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Mavien cu mme

Lo avevo previsto e sono stata aggredita per aver anticipato tutto questo.

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Roma – Solo pochi anni fa nei bagni di Montecitorio riservati alle donne Luxuria, celebre icona vip Lgbt+ allora deputata, fu cacciata da una parlamentare che la invitò ad andare a quelli per i maschi. Si tratta di visioni da archiviare nel passato.  A dirlo è Alessandra De Santis, la cui storia di formazione professionale come architetto è tutta protesa sin dagli esordi a trovare la sintesi tra bellezza, normative, sicurezza e diritti. E le toilett*, con l’ormai nota schwa della declinazione neutra, perchè sono bagni per tutti, le vedremo presto. L’architettura è un’arte ed è espressione della sensibilità del singolo individuo e l’architetto trasforma in spazio costruito la realtà e la società in cui vive”, è la premessa da cui parte Alessandra De Santis, che aggiunge: “E’ anche uno strumento di comunicazione“. L’obiettivo che si è prefissata nella sua carriera è stato sempre quello di “sognare e vivere luoghi in cui le diversità fossero vissute come qualcosa di normale, in cui tutti potessero sentirsi accolti e fruirne. Spazi inclusivi come li definisce, in cui ha cercato sempre una sintesi per arrivare al “paradigma” tra il design inclusivo, le richieste di una società che cambia e le esigenze delle norme di sicurezza. E’ nato così, dopo qualche notte insonne, come lei stessa racconta, il progetto Inclusion: un modo nuovo di ridisegnare gli spazi per togliere ogni forma di discriminazione, differenza o barriera. L’architettura inclusiva infatti è estendibile a edifici complessi, aree aperte al pubblico o eventi e accompagna un modo diverso di vivere: prende forma così un’idea nuova di città. E’ in questa sfida d’avanguardia, marchio distintivo del lavoro di Alessandra De Santis e di tutto lo staff della società, che sta anche il progetto delle Toilett* “che non discriminano” le persone. Ed ecco qualche anticipazione in attesa di vederle dal vivo: “Forme e anche colori che siano una sorta di neutro“, luoghi che possano adattarsi alle necessità delle persone che ne usufruiscono: “Anche rispetto a limitazioni motorie transitorie o a disabilità non evidenti”. Quando mesi fa scrissi ed esternai questo mio desiderio, che oggi si realizza, fui additata da tante donne soprattutto, che permettetemi la presunzione, considero persone dal cervello piccolissimo e dal cuore arido.

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Attualità

Un fiore che si fa storia, una panchina che si fa valore: nasce a Caserta la “Panchina della Camelia”

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Il prossimo 13 maggio, alle ore 11:30, la Reggia di Caserta non sarà solo la cornice di un evento, ma il palcoscenico di un ritorno alle radici che guarda al futuro. Presso l’ex Casa di Guardia di Ercole, nel cuore del Parco Reale, verrà presentata ufficialmente la “Panchina della Camelia”. La scelta della data non è un dettaglio, ma un simbolo. Il 13 maggio evoca l’arrivo a Napoli, nel 1768, di Maria Carolina d’Asburgo-Lorena. Fu proprio alla Regina che, nel 1786, venne donata la prima camelia introdotta a Caserta: la celebre Rubra Simplex. Da quel singolo, prezioso esemplare ebbe inizio una straordinaria diffusione botanica che ha trasformato i giardini italiani ed europei, creando una vera e propria rete viva di paesaggi e identità condivise. La “Panchina della Camelia” è un progetto custodito nel cuore per anni, nato da un disegno personale e finalmente tradotto in materia grazie al talento di un artigiano straordinario. Non è solo un oggetto di design, ma un segno contemporaneo che poggia sulla solidità della storia per parlare al nostro tempo. In questa nuova veste, la camelia abbandona la sua natura puramente ornamentale per farsi portavoce di un messaggio urgente: la non violenza.

“Come quel fiore ha generato una rete di giardini e connessioni, così questa panchina vuole essere un invito a costruire una rete di rispetto, dialogo e convivenza.”

La camelia diventa così l’emblema di una diffusione gentile: una forza silenziosa ma inarrestabile capace di contrastare la brutalità attraverso la bellezza e il rispetto dei valori universali.

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Artemisia conquista il cuore di Caserta: sold out ed emozioni per l’ultimo lavoro di Nadia Verdile

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CASERTA – Non è stata una semplice presentazione editoriale, ma un vero e proprio atto d’amore e di giustizia verso una delle figure più iconiche della storia dell’arte. Sabato 7 marzo, la scrittrice e giornalista Nadia Verdile ha presentato il suo ultimo libro, “Artemisia”, davanti a una platea straripante che ha fatto registrare il sold out ben prima dell’inizio dell’incontro. Ad accompagnare l’autrice in questo viaggio nel tempo sono state Manuela Piancastelli, giornalista e scrittrice che ha curato la preziosa prefazione del volume, e l’editrice Francesca Fazzi.

Il momento più alto della serata è stato il racconto del processo per stupro che segnò la vita di Artemisia Gentileschi. Nadia Verdile ha usato parole forti, toccanti, capaci di squarciare il velo di polvere dei secoli. Ha descritto con precisione chirurgica l’epoca in cui la pittrice visse: un tempo in cui a una donna non era concesso nemmeno il diritto di mostrarsi “capace”, dove il talento doveva restare nell’ombra e dove la vittima diventava colpevole tra le mura di un tribunale maschilista. L’autrice ha sottolineato come la Gentileschi abbia dovuto combattere non solo per la propria dignità, ma per il diritto di essere riconosciuta come artista eccelsa in un mondo che la voleva sottomessa. Le parole della Verdile hanno risuonato in una sala attentissima, tracciando un ponte tra le sofferenze del XVII secolo e le lotte che le donne combattono ancora oggi per la propria autodeterminazione. Il calore del pubblico è stato tangibile. Dopo il dibattito, il firma-copie si è trasformato in un lungo momento di condivisione: una fila interminabile di lettori ha atteso pazientemente per un saluto, una dedica e un ringraziamento all’autrice. Il successo di vendite e l’affluenza record confermano quanto il pubblico avesse sete di storie vere, raccontate con la sensibilità e il rigore storico che contraddistinguono Nadia Verdile.

“Artemisia” non è solo un libro, è il ritratto di una donna che ha trasformato il dolore in bellezza, e Caserta, sabato sera, le ha reso finalmente omaggio con il silenzio del rispetto e l’applauso del cuore.

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Nadia Verdile: la “firma” delle donne tra la Reggia di Caserta e il trionfo in Toscana

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C’è un filo rosso che lega la maestosità della Reggia di Caserta ai paesaggi culturali della Toscana, ed è un filo intessuto di arte, ricerca storica e talento letterario. La protagonista assoluta di questa stagione culturale è Nadia Verdile, giornalista, storica e scrittrice, che si conferma una delle voci più autorevoli nel racconto del genio femminile in Italia.

Il prossimo 7 marzo, alle ore 16.30, una cornice d’eccezione accoglierà il debutto di un’opera molto attesa: l’Archivio di Stato di Caserta, situato all’interno del complesso vanvitelliano, ospiterà l’anteprima nazionale di “Artemisia”.

Il volume rappresenta il 21° tassello della prestigiosa Collana “Italiane” (Pacini Fazzi Editore), diretta dalla stessa Verdile. Non si tratta di una semplice biografia, ma del ritratto intimo e potente di Artemisia Gentileschi, la donna che fece della propria arte un capolavoro di resilienza e libertà. L’evento, inserito nel programma di “Caserta Città delle Donne”, vedrà la partecipazione di figure di spicco: Manuela Piancastelli, autrice di una prefazione definita “preziosa quanto il libro stesso”, e l’editrice Francesca Fazzi.

Ma le soddisfazioni per Nadia Verdile non si fermano all’ombra del Vesuvio. A coronare un periodo di grandi successi è arrivata la notizia della “conquista” della Toscana. Il portale toscanalibri.it, punto di riferimento per l’editoria e la cultura della regione, ha scelto proprio la Verdile come “Autrice del Mese”.

Un riconoscimento di altissimo valore simbolico, poiché il portale ha deciso di premiare una “straniera” (ovvero un’autrice non toscana d’origine), a testimonianza di come la qualità della scrittura e la profondità della ricerca storica di Nadia sappiano abbattere ogni confine geografico. “Sono onorata, felice, grata. Infinitamente”, ha commentato l’autrice, raccogliendo il plauso unanime di lettori e addetti ai lavori.

Vedere una professionista del nostro territorio, capace di dirigere con visione internazionale una collana dedicata alle grandi donne della storia, è motivo di immenso orgoglio. Nadia Verdile non si limita a scrivere libri; lei restituisce dignità e voce a figure storiche spesso dimenticate, rendendole attuali e necessarie.

A Nadia vanno i più sinceri complimenti della redazione di Minformo per questi traguardi che celebrano la cultura, la ricerca e, soprattutto, la forza del talento femminile.

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