Altro che approvazione del Bilancio. L’Assemblea nazionale di Più Europa si è trasformata nella Caporetto politica di Riccardo Magi. Una débâcle clamorosa, certificata dai numeri: 52 voti contrari contro 39 favorevoli. Il Bilancio consuntivo 2025 respinto. Una sfiducia politica piena, sonora, inequivocabile.
Eppure il disastro era annunciato. Lo vedevano tutti. Tutti tranne Magi e quel ristretto cerchio magico che ormai governa Più Europa come se fosse una proprietà privata e non un partito politico fondato su regole, statuto e democrazia interna.
La giornata di oggi avrebbe dovuto avere un percorso semplice e lineare: dopo le dimissioni della Presidente dell’Assemblea Agnese Balducci, l’Assemblea nazionale avrebbe dovuto eleggere il nuovo Presidente e soltanto dopo procedere alla discussione e votazione del Bilancio. Non era una richiesta eversiva. Non era ostruzionismo. Era semplicemente il rispetto dello Statuto. Invece si è scelto deliberatamente di forzare tutto.
Il Presidente facente funzioni Michele Di Lorenzo — evidentemente in perfetta sintonia con il Segretario Nazionale — ha deciso autonomamente di dichiarare inammissibile una mozione sottoscritta da 53 firmatari senza nemmeno metterla ai voti. Un atto politicamente gravissimo prima ancora che regolamentarmente discutibile. Perché quando una maggioranza dell’Assemblea chiede di discutere un punto politico e la Presidenza lo blocca senza voto, il problema non è più procedurale: diventa democratico. Ed è lì che l’Assemblea è esplosa.
Urla, accuse reciproche, richiami alla resistenza democratica, accuse di fascismo, tensione altissima. Una sospensione che aveva il sapore del tentativo disperato di raffreddare gli animi o magari convincere qualcuno a sfilarsi. Ma i 52 contrari non si sono mossi di un centimetro. Perché quando una leadership perde il contatto col proprio partito, non bastano le pause tattiche a salvare il salvabile.
Alla ripresa dei lavori, nonostante gli inviti a fermarsi per evitare una clamorosa bocciatura politica, Magi e i suoi hanno scelto ancora una volta la linea del muro contro muro. E sono andati a sbattere.
Il risultato finale è devastante. Non solo perché un Bilancio respinto è sempre un fatto enorme per qualsiasi forza politica. Ma perché il voto di oggi certifica una verità che ormai non può più essere nascosta: Riccardo Magi non ha più i numeri per guidare Più Europa. E allora la domanda diventa inevitabile: cosa dovrebbe fare adesso un leader serio?
In qualsiasi partito normale, dopo una sconfitta del genere, il Segretario si dimetterebbe nel giro di poche ore. Per dignità politica. Per rispetto delle istituzioni interne. Per evitare di trascinare ulteriormente il partito in una guerra permanente. Sarebbe la scelta più intelligente, più lucida e persino più utile per Più Europa. Perché oggi non è stato bocciato soltanto un Bilancio. È stata bocciata una linea politica. È stato bocciato un metodo. È stato bocciato un gruppo dirigente. Continuare a fare finta di nulla significherebbe soltanto aggravare la crisi.
Serve immediatamente un Congresso vero. Non una conta pilotata. Non l’ennesima gestione oligarchica costruita attorno a pochi fedelissimi. Serve restituire parola alla comunità politica di Più Europa prima che il partito imploda definitivamente sotto il peso delle proprie contraddizioni. Perché i numeri, in politica, sono spietati. E quelli usciti dall’Assemblea nazionale raccontano una sola cosa: il re è nudo, è rimasto senza maggioranza.