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CAIVANO. “Lo Stato Torna Forte”. La Meloni nel suo manifesto ammette di non aver provveduto a misure sociali e assistenzialistiche

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CAIVANO – In vista dell’apertura delle urne che si terrà sabato alle 15, la Premier Giorgia Meloni, decide di rafforzare la sua campagna elettorale per Caivano con alcuni manifesti propagandistici… come se nessuno ancora non si fosse accorto che i tagli dei nastri che sta effettuando nel comune gialloverde non fossero funzionali a tale scopo.

“Con il Governo Meloni lo Stato torna forte” recita nella parte alta il manifesto della leader di Fratelli d’Italia con tanto di suo faccione speranzoso rivolto verso l’alto orizzonte, menomale che, per i più svegli, nella parte bassa del manifesto ci tiene a precisare che sono stati spesi, o verranno spesi, 52 milioni per Sicurezza, infrastrutture, spazi pubblici e verde pubblico.

Soldi pubblici spesi per la repressione e l’abbellimento – effetto visivo oggettivo – del territorio e nemmeno un euro impiegato nelle misure sociali e assistenzialistiche.

Alcuni operatori sociali mi facevano notare come sul territorio il Governo Meloni, nonostante la scia di Ministri portati a Caivano, non avesse pensato ad attuare misure sociali organizzando un’educazione territoriale volta all’apprendimento del senso civico, che potesse coinvolgere il settore Politiche Sociali, le scuole e le parrocchie del territorio – ovviamente le altre parrocchie, anche quelle non schierate politicamente – e mi domandavano: “chi deve insegnare ai bambini e ai ragazzi del posto, che in passato hanno vandalizzato il Delphinia, i motivi per cui non lo devono fare più? Chi deve insegnare loro che quel bene gli appartiene e che in comunità quando si sta bene tutti si sta anche meglio nell’individualità?” Domani, poi, non ci si deve meravigliare se allontanati i riflettori, quella parte di città torna a riversare in condizioni di degrado.

Ecco. Questi sono i mezzi che alla destra nazionale mancano. Il Governo Meloni non è per nulla titolare dei pensieri socialisti, non ce l’ha nelle corde e mentre finora i partiti di destra sono sempre stati tacciati di essere funzionali alle zone d’ombra del Paese, l’unica pezza che la leader della fiamma tricolore ha potuto trovare è quella di auto affibbiarsi il titolo di anticamorra, con l’aiuto del prete Patriciello, attraverso provvedimenti di facciata.

Dal loro canto i tre commissari straordinari, mandati dalla Prefettura, vantandosi di impersonare la legge, preferiscono non sedersi al tavolo dell’Azienda Speciale Territoriale delle Politiche Sociali presieduto dal Sindaco di Crispano Michele Emiliano e a conferire con i sindaci delle altre città consorziate – Cardito, Crispano ed Afragola – ci mandano i funzionari, oggi sovraordinati che, con tutta la buona volontà, non potranno mai avere l’autorevolezza di un soggetto amministrativo che lavora solo ed esclusivamente a difesa del proprio territorio e della propria popolazione. Quindi, oggi non ci meravigliamo se le misure assistenzialistiche si registrano di più nei paesi viciniori e non nel comune gialloverde.

Ecco perché la riqualifica di Caivano, ancora una volta, non passerà tra le mani della Meloni benché meno tra le mani dei Commissari Prefettizi. Spetterà ai caivanesi lavare via quell’onta ricevuta a causa di pochi venduti, assoggettati e incapaci che hanno anteposto il proprio benessere a quello collettivo.

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CAIVANO. L’ex proprietario del terreno dove sorgerà il campo di calcio chiede 15 milioni di risarcimento

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CAIVANO – Stamattina all’Hotel Roseto si è svolta l’operazione verità sul terreno dove dovrà sorgere il nuovo campo sportivo e la sede della Protezione civile di Caivano indetta dall’ex proprietario dell’immobile Francesco Moccia.

Il motivo principale della conferenza stampa è legato principalmente all’errore macroscopico fatto dai tre commissari prefettizi e dal Commissario straordinario di Governo nell’attribuire tale omonimia al clan Moccia, clan egemone sul territorio afragolese e paesi limitrofi, dichiarando ai mezzi di comunicazione che il prossimo stadio comunale di Caivano, per loro volere, sorgerà su un terreno confiscato al clan camorristico.

Peccando forse anche di sprovvedutezza, data la loro ricerca spasmodica di appuntarsi al petto medaglie di legalità e portare il risultato in casa Fratelli d’Italia, scambiano un semplice imprenditore per parente dei più assurti agli onori della cronaca e dimostrandosi carenti di informazioni sulla storia di tale terreno, commettono l’errore di considerare quest’ultimo bene confiscato alla criminalità organizzata.

Niente di più falso. Quel terreno è un terreno acquisito gratuitamente a patrimonio comunale poiché nel 2001, sotto l’Amministrazione Semplice, furono accertati alcuni profili di abusivismo derivanti dalla costruzione di alcuni manufatti privi di concessione edilizia.

Solo che durante l’Amministrazione dell’ingegnere di RFI sono stati commessi due errori grossolani, secondo l’imprenditore Moccia che pur ammettendo i suoi errori nell’aver commesso abusivismo vuole mettere in risalto.

Il primo è la male interpretazione della legge 47 del 28 Febbraio 1985 che recitava – poiché è stata sostituita dal DPR 380 del 6 Giugno 2001 – : “Se il responsabile dell’abuso non provvede alla demolizione e al ripristino dello stato dei luoghi nel termine di novanta giorni dall’ingiunzione, il bene e l’area di sedime, nonche’ quella necessaria, secondo le vigenti prescrizioni urbanistiche, alla realizzazione di opere analoghe a quelle abusive sono acquisiti di diritto gratuitamente al patrimonio del comune. L’area acquisita non puo’ comunque essere superiore a dieci volte la complessiva superficie utile abusivamente costruita”.

Ora, se la legge prevede l’acquisizione di una superficie dieci volte tanto quella utile alla costruzione abusiva perché fare il calcolo su quanto previsto dalla legge utile ad un terreno agricolo trasformando i metri cubi in metri quadri? Infatti l’allora Arch. Luigi Saviano stabilisce che l’area da acquisire a patrimonio comunale doveva essere commisurata all’intera area poiché l’abuso era misurato nell’ordine di 20mila metri cubi e che per ottenere concessione edilizia di tale volumetria occorrevano, secondo il PRG vigente dell’epoca, un’estenzione terriera di circa 280mila metri quadri e siccome l’intera area ne misurava solo 130mila pertanto doveva essere posta al provvedimento di acquisizione gratuita al patrimonio comunale nella sua interezza.

Il secondo errore grossolano fatto dall’Amministrazione Semplice è stato commesso proprio dall’allora Sindaco Mimmo Semplice in persona, poiché emette di suo pugno, un’ordinanza di acquisizione del bene a patrimonio comunale a soli 15 giorni di distanza dall’ordinanza di demolizione firmata dall’Arch. Luigi Saviano e non oltre i novanta giorni come prevede la legge.

Quindi, oltre ad essere ricordato come il “Sindaco delle ecoballe”, Mimmo Semplice è anche il Sindaco che ha permesso, con i suoi grossolani errori, la perpetrazione ultraventennale da parte dell’imprenditore Francesco Moccia della sua lotta personale sul bene che un tempo è appartenuto alla sua famiglia.

Al di là delle sentenze del Tar e del Consiglio di Stato che respingono il gravame – organi che comunque non entrano nel merito tecnico della questione – a far crescere l’idea di ragionevolezza nella mente dell’imprenditore sono anche due documenti redatti sempre dall’ente gialloverde dove si ammetterebbe l’errore di calcolo e d essi sono: un Atto di transazione firmato tra le parti – Avv. Pagnano per conto del Comune e Avv. Sergio Clemente per conto della Mgroup srl (azienda di proprietà di Francesco Moccia) e un atto di pianificazione del Territorio di edilizia privata redatto dal sovraordinato Nunziante Marino all’epoca del commissariamento Mone e firmato ma mai pubblicato sull’Albo Pretorio da Vincenzo Zampella, quest’atto poi scomparso dalle documentazioni comunali ma dichiarato esistente dallo stesso Marino agli inquirenti, dopo una denuncia penale sporta dall’imprenditore Moccia.

Quindi ad oggi il quadro è chiaro! A Caivano abbiamo quattro commissari che non vedono l’ora di dichiarare lotta alla camorra, vedendo quest’ultima ovunque anche laddove non ci sia. Un imprenditore che chiede al Comune un mega risarcimento di 15 milioni di euro per un errore commesso ventitré anni fa da Mimmo Semplice e adesso, dato che nelle more del procedimento, non ci saranno più neanche i commissari, questa sarà una gatta da pelare che dovrà farsi carico la prossima Amministrazione.

Intanto ancora una volta i caivanesi si domandano, riqualificazione sì, d’accordo, ma a che prezzo?

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CAIVANO. Nuovo terremoto giudiziario. Il Sistema delle estorsioni e delle ingerenze criminali parte dall’epoca Monopoli

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CAIVANO – Nuovi scenari di cronaca emergono all’indomani della fuoriuscita di notizia circa le ulteriori dichiarazioni rilasciate dai collaboratori di giustizia caivanesi agli inquirenti. A parlare maggiormente è l’ex Assessore Carmine Peluso che nel confermare il sistema delle estorsioni e le ingerenze criminali nei settori urbanistica, lavori pubblici, cimitero e ambiente, entra anche nei dettagli e offre nuovi spunti di indagine.

La cosa più rilevante, oltre tutto quanto già descritto da queste pagine, vedi caso estorsione alla ditta Appalti Generali, alla ditta della riqualificazione illuminazine pubblica subappaltatrice dell’ENEL e i ruoli di tecnici e politici nella vicenda, è il caso legato alla “Green Line” e i motivi della velata minaccia ricevuta dal segretario cittadino del PD Franco Marzano.

Carmine Peluso nel ribadire il concetto che il segretario dem sia una brava persona, giusto per far intendere, che nulla avesse da spartire con certi ambienti, si vide destinatario di un bigliettino con su scritto “in house” perché insieme alla Consigliera Giovanna Palmiero erano gli unici a voler espletare una nuova gara europea sulla raccolta dei rifiuti mentre tutto il resto dell’Amministrazione, pressava per l’acquisizione in house della “Green Line” – la ditta commissariata che già espleta il servizio di igiene urbana sul territorio – quest’ultima soluzione gradita anche al clan Angelino, quest’ultimo fece ricapitare il bigliettino nella cassetta della posta di Franco Marzano.

Queste nuove dichiarazioni però fanno pendant con alcune dichiarazioni di alcuni pentiti di camorra rilasciate nel 2020, 2021 e 2022 durante il processo Buttol che vede coinvolti l’ex Sindaco Simone Monopoli e altri funzionari comunali tra cui Vito Coppola e che lasciano intendere che tale sistema, in realtà, ha origine lontane, detonato da altri clan in epoca Monopoli, la prima Amministrazione sciolta per ingerenze della criminalità organizzata.

Infatti, stando a quanto dichiara il pentito di camorra Ciro Lobascio, l’ex Sindaco Simone Monopoli, durante la sua campagna elettorale del ballottaggio contro Luigi Sirico, si recò da loro, in un posto denominato “sulla Loggia” – dall’interpretazione delle dichiarazioni: trattasi di un’area nei pressi dell’abitazione di Nicola Sautto capoclan del narcotraffico del Parco Verde – per chiedere appoggio al clan. All’incontro era presente anche un certo Gennaro Masi e Lobascio ricorda queste testuali parole: “vai per tutto il Parco e Caivano paese a dire che tutti devono votare per Monopoli e che avranno 50 o 100 euro a testa”. Dopo questo incontro il pentito di camorra dichiara di essere andato in giro insieme a Lello Zampella a dire di votare per Monopoli, usando anche toni minacciosi contro chi non era intenzionato a votarlo.

Secondo quanto riferisce questo collaboratore di giustizia, i due consiglieri poi eletti nelle fila della maggioranza Monopoli, Gaetano Ponticelli e Fabio Mariniello, in campagna elettorale si recarono da Luigi Ferraiuolo a chiedere voti in cambio di posti di lavoro all’interno di alcune aziende del territorio. Il Ferraiolo strinse il patto e acconsentì allo scambio di voti col metodo mafioso.

Ribadite le dichiarazioni dei pentiti che legherebbero l’ex Amministrazione Monopoli ai clan egemoni sul territorio, un altro collaboratore di giustizia invece descrive come il sistema delle estorsioni avveniva nelle stesse e identiche modalità già a partire da quegli anni. Infatti un certo Antonio Cocci riferisce agli inquirenti che durante la stessa campagna elettorale del 2015 un certo candidato al Consiglio Comunale di cui non conosce il nome ma il cognome – Ponticelli – ma che riconosce poi in foto, ha avuto un incontro con lo stesso a casa di un certo Benedetto Sgambati nel rione IACP. A tale incontro presero parte anche Luigi Rocco detto Kojak – all’epoca boss egemone del centro storico di Caivano – e Luigi Ferraiuolo, lo scopo dell’incontro era il ruolo di Ponticelli una volta eletto consigliere comunale, ossia quello di riferire al clan degli appalti aggiudicati e da aggiudicare da parte dell’ente comunale, dato che all’epoca era intenzione del clan egemone sul territorio di mettere le mani sugli appalti pubblici. Stesso ruolo attribuito a Gaetano Ponticelli nelle dichiarazioni di pentimento di Carmine Peluso.

Il politico si rese disponibile. Luigi Rocco, che era il referente delle estorsioni all’epoca per conto del clan Sautto fintanto che Antonio Ciccarelli era libero, si fece garante del patto, impegnando le proprie famiglie a sostenere la candidatura del Ponticelli, così partì la campagna elettorale. Cocci racconta di un Kojak appostato all’esterno della scuola “Ada Negri” del Parco Verde intento a consegnare i bigliettini alle persone che entravano per far votare Ponticelli.

A confermare il ruolo del Ponticelli è anche un altro collaboratore di giustizia, un certo Iuorio Vincenzo che nel 2020 racconta di un appuntamento dal Sindaco Simone Monopoli e di soggetti vicino a lui, tra cui questo Ponticelli che viene considerato dal pentito, come l’anello di congiunzione tra il clan e il Sindaco. Ponticelli è stato visto più volte, secondo Iuorio, a casa di Luigi Ferraiuolo e nel parco giu alla Loggia, mentre era intento a parlare con Nicola Sautto e Antonio Ciccarelli detto Caciotta – i due boss del narcotraffico del Parco Verde – il collaboratore non conosce la natura delle discussioni ma sapeva benissimo che questo Ponticelli li aiutava nelle estorsioni e negli appalti assegnati a ditte gradite al clan. Inoltre riferisce che grazie all’intermediazione del Ponticelli, Filippo Angelino riuscì ad ottenere la gestione delle lampade votive al cimitero di Caivano, Filippo Angelino, secondo sempre quanto riferisce il pentito, era un imprenditore che portava soldi al clan.

Quadro chiaro questo che il sistema delle estorsioni e delle ingerenze criminali che hanno portato agli arresti nell’ottobre dell’anno scorso, in realtà ha avuto una genesi lontana e che vede coinvolta anche l’Ammninstrazione Monopoli.

Ovviamente tutti gli attori presi in causa in questo scritto sono innocenti fino al terzo grado di giudizio, alcuni di essi forse neanche coinvolti nelle indagini perché le stesse manchevoli di prove di riscontro tese alla configurazione del reato ma per dovere di cronaca è per pubblico interesse è giusto che la cittadinanza caivanese venga edotta di quanto dichiarato dai collaboratori di giustizia in fase di processo.

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Caivano Legalitaria presenta il convegno sul garantismo: “Libertatis Praesidia”

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Caivano Legalitaria nato come progetto televisivo dall’idea della coppia verticistica della testata giornalistica Minformo, Giuseppe Libertino e Mario Abenante, trasmuta in progetto culturale.

Non muta però la sua mission, che è quella di promuovere le eccellenze della comunità caivanese attraverso un dibattito pubblico culturale diffuso tramite molteplici mezzi di comunicazione.

Il Format televisivo che diventa Associazione, l’Associazione che si fa promotrice di bellezza, cultura e visione politica in un territorio che per troppi anni ha subito l’assenza delle istituzioni e che, nell’ultimo periodo, a causa di eventi di cronaca nera che hanno messo in ginocchio la vita pubblica della città, ha dovuto patire anche uno sfruttamento della sua immagine per fini propagandistici e personalistici.

L’onta dello scioglimento per ingerenze criminali, legato alla ostentata e opportunistica promozione della legalità, ha dato vita in città ad un sentimento giustizialista e ghigliottinatore, anche e soprattutto verso chi non è stato sfiorato minimamente da indagini giudiziarie.

Caivano Legalitaria, nel nome della verità, della legalità e dello stato di diritto costituzionale, sente il bisogno di tracciare una linea di differenza tra tecnicismo giudiziario teso al garantismo penale e l’opportunità politica tesa alle scelte etiche e morali da dover effettuare all’interno della vita pubblica, specialmente quando si ricopre una carica elettiva istituzionale.

Per quanto illustrato finora l’associazione culturale Caivano Legalitaria, oltre al prodotto televisivo, ha ritenuto necessario organizzare sul territorio un convegno aperto al pubblico caivanese dal titolo Libertatis Praesidia – Il Garantismo come modello in Società e in Comunicazione.

L’evento si pone come obiettivo la diffusione del garantismo in quanto pensiero portante in materia di diritto penale, ma contestualmente vuole tracciare un solco etico e morale nel tessuto sociale, fuori dal quale non è più possibile reclutare membri della futura classe dirigente.

Il Convegno si svolgerà a Caivano, Lunedì 24 giugno presso il Teatro Burlesque in via Sant’Arcangelo, 24. Per info: whatsapp al numero +39 376 082 2487.

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