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Giustizia

14 anni di carcere per Andrea Bonafede: prestò l’identità a Matteo Messina Denaro

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Condannato a 14 anni di carcere Andrea Bonafede, il geometra di Campobello di Mazara (Trapani), che ha prestato l’identità a Matteo Messina Denaro. La decisione è stata presa dal gup di Palermo. Bonafede era imputato di associazione mafiosa e concorso in falso.

I pm Gianluca De Leo e Piero Padova ha rappresentato l’accusa.

Il ruolo di Bonafede, nipote dello storico boss Leonardo Bonafede, è emerso nel corso delle indagini che hanno portato alla cattura di Messina Denaro. I carabinieri del Ros, che scoprirono che il “padrino” era in cura per un cancro, accertarono che per le terapie usava l’identità del geometra di cui aveva falsificato i documenti.

Bonafede venne arrestato pochi giorni dopo la cattura del boss. L’ultimo appartamento in cui il capomafia viveva a Campobello, sia l’auto che usava per spostarsi, erano stati comprati con i falsi documenti intestati all’imputato.

Con il proseguo delle indagini e dagli elementi raccolti dai magistrati, è venuto fuori che Bonafede fosse a disposizione del capomafia da ben prima del suo arresto.

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Giustizia

Fu accusato di molestie su minore: assolto dalla Corte d’Appello dopo condanna a 9 anni

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Assolto dalla Corte d’appello di Napoli “perchè il fatto non sussiste” il 61enne di Cardito che, nel gennaio di quattro anni fa, era stato condannato a nove anni di reclusione e ad un anno di misura di sicurezza dal Tribunale napoletano per abusi sessuali su un minorenne.

L’uomo venne arrestato nel luglio 2018 dalla Squadra mobile, che effettuò le indagini, coordinate dalla procura di Napoli nord.

Secondo l’accusa, ritenuta oggi infondata dai giudici di secondo grado, il sessantunenne avrebbe indotto un minore affetto da disturbi psicologici a compiere e subire atti sessuali: il tutto quando l’adolescente era affidato ad una comunità di cui l’imputato era rappresentante legale.

“Finalmente giustizia è stata fatta”, commenta l’avvocato Giovanni Carlo Esposito, del foro di Nola, che ha difeso l’imputato e che, insieme al consulente tecnico Giuseppe Sartori, ha “ribaltato le risultanze investigative – sottolinea lo stesso in una nota – smantellando le infamanti accuse e le consulenze psicodiagnostiche”.

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Giustizia

Legittimo l’uso durante le indagini delle chat criptate: lo ha deciso la Cassazione

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L’utilizzabilità delle chat SkyEcc intercettate dalle autorità giudiziarie francesi, poste alla base di decine di procedimenti penali non solo in Italia ma anche in altri Paesi, è legittima.

Lo hanno sancito le Sezioni unite penali della Corte di Cassazione, con due sentenze uguali emesse lo scorso 29 febbraio, le cui motivazioni sono state pubblicate nella giornata di oggi.
Secondo i giudici, quelle intercettazioni o dati digitali provenienti da perquisizioni e sequestri informatici disposti legittimamente dall’autorità giudiziaria transalpina, sono legittimi a meno che non vengano dimostrate dalle difese degli imputati violazioni dei principi fondamentali dello Stato democratico.

Per la Cassazione, è ininfluente che i giudici francesi non si siano attenuti a tutte le regole procedurali italiane (altro motivo di contestazione da parte delle difese degli imputati) per l’acquisizione del materiale probatorio.
La Francia ha disposto la raccolta di queste fondamentali informazioni che i narcos si sono scambiati su questa piattaforma – SkyEcc – largamente utilizzata dalle più importanti associazioni di narcotrafficanti mondiali, nell’ambito di procedimenti che mirano appunto a sgominare il narcotraffico internazionale.
E i procedimenti che ora utilizzano questi dati, in corso in Italia ma anche in altri Paesi, riguardano associazioni a delinquere di tipo mafioso esattamente della stessa tipologia.

In Italia, in particolare a Napoli, ce ne sono due di cui si sta occupando la Procura antimafia partenopea: nel primo è imputato Raffaele Imperiale, il cosiddetto boss dei Van Gogh e nell’altro, un noto imprenditore accusato di essersi occupato della logistica, dei trasferimenti della droga per conto della banda di Imperiale.

Nell’udienza dello scorso 30 maggio, nel Nuovo Palazzo di Giustizia di Napoli, il pm antimafia Maurizio De Marco ha chiesto l’acquisizione di quelle fonti di prova ponendo alla base delle sue istanze motivazioni analoghe a quelle su cui si basano le due sentenze delle Sezioni unite della Cassazione.


(fonte: Ansa)

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Giustizia

Violenza sessuale, 3 anni e 7 mesi al figlio dell’ex calciatore Cristiano Lucarelli

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Mattia Lucarelli, figlio dell’ex attaccante Cristiano, e Federico Apolloni, i due giovani calciatori del Livorno accusati di violenza sessuale nei confronti di una studentessa americana di 22 anni, sono stati condannati a 3 anni e 7 mesi.

Lo ha deciso il gup di Milano Roberto Crepaldi al termine del processo con rito abbreviato in cui ci sono altri tre imputati.

I due giocatori finirono agli arresti domiciliari nel gennaio 2023 e nel giugno successivo furono rimessi in libertà.
L’indagine della Procura aveva ipotizzato un presunto stupro di gruppo che risale alla notte tra il 26 e il 27 marzo del 2022.


(fonte: Ansa)

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