
Crispano
[VIDEO] [ESCLUSIVA] CRISPANO – L’ultimo saluto ad Anastasia Donadio
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10 anni fail
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RedazioneCrispano – Oggi 2 giugno la festa della Repubblica è passata in secondo piano, infatti, tutta Crispano si è stretta e raccolta nella Chiesa di San Gregorio Magno, dove si sono tenuti i funerali della giovane Anastasia, morta tragicamente a Casoria. Amici, parenti, sconosciuti, hanno voluto salutare per l’ultima volta quell’angelo che il destino si è portato via troppo presto, in modo così assurdo e irrazionale; una fiumana di gente ha sottolineato con applausi, la rabbia, il dolore, l’amaro, insomma, il cinico disegno che la fatalità ha riservato ad Anastasia. Proprio Anastasia, colpevole di trovarsi sulla maledetta traiettoria, la traiettoria che le ha fatto incrociare colui che le ha spezzato i suoi sogni terreni; un attimo è bastato, perché la vita è fatta di attimi, un attimo che è diventato ricordo, ricordo di quello che poteva essere a dispetto di quello che non sarà più. Una famiglia distrutta, quella Donadio, una madre e un padre che non hanno più lacrime, affranti da un’improvvisa scomparsa, un vuoto incolmabile, un vuoto innaturale, perché due genitori non possono sopportare il fardello della morte di una figlia, quei cuori innamorati che avevano generato dal loro amore un altro cuore, una vita un fiore, quel fiore strappato e reciso barbaramente dal prato dell’esistenza.
Ma la dipartita di Anastasia deve farci riflettere, e deve insegnarci, come ha sottolineato il parroco nell’omelia, che il dono della vita è qualcosa di estremamente sacro ed importante, la vita stessa è un dono, bisogna avere rispetto di questo, e quando diciamo che la vita è nostra, dobbiamo rispettare inevitabilmente anche le vite altrui. Commovente l’uscita del feretro, quando gli amici disposti in fila, hanno fatto volare in cielo una miriade di palloncini bianchi, e proprio in cielo, dove il sorriso di Anastasia risplenderà nell’eternità. Tantissimi i presenti, dal sindaco Antonio Barra, “accompagnato” da tutta l’amministrazione comunale, proprio l’amministrazione, che appena appreso la notizia aveva proclamato il lutto cittadino, inoltre, vi era in rappresentanza dell’Arma dei Carabinieri il Comandante Santoro e altri organi della Polizia di Stato. Noi della redazione di Minformo ci stringiamo al dolore della famiglia facendo le più sentite condoglianze…Tears in Heaven
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Crispano
CRISPANO. Botta e risposta tra opposizione e maggioranza: Vitale affonda sui servizi, Emiliano replica punto su punto
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14 Settembre 2026
CRISPANO – Il dibattito politico all’ombra di Crispano si scalda e esce dalle stanze del Palazzo per accendere il confronto cittadino. Dopo il nostro recente editoriale, che ha puntato i riflettori sulla scelta del primo cittadino di prendersi una “pausa” dal presenzialismo sui social network, la nostra redazione è stata contattata dal leader dell’opposizione consiliare, Sossio Vitale.
Ne è nato un serrato faccia a faccia a distanza. Per dovere di cronaca e completezza d’informazione, abbiamo voluto raccogliere le rivendicazioni della minoranza e, contestualmente, interpellare direttamente il Sindaco Michele Emiliano per garantire ai cittadini un quadro trasparente e imparziale della situazione.
L’attacco di Sossio Vitale: “Servono competenza e un cambio di passo immediato”
Davanti ai nostri taccuini, il capogruppo di opposizione Sossio Vitale non le ha mandate a dire, tracciando un bilancio critico sui sette anni di gestione della giunta Emiliano e mettendo sul tavolo un elenco dettagliato di criticità irrisolte sul territorio.
“Penso che ci vuole un cambio di passo. Assessori con competenza e relazioni sovracomunali per dare la possibilità di non perdere, o almeno partecipare, ai tanti bandi europei e ministeriali. 7 anni di amministrazione Emiliano: problematica di via Roma degli allagamenti ancora non risolta; Teatro chiuso; campetti ‘Campione del Mondo’ chiusi; biblioteca inesistente; Villa comunale chiusa; scuola rione acquedotto a rischio per la perdita di un finanziamento PNRR di un milione di euro per lavori ancora non iniziati (spero che su questo tema il sindaco ci dia notizie positive); servizi per bambini, giovani e anziani inesistenti. Restiamo sempre a disposizione per un confronto e dare un contributo.” — Sossio Vitale, Leader dell’opposizione
La replica del Sindaco Emiliano: “Problemi reali che stiamo affrontando, ma la comunicazione non detta la politica”
Raccolta la stoccata dell’opposizione, la redazione di Minformo ha interpellato il primo cittadino Michele Emiliano. Il Sindaco ha scelto di non sottrarsi alle domande, analizzando voce per voce le contestazioni sui cantieri, ma mandando al contempo un messaggio politico chiaro sulla propria linea amministrativa.
“Le osservazioni del consigliere Vitale toccano temi reali: Crispano ha problemi che conosciamo e che stiamo affrontando con serietà. Su via Roma abbiamo già ridotto in modo significativo gli allagamenti e sono allo studio nuove progettazioni che richiedono analisi tecniche approfondite. Su altre opere abbiamo espletato le gare, alcune purtroppo andate deserte, e stiamo riprogrammando gli interventi con responsabilità. Sulle politiche sociali dissento dalle sue dichiarazioni perché tanto è stato fatto.”
“Non ho mai nascosto ciò che resta da fare: siamo al lavoro, ogni giorno, per completare ciò che abbiamo iniziato. In Consiglio comunale il confronto c’è stato e continua ad esserci, e il consigliere Vitale lo sa bene. Tuttavia, un punto va clarified: la comunicazione non detta i tempi della politica, e chi prova a usarla come leva per orientare il dibattito non ha compreso che il modo di amministrare sta cambiando. Io continuo a credere in una politica fatta tra la gente, nelle sedi istituzionali, con trasparenza e presenza quotidiana. I cittadini lo vedono, lo vivono e lo riconoscono. Il contributo di tutti è utile, ma Crispano merita serietà, non strategie comunicative.” — Michele Emiliano, Sindaco di Crispano
Il quadro politico: tra concretezza istituzionale e dialettica accesa
Il confronto mette in luce due visioni differenti sul presente e sul futuro del paese: da un lato l’opposizione che incalza sulle infrastrutture e sull’intercettazione dei fondi europei, dall’altro una maggioranza che rivendica il pragmatismo del lavoro quotidiano lontano dal clamore mediatico. Un dibattito aperto che continuerà a far discutere nelle sedi preposte e tra le strade di Crispano.
Afragola
ACCC19. Welfare lumaca: la ghigliottina dello “spoils system” e la propaganda di Angelino fermano i soldi per 86 disabili gravissimi
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2 mesi fail
17 Luglio 2026
CAIVANO – AFRAGOLA – C’è un’arte in cui l’Amministrazione Angelino non teme rivali, e non è quella del buon governo, della pianificazione strategica o del rispetto dei codici. No, l’arte in cui questa giunta eccelle, raggiungendo vette di cinismo politico difficilmente eguagliabili, è la propaganda fotografica. Il “welfare da clic”, lo storytelling dell’inclusione che viaggia sui canali social a colpi di comunicati stampa infarciti di parolone altisonanti: “coordinamento Unitario”, “cabina di regia istituzionale”, “strategia complessiva di coesione”.
Prendete l’ultimo capolavoro social del Sindaco di Caivano, Antonio Angelino. In posa plastica attorno a un tavolo della sede del Commissariato straordinario di Governo, il primo cittadino celebra in pompa magna il trionfo della “rete sociale territoriale”. Ci sono tutti: assessori regionali, fondazioni nazionali, sigle storiche del terzo settore, asfissianti elenchi di sigle e autorità messi in fila per dimostrare che Caivano è “protagonista del proprio cambiamento attraverso una regia pubblica forte”.
Poi, però, si spengono i riflettori dello smartphone, si posa la fotocamera e si entra negli uffici dell’Azienda Consortile A.C.C.C. (Ambito N19), l’ente strumentale che unisce i Comuni di Afragola, Caivano, Cardito e Crispano per gestire i servizi sociali. E qui la fiction di Angelino – che dell’Azienda Consortile è nientemeno che il Presidente del Consiglio di Amministrazione – si scontra con una realtà contabile e umana semplicemente agghiacciante.
Mentre il Presidente-Sindaco si fa immortalare al tavolo della “rigenerazione sociale”, 86 famiglie del territorio, precipitate nell’estrema fragilità, sono ancora in attesa del contributo destinato ai disabili gravissimi.
I soldi ci sono, i mandati no: il cortocircuito dell’incapacità
La cosa più grave, in questa palude burocratica, è che non si può nemmeno agitare il logoro spettro della “mancanza di fondi”. No, la Regione Campania i compiti a casa li ha fatti: con un decreto pubblicato lo scorso 2 maggio, Palazzo Santa Lucia ha ripartito e liquidato agli Ambiti Territoriali il 30% delle risorse disponibili. Nelle casse dell’Azienda Consortile presieduta da Angelino sono arrivati 338 mila euro. Soldi liquidi, freschi, vincolati.
E allora come mai, a distanza di mesi, quelle 86 famiglie che affrontano quotidianamente il dramma della disabilità gravissima non hanno visto un solo euro? Che fine hanno fatto quei 338 mila euro? Sono forse rimasti incagliati nei cassetti della burocrazia consiliare a fare la muffa per colpa dell’inefficienza gestionale di chi dovrebbe firmare i mandati di pagamento con la massima urgenza?
Viene da porre una serie di domande dirette al Presidente del CdA, nonché Sindaco, Antonio Angelino:
Conosce, signor Sindaco, lo stato attuale delle casse dell’Azienda che presiede? Ha mai verificato i saldi e le giacenze dei capitoli destinati alle fasce deboli?
È a conoscenza della lentezza esasperante e ingiustificabile delle transizioni economiche del suo Ente, capace di trasformare un trasferimento regionale immediato in un’attesa infinita per l’utente finale?
Conosce, anche solo per interposta persona, le difficoltà quotidiane, materiali e psicologiche, delle famiglie fragili che hanno un disabile gravissimo all’interno del proprio nucleo e che su quei contributi basano l’acquisto di cure, medicinali e assistenza essenziale?
Meno demagogia, più assistenza vera
È troppo comodo blindarsi nelle stanze della Cabina di regia con Save the Children, Fondazione con il Sud e le delegazioni regionali per produrre “metodi di lavoro fondati sulla collaborazione” se poi l’ordinaria amministrazione, quella che incide sulla carne viva della povera gente, è totalmente paralizzata.
Un vero amministratore si misura sull’efficacia dei mandati di pagamento per i disabili, non sul numero di like raccolti sotto una foto istituzionale. La cura e l’assistenza reale non si fanno con i tavoli di concertazione permanente che servono solo a “indirizzare gli interventi” futuri; si fanno liquidando oggi ciò che spetta di diritto ai cittadini oggi.
Caro Sindaco Angelino, spenga i social, rimetta in tasca il telefono e firmi i mandati per quelle 86 famiglie. Meno demagogia da passerella e più fatti. Perché la disabilità gravissima non aspetta i comodi della sua “regia pubblica forte”.
L’ingranaggio inceppato: il prezzo politico dello “spoils system” selvaggio
Naturalmente, per i professionisti della giustificazione, tutto questo sarà derubricato a una “sfortunata coincidenza”. Ma le coincidenze, in politica, hanno quasi sempre un nome, un cognome e una precisa responsabilità amministrativa. Il blocco di quei 338 mila euro coincide, infatti, con il caos istituzionale generato dal cambio al vertice dell’Azienda Consortile e dal contestuale insediamento della nuova amministrazione del Comune capofila di Afragola. Pur di soddisfare la brama di “spoils system” e occupare militarmente le poltrone dei servizi sociali, si è voluto azzerare tutto, inceppando una macchina già fragile.
Prima si è costretto un direttore dimissionario a firmare un interpello interno palesemente illegittimo – escludendo il personale di Afragola in violazione dello Statuto – pur di nominare un “facente funzioni” del facente funzioni. Poi, per assecondare i diktat dei nuovi equilibri politici, si è proceduto alla frettolosa nomina del nuovo Direttore Generale, Silvia Martino, ignorando i requisiti statutari e, soprattutto, violando le più elementari norme sulla trasparenza: ad oggi, infatti, il decreto di nomina non è mai stato pubblicato sull’Albo Pretorio.
Questo groviglio di forzature burocratiche e procedure fuori legge ha prodotto l’unico risultato prevedibile: la totale paralisi amministrativa. Mentre la nuova dirigenza s’insedia senza atti ufficiali pubblici e il Presidente del CdA si adegua ai giochi di potere delle coalizioni vicine, gli uffici si ingolfano e le transazioni economiche si fermano. L’incapacità gestionale di questa nuova classe politica si misura proprio qui: aver sacrificato l’assistenza vitale di 86 famiglie sull’altare di una spartizione di poltrone tanto efferata quanto amministrativamente analfabeta.
Afragola
AFRAGOLA. ACCC19. Le capriole del “Sistema Giusto” e i dilettanti della trasparenza. Sull’Albo Pretorio non esiste il Decreto di nomina del Direttore Silvia Martino
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2 mesi fail
14 Luglio 2026
AFRAGOLA – C’era una volta la retorica del “cambiamento”, del risanamento morale, della trasparenza sbandierata ai quattro venti contro il vecchio “Sistema”. Ad Afragola, da quando si è insediata l’amministrazione del sindaco Gennaro Giustino, la musica avrebbe dovuto cambiare. E invece, a guardare le acrobazie burocratiche dell’Azienda Consortile dei Servizi Sociali A.C.C.C. (Ambito N19), non solo la musica è rimasta la stessa, ma i musicanti sembrano aver studiato il diritto amministrativo su un sussidiario delle elementari. O, peggio, fingono di non conoscerlo pur di occupare le poltrone che contano.
L’ultimo capolavoro della ditta Giustino & Co. è un bignami di illegittimità, firme abusive e nomine fantasma che meriterebbe l’attenzione di una commissione d’inchiesta, o quantomeno di un buon corso di recupero in diritto pubblico.
L’interpello delle meraviglie: il “facente funzioni” del sostituto provvisorio
Tutto ha inizio il 19 giugno 2026. Sull’Albo Pretorio dell’Azienda Consortile compare un avviso di interpello interno per il conferimento dell’incarico di “facente funzioni” di Direttore Generale. A firmarlo è il Direttore uscente, il dottor Umberto Setola. E qui crolla la prima tessera del domino.
Nel fantastico mondo dell’A.C.C.C., un Direttore Generale – per giunta dimissionario dal mese precedente e in sella solo grazie a un’estensione tecnica del mandato fino al 1° luglio – si sveglia la mattina e “dispone” le regole per la scelta del suo successore. Peccato che lo Statuto dell’Azienda, all’articolo 33, stabilisca con granitica chiarezza che la nomina del Direttore spetta esclusivamente al Presidente del Consiglio di Amministrazione. Setola, in pieno regime di prorogatio (durante il quale per legge si possono firmare solo atti urgenti e indifferibili di ordinaria amministrazione), non aveva alcuna competenza statutaria per avviare procedure di reclutamento di macro-organizzazione.
Ma il capolavoro logico è un altro. Setola, che già governava l’azienda ad interim, bandisce un interpello per trovare un “facente funzioni”. Nel diritto amministrativo siamo alle comiche: la sub-delega a catena, il “facente funzioni del facente funzioni”. Una mostruosità giuridica creata al solo scopo di blindare l’ufficio escludendo, peraltro, con requisiti cuciti su misura, il personale del Comune Capofila di Afragola, in palese violazione dell’articolo 36 dello Statuto che ne imponeva la valorizzazione prioritaria per garantire la continuità gestionale.
Il sacrificio di Umberto Setola: da “uomo del Sistema” a capro espiatorio
In questa tragicommedia, Umberto Setola veste i panni della vittima perfetta. Per anni, la stessa area politica che oggi fa capo a Gennaro Giustino lo ha dipinto come l’incarnazione del “Sistema Nespoli”, il braccio operativo della vecchia guardia che per decenni ha governato Afragola. Eppure, nel momento del bisogno, il “Sistema Giusto” non ha esitato a usarlo come scudo. Setola è stato costretto a firmare un atto illegittimo e spericolato il 19 giugno, coprendo con la propria firma le pretese della nuova politica, per poi essere accompagnato alla porta il 1° luglio. Liquidato e sacrificato sull’altare delle nuove spartizioni.
Il Presidente “ignaro” e la nomina fantasma
Entra a questo punto in scena Antonio Angelino, fresco di nomina a Presidente del CdA dell’Azienda Consortile, avvenuta il 26 giugno 2026. Passano appena cinque giorni e, il 1° luglio, viene formalizzata la nomina del nuovo Direttore Generale, Silvia Martino.
Ora, ci si aspetterebbe che un Presidente del CdA eserciti i propri poteri con autonomia e rigore. E invece Angelino, dimostrando una preoccupante inadeguatezza amministrativa, si presta docilmente a fare da passacarte. Ratifica la nomina di Silvia Martino, figlia diretta di quell’interpello illegittimo nato prima ancora del suo insediamento e concepito da un direttore dimissionario. Angelino, ignaro (o finto ignaro) del groviglio di norme infrante che pendeva su quella procedura, ha eseguito senza fiatare i diktat del “collega” Gennaro Giustino, Sindaco del Comune Capofila.
Ma non è finita. C’è un dettaglio che trasforma la farsa in giallo. Ad oggi, del decreto di nomina di Silvia Martino non v’è traccia sull’Albo Pretorio dell’Azienda Consortile. L’articolo 15-bis dello Statuto impone la pubblicazione immediata di tutti gli atti, così come lo impone la legge sulla trasparenza (D.Lgs. 33/2013) per il conferimento degli incarichi dirigenziali. Una nomina non pubblicata è una nomina inefficace. Chi sta firmando gli atti dell’Ambito N19 in queste ore? Con quale autorità?
Il “Sistema Giusto” e le capriole del potere
Gennaro Giustino aveva promesso di spazzare via il vecchio regime. Aveva garantito che con lui Afragola avrebbe conosciuto il rigore e la meritocrazia. La realtà ci restituisce un quadro ben diverso: il “Sistema Giusto” si sta rivelando persino più efferato, spregiudicato e pasticcione di quello che l’ha preceduto.
Le capriole amministrative a cui stiamo assistendo per occupare le poltrone dei servizi sociali – il settore più delicato, che gestisce i bisogni degli ultimi di Afragola, Caivano, Cardito e Crispano – superano ogni immaginazione. Pur di imporre i propri nomi, la nuova amministrazione calpesta statuti, ignora i doveri di trasparenza, costringe dirigenti dimissionari a firmare atti oltre i propri limiti di potere e usa neofiti della politica come paravento. Se questo è il “Nuovo Corso”, ridateci il vecchio. Almeno loro, prima di fare nomine, si disturbavano a leggerle le regole.


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