
Afragola
Stupri, violenze e omicidi. Facile fare il prete anticamorra con la legge che li obbliga a non denunciare
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3 anni fail
Facile fare il prete di periferia negli addensamenti di povertà a nord di Napoli. Basta avere l’ambizione di andare a colmare un vuoto lasciato dalla politica e dalle istituzioni con l’aiuto della fede e della toga e un po’ di predisposizione all’egocentrismo. Aspettare che un tragico evento si verifichi e attendere, inesorabilmente, lo stuolo di colleghi giornalisti che, non sapendo chi intervistare, dato che a queste latitudini la politica è sempre assente per autoimplosione, si rivolgono al personaggio più populista e demagogo rimasto sul territorio.
Allora la riflessione che voglio fare oggi, così come esposta ai tempi dei fatti che riguardarono l’omicidio di Fortuna Loffredo è: la Chiesa che da secoli cerca di colmare i vuoti creati dalla cecità dei governatori sarebbe in grado di aiutare, fattivamente, le vittime di questi efferati delitti?
Tutti noi sappiamo che secondo l’art. 200 c.p.p. la legge italiana rispetta il segreto confessionale tanto che stabilisce che: il sacerdote a cui è stato confessato un reato NON può essere obbligato a essere chiamato come testimone in un processo. Al contrario, come recita l’art. 622 c.p., violare il segreto confessionale potrebbe costituire reato: il sacerdote che dovesse violare il segreto confessionale per un qualsiasi motivo NON previsto dalla legge, rischia la reclusione fino a 1 anno e una multa che può variare tre le € 30 e le € 516.
D’altro canto, invece, è pur vero che la Corte di Cassazione con la sentenza n. 6912 del 14 gennaio 2017 ha chiarito che il sacerdote che NON DEVE violare il segreto confessionale è tenuto a collaborare con la giustizia. Il segreto confessionale cade nel momento in cui il fedele confessa di essere, ad esempio, stata vittima di violenza. Il sacerdote che, in sede di processo, si rifiuta di testimoniare o mente durante la deposizione rischia la reclusione fino a 6 anni per il reato di falsa testimonianza.
La differenza sta proprio qui! Se a confessare il reato è chi commette il reato? Allora vale la prima ipotesi, ossia, il prete è tenuto a non denunciare ciò che gli è stato riferito in confessione. Ma questo principio ecclesiastico, condiviso anche dalle norme laiche della nostra Costituzione, in verità, quanta carità cristiana serba in sé?
Facendo un’opportuna riflessione sociologica, da anni il tema della religiosità dei mafiosi, o dei criminali in generale, apre lo scenario a molteplici piani di analisi: da una parte, occorre chiedersi che significato assumono le devozioni e le ritualità religiose e che ruolo svolga il ricorso alla fede all’interno di certi contesti, dall’altra è indispensabile valutare le posizioni che la Chiesa ha progressivamente espresso nella storia. Lo studio delle organizzazioni mafiose lascia emergere il dato piuttosto singolare di una religione che diventa strumento di legittimazione, offrendo motivazioni agli atti criminosi, alleviando le paure e le angosce nutrite dagli affiliati per il proprio destino personale. Ed è per questi motivi che si può benissimo pensare che anche un reato come lo stupro può facilmente essere confessato ad un protettore di anime.
Allora la domanda sorge spontanea: a quali responsabilità la Chiesa espone un prete di periferia, pastore di un addensamento di povertà come quella del Parco Verde? Quale peso deve sopportare un prete anticamorra se tali principi lo devono, per forza maggiore, relegare alla figura di un inerme testimonial della lotta? Ma soprattutto come si sentirebbe l’uomo che alberga sotto la toga a sapere di essere stato costretto a non evitare tale scempio?
Allora l’ultima osservazione che vorrei fare è quella del ruolo della Chiesa nella società moderna. Forse, dico forse, con tutta la modestia possibile, sarebbe il caso di far scendere realmente in trincea chi, almeno a parole, dichiara di voler salvare la vita alla povera gente su questo umile pianeta e far sì che chi sappia denunci immediatamente.
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Afragola
AFRAGOLA. La casa comunale diventa un circolo ricreativo per fedelissimi: uffici deserti e salotti per gli amici di Giustino
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3 giorni fail
12 Agosto 2026
AFRAGOLA – Che la gestione della cosa pubblica ad Afragola soffrisse di una certa inclinazione al “fai-da-te” era un sospetto ampiamente nutrito dalle nostre inchieste. Ma che la casa comunale venisse letteralmente scambiata per la dependance privata del Sindaco Gennaro Giustino e dei suoi fedelissimi, va persino oltre la più cupa immaginazione amministrativa.
Se in questi giorni vi venisse l’insana idea di richiedere un certificato, presentare una pratica edilizia o sbrigare una qualsiasi commissione istituzionale, armatevi di pazienza ed entusiasmo, perché vi ritroverete immersi nel remake afragolese di Deserto Rosso. Dalla Casa Comunale di Piazza Municipio agli uffici tecnici di via Leutrek, fino agli sportelli dell’Anagrafe di via Settembrini, il panorama è desolante: stanze vuote, corridoi spettrali, telefoni che squillano a vuoto. Tutti (o quasi) in ferie. Senza uno straccio di programmazione, senza una turnazione minima per garantire i servizi essenziali, senza che nessuno si sia preoccupato di preservare la continuità amministrativa. Un liberi tutti generalizzato che penalizza unicamente i cittadini.
Ma la parte davvero esilarante — o tragica, a seconda del punto di vista — non è l’assenza del personale di ruolo. La vera perla è chi invece in quegli uffici ci sta eccome.
Mentre il cittadino comune trova porte sbarrate e scrivanie sguarnite, nei corridoi comunali si muovono disinvolti e indisturbati i soliti noti: un variegato gruppo di “amici del Sindaco”. Cittadini qualunque che, sprovvisti di qualunque ruolo istituzionale o contratto con l’Ente, occupano uffici, poltrone e scrivanie come se si trovassero nella sede di un circolo ricreativo o al bar dello sport. Li vedi lì, a prendere il caffè, a sfogliare pratiche, a scambiarsi battute e a fare “salotto”, perfettamente a proprio agio nella dimora del potere locale.
È la sintesi perfetta del “Sistema Giusto”: per gli amici del Sindaco la casa comunale è sempre aperta, calda, accogliente e privatizzata; per tutti gli altri — specialmente per chi ha commesso il “delitto” di non votare Giustino — varcare la soglia degli uffici pubblici sembra essere diventato un concessione straordinaria, un favore da chiedere col cappello in mano e previa richiesta di permesso.
D’altronde, perché sorprendersi? Questa Amministrazione ha già ampiamente dimostrato che il concetto di etica pubblica, di imparzialità e di rispetto per le istituzioni è solo un fastidioso orpello da sbandierare nelle slide del “libro dei sogni” e poi calpestare nella routine quotidiana. Se i parenti e i sodali vengono premiati, piazzati, o lasciati padroneggiare tra i corridoi municipali a sbrigare affari di cortesia, i diritti della cittadinanza possono tranquillamente attendere la fine delle ferie.
Caro Sindaco Giustino, la cosa pubblica non è un feudo personale e il Municipio non è la sede elettorale del suo comitato. Garantire servizi funzionanti in via Leutrek, via Settembrini e Piazza Municipio non è una gentile concessione della sua maggioranza, ma un dovere elementare. Restituire dignità agli uffici ed eliminare i “salotti” degli amici sarebbe un primo, minuscolo passo verso la civiltà amministrativa. Ma forse, per una politica che vive di clientele e sfacciataggine, chiedere un minimo di decoro istituzionale è pretesa decisamente troppo alta.
Afragola
AFRAGOLA. Brogli elettorali. Dal ricorso al TAR all’affidamento “in famiglia”: così il Sistema Giusto si fa ancora più sfacciato
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3 giorni fail
12 Agosto 2026
AFRAGOLA – Se Giulio Andreotti fosse ancora tra noi e avesse la ventura di osservare il panorama politico afragolese, probabilmente sorriderebbe con quella proverbiale ironia amara, ricordandoci che sì, a pensar male si fa peccato, ma quasi mai si sbaglia. Specie se a pensar male ci si mette con le carte dell’Albo Pretorio alla mano.
La narrazione favolistica del “Sistema Giusto”, inventata da Gennaro Giustino per promettere un’improbabile palingenesi etica, sta crollando con la velocità di un castello di carte sotto la bufera. E non per merito dei sermoni della maggioranza, ma sotto il peso dei fatti, dei documenti e delle denunce che si rincorrono nei tribunali.
Partiamo da quello che ormai è diventato un vero e proprio giallo della notte: i brogli elettorali. Ricordate le nostre inchieste sulle schede corrette con il bianchetto, le matite ballerine e i verbali riscritti al buio? Ebbene, i nodi sono arrivati al pettine. Raffaele Iazzetta, candidato nelle file di “Noi di Centro con Mastella” — forza politica di maggioranza che esprime perfino un assessore in giunta — ha formalmente adito il TAR contro il Comune di Afragola e contro l’attuale consigliere di maggioranza Ferdinando Salzano. Il motivo? Contestare quella magica “mancetta” di 10 voti apparsa nel cuore della notte (tra le 3 e le 4 del mattino) a favore della lista “La Svolta Giusta”, che ha spalancato le porte del Consiglio Comunale proprio a Salzano. Un ricorso che segue passo passo le inchieste giornalistiche di questa testata e che certifica una verità incontestabile: le anomalie delle urne non erano “fantasie d’opposizione”, ma irregolarità gravissime già al vaglio della magistratura amministrativa.
Ma il capolavoro della nuova era Giustino non si consuma solo nei seggi: si estende a macchia d’olio nella gestione del sottogoverno. Spulciando l’Albo Pretorio dell’Azienda Consortile ACCC19, è spuntata una determinazione d’oro firmata dal Direttore f.f. Silvia Martino — la cui stessa legittimità a siglare certi atti meriterebbe più di un approfondimento. Oggetto? Un affidamento diretto sotto-soglia per il servizio di sorveglianza, per la modica cifra di 18.480 euro (oltre IVA), alla G.F. Security S.a.S. Di chi è questa società? Di Giuseppe Ambrosio. E chi è Giuseppe Ambrosio? Trattasi del fratello di Silvio Ambrosio, funzionario del Comune di Afragola in servizio proprio al Settore Elettorale. Esatto: lo stesso identico settore finito sotto i riflettori degli inquirenti per la famosa “notte dei miracoli” e il boost di voti regalato alla lista di Salzano.
Sarà sicuramente un caso. Sarà una coincidenza celestiale. Resta però un dettaglio curioso: perché nella determinazione dell’Azienda Consortile, alla voce affidatario, compare furbamente la dicitura “G.F. Security” con partita IVA e sede legale, mentre è stata pudicamente omessa la seconda parte della ragione sociale, ossia “S.a.S. di Giuseppe Ambrosio”? Un piccolo lapsus di memoria del redattore o un goffo tentativo di camuffare un cognome decisamente ingombrante per evitare che qualcuno collegasse i punti? Il “Sistema Giusto”, a quanto pare, non ha perso tempo a sostituire i vecchi metodi: li ha semplicemente resi più sfacciati, spregiudicati e privi di qualunque pudore.
Di fronte a questo quadro, fa quasi sorridere il lavorio disperato dei soliti “manutengoli” a basso costo, leoni da tastiera e “tengofamiglia” di ordinanza che popolano i social e i corridoi per denigrare la nostra testata. Personaggi legati a doppio filo a questa amministrazione, in trepidante attesa che la fedeltà di bandiera venga ricompensata magari con la stabilizzazione delle proprie compagne di vita o con qualche mancetta sottobanco. A loro diciamo con serenità: continuate pure a fare i tirapiedi. Minformo continuerà a fare il suo lavoro: scavare tra le carte, pubblicare i fatti e svelare gli appetiti familistici di chi ha scambiato la cosa pubblica per un feudo privato. A legittimare il nostro lavoro, d’altronde, pensano gli stessi partiti della maggioranza di Giustino che, ricorrendo al TAR, confermano parola per parola le nostre inchieste.
E infine, un appunto doveroso al Sindaco Gennaro Giustino. Durante l’ultimo Consiglio Comunale, preso dall’ennesimo attacco di insofferenza verso la libera informazione, si è permesso di apostrofarci come “mistificatori”. La nostra colpa? Aver scritto in una didascalia che Afragola è un comune attenzionato dalla Prefettura, all’indomani delle gravissime minacce rivolte da un consigliere di maggioranza ai banchi dell’opposizione.
Ebbene, Caro Sindaco, si metta l’anima in pace: i mistificatori non siamo noi. Noi raccontiamo solo la realtà che voi vi ostinate a nascondere sotto il tappeto. Continui pure con questo modo spregiudicato di amministrare, con gli affidamenti “in famiglia” e le furbizie da Albo Pretorio. Vedrà che i riflettori della Prefettura e delle Forze dell’Ordine non saremo certo noi ad accenderli con i nostri editoriali: ci penserà lei stesso, giorno dopo giorno, con una gestione amministrativa che, pur muovendosi sul filo dei cavilli, ha smarrito da un pezzo qualsiasi parvenza di etica, morale e rispetto per la città.
Afragola
AFRAGOLA. Il “Sistema Giusto” mette le ruote: al Comune la solita lottizzazione viaggia in NCC
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3 giorni fail
11 Agosto 2026
AFRAGOLA – C’era una volta il “Sistema”. Quello cattivo, farraginoso, il mostro burocratico e clientelare contro cui il neo-sindaco Gennaro Giustino ha costruito intere carriere retoriche e quintali di moralismo da marciapiede. Poi è arrivato il “Sistema Giusto”. E la differenza, a quanto pare, sta solo nella velocità di crociera: se prima la politica locale andava a rilento con la solita spartizione di piccolo cabotaggio, oggi ad Afragola la lottizzazione viaggia direttamente su berline di lusso con conducente.
Stamattina in Comune si doveva tenere la giunta, poi rimandata a settimana prossima. Tra le delibere all’ordine del giorno ne figurava una particolarmente ghiotta: l’assegnazione delle licenze NCC (Noleggio Con Conducente) per il trasporto persone, create appositamente per soddisfare il lucroso bacino d’utenza della Stazione AV Napoli Afragola. Un tema storicamente “spinoso”, come si dice in gergo quando la materia scotta e la fame di consensi fa venire l’acquolina in bocca a mezza aula consiliare.
Le precedenti amministrazioni — pur con tutti i loro innumerevoli difetti — su questo punto avevano tenuto un comportamento fin troppo cauto: sommerse dalle pressioni dei consiglieri che volevano infilare le mani nella torta, sceglievano regolarmente di congelare tutto. Aspettavano di trovare un estenuante equilibrio politico per poi, idealmente, procedere con un bando di gara pulito, trasparente e capace di sfornare una graduatoria d’incontestabile merito.
Ma la nuova era Giustino non ha tempo da perdere in ritrosie o garanzie di facciata. Perché aspettare la trasparenza quando si può lottizzare subito? Da indiscrezioni raccolte in esclusiva da Minformo, il meccanismo si sarebbe messo in moto con una disinvoltura che rasenta il capolavoro. Due consiglieri di maggioranza — di lungo corso politico, di quelli che la macchina comunale la conoscono meglio delle proprie tasche — si sarebbero già mossi con passo felpato per individuare i “meritevoli” tra i propri grandi elettori. Non si tratta di semplice sostegno morale, sia chiaro: ai fortunati sarebbero state fornite garanzie d’acciaio. Da un lato la rassicurante e calorosa “amicizia” con i componenti della futura Commissione aggiudicante; dall’altro il peso e l’autorevolezza politica necessari a garantire che la licenza NCC arrivi dritta al destinatario prestabilito.
Ecco servito il “cambiamento”. L’Amministrazione che in campagna elettorale prometteva aria fresca, merito ed equità, si riscopre più efficiente dei suoi predecessori solo nell’arte del manuale Cencelli applicato al trasporto pubblico non di linea. Altro che “libro dei sogni” e “rinascimento afragolese”: qui la visione politica si riduce a un taxi per amici e sostenitori, con la garanzia che a pagare il conto delle solite clientele siano, come sempre, i cittadini e chi sperava in un bando finalmente meritocratico.
Si potrebbe dire che ad Afragola nulla cambia, se non fosse che il “Sistema Giusto” si dimostra persino più sfacciato ed efferato di quello vecchio. Se la precedente politica le mani sulla gestione cercava di mettercele con un minimo di imbarazzo, la maggioranza di Giustino sembra farlo con il piglio di chi si sente immune da ogni critica.
Signor Sindaco, tra un’esibizione di moralità in aula e una lezione di etica a uso e consumo dei social, ci spieghi: è questo il nuovo corso? Le licenze della Stazione TAV sono diventate la moneta di scambio per tenere a bada i malumori di maggioranza? Perché se la risposta è sì, le consigliamo di aggiornare subito il programma di governo: alle frottole sui mutui e ai festeggiamenti di paese aggiunga pure il servizio di “Lottizzazione con Conducente”. La tariffa è fissa, paga la città


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