Mentre le nostre città si preparano a vivere la Pasqua tra tavole imbandite, uova di cioccolato, eccellenze campane e il calore dei rientri in famiglia, la liturgia cristiana ci ricorda che la vera gioia della Resurrezione non può prescindere da un passaggio stretto e drammatico: il Venerdì Santo e la sofferenza della Croce.
Prima della luce del sepolcro vuoto, c’è il buio del Calvario. Uno strumento di tortura che, nel disegno cristiano, si è capovolto nel più grande simbolo di Amore e Salvezza della storia umana.
La Croce non è un simbolo statico. Ogni popolo, ogni epoca storica e ogni sensibilità culturale ne ha dato una propria lettura, quasi a voler riflettere nella forma del legno (o della pietra) il proprio modo di dialogare con Dio:
- Dalle origini alle croci d’Europa: Dalla croce celtica dei tempi precristiani, alla perfezione geometrica di quella greca e latina.
- Lo sfarzo e la povertà: La croce bizantina, ricca di oro e pietre preziose, che contrasta e dialoga con l’essenzialità del Crocifisso di San Damiano, tanto caro alla tradizione francescana.
- La storia e la geografia: Dai Normanni fino alle Crociate, dove la Croce di Gerusalemme sintetizza nelle sue cinque croci le piaghe di Cristo, arrivando fino alle affascinanti e meno note croci dell’Africa centrale e settentrionale.
Ogni popolo ha scolpito nella croce la propria fede, la propria sofferenza e la propria speranza. Contemplare le diverse forme della croce significa leggere come l’umanità intera abbia cercato di dare un senso al dolore.
C’è un modo molto fisico e antico di fare memoria di tutto questo: inciderlo sulla pietra. La pietra è dura, richiede tempo, fatica, ma è destinata a restare.
Questa è la passione di Michele Marseglia che ha saputo tradurre la ricerca storica e spirituale in materia viva. In occasione del Triduo Pasquale e del Venerdì Santo – giorno dedicato per eccellenza all’Adorazione della Croce – l’artigiano-artista ha inciso su pietra le diverse croci che hanno segnato i secoli. Un lavoro artigianale e di preghiera che ha trovato casa recentemente anche nella parrocchia di San Rocco, all’interno di una mostra collettiva sulla spiritualità.
Vedere la croce emergere dalla pietra nuda ci riporta all’essenziale della nostra fede, spogliandola del consumismo e restituendole la sua verità.
Michele Marseglia ha raccolto e catalogato il suo viaggio tra i simboli della cristianità in un archivio fotografico digitale, consultabile liberamente sulla pagina Instagram @pietreistoriate. Uno spazio virtuale che diventa un piccolo museo della memoria, dove la pietra continua a raccontare la sua storia silenziosa.