AFRAGOLA – Ci sono due modi per rispondere a un’interrogazione consiliare. Il primo è quello previsto dalle istituzioni: leggere le domande, mostrare le carte, citare gli articoli di legge e dimostrare – atti alla mano – che la Pubblica Amministrazione ha agito nel rispetto delle regole. Il secondo è il metodo Giustino: accendere il proiettore, evocare i fantasmi del passato, prendersela con nemici immaginari che parrebbero abitare stabilmente la sua mente ed esibirsi in una requisitoria contro chi governava un tempo, dimenticandosi completamente di spiegare cosa stia facendo lui oggi. Un’esibizione nervosa, a tratti comica, dove il Sindaco Gennaro Giustino ha preferito fare il gladiatore solitario contro i suoi demoni personali piuttosto che vestire i panni istituzionali del Primo Cittadino. Come se alla domanda: “Come mai il treno è arrivato in ritardo?” si rispondesse che i treni nel 1884 andavano a vapore ed è stata un lungo e deleterio progresso a portare fino ai giorni nostri questo malcostume, oppure dimostrare indignazione verso chi pone la domanda, facendogli notare che lo stesso quesito non veniva posto quando a guidare il treno era un loro amico.
L’ultimo siparietto è andato in scena nell’aula del Consiglio Comunale. Sul tavolo, una corposa e dettagliata interrogazione firmata dall’opposizione riguardante le capriole procedurali per la nomina del “Direttore Generale facente funzioni” dell’Azienda Consortile ACCC Ambito N19, nella persona della Dott.ssa Silvia Martino.
Quesiti chiarissimi, quasi lapidari, sollevati a più riprese anche dalle inchieste di Minformo: Per quale motivo un interpello interno ha stravolto l’articolo 36 dello Statuto che prevede una selezione per titoli e colloquio rivolta ai dipendenti del Comune o all’esterno? Come mai la procedura è stata avviata dall’Assemblea invece che dal Consiglio di Amministrazione competenziale? E soprattutto, la candidata prescelta possedeva o no il requisito formale dell’inquadramento in Elevata Qualificazione (EQ) alla data di scadenza del bando?
Trattandosi di un ente pubblico che gestisce milioni di euro di servizi sociali per le fasce deboli, ci si sarebbe aspettati dal Sindaco una risposta tecnica, puntuale, da Primo Cittadino garantista della legalità. E invece no.
Anziché esibire le delibere, i verbali e le determine per mettere a tacere i dubbi, Giustino ha preferito indossare l’elmo della propaganda e imbracciare la clava del politicamente scorretto. Colto da un attacco di nervosismo quasi incontrollabile, il Primo Cittadino si è trasformato in un treno in corsa: ha interrotto continuamente gli interlocutori, ha gridato fuori microfono, ha risposto a sberleffi e, ammettendo candidato per candidato la bontà di un’eccezione, ha svicolato su tutt’altro.
Gennaro Giustino si è alzato, si è infilato la casacca da navigato consigliere di opposizione (ruolo che sembra non essere mai riuscito a togliersi di dosso dal lontano 1997) e ha dato il via allo show. Ha rispolverato dimissioni storiche, si è cimentato in teoremi info-investigativi, ha additato presunti e non meglio precisati “dominus” che manovrerebbero le quinte, ha parlato delle cuginanze e si è perso nei meandri della “giustiniana memoria”. Praticamente una seduta psicanalitica a spese del tempo dell’Aula.
Mentre il Sindaco arringava la platea ricordando quanto fossero cattivi quelli di prima e quanto fossero sbagliati i profili del passato, dalla sua bocca non è usciita una sola parola sul merito delle domande poste su Silvia Martino. Nulla. Zero. Una totale e maestosa evaporazione del tema.
Sentirlo ammettere a mezza bocca che “c’è un difetto, l’organo che ha previsto la procedura non è il CDA ma l’Assemblea” per poi liquidare la cosa sostenendo che un’Assemblea vale più di un organo previsto dallo Statuto, è stato un momento di altissimo cabarettismo giuridico. Come dire che siccome il Consiglio Comunale è più importante della Polizia Municipale, da domani le multe per divieto di sosta le firmano i consiglieri.
Infatti, come gli ha giustamente ricordato in replica il consigliere Baia con una risposta assai poco incline alla diplomazia di facciata, un’Amministrazione non governa a colpi di comizi o “sensazioni”: governa per atti. Se l’interpello scavalca lo Statuto, la risposta non può essere “eh ma la precedente gestione faceva peggio”. Se si chiede se la Dott.ssa Martino avesse il titolo di EQ al 25 giugno 2026 per poter accedere a quell’avviso, non si può replicare annunciando che “presto faremo il bando per il nuovo Direttore”. Questa non è politica: è il vecchio e stanco gioco delle tre carte applicato alla burocrazia locale.
La verità è che la toppa è apparsa assai peggiore del buco. Se sulla nomina della Dott.ssa Martino fosse tutto regolare, al Sindaco sarebbe bastato fare un gesto semplicissimo: prendere la cartellina, estrarre la determina di conferimento, il verbale di valutazione dei titoli, la prova dell’inquadramento EQ alla data del 25 giugno e sbatterli sul tavolo del Consiglio. Invece no. Carte zero. Solo parole, urla, politichese e il solito, consumato disco sul passato. Una recita a beneficio di telecamera che dimostra due cose: la totale assenza di risposte di merito sugli atti e la preoccupante incapacità di accettare il controllo democratico dell’opposizione.
Il Sindaco pare non aver ancora metabolizzato il piccolo dettaglio di essere seduto sullo scranno più alto della città. Quando un’opposizione fa il suo mestiere – cioè leggere le carte, rilevare che una determina non porta la firma del Direttore ma di un’acrobatica figura definita “Facente Funzioni” e chiedere di vedere i verbali di valutazione e l’atto di nomina mai pubblicato – la risposta corretta non è l’invettiva contro l’ex nemico storico. L’ex nemico storico non amministra Afragola. Lo fa Giustino.
Continuare ad appendersi alle nascite difformi nei documenti o a cospirazioni per coprire i buchi delle procedure attuali è una strategia che inizia a mostrare la corda. Il politichese del “faremo, diremo, nomineremo” svanisce di fronte a una realtà disarmante: a oggi, di fronte a quesiti precisi sulla legittimità dell’incarico al vertice del Welfare cittadino, il Sindaco ha scelto di non rispondere. E quando un amministratore non mostra le carte chiedendo di fidarsi “sulla parola”, significa che la sostanza non c’è, o che le carte – forse – sono davvero difficili da difendere.
Si consiglia al Primo Cittadino di riporre nell’armadio i fantasmi del passato e iniziare a fare il Sindaco nel presente. Meno ossessioni personali, più verbali pubblicati. Perché Afragola non ha bisogno di un cacciatore di streghe retrospective, ma di un’Amministrazione che sappia far risponder le proprie determine al rispetto elementare delle regole.
Caro Sindaco, ad Afragola la campagna elettorale è finita da un pezzo. I mulini a vento lasciamoli a Don Chisciotte. Qui si chiedono i documenti. E finché le carte non usciranno dai cassetti, il “sistema” non apparirà affatto “giusto”: apparirà solo drammaticamente privo di pezze d’appoggio.