
POLITICA
Sant’Antimo, ecco la nuova giunta comunale scelta dal sindaco Buonanno
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RedazioneIl sindaco di Sant’Antimo Massimo Buonanno, eletto lo scorso 23 giugno e proclamato il 2 luglio, ha nominato la giunta comunale.
Si tratta dell’ ingegner Francesco Perfetto (Voltiamo pagina), che è vicesindaco con deleghe a cimitero, edilizia scolastica, sport, servizi demografici, leva militare; avvocato Rosa Angelino (Pd) che ha le deleghe ai lavori pubblici, fondi regionali e metropolitani, Pnrr, strade e parcheggi, pubblica illuminazione, servizio idrico integrato, arredo urbano, parchi pubblici e verde pubblico; avvocato Vincenza Barra (Impresa futuro), con deleghe a politiche sociali, pubblica istruzione, cultura, arte, biblioteca, politiche giovanili, programmazione eventi, asilo nido, terzo settore, randagismo; Gabriele Pappadia (Pd) che ha le deleghe a urbanistica, pianificazione territoriale, edilizia popolare, igiene urbana, sanità, rapporti con l’Asl, sviluppo energie alternative e sostenibili, decoro urbano, ambiente, condono, gestione e manutenzione patrimonio, riqualificazione aree periferiche; avvocato Antimina Federica Flagiello (Centro popolare – Psdi), con deleghe a polizia locale, viabilità, videosorveglianza, Protezione civile, sicurezza urbana, lotta al lavoro sommerso, sicurezza sul lavoro, contrasto ai roghi tossici, trasporti, commercio, attività produttive.
Due i tecnici in giunta: l’avvocato Mariaivana Romano, docente universitaria con esperienze in Italia e all’estero, esperta di amministrazione giudiziaria, beni confiscati e anticorruzione, e il professor Paolo Longoni, docente universitario, economista, esperto in management degli enti locali. A Mariaivana Romano vanno le deleghe agli affari generali, personale, digitalizzazione, servizio civile, contenzioso, legalità, beni confiscati, anticorruzione e trasparenza; a Paolo Longoni le deleghe a bilancio, fiscalità, programmazione economica, tributi, economato, rapporti con l’Organismo straordinario di liquidazione.
Rosa Angelino, eletta in consiglio comunale nella lista del Pd, lascerà il posto in assemblea a Rosa Piemonte. Primo dei non eletti nel Pd diventa, dunque, Gabriele Pappadia del Pd, nominato in giunta. Francesco Perfetto, primo degli eletti nella lista Voltiamo Pagina e già consigliere comunale nella precedente consiliatura, lascerà il posto ad Ettore Pirozzi
Dichiara il sindaco Massimo Buonanno (che trattiene per sé la delega al marketing territoriale): “Si tratta di una giunta di alto profilo, pronta a impegnarsi per la città e a lavorare per realizzare il programma con il quale l’elettorato ci ha premiato. Abbiamo scelto tecnici di sicuro spessore e affidabilità: l’avvocato Romano ha collaborato con Procure e Prefetture e il professor Longoni ha esperienze come revisore dei conti in enti locali e aziende pubbliche. Ai nuovi assessori vanno i miei auguri e il mio ringraziamento, allo stesso tempo ringrazio tutti i consiglieri comunali e le forze della coalizione. Insieme, faremo di Sant’Antimo una città migliore”.
Domani, 19 luglio, alle 17 ci sarà la proclamazione dei consiglieri, entro i successivi 20 giorni sarà convocato il consiglio comunale.
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POLITICA
AFRAGOLA. La Conferenza permanente Comune-Scuola dell’Amministrazione Giusta ha istituito la colletta per il ventilatore
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1 giorno fail
15 Settembre 2026
AFRAGOLA – Se la politica delle immagini avesse la freschezza di un condizionatore a pompa di calore, la giunta di Gennaro Giustino avrebbe già conquistato il premio Nobel per la Refrigerazione Social. Appena quattro giorni fa, il Primo Cittadino si palesava sui suoi canali ufficiali tronfio come un pavone in primavera per annunciare ai sudditi l’ennesima svolta d’epoca: l’istituzione della “Conferenza permanente Comune-Scuola”. Il “primo atto concreto” – parole sue, cesellate nello smartphone – di una stagione in cui la scuola avrebbe smesso di vivere di discorsi e si sarebbe nutrita di puri, purissimi fatti.
Un annuncio messianico che giungeva a coronamento di un “non-programma” elettorale già ampiamente denunciato su queste pagine: un’assenza totale di visione strutturale compensata soltanto da un’ipertrofica produzione di post acchiappa-like.
E i “fatti”, puntuali come una tassa, sono arrivati. Non sotto forma di delibere, fondi per l’edilizia o piani di climatizzazione pubblica, ma attraverso la voce e il portafoglio delle mamme di Afragola. Le quali, mentre il Sindaco inaugurava l’ennesimo e stanco “tavolo permanente” – della cui sovrana utilità si era già permesso di dubitare il Consigliere Biagio Castaldo –, si sono trovate costrette a fare la colletta per acquistare di tasca propria i ventilatori da portare in aula e salvare i propri figli dal girone dantesco del caldo di settembre.
A certificare lo spessore dell’amatoriale capolavoro è intervenuta persino la burocrazia scolastica. La Direzione Didattica del 3° Circolo “Aldo Moro”, con la Circolare n. 11 del 14 settembre 2026 a firma della Dirigente Francescalaura Casillo, ha dovuto formale: i ventilatori portati da casa si possono accendere solo se muniti di libretto di manutenzione con dichiarazione di conformità UE, pena la violazione del D.Lgs 81/2008 sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. E in assenza della “bolla di accompagnamento”, il ventilatore di zia Maria va sequestrato seduta stante.

Siamo al teatro dell’assurdo. Da un lato il Sindaco che promette la Luna e si fotografa ai tavoli della diplomazia scolastica; dall’altro i genitori che devono superare i collaudi dell’ASL per poter introdurre in classe una pala d’aria a tre velocità da 19,90 euro. Un dilettantismo che sfiorerebbe i vertici della comicità se non si consumasse sulla pelle di bambini minuscoli, costretti a fare lezioni di alfabetizzazione tra un bollino CE e una prolunga portatile.
E qui va dato il meritato merito ai giovani vicini al consigliere Biagio Castaldo, che per primi hanno sollevato il velo su questa ridicola contraddizione. Hanno messo il dito nella piaga di un’amministrazione che scambia la gestione della cosa pubblica con la regia di uno spot elettorale permanente.
La verità è spietata nella sua semplicità: chi non possiede uno straccio di visione strategica e governa senza un programma, non ha altre carte da giocare se non la propaganda spicciola da social network. Si annunciano “tavoli permanenti” per coprire il vuoto delle idee e si lasciano le famiglie a fare le veci dell’assessorato ai Lavori Pubblici.
Il Sindaco dichiara che “le parole, per quanto belle, non servono a nulla”? E allora lo ascolti, per una volta, il suo stesso consiglio. Spenga le telecamere, chiuda Instagram, si alzi dal tavolo delle foto e ci dica come intende garantire il diritto allo studio senza costringere i cittadini a fare da sponsor elettrico al Comune. Perché la democrazia ad Afragola non ha bisogno di altri tavoli: ha bisogno, molto più banalmente, di una presa di corrente che funzioni e di un’amministrazione che smetta di andare a manovella.
POLITICA
CRISPANO. Tra marciapiedi e diretta Facebook: la politica della fuffa stroncata in un post dal Sindaco Emiliano
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5 giorni fail
11 Settembre 2026
CRISPANO – Lo strappo social di Michele Emiliano a Crispano offre uno spunto di riflessione formidabile. Con un post che ha il sapore di un’enciclica laica, il primo cittadino crispanese ha fatto un gesto ormai rivoluzionario: ha staccato la spina.
Ha spiegato di non aver più voglia di trasformare la sostituzione di una lampadina in un evento epocale né la tosatura di un prato nell’inaugurazione dei Giardini di Babilonia. In un’epoca di bulimia comunicativa, dove il vuoto amministrativo viene costantemente riempito da quintali di fuffa digitale, Emiliano ha scelto di fare il Sindaco a mani nude, in mezzo alla strada, guardando le persone negli occhi anziché filtrare la realtà attraverso il Grandangolo di uno smartphone.

Il suo “mutismo mediatico” ha smontato la narrazione da marciapiede di quella frangia di oppositori borderline che imputano al primo cittadino persino il maltempo di mezza stagione. Ma soprattutto, forse persino in modo inconsapevole, l’uscita di Emiliano ha tracciato una linea d’ombra invalicabile tra chi le cose le fa e chi, al contrario, vive nell’angoscia nevrotica di dover dimostrare di esistere a colpi di like. Un vero e proprio abisso stilistico che separa la politica in carne e ossa dal cabaret dell’ostentazione quotidiana. Un divario che diventa siderale se si guarda appena oltre i confini di Crispano, dove la politica si è trasformata in una televendita perenne a caccia di applausi virtuali.
| L’Arte dell’Amministrare | Michele Emiliano (Crispano) | I Nuovi Protagonisti della Propaganda |
| Filosofia di fondo | Presenza sul territorio e fatti | Marketing dell’ordinario e diretta streaming coatta |
| Rapporto con i social | Strumento di trasparenza, da usare con misura | Vetrina compulsiva per nascondere la vacuità |
| Gestione delle routine | Dovere d’ufficio senza squillo di trombe | Trasformazione della routine in impresa epica |
Prendiamo il caso di Antonio Angelino nella vicina Caivano. Lì la politica non è più un esercizio istituzionale, ma una serie televisiva a basso costo. Angelino è il re del sensazionalismo da pianerottolo: accende le telecamere con la solennità di chi sta per annunciare lo sbarco su Marte, e poi scopri che sta solo raccontando che il Comune partecipa a un bando da ben 200mila euro per la videosorveglianza. Non che li abbia vinti, sia chiaro: si è iscritto. È l’equivalente di un atleta che organizza una conferenza stampa mondiale per comunicare al pianeta di aver comprato le scarpe da ginnastica. Per non parlare dei giochi di prestigio logistici, dove lo spostamento di una telecamera da un palo A a un palo B viene venduto alla cittadinanza come un piano strategico di sicurezza nazionale che manco il Pentagono.
Ammiriamo poi l’acume burocratico di Gennaro Giustino ad Afragola. Giustino sente l’urgenza irrefrenabile di vergare un post dai toni solenni per informare il popolo di aver istituito la “Conferenza permanente Comune-Scuola”. Una sovrastruttura barocca creata per stabilire che, se una scuola ha un problema, la preside può parlare col Sindaco. Una scoperta epocale, tipo la ruota o l’acqua calda. In qualsiasi Paese normale — e persino nelle amministrazioni precedenti — la dirigente scolastica alza il telefono e chiama il primo cittadino senza bisogno di un comitato permanente col timbro a ceralacca. Ma nella narrazione di Giustino, l’ovvio diventa straordinario, il dovere d’ufficio si trasforma in concessione sovrana da immortalare su Facebook.
È la grande differenza tra chi amministra una comunità e chi gestisce una pagina fan. Da una parte c’è chi ha alle spalle quasi due mandati fatti di macerie rimesse a posto, di una macchina comunale risanata dopo due scioglimenti per camorra e di una dignità restituita a un paese ferito senza bisogno di fuochi d’artificio digitali. Dall’altra c’è la politica “marketing e fuffa”, quella di chi, consapevole della propria gracilità amministrativa, si aggrappa al contatore dei follower come un naufrago a una ciambella di salvataggio.
Da critico politico, di fronte alla lezione di stile di Michele Emiliano non resta che togliersi il cappello. Chapeau, davvero. Perché in mezzo a tanti venditori di fumo che usano i Comuni come set fotografici, ricordarci che il cuore di un paese non ha bisogno di like è un atto di igiene democratica di cui si sentiva disperatamente il bisogno.
Caivano
CAIVANO. Il cronista di Vicenza indagato per simulazione e calunnie. Erano false anche le minacce rivolte a don Patriciello
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29 Luglio 2026
CAIVANO – Per mesi è stato raccontato come il giovane cronista coraggioso finito nel mirino della criminalità. Oggi, però, la storia rischia di essere ricordata per tutt’altro. Adriano Cappellari, collaboratore del quindicinale L’Altopiano di Enego (Vicenza), è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Vicenza con le accuse di incendio, calunnia e simulazione di reato.
I Carabinieri della Compagnia di Bassano del Grappa hanno eseguito una perquisizione personale, domiciliare e informatica nella sua abitazione. Al centro dell’inchiesta ci sono proprio gli episodi che avevano trasformato il giovane giornalista in un simbolo della libertà di stampa sotto attacco: le lettere minatorie, il presunto attentato incendiario davanti alla sua abitazione e le minacce rivolte anche alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e a don Maurizio Patriciello. Secondo la Procura, quei fatti sarebbero stati simulati. Sarà naturalmente il procedimento giudiziario ad accertare ogni responsabilità e Cappellari resta presunto innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva.
LA VICENDA CHE COMMOSSE L’ITALIA
Tutto iniziò nel febbraio scorso. Alla redazione del giornale e al giovane cronista arrivarono lettere anonime, tra cui una con la frase: “Se non fate tacere Cappellari, lo faremo noi.” Pochi giorni dopo anche don Maurizio Patriciello ricevette un messaggio dai contenuti analoghi, con insulti rivolti al sacerdote, al giornalista e alla premier Meloni. La notte tra il 30 e il 31 maggio, poi, il colpo di scena: alcune bottiglie incendiarie vennero lanciate contro il portone dell’abitazione del cronista. Sul posto furono rinvenute anche bombole di gas. Le immagini delle telecamere sembravano mostrare un uomo con il volto coperto. In poche ore la vicenda assunse una rilevanza nazionale.
Arrivò perfino una scorta di quarto livello, composta da un’autovettura con due Carabinieri. Cappellari dichiarò all’Adnkronos di sentirsi finalmente più sicuro, pur definendo la nuova condizione “pesante”. La politica si mobilitò immediatamente. Giorgia Meloni parlò di “attacco irricevibile alla libertà di stampa”. Solidarietà arrivò dal presidente della Camera Lorenzo Fontana, dalle istituzioni venete, dall’Ordine dei Giornalisti e dal sindacato della categoria. Anche don Maurizio Patriciello fu tra i primi ad esprimere pubblicamente vicinanza al giovane cronista.
LE NARRAZIONI CHE SI SGONFIANO
L’inchiesta della Procura di Vicenza rischia oggi di ribaltare completamente quella narrazione. Ed è un ribaltamento che arriva poche settimane dopo un’altra vicenda destinata a far discutere. Dopo la visita del Papa ad Acerra, durante la quale il Pontefice non riservò particolari gesti pubblici nei confronti del sacerdote di Caivano, sono infatti emersi anche nuovi elementi sull’episodio del petardo esploso davanti alla parrocchia di San Paolo Apostolo nella notte tra l’11 e il 12 marzo 2022.
Secondo quanto riferito da alcuni collaboratori di giustizia nell’ambito di un’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, quell’esplosione non sarebbe stata organizzata per intimidire don Maurizio Patriciello. Le dichiarazioni dei pentiti sostengono invece che l’obiettivo fosse attirare l’attenzione delle forze dell’ordine sul Parco Verde, provocare un’intensificazione dei controlli e creare difficoltà operative al clan rivale, ridimensionandone l’attività di spaccio. Si tratta di dichiarazioni che dovranno trovare pieno riscontro nel processo, ma che, se confermate, attribuirebbero all’episodio una finalità completamente diversa da quella che per anni è stata rappresentata nel dibattito pubblico.
LA LEZIONE
Queste due vicende, pur diverse tra loro, sembrano avere un elemento in comune: la velocità con cui si costruiscono simboli, martiri e narrazioni, spesso molto prima che le indagini abbiano concluso il loro percorso. La solidarietà è sempre doverosa quando qualcuno denuncia minacce o intimidazioni. Ma altrettanto doverosa dovrebbe essere la prudenza. Perché i processi si celebrano nelle aule di giustizia, non sui social network o nei comunicati stampa. E, qualche volta, il finale della storia è molto diverso da quello scritto nei titoli dei primi giorni.


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