uno spaventoso incendio in un deposito di autobus.

Secondo le prime notizie, pare che ci siano state anche alcune esplosioni.

Sul posto si sono precipitate tempestivamente diverse autobotti dei Vigili del Fuoco, che stanno provvedendo a domare le fiamme altissime.

L’incendio ha generato una nube di fumo nero, visibile anche nei paesi limitrofi. Tanta paura tra i cittadini.

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AFRAGOLA. Presunti brogli elettorali. Il TAR fissa un’udienza, il “Sistema” fissa lo sguardo altrove

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AFRAGOLA – C’è una data, adesso. Non più un sospetto sussurrato nei corridoi, non più un’inchiesta liquidata con la solita liturgia del “veleni d’opposizione”, non più un articolo da smontare a colpi di comunicati stampa scritti da chi di mestiere fa il ventriloquo del potere per ottenere il rendiconto personale. C’è un timbro della Repubblica Italiana, un numero di ruolo generale, una sezione del Tribunale Amministrativo Regionale della Campania che ha deciso di occuparsene sul serio. 2 dicembre 2026, ore 11.30, Sezione Seconda del TAR Campania. Il Registro Generale è il 5158/2026. E l’oggetto, scritto nero su bianco, è di quelli che ad Afragola avrebbero preferito non veder mai stampato su carta intestata: l’annullamento del verbale delle operazioni dell’ufficio centrale elettorale — il famigerato mod. 51/com — relativo alle amministrative del 24 e 25 maggio 2026.

Per chi si fosse perso le puntate precedenti, e a chi ha fatto finta di perderle facciamo un piccolo, doveroso ripasso.

Tutto comincia la notte del voto, quando i numeri di Afragola iniziano a comportarsi in modo bizzarro: schede senza firma distribuite in una scuola, timbri che non tornano, sezioni in cui i voti ai singoli candidati superano magicamente il totale di lista. Il 31 maggio il Presidente della commissione elettorale centrale fa una cosa mai vista prima: sequestra tutti i 54 verbali delle sezioni cittadine. Passano i giorni e la vicenda, che l’amministrazione avrebbe voluto derubricare a fisiologico mal di pancia post-elettorale, finisce addirittura sui tavoli del Senato, con un’interrogazione parlamentare che chiede conto al Ministero dell’Interno di ciò che a noi, umili cronisti di provincia, era chiaro da settimane. A luglio arriva il primo movimento giudiziario concreto: Raffaele Iazzetta, della lista “Mastella Noi di Centro”, rimasto fuori dal Consiglio per uno scarto di voti minimo, deposita un Accesso agli Atti con la dicitura “MASSIMA URGENZA”, chiedendo di mettere le mani su verbali, tabelle di scrutinio e deliberazioni dell’Ufficio Centrale. Ad agosto la mossa si trasforma in ricorso vero e proprio: TAR contro il Comune di Afragola, contestando quella “mancetta” notturna di dieci voti che avrebbe spalancato, tra le tre e le quattro del mattino, le porte del Consiglio Comunale al consigliere Ferdinando Salzano.

Oggi sappiamo, grazie all’avviso di udienza firmato dal Tribunale Amministrativo, che la posta in gioco ha un numero preciso: 1.786 voti. È la cifra elettorale che il verbale ufficiale attribuisce alla lista “Mastella Noi di Centro” — cifra che, secondo il ricorso, sarebbe inferiore a quella effettivamente conseguita. Una manciata di preferenze fantasma, sparite chissà dove tra un seggio e un altro, che sulla carta hanno fatto la differenza tra il quindicesimo scranno di maggioranza assegnato alla lista “La Svolta Giusta” invece che, giustamente, alla lista n. 7. Non stiamo parlando di un dettaglio contabile da azzeccagarbugli: stiamo parlando del meccanismo con cui si decide chi siede in Consiglio Comunale e chi resta fuori. Della differenza, sottile quanto vitale, tra una democrazia e una controfigura di democrazia con le luci accese.

E qui arriva il punto, quello vero, quello che a Palazzo di Città preferirebbero non leggere mai. Per mesi ci hanno dato dei mistificatori. Per mesi i soliti tifosi da bar e i solerti scudieri di ventura hanno provato a trasformare inchieste documentate in “fantasie d’opposizione”, i nostri articoli in “veleni da campagna elettorale”, il lavoro giornalistico in un fastidioso incidente di percorso da derubricare con accuse diffamatorie, volendo attribuire alla nostra testata il loro stesso stile di vita.

Qualcuno, evidentemente pagato per questo, ha persino provato la strada della calunnia spicciola, del killeraggio mediatico in salsa afragolese, pensando che intimidire un cronista fosse più semplice che rispondere nel merito a una domanda scomoda. Bene: la Repubblica Italiana, con la calma solenne di chi non ha fretta ma nemmeno paura, ha fissato un’udienza. Non un’opinione. Un’udienza. Con un giudice, un’aula, un fascicolo.

Ecco perché scriviamo, ancora una volta, la stessa frase che ci hanno rinfacciato come fosse un’accusa: noi lo avevamo detto. Non per vanità, ma perché è la sintesi più onesta di un metodo di lavoro che non prevede scorciatoie: si scava, si verifica, si pubblica il documento — non l’illazione, il documento — e si lascia che sia la giustizia, quella vera, a fare il suo corso. In uno Stato di Diritto funziona così: le difese di rito, gli avvocati d’ufficio della propaganda, i manutengoli assoldati per spegnere una notizia con il rumore anziché con i fatti, possono continuare a recitare la loro parte. Ma un TAR che fissa un’udienza non si convince con un post sui social né si intimidisce con una querela temeraria. Si convince con le carte. E le carte, quelle vere, iniziano finalmente a parlare.

Il 2 dicembre lo sapremo. Fino ad allora, come sempre, continueremo a fare l’unica cosa che ci compete: raccontare i fatti, allegare i documenti, e lasciare che la verità — quella scomoda, quella che a qualcuno costa il sonno — faccia il suo lento, inesorabile lavoro.

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AFRAGOLA. I proclami contro la realtà e Il bluff dei 90 giorni di Giustino. Le denunce delle opposizioni

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AFRAGOLA – Se l’obiettivo dell’amministrazione Giustino era quello di inaugurare una “rivoluzione di normalità”, i primi tre mesi di governo hanno restituito ai cittadini una fotografia ben diversa: il vuoto di idee coperto dalla retorica degli slogan e da un’insofferenza cronica verso ogni forma di dissenso.

Nelle ultime ore, le voci dell’opposizione hanno delineato con forza e precisione i contorni di una gestione politica che mostra già vistosamente le prime crepe. L’analisi condotta dalle minoranze non lascia spazio ad alibi e tocca la sostanza del saper amministrare.

L’ordinario spacciato per straordinario

Il consigliere Biagio Castaldo ha smontato pezzo per pezzo la narrazione trionfalistica della maggioranza, ricordando come l’approvazione del DUP e l’avvio della sessione di bilancio non siano “conquiste storiche”, ma adempimenti burocratici vincolati dalla legge. Rispondere a rilievi di natura squisitamente politica con attacchi personali e scivoloni istituzionali — come quelli mossi dal consigliere Botta — evidenzia solo la totale assenza di argomentazioni. «Chi ricopre un ruolo di governo ha il dovere etico e politico di rispondere alla città con i fatti, non con le invettive», ha ribadito Castaldo, invitando l’esecutivo ad alzare il livello del confronto anziché scendere sul terreno della polemica spicciola.

Un’agenda di governo rimasta chiusa nel cassetto

Sulla stessa linea la leader dell’opposizione, Alessandra Iroso, che ha rimarcato come dopo novanta giorni non vi sia traccia di un’agenda politica chiara, di un cantiere aperto o di una visione concreta per il territorio. Afragola assiste a un paradosso continuo: toni nervosi della maggioranza di fronte al dissenso e proclami declinati sempre al futuro, mentre il presente tace.

Il degrado dei luoghi della memoria

La misura del fallimento gestionale sul piano dell’ordinaria manutenzione emerge chiaramente dalla denuncia del consigliere Giacinto Baia (Forza Italia). La situazione del cimitero cittadino — tra erba alta, incuria e abbandono — rappresenta un’offesa al decoro e al rispetto della memoria collettiva. Il diserbo, la pulizia e il decoro di un luogo sacro non sono interventi straordinari: sono l’ABC di qualsiasi amministrazione dotata di un minimo senso di civiltà.

Il ruolo della stampa libera e il “sistema” delle delegittimazioni

Di fronte a questo quadro, è comprensibile che una parte dell’elettorato resti ancora aggrappata alla speranza e continui a fare il tifo per la fazione sostenuta. Ciò che risulta del tutto inaccettabile è la reazione che le istituzioni locali riservano alla stampa libera. Quando la realtà smentisce la propaganda, quando i giornali documentano attraverso gli atti amministrativi scelte clientelari, nomine discutibili e un chiaro tentativo di occupazione del potere, scatta la delegittimazione coordinata.

Un Sindaco e una giunta che avallano o incoraggiano il linciaggio verbale sui social da parte di “squadracce” di supporter e cacciatori di poltrone scendono a un livello politico imbarazzante. Afragola non si governa con i “like” sotto i post diffamatori, né bollando come “mistificatore” chiunque ponga domande scomode sulla legittimità degli atti. Se le denunce dell’opposizione coincidono puntualmente con quanto documentato dalla stampa indipendente, significa che il velo di Maya è già caduto. La città non ha bisogno di manutengoli in cerca di sistemazione per sé e per i suoi, ma di un governo capace di rispondere della propria condotta. E la realtà, per quanto si cerchi di coprirla, finisce sempre per venire a galla.

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AFRAGOLA. Duello verbale Botta-Castaldo: L’ex Presidente del Consiglio: “bisogna elevare il livello del dibattito”

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AFRAGOLA – Mentre i cittadini di Afragola si trovano a fare i conti con la prima pioggia di fine estate e le immancabili strade allagate, il dibattito politico locale decide di regalare per l’ennesima volta uno spettacolo ben distante dalle emergenze quotidiane del territorio.

Nel mirino c’è l’intervento del consigliere di maggioranza Lello Botta, che si è avventurato in una difesa d’ufficio dell’amministrazione Giustino infarcita di toni trionfalistici. Presentare l’approvazione del Documento Unico di Programmazione (DUP) o l’avvio della sessione di bilancio come una “rivoluzione storica” o una “conquista senza precedenti” sfiora il paradossale: si tratta di puri adempimenti burocratici previsti dalla legge, atti ordinari dovuti per evitare il commissariamento dell’ente.

Ma ciò che appare ancor più grave sul piano istituzionale è la scelta metodologica della maggioranza: invece di rispondere nel merito alle critiche, si scivola sistematicamente sul terreno dell’offesa e dell’attacco personale. L’opposizione ha il dovere costituzionale ed elettorale di esercitare un ruolo di controllo e di stimolo, ed è inaccettabile che ogni rilievo tecnico o politico venga liquidato con argomentazioni ad hominem. Un atteggiamento che stona, peraltro, con certe repentine “conversioni” e transumanze politiche del passato — come il passaggio dello stesso Botta in Forza Italia, casualmente coinciso con l’affidamento delle commissioni di stampa dei manifesti elettorali alle sue attività private. Dettagli di opportunità che, in un confronto serio, imporrebbero quanto meno maggiore prudenza e rispetto delle istituzioni.

Di ben altra caratura appare, al contrario, la posizione espressa da Biagio Castaldo. L’ex Presidente del Consiglio Comunale ha risposto alle provocazioni con un intervento equilibrato, dimostrando uno spessore politico di alto profilo. Castaldo ha riportato la discussione sui binari della concretezza, demolendo punto su punto la retorica dei proclami e ricordando che a tre mesi dall’insediamento l’azione della giunta è declinata esclusivamente al futuro (“faremo”, “certificheremo”, “aprirà”).

Abbiamo raggiunto l’ex Presidente del Consiglio Comunale, Biagio Castaldo, per sollecitare una riflessione istituzionale rispetto alle ultime uscite della maggioranza e al confronto in atto. Di seguito l’intervento rilasciato davanti ai nostri taccuini: «Chi ricopre un ruolo di governo ha il dovere etico e politico di rispondere alla città con i fatti, non con le invettive. Ridurre il dibattito amministrativo a un attacco personale verso chi esercita il proprio ruolo di opposizione è il segnale plastico di una palese difficoltà di argomentazione.

Rappresentare l’avvio della sessione di bilancio e l’approvazione del DUP come una “rivoluzione epocale” significa confondere l’ordinaria amministrazione con la visione strategica. Si tratta di adempimenti tecnici vincolati dalla legge, atti dovuti che ogni esecutivo è tenuto a compiere per garantire la continuità dell’ente. La vera politica comincia dove finisce la burocrazia: comincia dai cantieri aperti, dai servizi erogati, dalla capacità di programmare risorse e dalla vivibilità dei quartieri.

A tre mesi dall’insediamento, continuare a invocare il dissesto o le responsabilità del passato come un alibi per la paralisi presente non è più sostenibile. Il mandato elettorale si misura sulle soluzioni proposte, non sullo scaricabarile. La comunità afragolese non trae alcun beneficio dai proclami declinati al futuro o dalle narrazioni auto-celebrative: ha bisogno di interventi immediati sul territorio, a partire dall’ordinaria manutenzione delle infrastrutture urbane.

Riconosco alle forze di maggioranza il diritto di difendere l’operato della Giunta, ma le invito autorevolmente a riportare il confronto sulle sedi proprie e sui contenuti reali. La dignità delle istituzioni si difende elevando il livello del dibattito, non svilendo la funzione di controllo delle minoranze.»

Invece di rifugiarsi dietro il comodo alibi del dissesto e delle “colpe del passato”, la maggioranza dovrebbe spiegare perché negli uffici comunali si offrono servizi al minimo e perché non si è stati in grado di organizzare una sola iniziativa per la comunità rimasta in città ad agosto. Afragola non ha bisogno di “padrini”, ma neppure di slogan: servono caditoie pulite, manutenzione fognaria ed efficienza amministrativa. Il resto sono solo chiacchiere da fine estate.

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