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Primo Piano

Verso Napoli-Pescara: Milik al lavoro, Strinic in gruppo

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Napoli- Altro che Real Madrid, dovrà attendere la partita di Champions League perché il Napoli dovrà affrontare prima il Pescara. Dopo una prestazione non particolarmente brillante contro la Samp, la squadra di Sarri vuole i tre punti.

Procede l’allenamento a Castel Volturno agli ordini del tecnico toscano, in vista della sfida di domenica che si giocherà alle 15 al ‘San Paolo’. Vento forte però nel casertano, colpito anche da una tromba d’aria nell’agro-aversano che ha fatto registrare danni ed un ferito lieve. Guanti e scaldacollo per gli azzurri che hanno lavorato nonostante le temperature rigide, mentre Milik ha svolto lavoro differenziato unendosi al gruppo nella parte dedicata alla seduta tecnico tattica.

Per Strinic, che ha accusato un fastidio durante la competizione di Tim Cup contro lo Spezia, è rientrato in gruppo. Chiriches anche ha svolto una parte di lavoro differenziato e l’altro con la squadra.

Afragola

AFRAGOLA. Il Giallo della “Svolta Giusta”. Quando la matematica civica fa fare un salto mortale alla democrazia

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Se la politica ad Afragola fosse un romanzo giallo, in queste ore i periti della Procura e i commissari elettorali starebbero sudando freddo davanti a quello che si preannuncia come il più grande pasticcio burocratico – o miracolo aritmetico, a seconda dei punti di vista – della storia recente della nostra città. Mentre si procede, candidato per candidato, al controllo millimetrico della settima lista, quella di Noi di Centro, l’attenzione di tutti si è fatalmente catalizzata su un documento ufficiale che scotta come una piastra rovente: l’istanza di verifica e contestazione formale presentata al Presidente del Seggio Centrale.

La scorsa settimana i controlli sui registri dei voti di lista sono apparsi formali e nella norma, ma la verità – quella sostanziale, che fa discutere i palazzi del potere e le piazze – emerge con la forza dei numeri quando si analizza la lista “La Svolta Giusta” (indicata nell’istanza come la Lista n. 2 a sostegno del sindaco Gennaro Giustino), che ha catapultato in Consiglio Comunale ben due consiglieri: Raffaele Tontaro e Ferdinando Salzano. È qui che la matematica smette di essere logica e diventa magia.

Il paradosso delle preferenze: elettori “fantasma” nelle liste civiche

La lista “La Svolta Giusta” porta a casa 1.797 voti di lista. Ma la cosa che salta immediatamente agli occhi dell’osservatore meno distratto è che se sommiamo tutti i voti di preferenza dei singoli candidati – attenzione: senza nemmeno decurtare il peso delle accoppiate maschio-femmina, che per legge valgono come un unico voto di lista – arriviamo a un totale di appena 1.816 preferenze. Una forbice ridicola, inconsistente.

Siamo seri: stiamo parlando di una lista civica, non di un partito ideologico nazionale. Nelle dinamiche elettorali delle nostre terre, l’elettore non va in cabina per esprimere un “voto di opinione” barrando semplicemente il simbolo per simpatia astratta; l’elettore ci va trascinato dal candidato di turno, per scrivere quel nome e quel cognome sulla scheda. Com’è possibile, allora, che il voto dato al simbolo sia quasi identico alla somma delle preferenze dei singoli candidati?

A svelare l’inganno logico ci pensano, per contrasto, i numeri del Partito Democratico (schierato nella stessa coalizione). Lì la musica è completamente diversa: sommando le preferenze dei candidati PD si arriva a ben 2.491 voti a fronte di 1.839 voti di lista. Una differenza di 652 voti, la dimostrazione matematica e plastica di come l’elettorato abbia utilizzato e ripartito i voti in base alle classiche cordate e accoppiate maschio-femmina. Nella “Svolta”, invece, questa dinamica è evaporata.

Le 22 sezioni dello scandalo: l’ipotesi dell’errore (o del travaso)

A gettare benzina sul fuoco c’è il documento analitico allegato all’istanza, che scatta una fotografia inquietante su ben 22 sezioni elettorali. In questi seggi si registra una costante ed eccezionale eccedenza dei voti attribuiti alla lista rispetto alle preferenze reali dei candidati. Una forbice matematica che – mette nero su bianco la nota tecnica – non è in alcun modo giustificabile con il meccanismo della doppia preferenza.

Guardando la tabella delle discrepanze, saltano all’occhio anomalie che l’istanza definisce “gravi” e “critiche”: Sezione 26: +9 voti di lista rispetto alle preferenze. Sezione 27: +12 voti di lista di eccedenza. Sezione 28: +7 voti di scarto. Sezione 38: ben 13 voti di discrepanza assoluta. E così via, per un totale complessivo – su sole 22 sezioni – di 131 voti attribuiti illegittimamente, secondo il documento, alla lista del sindaco.

L’ipotesi logica avanzata nel documento è chiarissima: i voti espressi dagli elettori esclusivamente a favore del Candidato Sindaco Giustino (il voto al solo sindaco, senza croce sul simbolo civico) in sede di scrutinio sarebbero stati erroneamente trascritti due volte, sia nel computo del sindaco sia in quello della lista di coalizione. Una svista macroscopica che, se non corretta, creerebbe un’impossibile discrepanza aritmetica rispetto ai votanti effettivi entrati nei seggi.

Il seggio conteso: Maria Carmina Sepe e il ricorso al TAR

Questa non è accademia, è pura geopolitica consiliare. Questo “gonfiatissimo” numero di voti dato alla lista civica di Giustino ha permesso alla stessa di scavalcare al fotofinish proprio la lista Noi di Centro, che è riuscita a posizionare un solo consigliere: la regina delle preferenze Maria Carmina Sepe.

La forbice che separa le due liste è di appena 11 voti complessivi. È matematicamente evidente che se la Commissione o il tribunale dovessero sottrarre quei 131 voti calcolati indebitamente, scatterebbe immediatamente un seggio in più a vantaggio di Noi di Centro, cambiando radicalmente i nomi dei proclamati eletti in consiglio.

Cosa è successo davvero in quelle stanze a notte fonda? Errore materiale grossolano, stanchezza dei verbalizzanti, incompetenza diffusa o un disegno chirurgico per blindare i seggi della lista del primo cittadino? Tutto può essere accaduto nella notte in cui la matematica afragolese è diventata un’opinione. Ma una cosa è certa: la trasparenza e la verità democratica non possono essere calpestate dal caos dei verbali.

I dubbi sono troppi, pesanti e circostanziati. Proprio per questo, una volta terminati i lavori della Commissione elettorale centrale, sarà sacrosanto e inevitabile che chi è stato penalizzato da questa aritmetica creativa faccia opportuno e immediato ricorso al TAR. Chiedere il riconteggio delle schede non è un atto di lesa maestà, ma l’unico modo pulito per dipanare qualsiasi ombra e restituire ad Afragola la reale e incontestabile verità delle sue urne.

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campania

EAV, la Regione decide sul futuro dell’azienda: circumvesuviana e trasporti al centro del dibattito 

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NAPOLI – Il futuro della governance dell’azienda di trasporti EAV torna al centro del dibattito politico. L’assemblea dei soci della società partecipata della Regione Campania, che gestisce la Circumvesuviana e gran parte del trasporto ferroviario regionale, sarà chiamata nei prossimi giorni a discutere l’assetto dei vertici aziendali e, in particolare, il doppio incarico ricoperto dal presidente Umberto De Gregorio, che svolge anche le funzioni di direttore generale.

Una questione che negli ultimi mesi ha alimentato il confronto tra maggioranza e opposizione, soprattutto alla luce delle persistenti criticità che interessano alcune linee ferroviarie regionali. Ritardi, soppressioni e disagi per i pendolari continuano a rappresentare uno dei principali temi del confronto pubblico, nonostante i numerosi interventi programmati per il potenziamento del servizio. La discussione sul futuro di EAV arriva però in un momento caratterizzato anche da dati economici che raccontano una realtà diversa rispetto a quella ereditata circa dieci anni fa.

Ad alimentare il confronto politico è stata anche la richiesta di una seduta monotematica del Consiglio regionale della Campania dedicata alla situazione di EAV e della circumvesuviana. Le opposizioni hanno chiesto un approfondimento sulle condizioni del servizio ferroviario, sugli investimenti programmati e sulle strategie adottate dall’azienda per affrontare le criticità segnalate dai pendolari. Il dibattito in aula può essere in un’occasione di verifica complessiva sull’operato della società partecipata e sulle scelte che la Regione intende compiere per il futuro del trasporto pubblico locale.

Secondo i bilanci approvati dalla società, il 2023 si è chiuso con un utile netto di circa 2,5 milioni di euro, confermando il percorso di risanamento finanziario avviato dopo la crisi che aveva colpito l’azienda nella prima metà dello scorso decennio. I numeri evidenziano una crescita significativa del patrimonio netto, passato da circa 10 milioni di euro nel 2015 a oltre 160 milioni nel 2023. Un risultato che la governance aziendale considera la dimostrazione dell’efficacia delle strategie adottate negli ultimi anni. La stessa EAV ha ricordato che tra il 2011 e il 2016 le società confluite nel gruppo avevano accumulato perdite complessive per circa 315 milioni di euro, mentre dal 2016 in poi sarebbero stati registrati utili cumulati vicini ai 100 milioni. Proprio questi dati rappresentano uno degli argomenti utilizzati da chi sostiene la continuità gestionale. Dall’altra parte, però, non mancano le richieste di una revisione dell’assetto organizzativo, con la separazione delle cariche di presidente e direttore generale per rafforzare i meccanismi di controllo e indirizzo strategico.

Sul tavolo della Regione potrebbero arrivare diverse ipotesi, dal mantenimento dell’attuale modello fino alla redistribuzione delle responsabilità manageriali. La scelta finale avrà inevitabilmente riflessi non soltanto sugli equilibri interni della società, ma anche sui programmi di investimento che interesseranno la circumvesuviana e le altre linee gestite da EAV. L’azienda è chiamata nei prossimi anni ad affrontare sfide decisive: il rinnovo della flotta ferroviaria, il miglioramento dell’affidabilità del servizio, la modernizzazione delle infrastrutture e la gestione delle risorse provenienti dai programmi di investimento regionali e nazionali. Per questo motivo le decisioni che saranno assunte dall’assemblea dei soci vengono considerate un passaggio strategico per il futuro della mobilità in Campania e per milioni di utenti che ogni anno utilizzano la rete gestita da EAV.

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Caivano

CAIVANO. Il Canile dei dubbi. Tra punteggi record, requisiti prestati e ombre che meritano risposte

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CAIVANO – Ci sono gare pubbliche che si chiudono con un’aggiudicazione. E poi ci sono gare pubbliche che, una volta concluse, aprono interrogativi ancora più grandi di quelli che avrebbero dovuto risolvere. È il caso della procedura per l’affidamento del servizio di gestione del canile di Caivano, una gara che continua a sollevare interrogativi sulla valutazione tecnica, sull’utilizzo dei requisiti professionali e sul ruolo di controllo che l’Amministrazione comunale non può e non deve delegare a nessuno. Perché una cosa va chiarita subito: il fatto che la procedura sia stata gestita dalla Centrale Unica di Committenza della Provincia di Caserta non esonera il Comune di Caivano dalle proprie responsabilità. Anzi.

Ai sensi del D.Lgs. 36/2023, il Comune resta la stazione appaltante beneficiaria del servizio e mantiene il dovere di verificare il possesso dei requisiti dell’aggiudicatario, la correttezza della procedura e la regolare esecuzione del contratto attraverso il RUP e i controlli previsti dal Codice dei Contratti Pubblici. Il Codice dei Contratti Pubblici impone alla stazione appaltante l’obbligo di verificare la regolarità dell’intero procedimento, il possesso dei requisiti dichiarati dall’aggiudicatario e la corretta esecuzione del contratto. Il Responsabile Unico del Progetto e l’Amministrazione aggiudicatrice conservano il dovere di controllo e vigilanza sull’interesse pubblico perseguito dalla gara. Tradotto: il Sindaco Antonio Angelino e l’Amministrazione comunale hanno il dovere istituzionale di verificare che tutto sia avvenuto nel pieno rispetto delle norme e di fornire risposte alla cittadinanza ogni volta che emergono elementi che possono generare dubbi o perplessità.

Il nodo dei requisiti e dell’avvalimento

Dalle visure camerali emerge un quadro societario che merita attenzione. La società aggiudicataria Rifugio Agro Aversano S.r.l., con sede a Parete, risulta amministrata da Michele Falco. Tra le società collegate figurano inoltre: Agricoltura del Massico Società Agricola Semplice, i cui soci amministratori sono Michele Falco e Vito Luigi Pellegrino; Cultura e Natura S.r.l., amministrata da Vito Luigi Pellegrino e partecipata dagli stessi Pellegrino e Falco. Le stesse visure mostrano come Falco e Pellegrino siano figure centrali nell’assetto societario delle imprese coinvolte. Ed è qui che nasce una delle questioni più delicate. Se i requisiti tecnici e l’esperienza valorizzati nell’offerta derivano dall’accumulo di attività svolte in territori diversi, comprese importanti commesse fuori dalla Campania e in particolare nell’area romana e laziale, occorre chiedersi in che misura tali numeri abbiano inciso sul punteggio tecnico assegnato. Perché una cosa è possedere legittimamente requisiti maturati in tutta Italia. Altra cosa è trasformare quei numeri in un vantaggio competitivo tale da generare uno scarto enorme rispetto ai concorrenti.

Le mille adozioni e i venti punti di differenza

Uno dei profili più discussi riguarda il tema delle adozioni. Se il parametro premiante è la capacità di garantire un elevato numero di adozioni annuali e se tali risultati sono stati costruiti facendo leva su esperienze e strutture operanti in contesti territoriali completamente diversi da Caivano, allora una domanda diventa inevitabile: quanto pesa realmente il dato locale? E ancora: è ragionevole che il divario tecnico tra le offerte arrivi a circa venti punti quando, almeno per quanto riguarda le adozioni maturate nel contesto regionale, i risultati appaiono molto più vicini rispetto a quanto lasci intendere il punteggio finale? Sono domande che riguardano il merito della valutazione tecnica. Domande che non equivalgono ad accuse, ma che meritano risposte puntuali, documentate e trasparenti.

Il precedente di Roma che non può essere ignorato

A rendere il quadro ancora più delicato vi è quanto emerso recentemente sulla gestione dei canili di Roma. La stampa nazionale ha dato ampio risalto alla delibera con cui l’ANAC (leggi qui la delibera) ha contestato il sistema dei controlli adottato da Roma Capitale nell’esecuzione dell’appalto affidato proprio a Rifugio Agro Aversano. Secondo quanto riportato dagli organi di informazione, l’Autorità avrebbe evidenziato criticità nei controlli, nella documentazione dei sopralluoghi, nella verifica delle prestazioni effettivamente svolte, nella presenza del personale veterinario e nella tracciabilità delle attività di vigilanza. L’ANAC non ha messo sotto osservazione un appalto marginale, ma un affidamento plurimilionario riguardante il benessere di centinaia di animali. Elementi che non costituiscono automaticamente una condanna dell’operatore economico, ma che certamente rappresentano fatti di interesse pubblico e che qualsiasi amministrazione prudente dovrebbe valutare con estrema attenzione.

Parete, Caserta e le coincidenze che alimentano interrogativi

Esiste poi un dato politico che non può essere ignorato. Michele Falco e Vito Luigi Pellegrino sono figure note nel Comune di Parete, in provincia di Caserta, avendo ricoperto rispettivamente ruoli di sindaco e vicesindaco. Le società coinvolte hanno sede proprio a Parete e nel Casertano. La gara è stata gestita attraverso una Centrale Unica di Committenza della Provincia di Caserta. Si tratta di elementi che, da soli, non dimostrano alcuna irregolarità. Ma costituiscono certamente un intreccio di rapporti territoriali e professionali che rende ancora più necessario un supplemento di trasparenza. In uno Stato di diritto non si formulano sentenze senza prove. Ma nemmeno si pretende che i cittadini rinuncino a porre domande.

Le risposte che Caivano attende

La questione centrale, oggi, non è soltanto chi abbia vinto la gara. La vera questione è sapere: come sono stati valutati i requisiti tecnici; quale peso abbiano avuto le esperienze maturate fuori territorio; come sia stato attribuito il punteggio sulle adozioni; se il distacco tecnico registrato sia realmente proporzionato alle differenze tra le offerte; quali verifiche siano state svolte sui requisiti dichiarati; quali controlli siano stati effettuati dall’Amministrazione prima dell’aggiudicazione definitiva. Sono domande legittime. Sono domande pubbliche. Sono domande alle quali il Comune di Caivano ha il dovere di rispondere. Perché quando si parla di denaro pubblico, di gare pubbliche e di servizi che incidono direttamente sul benessere degli animali, la trasparenza non è una concessione. È un obbligo. E il silenzio, in questi casi, non aiuta nessuno.

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