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Cronaca

Mondragone. Operaio resta con la mano incastrata in un macchinario: salvato dai vigili del fuoco

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Un operaio di un supermercato di Mondragone è rimasto incastrato con la mano in un macchinario ma per fortuna è stato salvato grazie al tempestivo intervento dei vigili del fuoco.

Sono stati i pompieri a salvare un giovane operaio di appena 20 anni, rimasto con la mano incastrata in un macchinario mentre si trovava al lavoro, in un supermercato di Mondragone, nella provincia di Caserta.

Il giovane operaio, infatti, per cause che sono ancora in corso di accertamento, mentre utilizzava un macchinario solitamente adoperato per lo svolgimento del suo lavoro, nel reparto macelleria del supermercato, è rimasto con la mano incastrata: sul posto sono immediatamente intervenuti i vigili del fuoco di Caserta,insieme ai sanitari del 118, che hanno asportato parte del macchinario e consentito il trasporto in ospedale del 20enne.

Il giovane addetto alla macelleria è arrivato all’ospedale Pineta Grande di Castel Volturno, dove i pompieri, con l’aiuto di una squadre del distaccamento di Aversa, hanno terminato le operazioni per asportare il macchinario.

Nel nosocomio del Casertano, il 20enne è stato sottoposto a un intervento d’urgenza alla mano.

Sull’incidente, al fine di determinarne l’esatta dinamica e accertare eventuali responsabilità, indagano i carabinieri, che hanno effettuato tutti i rilievi del caso.

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La carica dei 200 partita l’avventura dei nuovi assunti nell’azienda partecipata del Comune di Napoli

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Giovani, giovanissimi. Emozionati e, forse, anche un po’ frastornati. Sono i 200 nuovi dipendenti dell’Asia che hanno oggi hanno firmato il contratto dopo aver vinto il concorso. Moltissimi i ragazzi anche di 18-19 anni. Sulle loro spalle ci sono le possibilità di rilancio dell’azienda partecipata del Comune di Napoli che da tempo non riesce a rispondere più alle esigenze della città.  “La carenza di personale – spiega l’assessore all’Ambiente Paolo Mancuso – ci ha costretti a spostare unità lavorative verso la raccolta rifiuti, che non può essere rimandata. Facendo così, però, non c’erano più spazzini. Una parte dei nuovi assunti sarà impiegata nello spazzamento“. La scelta del quartiere a Est di Napoli non è casuale, in quanto proprio nella periferia orientale, a Ponticelli, dovrà sorgere il nuovo biodigestore per il trattamento della frazione umida. Una delle condizioni perché ciò avvenga è portare quella parte della città al 100 per cento di differenziata.

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Napoli. Una 20enne sospesa a 30 metri di altezza l’arrivo di una maresciallo donna dei carabinieri

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Dieci centimetri di marmo sospesi su uno strapiombo di circa 30 metri lungo via nuova San Rocco. Una ragazza piange, vuole farla finita. È notte e tra qualche passante distratto e stanco c’è qualcuno che comprende le sue intenzioni. Chiama il 112 e intanto si avvicina. Arrivano anche i carabinieri, quelli della stazione di Capodimonte. Sgomitano tra la gente e si avvicinano alla ragazza. Non voleva tutto questo, urla a tutti di stare lontani. Pochi centimetri la separano dal buio e i militari lo sanno. Uno di loro, un maresciallo donna prova a parlarle. Con parole dolci la tranquillizza e lentamente, con il collega, le arriva alle spalle.  La 20enne è salva, non dai suoi pensieri. Per quello servirà solo tempo.

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Napoli. Operazione della squadra mobile della polizia nei quartieri napoletani commercianti pagano 50 euro al giorno

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Circa 18mila euro al mese soltanto con il pizzo. Il volume d’affari che il clan Mazzarella aveva messo in piedi tra Forcella e la Maddalena è facilmente intuibile. Per ogni bancarella veniva chiesto un ‘contributo’ che poteva andare dai 20 ai 50 euro al giorno. A questi soldi andavano aggiunti quelli delle ditte edili che operavano in palazzi privati e, per farlo, doveva pagare il pizzo al clan. 

Sono 25 le persone arrestate, tutte afferenti, a vario titolo, ai Mazzarella, in particolare alla famiglia Ferraiuolo. I soldi servivano a finanziare le attività del clan, compresi gli stipendi per coloro che sono al momento in carcere. Estorsione con metodo mafioso è il principale capo d’accusa cui dovranno rispondere. Tra loro anche la madre di Michele Mazzarella, figlio del superboss Vincenzo. 

Nessuna frizione con l’Alleanza di Secondigliano che controlla l’altra parte del centro storico di Napoli, ma non sono mancate scosse di assestamento “…tra i Ferraiuolo e altri esponenti della malavita locale che cercavano di farsi strada”. Le indagini si sono avvalse di intercettazioni telefoniche e riprese con telecamere di videosorveglianza.

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