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SANT’ANTIMO. É caccia ai Programmi elettorali. In questa classifica Marzocchella ultimo

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SANT’ANTIMO – Più di una settimana dalla presentazione delle liste e quindi dall’ufficialità dell’apertura della campagna elettorale e tutto tace. Dopo il perentorio evento organizzato da Nicola Marzocchella, il silenzio assoluto.

Solo a distanza di una settimana si destano i suoi due competitor e decidono di presentarsi alla piazza. Inizia stasera Domenico Russo e Giovedì toccherà a Massimo Buonanno.

Si spera in una illustrazione di temi e soluzioni perché fin qui di programma davvero se ne é parlato poco.

Deludono le uscite di Marzocchella sotto il profilo programmatico mentre scommette tutto sui numeri. Infatti riempie le piazze, é convinto, come giusto che sia, di vincere con la forza dei numeri ma non é capace di spiegare alla gente le soluzioni che ha in tasca per risolvere i problemi.

Non ne ha. A differenza del suo competitor Buonanno che presenta un booklet patinato illustrato da 28 pagine che sicuramente distribuirà in piazza ai tanti che accorreranno ad ascoltarlo. Nicola Marzocchella, pare quasi si vergogni di mostrare il suo, che campeggia lì sul suo sito internet dove si perde più tempo a leggere il titolo che il contenuto.

Un programma impresentabile, scritto male e rivisto peggio, di tre o quattro paginette al massimo, volendo lo si potrebbe stampare su un Volantino A4 piegato a metà. Ma manco quello hanno avuto il coraggio di fare. All’interno si descrive solo il minimo sindacabile di quello che si vorrebbe fare ma senza illustrare come. A questo punto perché non fare cone Domenico Russo che quasi vorrebbe portare anche il mare a Sant’Antimo?

Peccato per l’amico Marzocchella, era partito col piede giusto e con l’entusiasmo che montava giorno per giorno. Da domenica la sua coalizione é silente e appare sfilacciata, sarà successo qualcosa che é venuto meno durante la presentazione delle liste? Anche perché non saprei cosa debbano raccontare nelle case dei santantimesi dato che non hanno Programma elettorale. Lo scopriremo sicuramente! Intanto ci godiamo questo scontro a distanza dei comizi e poi giudicheremo.

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Caivano

CAIVANO. Sono partiti gli abbattimenti degli edifici abusivi. Scomparsi tutti i moralizzatori che volevano legalizzare l’illegalità

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CAIVANO – Da alcuni giorni, in via Pietro Micca, sono cominciate le escalation della Procura della Repubblica in merito agli abbattimenti degli immobili sorti abusivamente. Il Giudice Penale attraverso lo strumento denominato R.E.S.A. – Registro Esecuzione Sanzioni Amministrative – condanna l’abusivo alla demolizione in danno del proprio manufatto ed è quello che sta accadendo nella strada sopra citata. Nei giorni a venire, si vocifera che saranno abbattuti altri immobili privi di concessione edilizia.

Appare singolare però il silenzio assordante dei giustizieri dell’illegalità, quelli che seduti nei banchi dell’opposizione, seguiti da uno stuolo di avvocati che sul web si vantavano degli enormi successi ottenuti negli altri comuni e con la speranza di ottenere qualche incaricuccio anche nel comune gialloverde, compulsavano e non poco le Orselle Russo, gli Antonio Angelino, i Gaetano Ponticelli e pure qualche membro della maggioranza, tipo Pippo Ponticelli e Giamante su tutti.

Ora, al di là dei guai giudiziari di qualcuno di essi che legittimamente, oggi sarebbe distratto da altri pensieri, ma tutti quelli che continuano a professarsi innocenti e incensati dal Signore che fine hanno fatto? Come mai non si legge neanche una virgola contro i provvedimenti decisi dalla Procura della Repubblica? Come mai non si compulsa la terna commissariale facendole presente tutte le sentenze della cassazione, tribunali, giudici di pace e circoletti della Madonna dell’Arco vari come avveniva un tempo con l’Amministrazione Enzo Falco? Che fine hanno fatto gli avvocati bravi che vincevano i processi? Perché non hanno richiesto incontri bilaterali con i Commissari? Dove è finita tutta la demagogia e il populismo dell’epoca?

Ovviamente, non ci si può recare da un Commissario prefettizio, uomo di governo, a chiedere di legalizzare l’illegalità, solo i preti ci riescono. Così come non si può indurre lo Stato a pensare che dietro tali richieste ci sia una clientela politica da accontentare. Così ognuno si fa i fatti suoi e rimandano la vendita della loro onestà, illibatezza e integrità a un mese prima delle prossime elezioni. E come si dice a Caivano: “friariè fatt’accattà ‘a chi nun te sape!”

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Analisi del voto Europee a nord di Napoli. La propaganda di regime non attecchisce. La gente vuole il Reddito di Cittadinanza

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NAPOLI – Le urne a nord di Napoli confermano il dato dell’Italia Meridionale. La conurbazione a nord di Napoli è scissa in due, da un lato quelli che si sono fatti incantare dalle sirene della propaganda di regime e le omelie di Patriciello e dall’altro lato gli assistenzialisti e gli antifascisti.

Un risultato scontato nelle città a nord di Napoli è stato quello del Movimento 5 Stelle che al netto dell’intestazione del merito di chicchessia, il partito dei grillini vanta ancora un voto liquido pesante, dettato dalla speranza di un ritorno del vecchio Reddito di Cittadinanza, ma andiamo ad analizzare comune per comune, partendo dal più grande e da quello che finora si è contraddistinto per ideologia politica: Afragola.

Nella città normanna, oltre ogni aspettativa, stravince il M5S col 22,23% seguito dalla normalità cittadina dove ancora una volta l’ex Senatore Nespoli mostra i muscoli con la Lega, facendo affermare il partito del carroccio al 17,37% trainato dalle 2022 preferenze di Angela Russo. Terzo in città il partito del Presidente del Consiglio Biagio Castaldo che però è più trainato dal voto liquido di Giorgia Meloni che dalle preferenze dell’architetto, dato che il suo candidato si ferma alle 431 preferenze. Il governo cittadino formato dal duo Lega-Fdi è seguito a ruota da Forza Italia dove gli sforzi partiti dai banchi dell’opposizione di Gennaro Giustino si fermano al 13,57% con le 1356 preferenze di Fulvio Martusciello, ovviamente questo il risultato da spartirsi con l’altro consigliere di opposizione Giacinto Baia. Ottima prova invece, dell’oramai scomparso partito democratico che colleziona il 13,45% complice anche la spinta del duo Ruotolo-Annunziata. Un risultato che sicuramente fa bene all’immagine del giovane Pri – Pasquale Rosario Iazzetta – segretario cittadino. Chi invece si afferma terza forza sul territorio dopo Nespoli e Giustino è il nuovo che avanza già Presidente dell’Afragolese Calcio Raffaele Mosca che con l’aiuto del suo gruppo consiliare “Più Europa” porta a corredo dell’avellinese Alfonso Maria Gallo ben 971 preferenze facendo attestare la lista “Stati Uniti d’Europa”, che a livello nazionale non supera la soglia di sbarramento, al 10,03%.

A Caivano invece, non bastano le sirene propagandistiche della Meloni e le omelie del prete Patriciello. La comunità gialloverde chiede a gran voce il Reddito di Cittadinanza e lo fa attraverso il voto liquito regalato a Giuseppe Conte che durante questa campagna elettorale ha persino invocato il “Reddito di Cittadinanza Europeo”. Chi conosce bene le problematiche e le vive dal di dentro non vota Meloni. Infatti quei pochi del Parco Verde che si sono riversati alle urne hanno preferito barrare il simbolo pentastellato che nel comune gialloverde sbaraglia col suo 32,88%. Ovviamente un risultato che non va attribuito per niente a chi furbescamente ha tentato di accreditarsi il merito facendo stampare il suo faccione accanto a quello di Giuseppe Conte, invitando i caivanesi a barrare solo il simbolo. Sto parlando del deputato Pasqualino marsupio Penza che ha incentrato la sua campagna elettorale sfruttando il vento d’opinione del suo partito. A chi invece va dato merito del risultato, ovvero delle 650 preferenze di Danilo Della Valle sicuramente all’ex Consigliere Francesco Giuliano e al suo gruppo di fedelissimi che pancia a terra hanno effettuato il caseggiato con fac-simile a corredo. Non bastano le strette di mano riprese fugacemente dal social media manager di turno ai fratellini d’Italia caivanesi, dato che il loro candidato, Ambrosio, non va oltre le 267 preferenze. Mentre il partito della fiamma raccoglie il consenso della destra caivanese attraverso la figura della Premier Giorgia Meloni. Ma Caivano si sa, non è mai stata di destra e quei 1344 che hanno scritto Giorgia sulla scheda, sicuramente sono stati eterodiretti dalla fede cristiana e dalle sirene di una pseudoriqualificazione del territorio che ha potuto incantare solo qualche stolto commerciante che spera che dal tavolo del centrodestra cada qualche briciola di pane per poter guarire i propri guai giudiziari e finanziari. Al terzo posto troviamo un ringalluzzito PD che formato dai componenti di sempre fanno registrare il 14,80% dei consensi, trainati dal successo un po’ diffuso in tutti i comuni della provincia di Napoli di Lello Topo con le sue 502 preferenze. Ovviamente questo è un bottino che il PD deve dividersi col leader di Caivano Conta Antonio Angelino, conosciuto come figlioccio dell’ex Sindaco di Villaricca. Da indiscrezioni raccolte in esclusiva da Minformo, una volta cercato di intestarsi il risultato su Topo, l’ex Consigliere ha intenzione di effettuare una nuova OPA nel PD cittadino e rientrare nel partito dalla porta principale. Bisogna vedere come la pensano i senatori del partito a partire da Mimmo Semplice e Franco Marzano.

Chi invece non teme spartizioni e si intesta l’intero successo del PD cittadino è il Sindaco di Cardito e vicesindaco metropolitano Giuseppe Cirillo che fa registrare il partito dem come primo partito sul proprio territorio col 34,83% portando a corredo di Lello Topo ben 2207 preferenze. Cirillo stacca considerevolmente il suo antagonista Peppe Barra che con la candidatura di Sandra Lonardo Mastella in Stati Uniti d’Europa riesce a collezionare solo 900 preferenze, riuscendosi a prendere solo la magra consolazione di far collezionare alla lista “Stati Uniti d’Europa” che non ha raggiunto la soglia di sbarramento a livello nazionale, il 15,28% classificatosi terza sul territorio dietro al voto interamente liquido del Movimento 5 Stelle.

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L’Analisi del voto meridionale alle Europee. Un’Italia divisa. Il meridione si dichiara assistenzialista e antifascista

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NAPOLI – Conclusi gli spogli delle elezioni europee, appare lampante un dato da non sottovalutare: sale il numero degli astenuti col +6,40%. Il partito dell’astensionismo si dichiara vincitore assoluto col 50,31%. Dalle urne esce un’Italia divisa in due dove nel meridione si registra un risultato in controtendenza con il resto delle circoscrizioni. Nella parte bassa dello stivale si registra un sentimento antifascista e antimeloniano maggiore rispetto alle altri parti del Paese, tanto è vero che questo sentimento ha smosso i più dalle poltrone di casa per andare a votare in massa il PD e i partiti di sinistra. Nella circoscrizione sud il PD si classifica come primo partito con il 24,32% contro il 23,58% di Fratelli d’Italia, mentre il dato nazionale vede vincitrice la Meloni col 28,81% seguita dal PD al 24,06%.

Un’Italia divisa a metà che fa festeggiare entrambe le fazioni. La Meloni da un lato reclamizza una percentuale maggiore rispetto alle scorse politiche e la Schlein che in un solo colpo, non solo rianima il partito innalzando la percentuale di ben cinque punti percentuali ma vince anche la sua guerra fredda in Campania contro il Governatore De Luca, piazzando tre dei quattro eurodeputati che andranno a Bruxelles. Dal canto suo però il Governatore può giocarsi la carta dei risultati della Campania, dato che il suo candidato, Lello Topo, ha sbaragliato i suoi avversari e colleghi politici oltre misura con 114mila preferenze contro le 108mila di Lucia Annunziata e le 70mila di Antonio Decaro. Staremo a vedere nei giorni a venire come si evolverà la questione “terzo mandato” e come sarà disposto il braccio di ferro tra la Schlein e De Luca.

La vera sorpresa nella circoscrizione meridionale è stata rappresentata dall’Alleanza Verdi Sinistra che oltre al risultato nazionale del 6,71% nella parte bassa dello stivale riesce a conservare il suo dato nonostante la sovversione dei dati facendo registrare il 5,66% trainato dai 75mila voti di Mimmo Lucano e dai 49mila voti del deputato Francesco Emilio Borrelli. Anche questo, un risultato dettato dal sentimento antimeloniano montato nel sud Italia.

In Campania e al Sud la destra nazionale attecchisce poco. Chi sbaraglia oltre misura in Campania è il Movimento 5 Stelle, segno questo che nella nostra regione e nel capoluogo è ancora vivo il sentimento assistenzialistico. I nostalgici del Reddito di Cittadinanza si sono riversati in massa a votare Giuseppe Conte e il suo “reddito di cittadinanza europeo” ma a livello globale il partito dei grillini perde malamente. Raccoglie solo il 9,99% quasi alla pari dei partiti minoritari di governo, Lega e Forza italia.

La vera sorpresa campana invece è registrata dalla lista “Stati Uniti d’Europa” che a livello nazionale paga lo scotto della presenza di Matteo Renzi candidato tra le sue fila, personaggio oramai scotto che ha raggiunto i massimi livelli di impopolarità, fermandosi al 3,76% non raggiungendo la soglia di sbarramento, mentre a livello regionale, grazie al duro lavoro delle nuove formazioni di segreterie cittadine del partito di Emma Bonino Più Europa, la lista è riuscita a raggiungere il 6,79%. Infatti nella circoscrizione meridionale c’è da registrare l’ottimo risultato dello sconosciuto ai più Alfonso Maria Gallo che colleziona più di seimila preferenze superando di gran lunga la Presidente del partito Manuela Zambrano.

Napoli non si lega e mai si legherà. Il partito di Salvini in città metropolitana non va oltre il 4,54%, meglio di esso tutti i partiti di sinistra e i suoi colleghi di governo. Al leader del carroccio non basta Vannacci a scaldare i cuori di quei pochi integralisti napoletani e la vittoria schiacciante del Movimento 5 Stelle in provincia di Napoli col suo 24,86% seguito a ruota dal PD col suo 24,16% dimostra che ai napoletani non sono andate giu le scelte della Premier Meloni sulle sue politiche federaliste, la gestione del Reddito di Cittadinanza, l’Autonomia differenziata e il blocco dei fondi di Sviluppo e coesione.

Nel capoluogo campano, invece, si registra un effetto trainante del Sindaco Manfredi che grazie al suo apporto fa vincere il PD col 26,67% portando la sua candidata Lucia Annunziata a vincere in città con 20.666 preferenze. Una bella risposta al Governatore De Luca che con Lello Topo in città raccoglie poco più della metà 11.255. In città Il PD è seguito a ruota dal Movimento 5 stelle, mentre Fratelli d’Italia si piazza terzo al 13,25% trainato dai 18mila voti di preferenze liquide sul nome di Giorgia.

Le conclusioni che si possono trarre da questa ultima tornata elettorale è che la Premier Meloni, pur vincendo le elezioni, ha fallito su tutti i fronti dal punto di vista della riqualificazione del Paese, perché come propagandato due anni fa, la prima cosa da fare era quella di ridurre il gap tra nord e sud, favorire l’Italia meridionale alla crescita e creare un unico stile di vita per far crescere il Paese tutto insieme. I dati che escono dalle urne però dicono proprio il contrario. Si registra un sud insoddisfatto, teso alla protesta e in netta controtendenza con le scelte del Governo centrale. Segno tangibile che in questi due anni di governo non è stata applicata nessuna misura che verte all’accrescimento del sud del Paese. Mala tempora currunt.

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