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POLITICA

CRISPANO. Tra marciapiedi e diretta Facebook: la politica della fuffa stroncata in un post dal Sindaco Emiliano

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CRISPANO – Lo strappo social di Michele Emiliano a Crispano offre uno spunto di riflessione formidabile. Con un post che ha il sapore di un’enciclica laica, il primo cittadino crispanese ha fatto un gesto ormai rivoluzionario: ha staccato la spina.

Ha spiegato di non aver più voglia di trasformare la sostituzione di una lampadina in un evento epocale né la tosatura di un prato nell’inaugurazione dei Giardini di Babilonia. In un’epoca di bulimia comunicativa, dove il vuoto amministrativo viene costantemente riempito da quintali di fuffa digitale, Emiliano ha scelto di fare il Sindaco a mani nude, in mezzo alla strada, guardando le persone negli occhi anziché filtrare la realtà attraverso il Grandangolo di uno smartphone.

Il suo “mutismo mediatico” ha smontato la narrazione da marciapiede di quella frangia di oppositori borderline che imputano al primo cittadino persino il maltempo di mezza stagione. Ma soprattutto, forse persino in modo inconsapevole, l’uscita di Emiliano ha tracciato una linea d’ombra invalicabile tra chi le cose le fa e chi, al contrario, vive nell’angoscia nevrotica di dover dimostrare di esistere a colpi di like. Un vero e proprio abisso stilistico che separa la politica in carne e ossa dal cabaret dell’ostentazione quotidiana. Un divario che diventa siderale se si guarda appena oltre i confini di Crispano, dove la politica si è trasformata in una televendita perenne a caccia di applausi virtuali.

L’Arte dell’AmministrareMichele Emiliano (Crispano)I Nuovi Protagonisti della Propaganda
Filosofia di fondoPresenza sul territorio e fattiMarketing dell’ordinario e diretta streaming coatta
Rapporto con i socialStrumento di trasparenza, da usare con misuraVetrina compulsiva per nascondere la vacuità
Gestione delle routineDovere d’ufficio senza squillo di trombeTrasformazione della routine in impresa epica

Prendiamo il caso di Antonio Angelino nella vicina Caivano. Lì la politica non è più un esercizio istituzionale, ma una serie televisiva a basso costo. Angelino è il re del sensazionalismo da pianerottolo: accende le telecamere con la solennità di chi sta per annunciare lo sbarco su Marte, e poi scopri che sta solo raccontando che il Comune partecipa a un bando da ben 200mila euro per la videosorveglianza. Non che li abbia vinti, sia chiaro: si è iscritto. È l’equivalente di un atleta che organizza una conferenza stampa mondiale per comunicare al pianeta di aver comprato le scarpe da ginnastica. Per non parlare dei giochi di prestigio logistici, dove lo spostamento di una telecamera da un palo A a un palo B viene venduto alla cittadinanza come un piano strategico di sicurezza nazionale che manco il Pentagono.

Ammiriamo poi l’acume burocratico di Gennaro Giustino ad Afragola. Giustino sente l’urgenza irrefrenabile di vergare un post dai toni solenni per informare il popolo di aver istituito la “Conferenza permanente Comune-Scuola”. Una sovrastruttura barocca creata per stabilire che, se una scuola ha un problema, la preside può parlare col Sindaco. Una scoperta epocale, tipo la ruota o l’acqua calda. In qualsiasi Paese normale — e persino nelle amministrazioni precedenti — la dirigente scolastica alza il telefono e chiama il primo cittadino senza bisogno di un comitato permanente col timbro a ceralacca. Ma nella narrazione di Giustino, l’ovvio diventa straordinario, il dovere d’ufficio si trasforma in concessione sovrana da immortalare su Facebook.

È la grande differenza tra chi amministra una comunità e chi gestisce una pagina fan. Da una parte c’è chi ha alle spalle quasi due mandati fatti di macerie rimesse a posto, di una macchina comunale risanata dopo due scioglimenti per camorra e di una dignità restituita a un paese ferito senza bisogno di fuochi d’artificio digitali. Dall’altra c’è la politica “marketing e fuffa”, quella di chi, consapevole della propria gracilità amministrativa, si aggrappa al contatore dei follower come un naufrago a una ciambella di salvataggio.

Da critico politico, di fronte alla lezione di stile di Michele Emiliano non resta che togliersi il cappello. Chapeau, davvero. Perché in mezzo a tanti venditori di fumo che usano i Comuni come set fotografici, ricordarci che il cuore di un paese non ha bisogno di like è un atto di igiene democratica di cui si sentiva disperatamente il bisogno.

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POLITICA

AFRAGOLA. La Conferenza permanente Comune-Scuola dell’Amministrazione Giusta ha istituito la colletta per il ventilatore

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AFRAGOLA – Se la politica delle immagini avesse la freschezza di un condizionatore a pompa di calore, la giunta di Gennaro Giustino avrebbe già conquistato il premio Nobel per la Refrigerazione Social. Appena quattro giorni fa, il Primo Cittadino si palesava sui suoi canali ufficiali tronfio come un pavone in primavera per annunciare ai sudditi l’ennesima svolta d’epoca: l’istituzione della “Conferenza permanente Comune-Scuola”. Il “primo atto concreto” – parole sue, cesellate nello smartphone – di una stagione in cui la scuola avrebbe smesso di vivere di discorsi e si sarebbe nutrita di puri, purissimi fatti.

Un annuncio messianico che giungeva a coronamento di un “non-programma” elettorale già ampiamente denunciato su queste pagine: un’assenza totale di visione strutturale compensata soltanto da un’ipertrofica produzione di post acchiappa-like.

E i “fatti”, puntuali come una tassa, sono arrivati. Non sotto forma di delibere, fondi per l’edilizia o piani di climatizzazione pubblica, ma attraverso la voce e il portafoglio delle mamme di Afragola. Le quali, mentre il Sindaco inaugurava l’ennesimo e stanco “tavolo permanente” – della cui sovrana utilità si era già permesso di dubitare il Consigliere Biagio Castaldo –, si sono trovate costrette a fare la colletta per acquistare di tasca propria i ventilatori da portare in aula e salvare i propri figli dal girone dantesco del caldo di settembre.

A certificare lo spessore dell’amatoriale capolavoro è intervenuta persino la burocrazia scolastica. La Direzione Didattica del 3° Circolo “Aldo Moro”, con la Circolare n. 11 del 14 settembre 2026 a firma della Dirigente Francescalaura Casillo, ha dovuto formale: i ventilatori portati da casa si possono accendere solo se muniti di libretto di manutenzione con dichiarazione di conformità UE, pena la violazione del D.Lgs 81/2008 sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. E in assenza della “bolla di accompagnamento”, il ventilatore di zia Maria va sequestrato seduta stante.

Siamo al teatro dell’assurdo. Da un lato il Sindaco che promette la Luna e si fotografa ai tavoli della diplomazia scolastica; dall’altro i genitori che devono superare i collaudi dell’ASL per poter introdurre in classe una pala d’aria a tre velocità da 19,90 euro. Un dilettantismo che sfiorerebbe i vertici della comicità se non si consumasse sulla pelle di bambini minuscoli, costretti a fare lezioni di alfabetizzazione tra un bollino CE e una prolunga portatile.

E qui va dato il meritato merito ai giovani vicini al consigliere Biagio Castaldo, che per primi hanno sollevato il velo su questa ridicola contraddizione. Hanno messo il dito nella piaga di un’amministrazione che scambia la gestione della cosa pubblica con la regia di uno spot elettorale permanente.

La verità è spietata nella sua semplicità: chi non possiede uno straccio di visione strategica e governa senza un programma, non ha altre carte da giocare se non la propaganda spicciola da social network. Si annunciano “tavoli permanenti” per coprire il vuoto delle idee e si lasciano le famiglie a fare le veci dell’assessorato ai Lavori Pubblici.

Il Sindaco dichiara che “le parole, per quanto belle, non servono a nulla”? E allora lo ascolti, per una volta, il suo stesso consiglio. Spenga le telecamere, chiuda Instagram, si alzi dal tavolo delle foto e ci dica come intende garantire il diritto allo studio senza costringere i cittadini a fare da sponsor elettrico al Comune. Perché la democrazia ad Afragola non ha bisogno di altri tavoli: ha bisogno, molto più banalmente, di una presa di corrente che funzioni e di un’amministrazione che smetta di andare a manovella.

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Caivano

CAIVANO. Il cronista di Vicenza indagato per simulazione e calunnie. Erano false anche le minacce rivolte a don Patriciello

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CAIVANO – Per mesi è stato raccontato come il giovane cronista coraggioso finito nel mirino della criminalità. Oggi, però, la storia rischia di essere ricordata per tutt’altro. Adriano Cappellari, collaboratore del quindicinale L’Altopiano di Enego (Vicenza), è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Vicenza con le accuse di incendio, calunnia e simulazione di reato.

I Carabinieri della Compagnia di Bassano del Grappa hanno eseguito una perquisizione personale, domiciliare e informatica nella sua abitazione. Al centro dell’inchiesta ci sono proprio gli episodi che avevano trasformato il giovane giornalista in un simbolo della libertà di stampa sotto attacco: le lettere minatorie, il presunto attentato incendiario davanti alla sua abitazione e le minacce rivolte anche alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e a don Maurizio Patriciello. Secondo la Procura, quei fatti sarebbero stati simulati. Sarà naturalmente il procedimento giudiziario ad accertare ogni responsabilità e Cappellari resta presunto innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva.

LA VICENDA CHE COMMOSSE L’ITALIA

Tutto iniziò nel febbraio scorso. Alla redazione del giornale e al giovane cronista arrivarono lettere anonime, tra cui una con la frase: “Se non fate tacere Cappellari, lo faremo noi.” Pochi giorni dopo anche don Maurizio Patriciello ricevette un messaggio dai contenuti analoghi, con insulti rivolti al sacerdote, al giornalista e alla premier Meloni. La notte tra il 30 e il 31 maggio, poi, il colpo di scena: alcune bottiglie incendiarie vennero lanciate contro il portone dell’abitazione del cronista. Sul posto furono rinvenute anche bombole di gas. Le immagini delle telecamere sembravano mostrare un uomo con il volto coperto. In poche ore la vicenda assunse una rilevanza nazionale.

Arrivò perfino una scorta di quarto livello, composta da un’autovettura con due Carabinieri. Cappellari dichiarò all’Adnkronos di sentirsi finalmente più sicuro, pur definendo la nuova condizione “pesante”. La politica si mobilitò immediatamente. Giorgia Meloni parlò di “attacco irricevibile alla libertà di stampa”. Solidarietà arrivò dal presidente della Camera Lorenzo Fontana, dalle istituzioni venete, dall’Ordine dei Giornalisti e dal sindacato della categoria. Anche don Maurizio Patriciello fu tra i primi ad esprimere pubblicamente vicinanza al giovane cronista.

LE NARRAZIONI CHE SI SGONFIANO

L’inchiesta della Procura di Vicenza rischia oggi di ribaltare completamente quella narrazione. Ed è un ribaltamento che arriva poche settimane dopo un’altra vicenda destinata a far discutere. Dopo la visita del Papa ad Acerra, durante la quale il Pontefice non riservò particolari gesti pubblici nei confronti del sacerdote di Caivano, sono infatti emersi anche nuovi elementi sull’episodio del petardo esploso davanti alla parrocchia di San Paolo Apostolo nella notte tra l’11 e il 12 marzo 2022.

Secondo quanto riferito da alcuni collaboratori di giustizia nell’ambito di un’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, quell’esplosione non sarebbe stata organizzata per intimidire don Maurizio Patriciello. Le dichiarazioni dei pentiti sostengono invece che l’obiettivo fosse attirare l’attenzione delle forze dell’ordine sul Parco Verde, provocare un’intensificazione dei controlli e creare difficoltà operative al clan rivale, ridimensionandone l’attività di spaccio. Si tratta di dichiarazioni che dovranno trovare pieno riscontro nel processo, ma che, se confermate, attribuirebbero all’episodio una finalità completamente diversa da quella che per anni è stata rappresentata nel dibattito pubblico.

LA LEZIONE

Queste due vicende, pur diverse tra loro, sembrano avere un elemento in comune: la velocità con cui si costruiscono simboli, martiri e narrazioni, spesso molto prima che le indagini abbiano concluso il loro percorso. La solidarietà è sempre doverosa quando qualcuno denuncia minacce o intimidazioni. Ma altrettanto doverosa dovrebbe essere la prudenza. Perché i processi si celebrano nelle aule di giustizia, non sui social network o nei comunicati stampa. E, qualche volta, il finale della storia è molto diverso da quello scritto nei titoli dei primi giorni.

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Afragola

AFRAGOLA. Non volano stracci ma interi guardaroba. Manca ancora accordo a 48h dal Consiglio

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AFRAGOLA – A 48 ore dal primo Consiglio Comunale, la grande rivoluzione del “Sistema Giusto” si è trasformata, come ampiamente prevedibile, in una resa dei conti da condominio esasperato. A due mesi precisi dalla vittoria elettorale, Gennaro Giustino si presenta alla città non con una visione, non con un programma, ma con una maggioranza polverizzata in quattro fazioni pronte a tirarsi non gli stracci, ma interi guardaroba.

La riunione di maggioranza di ieri sera è stata il capolavoro finale di questa commedia dell’arte: screaming, ultimatum urfati e un Sindaco in fuga che abbandona il tavolo visibilmente infastidito, lanciando un diktat ai suoi che sa di disperazione: “Fatemi avere un nome entro domani, altrimenti decido io”. Un vero leone, se non fosse che per sessanta giorni ha dimostrato di non avere la minima idea di come comporre la propria squadra, figuriamoci di come governare una città complessa come Afragola.

La scacchiera del caos: i quattro blocchi della “Maggioranza Giusta”

L’invalicabile testardaggine del gruppo legato alla famiglia Casillo ha spaccato la coalizione in quattro tronconi ben distinti, ognuno coi propri vetocrazia ed egocentrismi:

  • I Fedelissimi di Caiazzo: Da una parte ci sono Santo Senna, Crescenzo Russo e gli altri della linea dura, arroccati sulla candidatura di Antonio Caiazzo per la Presidenza dell’Assise.

  • L’Asse Casillo-Tralice: Dall’altra c’è Rossella Casillo – erede della dinastia e braccio operativo della coppia De Stefano-Boemio – forte dell’appoggio di Sara Tralice. La parola d’ordine è una sola: o De Stefano o Boemio in quota A Testa Alta, senza se e senza ma.

  • L’Aria di Sufficienza di Mosca: Poi c’è il gruppo di Raffaele Mosca, che ieri sera ha abbandonato la riunione con la signorilità di chi assiste a un pollaio in fiamme, facendo sapere con un’alzata di spalle che aspetta solo di sapere quale bottone premere in aula. Anche se nelle ultime ore non è escluso l’asse sotterraneo proprio tra Mosca e i casilliani per imporre la spunta definitiva su De Stefano o Boemio.

  • Il PD “Ghostato” e la storiella del Calcio Napoli: Dulcis in fundo, il Partito Democratico. La fascia tricolore ha applicato nei confronti di Pasquale Rosario Iazzetta la più spietata delle tecniche da teenager: il “ghosting”. Giustino non risponde più al telefono al segretario PD. In compenso, risponde al volo sui messaggi WhatsApp appena si parla delle sue amate interviste sulla “Cittadella dello Sport” per il Calcio Napoli ad Afragola. Una favoletta per creduloni su cui Minformo tornerà presto a svelare ogni singola balla e presa in giro rifilata ai cittadini.

Il festival dei “Mutilli” e l’opzione Manna

E poi ci sono loro. Quelli che lo stesso Gennaro Giustino, quando gli faceva comodo, amava definire con sottile disprezzo i “mutilli”. I consiglieri da portafoglio voti, utili a fare numero nella notte dello spoglio ma destinati a tacere per il resto della consiliatura.

Guardate la mortificazione politica del duo Tontaro-Salzano e di Raffaele Botta: usati come carne da cannone elettorale, spediti in Consiglio per fare da comparsa, spettatori paganti (anzi, votanti) di decisioni prese sopra le loro teste da chi li considera meri strumenti da alzata di mano. L’utilità marginale del loro ruolo scompare di fronte alle trattative di palazzo, ridotti a semplici comparse muti di una pellicola già vista.

Ora, messo alle strette e con il terrore di fare una figura barbina al primo Consiglio Comunale, Giustino starebbe accarezzando la mossa del disperato: spalancare la Presidenza del Consiglio a Camillo Manna del PD. Una mossa che farebbe saltare il banco e che costringerebbe la fascia tricolore ad eliminare dalla Giunta il nome di Francesco Zanfardino.

E sapete perché può farlo con tanta disinvoltura? Perché la scenografica “presentazione della Giunta” trasmessa in diretta social lo scorso 16 luglio non era altro che una pantomima d’avanspettacolo. Atti ufficiali? Zero. Decreti firmati? Nessuno. La Giunta, ad oggi, non è mai esistita se non nella propaganda da dirette Facebook.

A 60 giorni dal voto, il re è nudo. Se Gennaro Giustino non ha avuto il polso, la visione e la forza politica di varare uno stralcio di squadra di governo, come pensa di affrontare le macerie finanziarie, i servizi sociali a pezzi e il degrado di Afragola? Risposta: non ne ha la minima idea. Ma nel frattempo, la commedia continua.

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