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Scienza

Dal Giappone, il farmaco antietà con meno effetti collaterali

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Un nuovo farmaco antietà, con meno effetti collaterali rispetto a quelli tradizionali e capace di bloccare una proteina chiave nel trasporto del glucosio nell’organismo, si è dimostrato efficace nei topi: i risultati, pubblicati sulla rivista Nature Aging, indicano che il trattamento può contrastare patologie legate all’invecchiamento, come diabete e arteriosclerosi, e prolungare la durata della vita.

Secondo i ricercatori della giapponese Juntendo University che hanno effettuato lo studio, il farmaco potrebbe essere impiegato in futuro anche per malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer.

L’invecchiamento delle cellule, noto come ‘senescenza cellulare’, è un processo nel quale le cellule smettono di dividersi ma non muoiono e, accumulandosi, contribuiscono all’insorgere delle malattie legate all’età. I ricercatori, coordinati da Tohru Minamino, hanno condotto una serie di esperimenti per comprendere il potenziale e il meccanismo d’azione del canagliflozin, una molecola già impiegata per la terapia del diabete di tipo 2 che riduce i livelli di glucosio nel sangue.

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Scienza

Gli elefanti si chiamano per nome proprio come facciamo noi

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Gli elefanti rispondono diversamente alle vocalizzazioni: a volte tutto il gruppo risponde, altre volte invece risponde solo un singolo individuo. E’ quanto alcuni ricercatori sono riusciti ad osservare. Sicché, sembrerebbe che gli elefanti distinguano le chiamate destinate a loro e ignorino le altre, mostrando capacità di pensiero astratto.

Uno studio condotto su due branchi selvatici in Kenya, pubblicato su Nature Ecology & Evolution, ha dimostrato che gli elefanti  usano vocalizzazioni specifiche per ogni individuo e rispondono solo a chiamate destinate a loro. Le registrazioni, effettuate da Save the Elephants nella riserva di Samburu e nel parco nazionale di Amboseli, hanno analizzato 469 chiamate provenienti da 101 elefanti chiamanti e 117 elefanti riceventi.

I risultati hanno rivelato che gli elefanti usano nomi personalizzati per ognuno di loro.

Gli adulti usano questi richiami più frequentemente rispetto ai giovani, indicando che la capacità di usare i nomi richiede anni di allenamento. Questo comportamento si è sviluppato nonostante gli elefanti si siano differenziati da primati e cetacei 90 milioni di anni fa, suggerendo che il loro comportamento sociale estremamente sviluppato potrebbe aver favorito questa capacità.

Oltre agli elefanti, ad oggi solo altre due specie di animali si comportano in questo modo: i delfini e un tipo di pappagallo.



(fonte: worldy)

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Scienza

La gravità può esistere anche con l’assenza di massa: la teoria di Lieu che va oltre la materia oscura

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La gravità può esistere anche in assenza di massa e dunque l’universo può essere spiegato senza dover necessariamente ricorrere alla materia oscura.
E’ questa l’ipotesi dell’astrofisico Richard Lieu, dell’Università dell’Alabama ad Huntsville, presentata nello studio pubblicato sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.

La materia oscura è un’ipotetica forma di materia concepita per giustificare gli effetti gravitazionali che altrimenti non risulterebbero spiegabili dalla relatività generale. Da quasi un secolo questa massa ‘invisibile’ rappresenta un mistero.

“Al momento non ci sono prove dirette della sua esistenza: nonostante sia stato raggiunto un elevato livello di finezza negli esperimenti, condotto nei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, non sono ancora state identificate nuove particelle che potrebbero spiegare la materia oscura”, afferma il fisico Salvatore Capozziello dell’Università Federico II di Napoli.

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Salute

Tumore al polmone, una cura mirata riduce il rischio di morte dell’84%

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La terapia mirata con la molecola “Osimertinib” ha ridotto il rischio di progressione di malattia o di morte dell’84% nei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule (Nsclc) – la forma più diffusa – di stadio III non operabile e con mutazione del gene Egfr.

I dati arrivano dal nuovo studio Laura, presentato in sessione plenaria al congresso dell’American Society of clinical oncology (Asco) in corso a Chicago.

Osimertinib prolunga la sopravvivenza libera da progressione di malattia di più di tre anni. I risultati sono pubblicati contemporaneamente sul New England Journal of Medicine.

Sempre all’Asco è stato presentato anche lo studio Adriatic, che dimostra come la molecola durvalumab sia la prima immunoterapia che mostra un beneficio di sopravvivenza nel tumore del polmone a piccole cellule di stadio limitato, riducendo il rischio di morte del 27%.
Passi avanti importanti, dunque, nel trattamento di due forme di tumore del polmone particolarmente aggressive e caratterizzate da bisogni clinici finora insoddisfatti.


(fonte: Ansa)

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