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CAIVANO. Fumi di propaganda e alleati traditi: la “Nuova Era” è già in crisi.

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CAIVANO – È ufficialmente crisi nell’amministrazione guidata dal sindaco Angelino. Lo pensano tutti nei corridoi del municipio, ma nessuno ha il coraggio di dirlo per non incrinare la narrazione fasulla imposta dal capo assoluto. Quella giunta di “alto profilo”, sbandierata ai quattro venti dagli adulatori del sindaco Angelino, si è rivelata per quello che è: un colossale bluff, esattamente come tutta la costruzione propagandistica della novità e competenza al potere.

Una cosa sono i fatti, un’altra la narrazione di regime. I primi mesi di consiliatura sono scivolati via tra feste, inaugurazioni di opere fatte da altri e manifestazioni utili soltanto a consolidare l’immagine di un Sindaco ormai affetto da una evidente bulimia sociale e da una ossessiva propensione al culto della propria personalità. L’attenzione della comunità è stata artatamente dirottata sul faceto, mai sulle cose serie. Mentre il paese arranca, siamo costretti a subire una pioggia quotidiana di post, selfie di assessori e consiglieri, passerelle continue ed un presenzialismo vuoto da parte dei più fedeli scudieri del capo.

Alcuni sono stati ripagati con poltrone stipendiate: si va dalla Presidenza del Consiglio comunale fino all’assessorato alla Pubblica Istruzione, dove si registrano per ora i balletti scatenati della titolare della delega, Orsella Russo, senza che però le scuole si siano minimamente accorte della sua presenza. Il ruolo istituzionale ridotto a esibizione sguaiata come se la politica fosse un talent scout televisivo.

Ma una volta dipanati i fumi della propaganda di regime, non resta nulla. Emergono invece i malumori, finora soppressi, da parte di consiglieri costretti a subire una giunta che non ha fatto quasi nulla, totalmente slegata dal territorio e priva di reali competenze. Un esecutivo che serve a una sola cosa: permettere al Sindaco di avere tutto sotto controllo, allontanando la politica intesa come partecipazione per perseguire i propri scopi personali. Lui solo deve amministrare e dare al popolo l’impressione di essere l’uomo della provvidenza in grado di risolvere i problemi. Lui solo deve fare politica e tenere i rapporti con i palazzi sovracomunali.

Con una chirurgica distribuzione delle cariche, il Sindaco si è assicurato il favor perpetuo del Presidente del Consiglio comunale agganciato all’immunità e mettendo all’angolo a chi quella poltrona spettava di diritto: il consigliere più votato, Tobia Angelino, forte dei suoi 1200 voti personali. Il campione delle preferenze è stato così relegato al ruolo di speaker di una maggioranza muta, composta da semplici “yes-man”.

Tobia Angelino è stato ridimensionato persino dal segretario di “Caivano Conta”, il quale non ha esitato a trattarlo come pedina di scambio per il seggio in consiglio comunale per suo cugino, Emanuele Scuotto, primo non eletto. L’incastro perfetto ha visto l’ingresso in giunta di Orsella Russo per liberare il posto in assise a Scuotto, mentre si è buttato fumo negli occhi ai critici nominando assessore Raffaele Marzano, fatto passare abilmente come nome indicato da Tobia Angelino. Marzano è entrato in giunta passando sopra la mortificazione del primo eletto.

Fatto fuori Tobia Angelino che appare una vera minaccia per le ambizioni del Sindaco, si è potuto strutturare un sistema accentratore fatto di consiglieri obbedienti e assessori fantasma che, come ammesso dalla stessa assessore Lopez, fanno capo esclusivamente al Sindaco.

Questo schema serve ad Angelino, e solo a lui, per pianificare la sua futura carriera politica. Il sindaco sta infatti puntando a un clamoroso riavvicinamento al Partito Democratico, avendo compreso che in Campania il centrodestra non ha speranze di vittoria. Eccolo allora salire sul palco carditese del vicesindaco della città metropolitana Peppe Cirillo, uomo forte della corrente che fa capo a Casillo/Topo. A Cardito sostiene il PD mentre strizza pure l’occhio al sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi. L’avvicinamento del consigliere regionale Lucia Fortini al PD potrebbe essere il tram per condurre il sindaco Angelino, da sempre pupillo di Lello Topo, nell’alveo del centrosinistra e del partito della Schlein, con buona pace dei Dem locali. Angelino potrebbe decidere di costituire il gruppo PD in Consiglio mettendo due dei suoi consiglieri fedelissimi in cambio di un assessore in giunta e del suo ingresso trionfante.

Il campione del finto civismo ha un disperato bisogno di una casacca politica per candidarsi alle imminenti elezioni provinciali, magari proprio nella lista di Manfredi, puntando a una poltrona nella giunta metropolitana. E così l’assessore Marzano si ritrova in una giunta il cui capo politico guarda al PD, mentre lui ha l’ambizione opposta di entrare nelle liste della Meloni per le elezioni politiche del 2027. Contraddizioni e strategie personalistiche che si consumano sulla pelle di Caivano mentre il Governo Meloni, che è ancora presente a Caivano con la struttura commissariale si ritroverebbe un Sindaco ormai apertamente avversario in vista delle prossime politiche.

E mentre Antonio Angelino tesse le lodi di sé stesso e costruisce il suo futuro lontano da qui, a Caivano non resta nulla. La “Nuova Era” è ormai uno slogan vecchio, superato nei fatti dalla crisi politica aperta da “Caivano 2.0” di Gebiola, il quale ha sfiduciato il suo assessore di riferimento. In questa pantomima, né il sindaco ha revocato l’assessore, né quest’ultimo si è dimesso. Al sindaco, infatti, serve il voto di Antonio Esposito in consiglio comunale per l’elezione nell’assise della città metropolitana. L’assessore Cimmino indicato da Esposito, è una figura virtuale che non ha votato il Rendiconto 2025 e che ha svolto tutte le sedute di giunta da remoto.

Lo stesso errore della vecchia era, invece di nominare gli assessori decisi dai partiti si danno gli assessori ai singoli consiglieri. Antonio Esposito era uno dei candidati di Caivano 2.0. L’altro assessore Orsella Russo è stata decisa dal sindaco come la Lopez e Marzano. Pure l’assessore Crispino di Azione pare non abbia paternità politica. Sicuramente non l’ha indicata Pippo Ponticelli, Gigiotto Falco spergiura che non è un suo nome e pure Luigi Esposito la rinnega. Allora questa com’è arrivata a Caivano?

Per questa cinica ragione di interessi politici, il primo cittadino mortifica le liste, le buone energie caivanesi mettendo sconosciuti in giunta, e pure chi lo ha sostenuto sin dall’inizio. Gebiola, era stato uno dei primi a sostenere la sua candidatura Ma si sa, in politica non c’è riconoscenza. A questo si aggiunge il mugugno strisciante di un paio di consiglieri di “Caivano Conta” nei confronti dell’assessore più vicina al sindaco, Orsella Russo per via della sua corsa alla visibilità.

Ma sul fronte dei servizi, salta agli occhi l’inconsistenza dell’assessore all’ecologia, che ha fatto partire la nuova raccolta differenziata generando il caos più totale in città: residenti senza mastelli, intere zone non servite e un calendario dei conferimenti stravolto. Una comunicazione fragile e dilettantistica per una questione così seria, che stride fortemente con la comunicazione esagerata e patinata utilizzata per le feste “private”. Propaganda spesa persino sui mastelli della spazzatura, che erano semplicemente quelli già previsti nel Piano Industriale varato a suo tempo dai Commissari prefettizi.

C’è poi il profondo malumore degli operatori economici e dei cittadini per il totale fallimento organizzativo in un settore strategico come l’urbanistica. Si riempiono la bocca parlando del nuovo Piano Urbanistico Comunale (Puc), ma negli uffici non si riesce a rilasciare nemmeno una singola licenza edilizia, bloccando l’economia locale.

La “Nuova Era” non può certo identificarsi con l’apertura di una villetta comunale, un’opera per la quale il Sindaco, il Presidente del Consiglio comunale e il consigliere Pippo Ponticelli si sono prodigati in ringraziamenti sperticati nei confronti di Mimmo Falco, ex consigliere della vecchia era sciolta per camorra due volte. Resta un mistero capire quale ruolo abbia Mimmo Falco nella gestione di un’opera pubblica cittadina tanto da tagliare il nastro insieme al Sindaco e addirittura scegliere di concerto con un altro ex, Gaetano Lionelli, l’Assessore alle Politiche Sociali Giuseppe Precchia che, stando ad indiscrezioni, anch’egli sconosciuto al gruppo che ufficialmente l’avrebbe segnalato e anche lui come i suoi colleghi di esecutivo risponde solo al primo cittadino.

Infine, a dimostrazione del disinteresse per l’identità locale tanto sbandierata, questa Amministrazione rischia di veder scomparire persino la storica squadra di calcio della Boys Caivanese, come denunciato pubblicamente dal presidente Adamo Guarino e dal vice presidente del club Massimiliano Ponticelli. La Boys Caivanese era un ottimo palcoscenico durante la campagna elettorale, quando sugli spalti il futuro sindaco e i futuri consiglieri si atteggiavano a grandi tifosi e si intestavano persino le vittorie sportive. Ora che serve un aiuto concreto e l’involvement del tessuto imprenditoriale locale, nessuno muove un dito. Il fumo della propaganda si sta dipanando e la realtà dei fatti, purtroppo per Caivano, è tragicamente la stessa di sempre.

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AFRAGOLA. Il Festival dello svicolo sulla nomina della Direttrice ACCC19. Il Sindaco evoca i suoi fantasmi per coprire il vuoto delle carte

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AFRAGOLACi sono due modi per rispondere a un’interrogazione consiliare. Il primo è quello previsto dalle istituzioni: leggere le domande, mostrare le carte, citare gli articoli di legge e dimostrare – atti alla mano – che la Pubblica Amministrazione ha agito nel rispetto delle regole. Il secondo è il metodo Giustino: accendere il proiettore, evocare i fantasmi del passato, prendersela con nemici immaginari che parrebbero abitare stabilmente la sua mente ed esibirsi in una requisitoria contro chi governava un tempo, dimenticandosi completamente di spiegare cosa stia facendo lui oggi. Un’esibizione nervosa, a tratti comica, dove il Sindaco Gennaro Giustino ha preferito fare il gladiatore solitario contro i suoi demoni personali piuttosto che vestire i panni istituzionali del Primo Cittadino. Come se alla domanda: “Come mai il treno è arrivato in ritardo?” si rispondesse che i treni nel 1884 andavano a vapore ed è stata un lungo e deleterio progresso a portare fino ai giorni nostri questo malcostume, oppure dimostrare indignazione verso chi pone la domanda, facendogli notare che lo stesso quesito non veniva posto quando a guidare il treno era un loro amico.

L’ultimo siparietto è andato in scena nell’aula del Consiglio Comunale. Sul tavolo, una corposa e dettagliata interrogazione firmata dall’opposizione riguardante le capriole procedurali per la nomina del “Direttore Generale facente funzioni” dell’Azienda Consortile ACCC Ambito N19, nella persona della Dott.ssa Silvia Martino.

Quesiti chiarissimi, quasi lapidari, sollevati a più riprese anche dalle inchieste di Minformo: Per quale motivo un interpello interno ha stravolto l’articolo 36 dello Statuto che prevede una selezione per titoli e colloquio rivolta ai dipendenti del Comune o all’esterno? Come mai la procedura è stata avviata dall’Assemblea invece che dal Consiglio di Amministrazione competenziale? E soprattutto, la candidata prescelta possedeva o no il requisito formale dell’inquadramento in Elevata Qualificazione (EQ) alla data di scadenza del bando?

Trattandosi di un ente pubblico che gestisce milioni di euro di servizi sociali per le fasce deboli, ci si sarebbe aspettati dal Sindaco una risposta tecnica, puntuale, da Primo Cittadino garantista della legalità. E invece no.

Anziché esibire le delibere, i verbali e le determine per mettere a tacere i dubbi, Giustino ha preferito indossare l’elmo della propaganda e imbracciare la clava del politicamente scorretto. Colto da un attacco di nervosismo quasi incontrollabile, il Primo Cittadino si è trasformato in un treno in corsa: ha interrotto continuamente gli interlocutori, ha gridato fuori microfono, ha risposto a sberleffi e, ammettendo candidato per candidato la bontà di un’eccezione, ha svicolato su tutt’altro.

Gennaro Giustino si è alzato, si è infilato la casacca da navigato consigliere di opposizione (ruolo che sembra non essere mai riuscito a togliersi di dosso dal lontano 1997) e ha dato il via allo show. Ha rispolverato dimissioni storiche, si è cimentato in teoremi info-investigativi, ha additato presunti e non meglio precisati “dominus” che manovrerebbero le quinte, ha parlato delle cuginanze e si è perso nei meandri della “giustiniana memoria”. Praticamente una seduta psicanalitica a spese del tempo dell’Aula.

Mentre il Sindaco arringava la platea ricordando quanto fossero cattivi quelli di prima e quanto fossero sbagliati i profili del passato, dalla sua bocca non è usciita una sola parola sul merito delle domande poste su Silvia Martino. Nulla. Zero. Una totale e maestosa evaporazione del tema.

Sentirlo ammettere a mezza bocca che “c’è un difetto, l’organo che ha previsto la procedura non è il CDA ma l’Assemblea” per poi liquidare la cosa sostenendo che un’Assemblea vale più di un organo previsto dallo Statuto, è stato un momento di altissimo cabarettismo giuridico. Come dire che siccome il Consiglio Comunale è più importante della Polizia Municipale, da domani le multe per divieto di sosta le firmano i consiglieri.

Infatti, come gli ha giustamente ricordato in replica il consigliere Baia con una risposta assai poco incline alla diplomazia di facciata, un’Amministrazione non governa a colpi di comizi o “sensazioni”: governa per atti. Se l’interpello scavalca lo Statuto, la risposta non può essere “eh ma la precedente gestione faceva peggio”. Se si chiede se la Dott.ssa Martino avesse il titolo di EQ al 25 giugno 2026 per poter accedere a quell’avviso, non si può replicare annunciando che “presto faremo il bando per il nuovo Direttore”. Questa non è politica: è il vecchio e stanco gioco delle tre carte applicato alla burocrazia locale.

La verità è che la toppa è apparsa assai peggiore del buco. Se sulla nomina della Dott.ssa Martino fosse tutto regolare, al Sindaco sarebbe bastato fare un gesto semplicissimo: prendere la cartellina, estrarre la determina di conferimento, il verbale di valutazione dei titoli, la prova dell’inquadramento EQ alla data del 25 giugno e sbatterli sul tavolo del Consiglio. Invece no. Carte zero. Solo parole, urla, politichese e il solito, consumato disco sul passato. Una recita a beneficio di telecamera che dimostra due cose: la totale assenza di risposte di merito sugli atti e la preoccupante incapacità di accettare il controllo democratico dell’opposizione.

Il Sindaco pare non aver ancora metabolizzato il piccolo dettaglio di essere seduto sullo scranno più alto della città. Quando un’opposizione fa il suo mestiere – cioè leggere le carte, rilevare che una determina non porta la firma del Direttore ma di un’acrobatica figura definita “Facente Funzioni” e chiedere di vedere i verbali di valutazione e l’atto di nomina mai pubblicato – la risposta corretta non è l’invettiva contro l’ex nemico storico. L’ex nemico storico non amministra Afragola. Lo fa Giustino.

Continuare ad appendersi alle nascite difformi nei documenti o a cospirazioni per coprire i buchi delle procedure attuali è una strategia che inizia a mostrare la corda. Il politichese del “faremo, diremo, nomineremo” svanisce di fronte a una realtà disarmante: a oggi, di fronte a quesiti precisi sulla legittimità dell’incarico al vertice del Welfare cittadino, il Sindaco ha scelto di non rispondere. E quando un amministratore non mostra le carte chiedendo di fidarsi “sulla parola”, significa che la sostanza non c’è, o che le carte – forse – sono davvero difficili da difendere.

Si consiglia al Primo Cittadino di riporre nell’armadio i fantasmi del passato e iniziare a fare il Sindaco nel presente. Meno ossessioni personali, più verbali pubblicati. Perché Afragola non ha bisogno di un cacciatore di streghe retrospective, ma di un’Amministrazione che sappia far risponder le proprie determine al rispetto elementare delle regole.

Caro Sindaco, ad Afragola la campagna elettorale è finita da un pezzo. I mulini a vento lasciamoli a Don Chisciotte. Qui si chiedono i documenti. E finché le carte non usciranno dai cassetti, il “sistema” non apparirà affatto “giusto”: apparirà solo drammaticamente privo di pezze d’appoggio.

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AFRAGOLA. Dopo 120 giorni di propaganda, la politica ritrova dignità con il sì unanime al monumento per Martina Carbonaro

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AFRAGOLA – Tra un annuncio social, un “tavolo permanente” da chiaroscuro e 120 giorni di amministrazione finora caratterizzati dal vuoto spinto delle opere e della visione, la politica afragolese riesce, per una volta, a fare una cosa giusta. Anzi, a ritrovare una misura e una dignità che sembravano smarrite nella solita bagarre quotidiana.

In Aula, su proposta della consigliera Sara Tralice nel voler invertire i punti all’ordine del giorno e per diretta volontà del sindaco Gennaro Giustino, l’ordine del giorno è stato stravolto per mettere in cima a tutto un atto d’indirizzo dal valore profondo: la concessione straordinaria e a titolo gratuito del suolo cimiteriale per l’installazione di un monumento alla memoria di Martina Carbonaro, in deroga al Regolamento di Polizia Mortuaria.

Sia chiaro: questo atto non ripara le buche, non aggiusta il traffico, non porta i bus alle stazioni e non risolve i problemi strutturali di una città che aspetta ancora di capire dove questa giunta voglia condurla. Ma ha un merito incontestabile: rappresenta il primo fatto concreto e tangibile di questi primi quattro mesi di governo consiliare. Un fatto che, per una volta, travalica le miserie del consenso da ‘like’ e offre alla comunità un simbolo di uno spessore umano e sociale immenso.

L’approvazione all’unanimità — sottolineata anche dalle parole dei consiglieri d’opposizione Alessandra Iroso e Biagio Castaldo — testimonia come, di fronte a certe ferite, il civismo debba superare le staccionate di parte. Quel monumento non sarà soltanto il luogo del ricordo per una giovane cittadina scippata troppo presto alla vita; sarà una pietra d’inciampo per la coscienza collettiva. In una terra segnata da una delle pagine di femminicidio più feroci e dolorose della storia nazionale recente, quella scultura ricorderà a chiunque vi passi davanti che la violenza di genere non è un fatto privato, ma una piaga che la comunità ha il dovere morale di estirpare.

In questo quadro di memoria condivisa, un grandissimo ed eccelso elogio va rivolto al Maestro afragolese Domenico Sepe. Con la sua straordinaria sensibilità e la prontezza nel mettere la propria arte a disposizione della città, lo scultore dimostra ancora una volta non solo un talento eccelso, ma un cuore e una generosità d’altri tempi. La propria opera per scolpire il dolore e trasformarlo in monito civile significa fare cultura nel senso più alto e nobile del termine. La risposta del Maestro Sepe è la dimostrazione che Afragola possiede energie bellissime, capaci di regalare luce anche nei momenti più bui.

All’Amministrazione e al Sindaco vada dunque l’atto di rispetto per aver promosso un gesto atteso e doveroso. Ora la speranza è che questo primissimo sussulto di concretezza non rimanga un’isola deserta, ma che lo stesso senso di responsabilità dimostrato per Martina possa finalmente guidare anche la risoluzione dei tanti, troppi problemi materiali che attanagliano la vita quotidiana degli afragolesi.

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AFRAGOLA. Il nome sulla pensilina e la cattedrale senza collegamenti. La politica del like dimentica che prima, ai binari, bisogna arrivarci

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AFRAGOLA – Se la democrazia nell’era dei social si potesse misurare dal livello di indignazione a favore di camera, il sindaco di Afragola Gennaro Giustino meriterebbe senz’altro una medaglia al valore digitale. Eccolo lì, impettito davanti allo smartphone, a tuonare contro la “vergogna” di una targa: la nuova fermata ferroviaria della variante Napoli-Cancello in zona San Marco si chiamerà “Stazione di Casalnuovo”. Scandalo! Affronto! Campanilismo violato! E via con la promessa solenne di una “battaglia totale” per ribattezzarla “Afragola San Marco”.

Viene quasi da commuoversi davanti a tanto ardore pattriottico. Se non fosse che, grattando appena sotto la patina del video acchiappa-consensi, la vicenda assume le forme grottesche della commedia dell’arte.

Partiamo dai fatti, quelli veri, che hanno la spiacevole abitudine di rovinare le comiziate da TikTok. La denominazione “Stazione fermata Casalnuovo ricadente nel Comune di Afragola” non è uno sgarbo calato dal cielo ieri notte da un burocrate di Rete Ferroviaria Italiana con il dente avvelenato. È un dato figurato nero su bianco nei progetti definitivi fin dal 2015, e affonda le sue radici concettuali addirittura alla fine degli anni ’90. Parliamo di quasi trent’anni di carte, conferenze di servizi, varianti ed elaborati tecnici.

Ora, la domanda sorge non spontanea, ma d’obbligo: dov’era Giustino mentre questa denominazione prendeva forma? Perché la storia istituzionale non mente: il sindaco occupa gli scranni del Consiglio Comunale di Afragola ininterrottamente dal lontano 1997. Tranne la parentesi quinquennale dell’amministrazione Tuccillo, è sempre stato lì, seduto a fare l’opposizione (o il consigliere di maggioranza a seconda delle stagioni). In quasi trent’anni di vita pubblica all’ombra del Municipio, mai si è udito un suo sibilo, un’interrogazione, un ordine del giorno su quella targa.

Delle due l’una: o per un quarto di secolo non gliene è importato nulla di ciò che accadeva sul territorio che si candidava a governare, oppure non ne sapeva assolutamente niente. Tertium non datur. E non si sa quale delle due ipotesi sia più inquietante per un cittadino che oggi lo vede seduto sullo scranno più alto della città.

Ma il capolavoro della demagogia si consuma sulla sostanza. Mentre il primo cittadino d’Afragola imbraccia l’elmo di Scipio per difendere i confini catastali di una pensilina, la realtà fuori dallo schermo batte cassa. La nuova stazione nasce per sostituire la storica fermata casalnuovese del 1843 ed è destinata a raccogliere un bacino enorme di utenti. Ha una sua logica storica e trasportistica. Ma pure se l’avessero chiamata “Afragola Centrale”, “San Marco Superiore” o “Luna Park”, per i cittadini di Afragola e di Casalnuovo sarebbe cambiato esattamente zero.

Perché a un pendolare che la mattina deve prendere un treno per andare a lavorare o a studiare, di cosa c’è scritto sul cartello azzurro non importa un bel niente. Al pendolare interessa una sola, banale, drammatica domanda: “Come cazzo ci arrivo a quella stazione?”

Ed è qui che casca l’asino e si svela l’inconsistenza dell’azione amministrativa. Sul versante di Casalnuovo – piaccia o non piaccia al Sindaco Giustino – il suo collega Giovanni Nappi, tra mille difficoltà e l’ira comprensibile dei comitati civici furiosi per la chiusura del vecchio scalo e i tagli alla Circumvesuviana, ha quantomeno aperto il cantiere dell’accessibilità: incontri, pressioni sugli enti, viabilità provvisoria, navette. Da Afragola, invece, il vuoto spinto. Zero. Niente. Neppure nel programma elettorale di Giustino vi era traccia di una visione infrastrutturale o di viabilità integrata attorno allo snodo di San Marco.

Un’assurdità tragica, se si pensa che per una fetta enorme di residenti afragolesi la fermata di San Marco sarebbe persino più comoda e vicina rispetto all’avveniristica (e per molti versi ancora disconnessa e incompiuta) Cattedrale nel Deserto della Stazione AV. Ma oggi, a nastro tagliato, un cittadino d’Afragola che abita lontano da San Marco non sa come arrivarci: mancano i bus dedicati, mancano le piste ciclabili, mancano i parcheggi di scambio, mancano i marciapiedi sicuri. In compenso, abbiamo un video del Sindaco che promette di cambiare l’etichetta sulla scatola vuota.

È l’ennesima dimostrazione di una politica provinciale e miope, incapace di ragionare per “area vasta”. Afragola e Casalnuovo non sono due principati medievali divisi da un fossato e da un ponte levatoio; sono un unico tessuto urbano dove la gente vive, lavora e si muove senza guardare i confini di mappa. Continuare a soffiare sulle ceneri del campanilismo per racimolare quattro like e tre consensi da bar è un esercizio stanco che svela la totale assenza di priorità.

A questo punto, bisogna avere il coraggio di spiegare al Sindaco – e a chi gli va dietro – come si amministra una comunità. Le priorità di chi governa si misurano sui servizi reali: i trasporti integrati, le navette di collegamento, la sicurezza delle strade, i parcheggi pubblici a prezzi umani, le sinergie con i comuni vicini per evitare che la gente spenda 200 euro al mese solo per percorrere tre chilometri.

Tutto il resto sono sciocchezze demagogiche da avanspettacolo. Chiamate quella stazione come vi pare, ma metteteci i pullman per arrivarci. Altrimenti avrete aggiunto soltanto un’altra luccicante e inutile cattedrale nel deserto alla collezione.

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