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De Laurentiis: “Mi aspettavo di vincere la Champions l’anno scorso. Invece l’ho liberato per riconoscenza”

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“Era fine dicembre quando in conferenza stampa dissi che la colpa di quello che stava succedendo era solo mia e che avrei spiegato il perchè. Qui, però, siamo in una famiglia dopo 19 anni. Mi sono assunto le colpe perchè io avevo fatto bene il contratto a Spalletti, che aveva lo stesso contratto di Benitez. L’opzione prevedeva un ulteriore anno, da esercitare entro un termine predeterminato con una notifica scritta da fare legalmente. Sono fatti dovuti di pura esecuzione giuridica. L’anno scorso abbiamo fatto un gennaio e un febbraio meraviglioso e poi a marzo abbiamo cominciato ad avere un calo. Kvara, ad esempio, da novembre fino a marzo, non aveva più segnato.

Io devo riconoscere a Spalletti, che dopo un primo anno in cui io gli ho fatto un cleaning di personaggi che secondo me non remavano a favore del club, pur essendo dei professionisti, lui come Benitez ha deciso di dormire qui per non disperdere il proprio tempo in rivoli di frequentazione e stare concentrati sul pezzo. Poi è successo che questo bell’impasto da cuocere non lievitava come doveva lievitare, ma i punti di vantaggio erano talmente tanti. Io ci sono rimasto malissimo per l’uscita dalla Champions. Io mi aspettavo di poterla vincere. Se ci è andata ad un passo l’Inter che ha chiuso il campionato a 20 punti da noi, per quale motivo non dovevo andare in finale per poi giocarmela fino all’ultimo. Lì davvero sono rimasto molto ma molto male. Vincere lo scudetto dopo 33 anni è stato importantissimo, ma vincere la Champions, o anche se andavo in finale, era un qualcosa che mi avrebbe declinato la partecipazione al Mondiale per club della Fifa, che vale circa 100 milioni di euro.

Al premio Bearzot al Maschio Angioino, in data 24 marzo, io dico ‘Spalletti resterà con noi’. Lui non smentisce. Il 2 aprile Napoli-Milan 0-4 in campionato. Il 12 aprile Milan-Napoli 1-0 in Champions. Il 18 aprile il ritorno, 1-1. Poi potremmo dire la sfortuna, Kvara ha sbagliato il rigore, tutto quello che vi pare. Gli arbitri? Io mi ritengo un uomo libero, per questo ricco. Non perchè mi posso permettere quello che gli altri non si possono permettere. Anche di finanziare il nuovo stadio con i soldi miei personali e il nuovo centro sportivo. A me non frega un c…o degli arbitri. Loro facessero il loro mestiere. Poi arriverà un momento in cui anche il Var, anche il gioco del calcio, anche la Uefa, la Fifa, la Figc, dovranno ragionare in maniera diversa. Con Florentino Perez si sta studiando una competizione che addirittura parta da 5 miliardi di entrate e possa arrivare fino a 100 miliardi.

Che significa la rivoluzione nel mondo del calcio”. Così Aurelio De Laurentiis ha esordito nel corso della conferenza stampa fiume presso la sala stampa del centro tecnico di Castel Volturno, per parlare del futuro del Napoli, ma anche e soprattutto per spiegare cosa è accaduto dopo la vittoria dello scudetto.”Tornando a Spalletti, dopo il 18 aprile, per dimostrargli che ero con lui nonostante il calo e l’uscita dalla Champions, gli mandai giuridicamente l’esercizio dell’opzione via pec per la stagione successiva. Mai avrei creduto nella cena del 12 maggio che ci avesse comunicato l’idea di prendersi un anno sabbatico e riposare. Molti si chiedevano perchè mi fossi mosso così tardi per cercare un nuovo allenatore. Io non mi davo per vinto, volevo trovare un modo per trattenere Spalletti giuridicamente e anche amichevolmente. Mi venne anche il dubbio che Gravina lo avesse già contattato, ma non ho prove. Il mio errore, e accuso me stesso per questo, è stato non imporre la mia esercitazione dell’opzione. Poi ci sarebbe stata una causa e forse avrebbe abbondanato, ma avrei dovuto tenere il pugno fermo.

Si sapeva che Kim sarebbe andato via dopo il primo anno, lo sapevamo quando lo abbiamo contrattualizzato, quelle erano le condizioni per portarlo qui. Prima che arrivasse al Napoli non lo conosceva nessuno, sembra che qua abbiamo vinto lo scudetto solo per merito suo. Il mio errore è stato quello di accettare la sua richiesta per la riconoscenza di avermi riportato lo scudetto a Napoli dopo 33 anni. Forse lui ha immaginato che quello che ha fatto, dormendo qui, fosse il massimo. Per uno che non aveva mai vinto in Italia, facendo così poteva uscire fuori dalla scena da grande vincitore. È l’unica opzione non malevola che posso dare. Se poi lui avesse pregustato di firmare l’accordo per la nazionale con Gravina, queste sono illazioni che non posso fare. La penale? Se ne occupano gli avvocati. Quel che sarà, sarà”, ha aggiunto il numero uno azzurro.

“Io vedo avanti al 2030, sto immaginando cosa devo fare perché nel 2030 questa società possa avere economicamente i mezzi per competere con le più forti del mondo. Molti ci hanno accusato di non aver investito sui giovani e sul vivaio, ma avere una seconda squadra (il Bari, ndr) e portarla dal fallimento alla soglia della Serie A, avere i vari Cheddira, Folorunsho, ecc, significa che noi sul pezzo ci stiamo. Io sono sempre stato l’alfiere di questa città, della napoletanità, da quando sono nato, perchè mio padre questo mi ha insegnato. Quando vedo, però, che la maggior parte di voi non agisce da tifosi del Napoli, perché se foste tifosi del Napoli accompagnereste la società in questo percorso, perché in questi 19 anni non vi ha mai tradito. Quest’anno chiudo il bilancio con più di 80 milioni e una riserva di 147 milioni e non è che me li sono messi in tasca, perchè fortunatamente a me non servono personalmente. Siamo l’unica squadra in Italia con un bilancio attivo, che gioca contro squadre con quasi 1 miliardo di debiti, che non dovrebbero potersi iscrivere neanche al campionato. Non va dimenticato che noi fatturiamo il 50% di quello che fatturano Juve, Inter e Milan.

Per questo noi dobbiamo essere perfetti e non sbagliare nulla. A volte, però, quando leggo certe cose, vedo un’acredine di cui non capisco il motivo. E mi dispiaccio molto, non per le critiche. A volte sento dire che io faccia il tuttologo, che mi interesso di troppe cose. Io sono un imprenditore, non un prenditore. E l’imprenditore si interessa della propria impresa. Io appartengo al mondo del fare, non del far fare agli altri. Sento dire che io ho una società spoglia. Ma spoglia di che, che abbiamo fior fior di collaboratori? Meluso è una persona di tutto rispetto. E io se fossi in lui vi avrei già mandato a quel paese per tutto quello che avete scritto e detto. Micheli è una persona adorabile, che trova giocatori che sono tutti farina del suo sacco. Il De Laurentiis che gestirà il futuro, sarà lo stesso che ha gestito il Napoli in questi 19 anni. I giocatori più importanti della storia del Napoli li ho trattati e portati io qui. Lo stesso Spalletti non lo ha portato il direttore sportivo.

 Se non ci fossi io, lo stadio a Napoli non ci sarebbe. Così come il centro sportivo come lo voglio io, uguale a quello del Manchester City. Ci sono i miei soldi personali a garanzia di tutto ciò. Io non ho bisogno di finanziamenti. Ho bisogno che le leggi non siano così restrittive e poco d’aiuto a chi vuole investire”. “Quando ho preso Giuntoli dal Carpi nessuno si è permesso di dire ‘chi è questo signore?’. Lui è cresciuto con noi per 8 anni, nascondendomi addirittura che era uno juventino sfegatato. Se lo avessi saputo, non lo avrei trattenuto. Con tutto il bene che voglio a lui e alla sua famiglia. Però ci sono certe cose che io non tollero”. “Era nella lista dei nostri eventuali allenatori, però già in una conversazione avuta a Roma di parecchie ore, mi disse che lui puntava ad allenare squadre fuori dall’Italia di cui non faccio il nome. Quando scegli un allenatore, è una scelta bilaterale. Quando sono venuti i rappresentanti di Luis Enrique a Roma, siamo stati tre giorni a parlare. Poi lui ha preferito il Psg. Poi è normale che ci siano club più blasonati, che hanno una maggiore attrazione rispetto a noi. Io non mi arrabbio mai per questo”. “Ho sentito dire che avevo preso un bollito. Ma io se fossi un allenatore farei causa quando sento queste cose. E’ stato il migliore allenatore della Ligue 1 nel 2011 e miglior tecnico francese nel 2013 e nel 2014. Con la Roma ha fatto due secondi posti di fila in Italia con uno spogliatoio mica facile da gestire. Nel 2018 è arrivato in finale di Europa League con il Marsiglia. Nel 2020 semifinale di Champions con il Lione, eliminando Juventus e Manchester City. Allora io cosa avrei dovuto fare in occasione della presentazione a Capodimonte quando lui disse ‘ah ma io non ho visto le partite del Napoli’. Io lo presi come se fosse un gioco, poi più avanti ha dimostrato di volere andare per un suo percorso.

Quando a Spalletti abbiamo portato nuovi acquisti, li ha adoperati subito. Lui perchè non lo ha fatto con Natan e Lindstrom? Se io lo avessi mandato subito a casa, la piazza cosa avrebbe detto? Se io avessi portato subito Mazzarri, cosa avreste detto? Io ho voluto dargli delle possibilità. Mi ci sono dedicato, poi appena mi allontanavo da qui, faceva delle cose discutibili. L’ultima partita sono sceso nello spogliatoio e gli ho detto ‘guarda che secondo me sbagli a giocare così’. E lui mi ha risposto ‘mi lasci fare’. Allora uno che ti risponde in questo modo, o lo mandi a fare in c..o subito, o ti stai zitto. Durante l’intervallo sono risceso nello spogliatoio e gli ho detto ‘ma che c…o stai combinando? Tu ti vuoi far davvero mandare via?’. Come è andata a finire dopo? Che finita la partita l’ho mandato a fan…o. Che doveva succedere. Dopo quello che era successo sul campo, che vuoi pure portare avanti un dibattito? Ci ho pensato tante volte ad esonerarlo prima”. 

“Sulla preparazione, a Rongoni ho fatto una ‘capa tanta’ di concertarsi con Sinatti. Garcia è arrivato e con quel suo fare francese con ‘la puzza sotto il naso’ comincia a voler mandare via Sinatti, e io zitto. Sinatti è venuto da me e mi ha detto ‘ma io non voglio stare sotto Rongoni’. Io gli ho detto che erano alla pari e che lui era fondamentale. Ma a un certo punto i due litigano e dobbiamo mandare via Sinatti, grandissimo errore. A quel punto dovevo andare da Garcia e dire ‘fuori tu, o fuori Rongoni’. Però col senno del poi non si può andare avanti”. 

“Gli ho detto ‘Walter tu mi dovresti ripetere il gioco di Spalletti’. Che, però, anche questo è un errore, perchè prima o poi le squadre avversarie ti fanno ‘tana’ e tu non riesci ad esprimerti come dovresti. Kvara spostato al centro, ad esempio, è tutta un’altra cosa. Bisogna vedere come rinforzarsi in difesa e a centrocampo. Mazzarri è venuto perchè è un amico di famiglia. Ha capito che quando ha deciso di andare all’Inter, ha fatto un errore di valutazione. Lasciamolo lavorare in pace. Per il futuro, sarà quel che sarà. Ma vi pare che io ora ho Mazzarri, che a breve avrà a disposizione tutti i giocatori e potrà essere realmente valutato, io vada a cercare altri allenatori? Siamo a febbraio, è presto. Ad aprile vedremo”. 

“Ho parlato con il suo entourage tre mesi fa. Gli ho detto cosa avrei voluto fare e come avrei voluto allungare il contratto e l’agente mi ha detto ‘presidente, non si preoccupi. Noi stiamo bene qua, a fine campionato ne parliamo’”. “Sarà con 12 campi regolamentari, per allenare la prima squadra, la Primavera e tutte le altre squadre, su 30 ettari. Cosa che faremo nei prossimi 24 mesi. Lo voglio uguale a quello del Manchester City. Fra un anno e mezzo io devo lasciare Castel Volturno. Fra tre/quattro mesi devo finire la progettazione del nuovo centro sportivo, alla quale seguirà una ‘budgettizzazione’ e la scelta delle varie ditte che dovranno operare. Avrò dovuto trovare questi 30 ettari e averli comprati. Ho due situazioni da valutare. Una è il litorale flegreo. Per l’altra ci si arriva con la Circumvesuviana, con una stazione che è a circa 3/4 chilometri”. 

“A Manfredi l’ho detto. O ci mettiamo d’accordo nei prossimi 120 giorni, o io me lo vado a fare da un’altra parte. Non è una provocazione. Se non me lo danno a Napoli, io probabilmente lo costruirò ad Afragola, se ho questa possibilità. Afragola ha la metropolitana che arriverà lì, oltre all’implementazione della ferrovia anche per la Napoli-Bari”. “Il rendimento di Piotr delle ultime 10 partite come è stato? Non è che uno deve dare premialità a uno che in estate mi dice che vuole restare. Io non ce l’ho con lui, ma ce l’ho a morte con il suo procuratore, che ha interesse a portarlo via perchè ci deve guadagnare. A quel punto, però, ho una diversa considerazione non del calciatore. Mazzarri non lo dice, ma può pensare che uno magari ha paura di infortunarsi. Poi io ho Traorè, che ha un riscatto molto alto. Se io non lo adopero, come faccio a capire cosa devo fare? Per Demme, ad esempio, a cui voglio bene, ho cercato in tutti i modi di piazzarlo altrove per farlo giocare. E’ un ragazzo che ci ha dato”. 

Calcio

La generazione senza Mondiali sceglie il Tennis

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La Bosnia libera tutti. Che noia sarebbe stata seguire la Nazionale italiana al Mondiale americano. Magari con partite nel cuore della notte. Che fastidio! Così gli azzurri hanno pensato bene di evitarci il problema.

Ci saranno 48 squadre. Praticamente tutti. Tranne l’Italia.

In America ci andranno gli “amici” della Bosnia, qualificata per la seconda volta nella sua storia: l’unico precedente risale a dodici anni fa, proprio nell’ultima edizione disputata dagli azzurri. Già, perché quello del 2026 sarà il terzo Mondiale consecutivo senza Italia. Un fatto senza precedenti. E non è un Pesce d’Aprile. Prima la Svezia, poi la Macedonia del Nord, infine la Bosnia: la frittata è fatta.

L’analisi della partita

La gara sembrava essersi incanalata sui binari giusti dopo il vantaggio firmato da Moise Kean nel primo tempo. Un gol che aveva dato fiducia alla squadra, almeno fino all’episodio che ha cambiato tutto. L’intervento in ritardo di Bastoni ha spalancato la porta a Dzeko e compagni, lasciando l’Italia in inferiorità numerica. Il difensore dell’Inter, reduce da settimane difficili, non era nelle condizioni migliori per una partita così delicata.

Nella ripresa e nei supplementari, nonostante l’uomo in meno, gli azzurri hanno avuto le migliori occasioni. Ma è mancata la cattiveria per chiudere la gara.

Il capitano Donnarumma, autore di interventi fondamentali, ha tenuto a galla la squadra fino al 79’, quando, dopo l’ennesima respinta, la palla è finita sui piedi di Tabakovic, il più veloce ad arrivarci. Uno dei portieri più forti al mondo non ha mai giocato un Mondiale. E, a questo punto, non lo farà almeno fino ai 31 anni. Pazzesco.

E non si parli di lotteria dei rigori. I nostri — con l’eccezione di Tonali, forse l’unico top player insieme a Gigio — si sono presentati dal dischetto con la faccia “bianca” e le gambe pesanti. I bosniaci, al contrario, avevano gli occhi della tigre e ci hanno sbranati senza esitazioni.

La critica

Al di là degli episodi, restano dubbi sulle scelte tecniche e su alcune esclusioni eccellenti, Zaniolo e Bernardeschi su tutti. Il CT Gennaro Gattuso ha optato per soluzioni che hanno trovato poco riscontro sul campo, rinunciando a giocatori in forma in un momento decisivo.

Ma il problema non è una singola scelta. È un copione che si ripete. Da anni l’Italia fatica a valorizzare le proprie risorse nei momenti chiave. Parlare di sfortuna o di maledizione sarebbe comodo. La verità è un’altra: la mancata qualificazione è il sintomo di una crisi più profonda, che riguarda l’intero sistema calcistico italiano. Negli ultimi anni il movimento ha prodotto pochi talenti di livello internazionale e ha perso continuità tecnica. Manca un’identità chiara, manca un progetto. Mancano le icone.

E mentre si perde, si cercano alibi. Le parole del presidente della FIGC Gabriele Gravina, nel post partita, vanno in questa direzione. Più che assumersi responsabilità, ha preferito spostare il discorso altrove, definendo il calcio “uno sport professionistico” e gli altri sport invece “dilettantistici“. Ma questa sua “teoria” — offensiva per gli atleti degli altri sport, tra l’altro — ai tifosi interessa poco. Ai bambini, ancora meno. Un’intera generazione non ha mai visto l’Italia ai Mondiali. Un’intera generazione non conosce le emozioni di quelle “notti magiche“. E il calcio, inevitabilmente, sta perdendo terreno rispetto ad altri sport.

I bambini si innamorano dei campioni. Dei vincenti. Una volta gli idoli appartenevano al mondo del calcio ed erano Rossi, Conti, Zoff, Baggio, Totti, Del Piero, per citarne alcuni. Oggi si chiamano Sinner, Musetti, Berrettini. L’interesse si sta spostando verso il tennis, percepito come più internazionale, competitivo e meritocratico.

L’Italia calcistica è dunque davanti a un bivio: continuare a nascondersi dietro gli episodi o affrontare davvero i problemi e restituire dignità al nostro tricolore. Perché il rischio più grande non è solo perdere le partite. È perdere il legame emotivo con le nuove generazioni. Senza quello, nessuna Nazionale ha futuro. E senza futuro…

Nel 2006 avevo 9 anni. Ricordo tutto di quell’estate. Mi innamorai del calcio e di Cannavaro che alzava la coppa sotto il cielo di Berlino. Quella era davvero “la coppa di tutti gli italiani”. Quella sera era davvero “più bello essere italiani”.

Oggi, invece, perdiamo tutti. Dai più piccoli ai più grandi. Sperando che prima o poi la Nazionale italiana possa tornare a far innamorare i bambini. Perché intanto oggi scelgono il tennis. E forse fanno bene.

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Calcio

Restyling stadio Maradona, lavori in estate con 200 milioni dalla Regione

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I lavori di ristrutturazione dello stadio Maradonafinanziati dalla Regione Campania con 200 milioni di euro, partiranno alla fine del campionato per non interferire con le partite. Lo ha dichiarato l’assessore alle infrastrutture del Comune di Napoli, Edoardo Cosenza, a Radio Crc, parlando del progetto in vista degli Europei 2032.

Il restyling prevede l’eliminazione della pista di atletica, l’avvicinamento delle tribune al campo e l’ampliamento della copertura dello stadio di circa 15 metri, senza creare problemi al terreno di gioco. Il primo intervento sarà la realizzazione di un campo prove per ridurre i rumori e migliorare l’impianto acustico, così da non disturbare i cittadini delle aree circostanti.

Tra le novità, Cosenza ha annunciato l’idea di creare una “Hall of Fame” ispirata a quella di Los Angeles, con le immagini delle star della storia del Napoli, da Maradona a Higuain e Osimhen, fino a Zoff, che detiene il record di imbattibilità. La selezione dei protagonisti sarà decisa con un referendum tra i tifosi.

Rispondendo alle critiche sul possibile spreco di denaro pubblico, Cosenza ha replicato: “Quando venivano stanziati 150 milioni per lo Stadio Arechi di Salerno, cosa si diceva?”.

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Afragola

Follia a Barletta, Malcore aggredisce Torassa negli spogliatoi

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BARLETTA – Un pomeriggio di sport si trasforma in un caso di cronaca allo stadio “Puttilli”. Durante l’intervallo della gara tra Barletta e Afragolese, valida per la 25ª giornata del girone H di Serie D, la violenza prende il sopravvento sulla competizione. L’attaccante del Barletta, Giancarlo Malcore, colpisce con un pugno e un calcio il capitano dell’Afragolese, l’argentino Agustín Torassa.

Il grave episodio si consuma all’interno degli spogliatoi, proprio mentre le squadre sono rientrate dopo un primo tempo chiuso sullo 0-0. Un diverbio acceso degenera rapidamente: Malcore scaglia un pugno al volto del 37enne argentino, aggiungendo anche un calcio.

L’arbitro Matteo Cavacini, informato dei fatti, dispone l’espulsione di Malcore prima della ripresa. Il secondo tempo comincia con dieci minuti di ritardo, con il Barletta in inferiorità numerica e l’Afragolese costretta a sostituire il suo capitano, trasportato d’urgenza in ospedale.

La società campana non usa mezzi termini e interviene con una nota ufficiale durissima per stigmatizzare l’accaduto e difendere il proprio tesserato.

“La nostra società ribadisce con forza che simili comportamenti non appartengono ai valori dello sport, del calcio e della leale competizione”, scrive il club rossoblù. “Ogni forma di aggressione fisica o verbale rappresenta una sconfitta per tutto il movimento calcistico, a maggior ragione quando a esserne protagonisti sono tesserati che, per ruolo ed esperienza, dovrebbero essere esempio per i più giovani”.

Il capitano argentino è stato assistito presso l’ospedale “Dimiccoli”, dove i medici hanno riscontrato un trauma cranico minore e dolori al rachide cervicale. “Rassicuriamo tutti sulle condizioni di Agustín Torassa”, prosegue la nota dell’Afragolese, “il calciatore è vigile, è rientrato a casa dopo i controlli ed è costantemente monitorato dallo staff medico”.

Sulla vicenda indagano ora gli agenti della Digos e del Commissariato di pubblica sicurezza di Barletta. La posizione di Malcore è al vaglio della giustizia sportiva, ma anche delle autorità competenti per i profili di responsabilità penale. L’Afragolese ha confermato di confidare nel lavoro degli inquirenti affinché “venga fatta piena luce sull’accaduto e siano adottati tutti i provvedimenti necessari a tutela dei valori sportivi”.

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