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Cronaca

Napoli. Il furbetto dei buoni spesa: aveva più documenti falsi per ritirarli

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Gli agenti della Polizia locale di Napoli, appartenenti all’Unità operativa investigativa centrale, hanno arrestato un uomo di 48 anni, con l’accusa di documenti falsi validi per l’espatrio, truffa e ricettazione.

Il reparto è stato allertato su segnalazione dell’ufficio comunale di Napoli che si occupa di erogare buoni ticket per famiglie indigenti causa Covid.

L’ufficio, come riporta l’Ansa, aveva segnalato che erano giunte alcune richieste di persone che avevano prodotto, all’atto della richiesta, documenti d’identità non registrate nella banca dati del Comune di Napoli.

Il responsabile del reparto ha predisposto un’attività investigativa, con personale in abiti civili e appostamenti mirati per individuare coloro che si sarebbero presentati per la riscossione dei buoni spesa presso gli esercizi convenzionati.

Un supermercato di via Argine, in particolare, ha segnalato l’accreditamento di una persona con documento sospetto.

Gli agenti intervenuti hanno sottoposto a controllo il 48enne che, con il carrello ancora pieno della spesa effettuata grazie alla truffa perpetrata, si accingeva ad andare via.

Accertato che il documento di identità era falso e poiché risultava anche valido per l’espatrio, è stato avvisato il pm di turno che ha disposto la perquisizione domiciliare del fermato.

L’esito della perquisizione ha portato al rinvenimento di altre 5 carte di identità tutte contraffatte già munite di foto e con generalità false.

Arresti domiciliari per l’uomo in attesa del processo per direttissima innanzi ai giudici del Tribunale di Napoli a seguito del quale è stato convalidato l’arresto.

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Cronaca

Tragedia a Giugliano: 15enne precipita dal balcone mentre segue una lezione in Dad

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Tragedia sfiorata a Giugliano dove questa mattina una ragazza di 15 anni è caduta dal balcone mentre era in Dad.

La ragazzina stava seguendo la lezione quando è precipitata dal primo piano della sua abitazione in via Libero Bovio.

La 15enne, di origini albanesi, frequenta il liceo De Carlo. Il probabile folle gesto si sarebbe verificato proprio mentre la ragazza stava seguendo la lezione in Dad.

Trasportata in ospedale, non sarebbe in pericolo di vita. Nella caduta avrebbe comunque riportato diverse fratture.

Ancora ignoti i motivi dell’incidente, su cui sta indagando la polizia.

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Cronaca

“Ho abusato di lei e l’ho picchiata fino ad ucciderla”: bimba di 18 mesi uccisa dall’ex della mamma

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Quella della piccola Sharon è l’ennesima storia degli orrori in cui un orco senza scrupoli nè un briciolo di coscienza ha ucciso, dopo aver abusato di lei, la figlia della donna con cui stava.

Robert Marincat, 25enne ex compagno della madre di Sharon, la bimba di 18 mesi morta a gennaio in un appartamento di Cabiate, in provincia di Como, ha deciso di confessare l’omicidio della piccola.

“Sì, ho abusato di lei poi l’ho picchiata fino ad ucciderla”, ha ammesso il 25enne, arrestato nei giorni successivi alla tragedia.

Marincat è accusato di omicidio volontario aggravato dalla violenza sessuale ai danni di una bambina.

Inizialmente sembrava un tragico infortunio, con la bimba, di un anno e mezzo, che lo scorso 11 gennaio si era tirata addosso una stufetta appoggiata su un mobile-scarpiera.

Ma poi da quel taglio sul labbro che ha allarmato mamma e nonna e dalle indagini coordinate dal pm di Como Antonia Pavan e dal procuratore Nicola Piacente è emersa un’altra, terribile, versione.

La giovane madre di Sharon era al lavoro quando si è consumata la tragedia. Gabriel Robert Marincat inizialmente arrestato con l’accusa di morte come conseguenza di maltrattamenti in famiglia (un reato che prevede pene fino a 24 anni) e violenza sessuale aggravata, adesso è accusato di omicidio volontario, con l’aggravante della violenza sessuale. Accusa da ergastolo.

La tragedia risale all’11 gennaio scorso. Marincat era nella casa di via Dante, da solo, assiema alla figlia della sua compagna che aveva affidato a lui la piccola.

Sino alla confessione di stamane l’omicida aveva raccontato che attorno alle 15,30 Sharon, giocando, aveva  tirato il cavo elettrico di una stufetta, che si trovava sopra una scarpiera. Elettrodomestico che aveva colpito alla testa la bimba, che dopo aver pianto per qualche minuto si era rimessa a giocare, per poi addormentarsi. Solo attorno alle 19 si era deciso a chiamare il 118: i soccorritori avevano cercato di salvare la bimba, che era giunta priva di vita all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

Ad accorgersi della violenza sessuale era stato l’anatomo patologo, che nella sua relazione aveva evidenziato anche le percosse rilevate sulla testa della bimba.

La confessione di questa mattina collima con la ricostruzione dell’accusa, fatta sulla base dell’indagine svolta dai carabinieri di Mariano Comense e della compagnia di Cantù e sulle conclusioni del medico legale: Sharon dopo aver subito abusi sessuali, è stata strattonata, maltrattata e colpita più volte alla testa. Fino alla morte.

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Cronaca

Accordi tra boss di Napoli e servizi segreti: la rivelazione del pentito

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Secondo il pentito Maurizio Ferraiuolo i servizi segreti avrebbero fatto accordi con i boss di Napoli.

Secondo quanto riporta l’Ansa, i servizi segreti si sarebbero messi in contatto con la camorra per chiedere ai boss di Napoli di “tenere il territorio del centro sotto controllo“, gestendo tutte le loro attività illecite “senza fare morti e feriti…“.

Ad affermarlo è il collaboratore di giustizia Maurizio Ferraiuolo, ex sodale della famiglia malavitosa Stolder, nipote dell’ex boss Raffaele Stolder.

Il “pentito” ha reso le dichiarazioni davanti a un sostituto procuratore napoletano nel corso di un interrogatorio in carcere il 12 luglio 2013.

I fatti riferiti risalgono al 2007 e il periodo in questione è immediatamente successivo alla scarcerazione dell’ex boss.

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