Resta sintonizzato

Mavien cu mme

Un disturbo nei bambini altamente sminuito. Non sono semplici fissazioni…attenzione.

Pubblicato

il

È lui la prima vittima del disturbo, da qui che occorre partire per uscire dalla trappola del disturbo, è questo l’elemento dal quale non si può prescindere: fino a quando il familiare partecipa attivamente o passivamente alla sintomatologia, o cerca di contrastarla aggredendo e criticando il proprio caro, il disturbo si rafforza e il clima relazionale in casa si inasprisce. Come superare dunque le difficoltà che ostacolano l’uscita del familiare dalla trappola del disturbo? Possiamo distinguere due situazioni tipo, che comportano livelli diversi di difficoltà: la prima si caratterizza per una partecipazione attiva ai sintomi del paziente, la seconda per un coinvolgimento passivo del familiare. Nella prima il familiare lava, ad esempio, le mani con un disinfettante, o controlla una porta, o porge un guanto prima del contatto con i soldi, o sistema degli oggetti secondo un dato ordine, o recita ad alta voce una certa formula: tutto per assecondare o prevenire una richiesta del paziente. Nella seconda non partecipa attivamente, ma è costretto a subire il sintomo con tutti i suoi effetti molesti: è ad esempio vittima dei ritardi causati dalla lentezza ossessiva, o del fatto di trovare la porta del bagno sempre chiusa, o di sentire i rumori notturni dovuti ai controlli ripetuti dei rubinetti e delle serrature. Sebbene nella realtà quotidiana delle famiglie con un membro affetto da DOC i due tipi di coinvolgimento si mescolino e sia a volte difficile separarli in modo netto, la loro distinzione resta fondamentale e comporta strategie terapeutiche diverse.

Forse, come suggerisce Cartesio, la persona che riesce ad abbandonare ogni dubbio considerandolo portatore di falsità, a favore di un processo di conoscenza che si concentri sull’essere e non sul “potrebbe essere” si libera e si ritrova in quel modo d’essere del “penso, dunque sono” e allora non ha più senso “cosa penso” (inteso come mero e meccanico controllo ossessivo) e acquista valore il meccanismo del pensare in quanto tale. Non i contenuti ma il processo del pensare.

Nel caso del DOC, i sintomi sono la strategia che la persona usa per fronteggiare il senso di Colpa e di Responsabilità, generalmente causati da eventi traumatici o da una storia di sviluppo caratterizzata da genitori (o altre figure di riferimento) altamente colpevolizzanti.

Guarire dal DOC però non è impossibile: negli ultimi anni la ricerca scientifica applicata alla psicologia ha permesso di individuare dei modelli di trattamento sempre più efficaci che comprendono la combinazione di più tecniche terapeutiche, in primis l’Esposizione con Prevenzione della Risposta.
Come per gli altri disturbi, anche per il DOC l’elemento fondamentale per il trattamento è la relazione terapeutica, indipendentemente da modelli e tecniche di riferimento.

Continua a leggere
Pubblicità

Attualità

Un fiore che si fa storia, una panchina che si fa valore: nasce a Caserta la “Panchina della Camelia”

Pubblicato

il

Il prossimo 13 maggio, alle ore 11:30, la Reggia di Caserta non sarà solo la cornice di un evento, ma il palcoscenico di un ritorno alle radici che guarda al futuro. Presso l’ex Casa di Guardia di Ercole, nel cuore del Parco Reale, verrà presentata ufficialmente la “Panchina della Camelia”. La scelta della data non è un dettaglio, ma un simbolo. Il 13 maggio evoca l’arrivo a Napoli, nel 1768, di Maria Carolina d’Asburgo-Lorena. Fu proprio alla Regina che, nel 1786, venne donata la prima camelia introdotta a Caserta: la celebre Rubra Simplex. Da quel singolo, prezioso esemplare ebbe inizio una straordinaria diffusione botanica che ha trasformato i giardini italiani ed europei, creando una vera e propria rete viva di paesaggi e identità condivise. La “Panchina della Camelia” è un progetto custodito nel cuore per anni, nato da un disegno personale e finalmente tradotto in materia grazie al talento di un artigiano straordinario. Non è solo un oggetto di design, ma un segno contemporaneo che poggia sulla solidità della storia per parlare al nostro tempo. In questa nuova veste, la camelia abbandona la sua natura puramente ornamentale per farsi portavoce di un messaggio urgente: la non violenza.

“Come quel fiore ha generato una rete di giardini e connessioni, così questa panchina vuole essere un invito a costruire una rete di rispetto, dialogo e convivenza.”

La camelia diventa così l’emblema di una diffusione gentile: una forza silenziosa ma inarrestabile capace di contrastare la brutalità attraverso la bellezza e il rispetto dei valori universali.

Continua a leggere

Attualità

Artemisia conquista il cuore di Caserta: sold out ed emozioni per l’ultimo lavoro di Nadia Verdile

Pubblicato

il

CASERTA – Non è stata una semplice presentazione editoriale, ma un vero e proprio atto d’amore e di giustizia verso una delle figure più iconiche della storia dell’arte. Sabato 7 marzo, la scrittrice e giornalista Nadia Verdile ha presentato il suo ultimo libro, “Artemisia”, davanti a una platea straripante che ha fatto registrare il sold out ben prima dell’inizio dell’incontro. Ad accompagnare l’autrice in questo viaggio nel tempo sono state Manuela Piancastelli, giornalista e scrittrice che ha curato la preziosa prefazione del volume, e l’editrice Francesca Fazzi.

Il momento più alto della serata è stato il racconto del processo per stupro che segnò la vita di Artemisia Gentileschi. Nadia Verdile ha usato parole forti, toccanti, capaci di squarciare il velo di polvere dei secoli. Ha descritto con precisione chirurgica l’epoca in cui la pittrice visse: un tempo in cui a una donna non era concesso nemmeno il diritto di mostrarsi “capace”, dove il talento doveva restare nell’ombra e dove la vittima diventava colpevole tra le mura di un tribunale maschilista. L’autrice ha sottolineato come la Gentileschi abbia dovuto combattere non solo per la propria dignità, ma per il diritto di essere riconosciuta come artista eccelsa in un mondo che la voleva sottomessa. Le parole della Verdile hanno risuonato in una sala attentissima, tracciando un ponte tra le sofferenze del XVII secolo e le lotte che le donne combattono ancora oggi per la propria autodeterminazione. Il calore del pubblico è stato tangibile. Dopo il dibattito, il firma-copie si è trasformato in un lungo momento di condivisione: una fila interminabile di lettori ha atteso pazientemente per un saluto, una dedica e un ringraziamento all’autrice. Il successo di vendite e l’affluenza record confermano quanto il pubblico avesse sete di storie vere, raccontate con la sensibilità e il rigore storico che contraddistinguono Nadia Verdile.

“Artemisia” non è solo un libro, è il ritratto di una donna che ha trasformato il dolore in bellezza, e Caserta, sabato sera, le ha reso finalmente omaggio con il silenzio del rispetto e l’applauso del cuore.

Continua a leggere

Attualità

Nadia Verdile: la “firma” delle donne tra la Reggia di Caserta e il trionfo in Toscana

Pubblicato

il

C’è un filo rosso che lega la maestosità della Reggia di Caserta ai paesaggi culturali della Toscana, ed è un filo intessuto di arte, ricerca storica e talento letterario. La protagonista assoluta di questa stagione culturale è Nadia Verdile, giornalista, storica e scrittrice, che si conferma una delle voci più autorevoli nel racconto del genio femminile in Italia.

Il prossimo 7 marzo, alle ore 16.30, una cornice d’eccezione accoglierà il debutto di un’opera molto attesa: l’Archivio di Stato di Caserta, situato all’interno del complesso vanvitelliano, ospiterà l’anteprima nazionale di “Artemisia”.

Il volume rappresenta il 21° tassello della prestigiosa Collana “Italiane” (Pacini Fazzi Editore), diretta dalla stessa Verdile. Non si tratta di una semplice biografia, ma del ritratto intimo e potente di Artemisia Gentileschi, la donna che fece della propria arte un capolavoro di resilienza e libertà. L’evento, inserito nel programma di “Caserta Città delle Donne”, vedrà la partecipazione di figure di spicco: Manuela Piancastelli, autrice di una prefazione definita “preziosa quanto il libro stesso”, e l’editrice Francesca Fazzi.

Ma le soddisfazioni per Nadia Verdile non si fermano all’ombra del Vesuvio. A coronare un periodo di grandi successi è arrivata la notizia della “conquista” della Toscana. Il portale toscanalibri.it, punto di riferimento per l’editoria e la cultura della regione, ha scelto proprio la Verdile come “Autrice del Mese”.

Un riconoscimento di altissimo valore simbolico, poiché il portale ha deciso di premiare una “straniera” (ovvero un’autrice non toscana d’origine), a testimonianza di come la qualità della scrittura e la profondità della ricerca storica di Nadia sappiano abbattere ogni confine geografico. “Sono onorata, felice, grata. Infinitamente”, ha commentato l’autrice, raccogliendo il plauso unanime di lettori e addetti ai lavori.

Vedere una professionista del nostro territorio, capace di dirigere con visione internazionale una collana dedicata alle grandi donne della storia, è motivo di immenso orgoglio. Nadia Verdile non si limita a scrivere libri; lei restituisce dignità e voce a figure storiche spesso dimenticate, rendendole attuali e necessarie.

A Nadia vanno i più sinceri complimenti della redazione di Minformo per questi traguardi che celebrano la cultura, la ricerca e, soprattutto, la forza del talento femminile.

Continua a leggere
Pubblicità
Pubblicità

Popolari

Copyright © 2020 Minformo - Testata giornalistica reg. 20/2016 Tribunale Napoli Nord - Direttore Responsabile Mario Abenante - info@minformo.com - Privacy Policy