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CASAVATORE, arrestato venticinquenne per spaccio e ricettazione

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Su ordine della Procura di Napoli Nord, gli uomini della Benemerita di Casavatore hanno tratto in arresto Carmine Alterio, originario del posto, per lui è stata emessa un’ordinanza di cumulo pene; il venticinquenne, già noto alle forze dell’ordine, dovrà scontare 3 anni e 8 mesi presso la casa circondariale di Poggioreale, per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio e ricettazione. I reati sono stati commessi tra il 2010 e il 2014.

 

 

Caivano

CAIVANO. Il pentito Carmine Peluso avverte la nuova Amministrazione: “Il Sistema può anche andare avanti da solo”

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CAIVANO – «Io dico solo una cosa, che se oggi i politici che ci stanno non aprono gli occhi, il sistema va avanti anche senza di loro. Perché è un sistema talmente oliato che non ha bisogno nemmeno del politico, il politico serve solo per dare l’indirizzo, ma poi le ditte e i tecnici sanno già come muoversi».

Le parole di Carmine Peluso, rese il 3 dicembre scorso nell’aula del Tribunale di Napoli Nord, non sono semplici ricordi di un pentito: sono un avvertimento elettrostatico per l’Amministrazione di Antonio Angelino. Un monito che svela come la corruzione a Caivano non sia un evento episodico, ma un software che gira in background, capace di sopravvivere ai decreti di scioglimento e ai cambi di casacca. Ma c’è un passaggio, tra le dichiarazioni del collaboratore di giustizia, che suona come una campana a morto per la credibilità dell’attuale Sindaco: «Nessuno ha mosso un dito, neanche allora l’opposizione ha fatto un qualcosa per cercare di fermare questa versione, quest’acqua sporca, chiedo scusa per il termine, che colava all’interno del Comune».

Poiché il Sindaco Antonio Angelino è stato seduto proprio tra quei banchi dell’opposizione durante le amministrazioni sciolte per camorra, la domanda sorge spontanea: di quale “acqua sporca” parla Peluso? E perché Angelino, che oggi si propone come il nuovo che avanza, non ha provato a chiudere quel rubinetto quando era il momento?

Si tratta, è bene ribadirlo, di dichiarazioni rese da un collaboratore di giustizia, che dovranno essere valutate nelle sedi competenti. Tuttavia, sul piano politico e amministrativo, alcune affermazioni meritano una riflessione pubblica, soprattutto quando chiamano in causa il clima generale che avrebbe caratterizzato il Comune di Caivano negli anni passati.

L’analisi della “questione morale” non può che partire dai numeri. Quelli dei voti e delle ditte sponsorizzate. Nel calderone dei consiglieri attualmente in carica, spicca il nome di Giuseppe Ponticelli, detto “Pippo”, oggi tra i banchi di Azione con 265 voti. Il verbale di Peluso è di una chiarezza disarmante quando il PM chiede quali ditte venissero sponsorizzate: «Samar di Domenico Arzanese, ha lavorato principalmente con me… Claudio Paradiso era collegato direttamente a Giuseppe Ponticelli, consigliere comunale allora, detto “Pippo”. E in cambio c’erano due cose: o corruzione o cambio oppure scambio di voti. Da queste ditte si otteneva sia quello che quello». Corruzione o voti. Uno scambio che Peluso definisce ordinario. Sindaco, è questo il profilo dei suoi compagni di viaggio?

L’editoriale della morale non può che partire dai numeri. Quelli dei voti. Il Sindaco gode oggi dell’appoggio di Emanuele Emione (466 voti), consigliere di Caivano Conta, lista del sindaco. Ma dietro Emanuele c’è l’ombra del cugino, l’ex Presidente del Consiglio Francesco Emione, suo capoelettore. Peluso, durante la sua deposizione fiume, racconta una scena da film noir: una mazzetta da mille euro della ditta Art Edil incassata proprio presso lo studio Emione. «Detto e confermato da Giuseppe, Arte Edil… mille euro. E poi con il tempo… me lo disse anche Falco a me… ci fu anche una forte discussione fra Falco Armando e Francesco Emione con Arte Edil, perché loro volevano di più e chiusero con tutto a mille euro». Se Peluso è attendibile quando accusa se stesso, perché non dovrebbe esserlo quando descrive il capoelettore di un consigliere di maggioranza intento a mercanteggiare sulle tangenti? Delle due l’una. O Peluso è attendibile sempre o non lo è mai.

Il “Sistema” sembra essere un album di famiglia. Prendiamo i 184 voti di Antonio Angelino (omonimo del Sindaco, primo non eletto in Caivano Unita), fratello di quel Pasquale Angelino che tra le dichiarazioni di Peluso appare come un protagonista del sottobosco politico-criminale. Peluso dichiara che “Tibiuccio” il boss del Clan Angelino-Gallo premeva per far lavorare Pasquale al Comune. Risultato? Un incarico da 40.000 euro per l’efficientamento energetico della scuola San Francesco. Ma il bello (o il tragico) viene dopo: «In questa circostanza Angelino Pasquale aveva versato nelle casse del clan 5.000 euro e 500 euro a Zampella Vincenzo… perché Pasquale disse: “io ho un problema economico, in quanto ho pagato una estorsione nei confronti della…”». Pasquale Angelino, fratello del candidato del sindaco, pagava il pizzo al clan per i lavori ottenuti dal Comune. È questo il modello di “legalità” che circonda l’attuale Amministrazione?

E che dire di Francesco Laurenza, attuale Consigliere Comunale di “Bene Comune” eletto con 359 voti e dipendente della Impiantistica Meridionale di Filippo Angelino – suo capo elettore e affine – ditta colpita da interdittiva antimafia e in causa con il Comune per un debito di circa 500mila euro? Sponsorizzato in campagna elettorale anche da quel Vincenzo Semonella (FV Costruzioni) che la DDA indica come titolare di ditta “gradita” al clan. Un intreccio di parentele, ditte in odore di camorra e debiti comunali che farebbe tremare i polsi a chiunque, ma non sembra turbare il sonno della maggioranza.

Ma la domanda più urticante per il Sindaco riguarda il presente. Peluso elenca le mazzette incassate da Armando Falco nipote dell’ex Sindaco Enzo Falco e imputato nello stesso processo: cita la MGE di Cardito (con il prestanome Angelino Domenico), la DZ Energreen e, soprattutto, la Berlor. Quest’ultima, dice Peluso, versò «mille euro» per i lavori al cimitero nel 2021. Sindaco Angelino, dato che la Berlor lavora ancora oggi presso il cimitero comunale, cosa intende fare dal punto di vista etico? È accettabile che una ditta indicata da un collaboratore di giustizia come pagatrice di tangenti continui a operare indisturbata per l’Ente?

Il quadro si chiude con i “facilitatori”. Peluso cita Gaetano Lionelli e Domenico Falco, ex Consiglieri comunali, descrivendoli come soggetti che «avevano chiesto delle cortesie all’interno del Comune». Proprio quel Falco che, pur non essendo in carica, sarebbe stato un accanito sponsor dell’attuale Consigliere Antonio Russo, avrebbe influenzato la scelta dell’assessore alle Politiche Sociali Giuseppe Precchia e che si fa ritrarre al fianco del Sindaco al taglio del nastro della villa comunale del Rione Scotta. E che dire dei tecnici? Figure come l’Arch. Pasquale Oterbo, che secondo Peluso riceveva incarichi (come quello all’ex scuola via Lanna) perché «appoggiato» dai politici del vecchio sistema – come Arcangelo Della Rocca (imputato nello stesso processo) e Antonio De Lucia ex Assessore all’Urbanistica – sono ancora oggi presenze fisse negli uffici tecnici comunali.

Certo, nessuno di questi nomi è oggi raggiunto da indagini, ordinanze o condanne definitive per questi fatti; sono tutti innocenti ed estranei ai fatti. Ma la politica non è un tribunale: è una questione di opportunità, di fiuto, di etica del sospetto. Se il sistema è «automatico», come dice Peluso, e i personaggi che lo alimentavano sono ancora lì — tra consiglieri, capoelettori, tecnici e ditte — allora il Sindaco Angelino non sta guidando una nuova era. Sta solo facendo da frontman a un meccanismo che, forse anche a sua insaputa, non ha mai smesso di girare.

«Se la nuova politica non controlla riga per riga quello che succede negli uffici, il sistema non si ferma, continua da solo». Sindaco, ha iniziato a leggere quelle righe, o ha paura di quello che potrebbe trovarci scritto?

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Cardito

Cardito, il Teatro Comunale intitolato al Maestro Vessicchio: domani l’inaugurazione

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La città di Cardito celebra la musica, la cultura e una delle sue figure artistiche più rappresentative. Sabato 17 gennaio 2026, a partire dalle ore 17:30, si terrà la cerimonia ufficiale di inaugurazione della targa commemorativa di intitolazione del Teatro Comunale di Cardito al Maestro e Direttore d’Orchestra “Peppe” Vessicchio.

Un momento di alto valore simbolico e culturale per la città, che rende omaggio a un Maestro capace di portare la musica italiana nel mondo, distinguendosi per competenza, passione e straordinaria umanità.

La cerimonia si aprirà con i saluti istituzionali alla presenza del Prefetto di Napoli Michele Di Bari, del Vicepresidente della Regione Campania Mario Casillo, del Sindaco di Cardito Giuseppe Cirillo, e del Sindaco della Città Metropolitana di Napoli Gaetano Manfredi.

Nel corso dell’evento, i sindaci citati consegneranno simbolicamente le chiavi della città ad Alessia Vessicchio, a testimonianza del legame profondo tra la famiglia Vessicchio e la comunità carditese.

Alle ore 18:00 seguirà l’introduzione all’evento e la presentazione della Corale del Teatro San Carlo di Napoli, che si esibirà prima dello spettacolo musicale.

Alle ore 18:30 spazio alla musica con lo spettacolo “Napoli, Amore e Bellezza”, un viaggio emozionante attraverso otto secoli di canzone napoletana, interpretato da The Seven Neapolitan Tenors. Il concerto (su invito), della durata di 1 ora e 15 minuti, ripercorre la storia musicale partenopea, dalle origini medievali fino ai grandi classici del Novecento e contemporanei.

“Con questa intitolazione, la città di Cardito afferma il proprio impegno nella valorizzazione della cultura e dell’arte, legando per sempre il suo Teatro Comunale al nome del maestro Peppe Vessicchio, simbolo di eccellenza, professionalità e amore per la musica” riferisce il sindaco di Cardito Giuseppe Cirillo.

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Caivano

CAIVANO. Il Sindaco si vanta del PNRR sulla riqualificazione delle scuole ma lascia indietro i bambini della Mameli e della Rodari

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CAIVANO – Il 2025 si è chiuso con un annuncio trionfale dell’amministrazione comunale: fondi PNRR intercettati, cantieri in arrivo, sicurezza scolastica finalmente al centro dell’agenda politica. Parole importanti, accompagnate da cifre rilevanti e da un racconto che restituisce l’immagine di un Comune finalmente efficiente e attento ai suoi bambini.

Eppure, come spesso accade, basta spostarsi di pochi metri — o di qualche chilometro — per scoprire una realtà molto diversa. Nel grande racconto dei finanziamenti PNRR (Missione 4 – Istruzione e Ricerca), mancano completamente all’appello due plessi che fanno parte a pieno titolo dell’istituto comprensivo “Cilea–Mameli–Rodari”: il plesso Mameli e la scuola Rodari di Pascarola. Non una dimenticanza marginale, ma un’assenza che pesa come un macigno, soprattutto se si guarda alle condizioni in cui questi edifici versano da mesi.

Disagi concreti, non propaganda

Al plesso Mameli i caloriferi non funzionano. Siamo in inverno, e il problema è noto da prima di Natale. Al primo piano persistono infiltrazioni d’acqua sempre negli stessi punti, gli stessi già interessati da interventi passati — prima dalla giunta Falco, poi dalla terna commissariale. Interventi evidentemente inefficaci, che si ripetono nel tempo senza mai risolvere il problema alla radice.

Le conseguenze? Tre classi spostate, un teatro scolastico chiuso temporaneamente, attività didattiche sacrificate. Non per un giorno, ma da oltre un mese. Alla Rodari di Pascarola la situazione non è migliore: l’ascensore è fuori servizio, compromettendo l’accessibilità; il cancello automatico è rotto da tempo; la dirigente scolastica ha segnalato più volte la necessità dell’intervento di un elettricista; lo scorso anno si è arrivati persino a una denuncia ai Carabinieri nei confronti dei commissari prefettizi, segno di un disagio ormai esasperato. Questi non sono dettagli. Sono diritti negati.

PNRR sì, ma non per tutti

Il sindaco Antonio Angelino rivendica con orgoglio tre finanziamenti PNRR per altre scuole del territorio. Bene. Ma la domanda è semplice e inevitabile: perché Mameli e Rodari non sono state incluse? Il sottoscritto è a conoscenza dell’esistenza di un altro progetto PNRR, ben più imponente, che prevede l’abbattimento e la ricostruzione del plesso Cilea per un importo di circa sei milioni di euro, intercettato dalle scorse Amministrazioni. Un intervento importante, nessuno lo nega.

Ma proprio qui nasce il dubbio politico e amministrativo: com’è possibile che, nel programmare un intervento così rilevante, non si sia tenuto conto del fatto che l’istituto comprensivo è composto da tre plessi distinti e separati? La Mameli si trova a circa 100 metri dalla Cilea. La Rodari è addirittura a Pascarola, frazione di Caivano, lontana fisicamente e logisticamente. Possibile che per queste scuole non ci fosse alcuna criticità meritevole di fondi PNRR? O forse si è scelto consapevolmente di guardare altrove?

Il dubbio che non può essere ignorato

C’è un altro elemento che merita attenzione e che non può essere liquidato come malizia: la dirigente scolastica dell’istituto è stata candidata a Sindaco di Caivano, concorrendo direttamente contro l’attuale primo cittadino, e oggi siede tra i banchi dell’opposizione.

Sia chiaro: riqualificare una scuola non significa fare un favore alla dirigente, non equivale a ristrutturarle una “villa al mare”. Significa servire i cittadini, tutelare studenti, famiglie, personale scolastico. E tra quei cittadini ci sono anche i genitori dei bambini della Mameli e della Rodari, molti dei quali hanno votato l’attuale Sindaco. Allora la domanda diventa ancora più scomoda, ma necessaria: perché questi bambini non hanno avuto lo stesso diritto alla sicurezza e alla dignità scolastica degli altri?

Aspettiamo risposte, non slogan

Il PNRR è un’opportunità storica. Ma se diventa uno strumento selettivo, che crea scuole di serie A e scuole di serie B, allora qualcosa si è rotto. Mameli e Rodari non chiedono favori. Chiedono caloriferi funzionanti, edifici asciutti, ascensori attivi, cancelli sicuri. Chiedono ciò che è stato promesso: mettere i bambini al centro. Il Sindaco farebbe bene a spiegare pubblicamente il vero motivo dell’esclusione di questi plessi. Perché il silenzio, quando i fatti sono così evidenti, non è mai neutrale. E i bambini, prima o poi, presentano il conto.

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