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Salute

Anziani lasciati soli in ospedale, sono circa un milione quelli ricoverati più del dovuto: i dati

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Secondo le ultime stime della Fadoi (società scientifica di medicina interna), sono circa un milione gli anziani soli ricoverati in ospedale, che restano almeno una settimana più del necessario, perché non hanno assistenza a casa. Inoltre, tengono occupati posti letto e incidono sui costi delle strutture.

Tuttavia, tale tendenza non va sottovalutata, visto che su un milione di ricoveri, circa la metà sono gli over70 e chi non ha nessuno. Invece, il 50% resta almeno una settimana in più del dovuto: si tratta di 250mila anziani ogni anno.

Attualità

Monaldi, oltre il dolore: «Quel cuore nuovo è il mio miracolo. Non condannate l’ospedale»

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NAPOLI – Nelle corsie dell’ospedale Vincenzo Monaldi, il silenzio di queste settimane è più pesante del solito. È il silenzio del dolore per la tragedia del piccolo Domenico, il bimbo di due anni e mezzo scomparso dopo un trapianto di cuore, una vicenda che ha scosso l’opinione pubblica e acceso i riflettori della magistratura. Eppure, in questo clima di sospetto e reticenza, c’è chi decide di alzare la voce per difendere il nosocomio di via Leonardo Bianchi. È la voce di Luca Manco, 51 anni, che porta nel petto un cuore “nuovo” e un messaggio chiaro: «Non colpevolizzate il Monaldi, io sono vivo grazie a loro».

La storia di Luca non è una storia comune. È una battaglia contro una cardiomiopatia aritmogena rara, una patologia genetica spietata che ha decimato la sua famiglia, portandosi via il padre, gli zii e un cugino. Un caso così unico da finire in una pubblicazione scientifica internazionale e diventare oggetto di studio al Politecnico di Milano.

«A marzo 2025 il mio tempo stava scadendo», racconta Luca. «Ho avuto tre arresti cardiaci, mi sono salvato solo grazie al defibrillatore che avevo in casa. La mia unica speranza era il trapianto».

Mentre l’eco delle critiche travolge l’Azienda dei Colli, Luca ricorda la professionalità dell’equipe che lo ha assistito. Dopo essere stato in cura a Pavia, ha scelto il Monaldi per l’intervento più delicato della sua vita. «L’operazione è andata bene, ho trovato medici super professionali e umani. Capisco l’orrore per quello che è accaduto al piccolo Domenico, ed è giusto che la giustizia faccia il suo corso per accertare le responsabilità, ma non possiamo cancellare tutto il bene che questo ospedale fa ogni giorno».

Il percorso di Luca non è finito; la sua malattia morde ancora il sistema neurologico, causandogli crampi e difficoltà costanti, ma la sua fiducia resta incrollabile. Il suo è un appello rivolto a chi, oggi, ha paura di varcare quella soglia: «Il Monaldi ha numeri altissimi di trapianti riusciti. A chi è in lista d’attesa dico: non lasciatevi frenare dalla paura. I medici che ho incontrato io sono bravissimi. Bisogna distinguere l’errore del singolo, su cui indagheranno i giudici, dalla missione di un intero ospedale che resta un punto di riferimento nazionale».

Tra le eccellenze del Sud e le ombre della cronaca, la testimonianza di Luca Manco restituisce dignità a una struttura che, nonostante le bufere, continua a far battere cuori che sembravano destinati a fermarsi.

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Attualità

Basta demonizzare i carboidrati: gli esperti della SINU contro le “fake news” alimentari dei social

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Si è tenuto presso il Complesso Didattico di Scampia dell’Università “Federico II” di Napoli il 3° Convegno SINU Giovani, un appuntamento cruciale che ha messo al centro il delicato equilibrio tra scienza e comunicazione alimentare. In un’epoca in cui il 60% dei cittadini si informa sulla nutrizione tramite i social media, la sfida degli esperti è contrastare la disinformazione e i “falsi miti” che condizionano la salute pubblica. Durante il convegno, promosso dalla Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU), è emerso come la narrazione digitale abbia polarizzato il dibattito, portando a mode pericolose: La demonizzazione dei carboidrati: Spesso esclusi dalle diete, dovrebbero invece rappresentare il 45-60% dell’apporto calorico. L’eccesso proteico: Una moda che spinge a consumi superiori ai reali bisogni fisiologici. Approccio riduzionista: Gli esperti hanno ribadito che la salute non dipende dal singolo nutriente, ma dall’equilibrio complessivo, ispirato al modello della Dieta Mediterranea.

I dati presentati dipingono un quadro preoccupante: in Italia, solo il 10% degli adulti segue correttamente le linee guida nutrizionali. Di conseguenza, oltre il 45% degli adulti è in sovrappeso o obeso, una condizione che colpisce anche quasi un bambino su tre. È stata quindi sottolineata l’importanza di strategie personalizzate, con un focus particolare sulla nutrizione sportiva e sulle diverse fasi della vita.

La sfida del futuro è comunicare la scienza senza banalizzarla. Il convegno ha evidenziato la necessità di proteggere le fasce più giovani, esposte a messaggi sensazionalistici sui social, promuovendo un linguaggio sano nei confronti del cibo e del corpo.

L’evento, che ha visto la partecipazione dei giovani ricercatori di diversi atenei italiani e i saluti della Presidente SINU Anna Tagliabue, è stato un importante preludio ai temi che verranno approfonditi nel prossimo Congresso Nazionale SINU a Bergamo (maggio 2026).

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campania

Sanità in Campania, il flop delle Case di Comunità: attivo meno dell’8%, fondi PNRR a rischio

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Le case e gli ospedali di comunità in Campania, semplicemente, sono ancora una chimera. Finanziati coi soldi del Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) e con l’obiettivo di decongestionare i pronto soccorso, offrendo risposte diverse a seconda della gravità del bisogno, le  Case e gli ospedali di Comunità sono immaginati come una sorta di “hub” di prossimità dove il cittadino può trovare, in un unico luogo, medici di medicina generale, pediatri, infermieri di famiglia e specialisti. Non sono strutture di ricovero, ma centri ambulatoriali aperti h12 o h24, pensati per la gestione delle patologie croniche, le vaccinazioni, i prelievi e il coordinamento con i servizi sociali.

Ad oggi, la Campania è un disastro: i dati Agenas rivelano che a metà 2025 non ve ne era nemmeno una attiva. Oggi, a Palazzo Santa Lucia, Roberto Fico, governatore della Campania, ha incontrato i manager delle sette Asl della Campania per fare il punto sullo stato della sanità campana e in particolare proprio su questo, ovvero lo stato di avanzamento delle attività relative a Case e Ospedali di comunità.

Questi i numeri: il progetto, finanziato dal Prr, prevede l’apertura e la messa in esercizio complessivamente di 214 strutture sanitarie sul territorio, 45 Ospedali di comunità cui si sommano 169 Case di comunità. La Regione Campania dice che 16 sono già in funzione e dotate delle attrezzature tecnologiche necessarie al loro pieno esercizio: 7 Case di comunità di tipo Hub, centri di riferimento h24 per una popolazione di 40/50mila abitanti, e 9 Case di tipo Spoke, articolazioni territoriali per garantire la continuità assistenziale. Tuttavia sono meno dell’8%, meno di una struttura su 13.

Dunque oggi è stata fatta una ricognizione sullo stato di realizzazione degli interventi strutturali delle sedi, anche gli aspetti di governance e le politiche di allocazione del personale necessario al funzionamento dei presidi. Sono stati toccati – brevemente e con la promessa di altri focus dedicati – altri punti riguardanti le Asl, come le liste d’attesa e i servizi.

Spiega Fico a consuntivo del vertice: «Stiamo lavorando ad un grande potenziamento della medicina territoriale, di prossimità. Gli ospedali devono tornare a essere centri di specializzazione, strutture da decongestionare grazie alla sinergia con la medicina territoriale e agli investimenti in soluzioni tecnologiche come la telemedicina.

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