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Politica

CAIVANO: il Consigliere Castelli guadagna più di quanto dovrebbe

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Il consigliere costa più del Sindaco, sembra strano, però vi assicuriamo che le cose stanno proprio come leggete.

Nel prossimo consiglio comunale convocato dal Presidente Lello del Gaudio, che si terrà il 18 giugno C.A., il comune di Caivano dichiarerà, in modo sicuro e definitivo, il dissesto finanziario fortemente voluto da Monopoli.

Trenta milioni di euro non sono noccioline, corrispondono a circa 90 appartamenti di media qualità, a 1500 Volkswagen Golf, a più di quarantaduemila Iphone di ultima generazione, a settecentocinquantamila bistecche alla fiorentina e a tre milioni di zuppe di cozze, giusto per dare una dimensione dell’importo del fallimento del Comune di Caivano.

Ebbene, dopo tutto questo l’ente ha ancora in cassa tanto denaro da poter pagare un consigliere, più di quanto gli sia concesso di guadagnare, per cui la differenza se la trattiene.

Senza volere suscitare polemiche copiamo pari pari dalla Determinazione N. 1114 del 16/06/2016 :

Dare atto che al Consigliere Comunale Castelli Alfonso, viene liquidata la somma complessiva di €.1608,00= a fronte di una competenza di €. 1757,16 quale importo totale delle sedute relative ai mesi di gennaio e febbraio 2016, atteso che la spesa mensile non può superare ¼ dello stipendio del Sindaco, pari ad €. 804,00.

Ai cittadini il giudizio.

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Caivano

CAIVANO. Dopo l’articolo di Minformo viene disposta la chiusura dell’intero stabile della scuola “Capogrosso”

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CAIVANO – La ragione, purtroppo, a queste latitudini appartiene solo a pochi eletti. Non ce ne vorranno quei pochi, fortunatamente, genitori che a spada tratta difendevano lo sprovveduto operato della dirigente scolastica e decisioni della terna commissariale che hanno lasciato che i bambini potessero continuare a studiare ammassati sia in palestra che in refettorio, con il rischio del pericolo crollo dell’intero stabile, proprio perché a monte di tali decisioni mancava un parere tecnico qualificato che ne accertasse l’agibilità di quella porzione di fabbricato ma fortunatamente Dio – così preferiscono pensare gli utenti della scuola cattolica menzionata – ha illuminato, dopo il nostro articolo di stamattina (leggi qui), le menti dei Commissari Prefettizi che hanno mandato un tecnico comunale sul posto per ulteriore sopralluogo, quest’ultimo non assumendosi, legittimamente, la responsabilità di dichiarare agibile la porzione di quel fabbricato, ha suggerito ai viceprefetti di ordinare la chiusura dell’intero stabile fino a quando non ci sarà il parere di un tecnico abilitato che ne attesti l’ideoneità statica e sismica dell’intero edificio.

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Caivano

CAIVANO. Lo strano caso della “Capogrosso”. Bambini costretti a scuola in un edificio non ancora agibile.

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CAIVANO – La presenza dello Stato c’è e si fa sentire, stamattina la notizia dell’ulteriore conferma che lo spaccio di sostanze stupefacenti a Caivano si è spostato al centro città e che le forze dell’Ordine, attente, riescono ad arginare l’emigrazione di tale fenomeno. Quello che stenta a decollare, invece, nel comune gialloverde è la normale amministrazione. I commissari prefettizi non riescono ancora a trovare il bandolo della matassa per assicurare l’ordinario. Tutte le azioni messe in atto non sono altro che continuità amministrativa. I lavori all’orologio di Piazza Cesare Battisti, così come l’apertura dell’Asilo Nido sono cose che arrivano da lontano, addirittura si ricordano le Amministrazioni Tonino Falco e Simone Monopoli.

E dopo le vicende dei riscaldamenti accesi con mesi di ritardo nelle scuole, quella più indignante è quella che riguarda la Scuola privata delle suore “Capogrosso“. I piccoli studenti di questa scuola dopo settimane di assenza forzata, perché nella gran parte della superficie dell’Istituto si sarebbero riscontrati lesioni e innalzamento del pavimento a causa dello scoppio di alcune tubature dei sottoservizi pubblici in via De Paola, fino a far registrare l’inagibilità della stessa scuola e lo sgombero dei bambini ivi presenti ad opera dei Vigili del Fuoco riversatisi sul posto con conseguente chiusura della strada dal civico 12 al 16, sono stati costretti a tornare a scuola in assenza di una verifica tecnica che attesti l’agibilità dell’intera struttura scolastica.

Il consiglio dei Vigili del Fuoco, all’indomani dello scoppio delle tubature, è stato quello di chiudere l’intero plesso scolastico fino alla riparazione della perdita d’acqua per motivi igienico-sanitario e di sicurezza ai fini antincendio.

Così per una settimana e più i bambini sono rimasti a casa in totale assenza dei lavori didattici. Passati questi giorni, agli scolari è stata concessa l’entrata a scuola ma solo in una parte dell’edificio così come recita la nuova ordinanza dei Commissari Prefettizi che revocano la “parziale chiusura” della scuola perché finiti i lavori di riammodernamento della condotta idrica ma confermando la chiusura della porzione del fabbricato che affaccia su via De Paola perché in assenza di verifiche tecniche non è possibile riaprire l’intera struttura.

Ora, immedesimandoci per un attimo nei genitori di questi bambini, con quale criterio un genitore rischia di mandare a scuola il proprio figlio con questi presupposti? Se a tutto questo aggiungiamo che da diversi giorni i bambini sono ammassati nella palestra della scuola pur di continuare i lavori didattici e che la coordinatrice didattica Suor Jessica Kuruppassery non chiarisce quale sia il vero stato delle cose agli utenti del proprio istituto, diventano più che legittime le preoccupazioni dei genitori nel mandare i figli a scuola, dal momento che nessun tecnico si sia ancora espresso sulla sicurezza dell’intero edificio all’indomani dei lavori di ripristino della condotta idrica.

Ovviamente, questo è un modus operandi molto conosciuto a Caivano e sul quale i caivanesi sono ben abituati ma da chi avrebbe dovuto portare la normale, non dico la speciale, amministrazione, ci aspettavamo ben altro. Ai posteri l’ardua sentenza.

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Editoriale

SANT’ANTIMO. L’ex Sindaco Buonanno, nella sua comoda intervista, omette di ringraziare il vero dominus della sua coalizione

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SANT’ANTIMO – La campagna elettorale qui è cominciata troppo presto. Presto per quei pochi santantimesi che ancora devono decidere tra il vecchio che avanza oltre i propri fallimenti e il nuovo che aggrega e mette insieme tante anime diverse di questa città. Ieri sera è stata la volta dell’ex Sindaco Buonanno, i suoi concittadini, quelli più temerari e coraggiosi che hanno voluto ascoltare un po’ di politichese, si sono sorbiti una scarsa mezz’oretta tra ipocrisia, cose non dette e malcelate, il tutto inserito in una sceneggiatura frutto di un accordo elettorale tra l’ex Sindaco e il dominus delle Politiche Sociali dell’Ambito n.17 Pasquale Del Prete, editore della web tv che ha ospitato ieri l’ex fascia tricolore in una intervista spot.

Senza indugi la conduttrice – non iscritta all’Albo dei Giornalisti – pone subito la domanda sulla lista aggiunta alla coalizione di Buonanno negli ultimi giorni, ossia quella dell’imprenditore Giuliano Di Giuseppe denominata “Impresa per il Futuro”. La domanda è studiata affinché l’ex Sindaco potesse partire col proprio monologo e pubblicizzare una capacità di aggregazione che oggi non ha e quel poco che raccoglie non è farina del suo sacco e spiego subito il perché.

Nella sua dolce e comoda intervista, nello sponsorizzare fortemente la lista dedicata al mondo dell’imprenditoria, l’ex Sindaco Buonanno, omette di ringraziare l’ex Consigliere regionale e figlio d’arte Armando Cesaro che risulta essere il vero dominus di quel gruppo politico e forse dell’intera coalizione, dato che la famiglia Di Giuseppe è stata e resta una famiglia cesariana. Quindi, al di là delle smentite di un partito, quello del PD, che ha tutto l’interesse di prendere le distanze da una famiglia che a Sant’Antimo, al netto dei propri guai giudiziari, ha sempre fatto il bello e il cattivo tempo e si è sempre trovata sull’altro lato della sponda ideologica, il patto col diavolo intentato da Buonanno, con la lista “Impresa per il Futuro”, prende corpo e anima.

Questa notizia, inoltre, sarebbe anche rafforzata da un’indiscrezione raccolta in esclusiva da Minformo, infatti all’indomani della nomina di Rappresentante del Consiglio Generale del Consorzio ASI di Napoli, Armando Cesaro è stato beccato insieme al Consigliere regionale Massimiliano Manfredi, l’ex Sindaco Buonanno, i fratelli Di Giuseppe e un esponente della famiglia CancielloMarican ndr -, si sono incontrati a pranzo nel ristorante di proprietà “Marican” situato all’interno della Zona ASI di Teverola-Carinaro e in quell’occasione, oltre alle presentazioni di rito del nuovo esponente del consiglio direttivo dell’ASI Napoli, si è anche parlato di un assetto politico da dover intraprendere in vista delle elezioni amministrative di Sant’Antimo.

E dopo quest’indiscrezione la riflessione, oltre che il dato politico oggettivo, nasce spontanea. Premesso che la politica locale si basa sulle idee e non sugli ideali, perché allora Buonanno cerca di vendere le coalizioni avversarie come disomogenee e nasconde il fatto che lui abbia stretto un accordo, da uomo di sinistra, con esponenti che al netto delle opportunità politiche ultime – vedi Italia Viva – hanno sempre mostrato di possedere un ideale liberale che poco si sposa con quello progressista, pauperista e moralizzatore del PD? Cosa non ha imparato Buonanno dalla sua ultima esperienza durata solo 10 mesi? Ai posteri l’ardua sentenza.

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