
Attualità
Oriana Fallaci e l’enigma Mohammed
Pubblicato
10 anni fail
Da
Redazione
E’ difficile trattare la massa critica quando un personaggio celebre viene a mancare.
La pioggia di post in ricordo del mito, il rimpianto per non averlo mai conosciuto, la sensazione che qualcosa di molto intimo sia venuto a mancare, forse la paura di rimanere innominati e invisibili, paura dell’oblio, di quello che c’era e non c’è più.
Gli idoli servono proprio a questo: a possedere una stella polare, un punto di riferimento, qualcosa su cui contare, che funziona aldilà di quello che facciamo, di quanto falliamo.
L’idolo non va in bagno a fare la cacca, non sbava quando dorme, non si arrabbia e ha un corpo perfetto, è l’immagine del divino che costruiamo da secoli, il totem tanto agognato, la torre di babele.
Questa volta lo scandalo della morte è toccato a Cassius Clay, anche conosciuto come Mohammed Alì, un uomo ingenuo e buono, con il dono del coraggio e vittima di Mammona, che lo fece pugile e poi musulmano, personaggio ambiguo che tirava cazzotti in nome di un potere egoico disarmante, alla luce dei riflettori prima che di qualsiasi filosofia, divinità o profezia.
Oriana Fallaci aveva deciso di affrontarlo nella palestra in cui allenava, a Miami Beach, l’incontro è descritto nel libro “Le radici dell’odio”, uno dei suoi ultimi lavori, pubblicato postumo.
Mohammed era arrivato seguito da una scorta di Mussulmani neri, i Mussulmani neri, Neri, una delle sette più pericolose d’America, Ku-Klux-Klan alla rovescia, assassini di Malcom X, che lo avevano, catechizzato ipnotizzato piegato.
In quell’occasione la giornalista fu ritenuta invisibile e quasi ignorata: l’incontro si sarebbe svolto a casa di Cassius Clay, quella stessa sera.
“Tutti mi invidiano e mi ripetono speriamo che tu non ci trovi Sam Saxon (…) il Consigliere spirituale che i Mussulmani neri gli tengono accanto per protezione e per spia”.
Il campione abitava nel quartiere negro in una casa povera. Le ragioni di questa scelta, per la Fallaci, sono controverse: “alcuni dicono che lo fa per compiacere i Mussulmani neri e recitare la parte della vittima. Altri dicono che lo fa per sincere ragioni ideologiche. Altri ancora sostengono che il Campione non ha un soldo fuorchè i cinquantamila dollari che il gruppo di Louisville vincolò in una banca all’inizio della carriera, affinchè da vecchio non morisse di fame”.
Cassius aveva giocato con i bambini, poi aveva mostrato alla giornalista qualche filmato delle sue vittorie, il combattimento con Liston, finito k.o., proiettato due volte.
Oriana insiste per l’intervista, ed ecco la stanza riempirsi di negri che silenziosamente entravano, sedevano o si appoggiavano al muro.
A Mohammed non dispiace avere il nome che ha, quello vecchio apparteneva a uno schiavo, Mohammed invece è il nome di Dio. Mohammed non è più Cassius, è “il più bello (…) così bello che le ragazze mi muoiono dietro guardate non ho nemmeno un segno sulla mia faccia è liscia come la faccia di una signorina”. Dice di non odiare l’essere umano, ma gli individui che cercano di togliergli il titolo di “più grande”, quel titolo che gli era stato venduto al prezzo della sua personalità, in balia del prossimo scoop, della prossima scommessa, del prossimo manipolatore, della prossima “vittoria”.
Mohammed non ha dubbi, perché Allah è sostegno sicuro: “finchè Allah è con me io rimango il campione dell’intero mondo (…) un giorno sarò molto ricco e comprerò un aereo da seicentomila dollari e poi voglio una limouisine in ogni città d’america e poi…”. E poi il Parkinson, quel tremolio che sembrava quasi dire che il dubbio è parte essenziale dell’essere umano; che anche i più grandi vacillano.
Quel tremolio che non prenderemo in considerazione, occupati come saremo a condividere la nostra massima quotidiana; quel tremolio che dovrebbe indicarci che la nostra condizione di esseri umani viene prima di qualsiasi vittoria o frase saggia, prima di qualsiasi colletta per i poveri; quel tremolio che ci ricorda che non basta lavarsi le mani prima di mangiare, per essere puri.
“Eppure” concludeva nella sua intervista la Fallaci, “v’è qualcosa su cui meditare in questo ignaro al quale fanno credere che la lingua inglese abbia solo quattrocento anni, che Maometto sia nato prima di Cristo, che Elijah Mohammed vada amato più della mamma colpevole d’esser cristiana. V’è qualcosa di commovente, di dignitoso, di nobile in questo ragazzo che vuole sapere chi è, chi fu, da dove venne, e perché, e quali furono le sue radici tagliate. Nel suo fanatismo v’è come una purezza, nella sua passione v’è qualcosa di buono. Vorrei essergli amica”.
Siamo spesso anche noi quegli “ignari” ai quali fanno credere, siamo anche noi vittime di quella forza distruttiva che è la vanagloria, ma per questa volta potremmo cambiare rotta, tirare le reti a destra e cominciare ad amare quello che Cassius Clay aveva di più ricco e umano: la sua debolezza.
Mohammed, cosa ne pensa dell’umiltà?
La…Cosa?
Ti potrebbe piacere

Il mondo della tv piange la scomparsa di Pietro Genuardi: aveva 62 anni

Processo morte Maradona, immagini scioccanti in aula: i dettagli

Lutto nel mondo del giornalismo, è morto Elio Corno: era noto per la sua fede nerazzurra

L’Italia perde la sua voce: Bruno Pizzul è morto

James Harrison è morto: addio all’uomo che salvò la vita a oltre 2 milioni di bambini

Morte Gabriele Greco, due persone a processo: i particolari
Attualità
La rivolta dei preti: «Cessate il fuoco e sanzioni a Israele». Lettera aperta ai Vescovi italiani alla vigilia della CEI
Pubblicato
2 settimane fail
23 Maggio 2026Da
Redazione
ROMA – Non è la solita mozione politica dei movimenti pacifisti, né un comunicato delle storiche sigle dell’attivismo solidale. Questa volta l’appello, durissimo e intriso di teologia, arriva direttamente dall’altare. Alla vigilia dell’Assemblea Generale della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), più di 2.200 sacerdoti, 25 vescovi e due cardinali della Rete Internazionale Preti contro il Genocidio hanno indirizzato una lettera aperta ai vescovi italiani. Un testo che scuote i palazzi vaticani e la politica nazionale, chiedendo alla Chiesa italiana un passo storico: abbandonare la “falsa equidistanza” e appoggiare apertamente sanzioni ed embargo militare contro il governo israeliano.
La lettera, datata 22 maggio 2026, si apre con la denuncia di un fatto di cronaca recente e drammatico: l’arrembaggio della marina militare israeliana ai danni delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla in acque internazionali. A bordo delle navi, cariche di aiuti umanitari per Gaza, viaggiavano medici, infermieri e attivisti disarmati. Tra i fermati figurano anche oltre venti cittadini italiani, costretti a passare quaranta ore su pavimenti allagati prima di essere espulsi senza accuse formali.
È da questa ennesima ferita che scatta la mobilitazione dei sacerdoti, i quali chiariscono subito lo spirito della missiva:
«Non scriviamo per contrapporci, ma per condividere una ferita. Il dolore di Gaza, della Cisgiordania, del Libano e di tutta la Terra Santa non ci lascia più dormire tranquilli».
Se da un lato i firmatari blindano la linea profetica di Papa Leone XIV e lodano gli sforzi diplomatici del Cardinale Zuppi e del Patriarca Pizzaballa, dall’altro chiedono alla CEI una svolta radicale che investe direttamente le responsabilità del Governo italiano.
La richiesta non è più solo quella, pur necessaria, della preghiera o della colletta umanitaria. I preti chiedono “atti concreti”, mutuando la strategia che un tempo piegò il regime segregazionista in Sudafrica:
«Riteniamo necessario indicare con coraggio anche il boicottaggio mirato, il disinvestimento, le sanzioni e l’embargo militare verso tutto ciò che sostiene direttamente l’occupazione, la colonizzazione, l’apartheid, la distruzione di Gaza».
Un parallelismo, quello con l’apartheid sudafricano, evocato non come atto di odio, ma come “leva morale e politica per isolare e costringere un sistema ingiusto a cambiare”.
Il cuore teologico del documento tocca le corde più sensibili della fede cristiana. I firmatari rigettano fermamente ogni forma di antisemitismo, ma attaccano frontalmente la leadership politica e militare israeliana, definendo la situazione a Gaza come una “ferita spirituale che attraversa il corpo dell’umanità”, dove Cristo “continua a essere crocifisso” nei corpi dei civili e dei bambini.
Il dito viene puntato anche contro le ambiguità interne al mondo cristiano e politico: «Le nostre parole tiepide non sono innocenti. Quando alcuni politici e rappresentanti cristiani continuano a sostenere lo Stato di Israele senza denunciare con chiarezza l’occupazione… scandalizzano i piccoli».
Attualità
Afragola, arriva il Giro d’Italia: divieti, chiusure e percorsi alternativi il 14 maggio
Pubblicato
4 settimane fail
12 Maggio 2026Da
Redazione
Afragola si prepara ad accogliere la sesta tappa del 109° Giro d’Italia, in programma il 14 maggio 2026, con un imponente piano di sicurezza e viabilità che interesserà diverse arterie del territorio comunale.
La gara ciclistica, organizzata da RCS Sport S.p.A. sotto la guida dell’Amministratore Delegato Paolo Giacomo Bellino, attraverserà il Comune di Afragola in una fascia oraria compresa tra le 16:18 e le 16:45.
Il percorso interesserà in particolare corso Meridionale, dall’uscita della ex NC 162 Asse Mediano fino a viale 1° Maggio (Cardito), e la SS Sannitica nel tratto compreso tra via A. Moro e via Salvator Rosa, in direzione Cardito.
Per garantire la sicurezza della corsa e l’incolumità degli atleti, è stata disposta la sospensione temporanea della circolazione veicolare lungo tutto il percorso interessato, ai sensi del Codice della Strada e delle normative sulle competizioni sportive.
Viabilità: chiusure e restrizioni
Dalle ore 12:00 alle 18:00 del 14 maggio 2026, e comunque fino al passaggio della carovana di fine gara, saranno chiuse numerose rampe e accessi strategici dell’ex SS NC 162 Asse Mediano, tra cui:
- rampe di accesso da via Salicelle (direzione Napoli-Acerra e Melito)
- rampa da strada Comunale Guerra (direzione Napoli-Melito)
- rampa da via Benevento (direzione Acerra-Nola)
- rampe di uscita Ipercoop e Afragola-Casalnuovo
Previsti inoltre divieti di transito su corso Meridionale e su diverse traverse laterali, con obblighi di svolta e deviazioni obbligatorie in più punti della viabilità urbana.
Sulla SS Sannitica sarà vietato il transito tra via A. Moro e via Salvator Rosa, con alcune eccezioni per residenti, avventori di attività commerciali e centri sportivi.
Ulteriori limitazioni riguarderanno via D. Fiore, via dell’Indipendenza, della Libertà, della Repubblica, del Risorgimento, via Mancini, via Papa Giovanni XXIII e via A. Moro, con accessi regolati esclusivamente per residenti e percorsi obbligati.
Divieti di sosta e sicurezza
Dalle 8:00 alle 18:00 sarà inoltre vietata la sosta con rimozione forzata in corso Meridionale e lungo la SS Sannitica, nel tratto interessato dal passaggio della corsa.
È fatto divieto assoluto di immissione nel percorso di gara da box, garage, cortili e proprietà private. Vietato anche l’attraversamento pedonale lungo tutto il tracciato durante il passaggio dei ciclisti.
Le uniche eccezioni riguardano mezzi di soccorso, forze dell’ordine e veicoli autorizzati dall’organizzazione.
Sicurezza e gestione della gara
La carovana ciclistica sarà scortata dagli organi di polizia stradale e da personale abilitato alla scorta tecnica, secondo il disciplinare ministeriale del 2002. Le forze dell’ordine saranno impegnate nel presidio dei tratti interessati per garantire il rispetto delle prescrizioni.
L’ordinanza sarà pubblicata sul sito istituzionale del Comune di Afragola e trasmessa a Prefettura, amministrazioni locali dei comuni limitrofi e forze dell’ordine territoriali.
Con questo dispositivo, Afragola si prepara a vivere una giornata di grande sport, ma anche di inevitabili disagi alla circolazione, in nome della sicurezza del passaggio della corsa rosa.
Attualità
Un fiore che si fa storia, una panchina che si fa valore: nasce a Caserta la “Panchina della Camelia”
Pubblicato
1 mese fail
6 Maggio 2026
Il prossimo 13 maggio, alle ore 11:30, la Reggia di Caserta non sarà solo la cornice di un evento, ma il palcoscenico di un ritorno alle radici che guarda al futuro. Presso l’ex Casa di Guardia di Ercole, nel cuore del Parco Reale, verrà presentata ufficialmente la “Panchina della Camelia”. La scelta della data non è un dettaglio, ma un simbolo. Il 13 maggio evoca l’arrivo a Napoli, nel 1768, di Maria Carolina d’Asburgo-Lorena. Fu proprio alla Regina che, nel 1786, venne donata la prima camelia introdotta a Caserta: la celebre Rubra Simplex. Da quel singolo, prezioso esemplare ebbe inizio una straordinaria diffusione botanica che ha trasformato i giardini italiani ed europei, creando una vera e propria rete viva di paesaggi e identità condivise. La “Panchina della Camelia” è un progetto custodito nel cuore per anni, nato da un disegno personale e finalmente tradotto in materia grazie al talento di un artigiano straordinario. Non è solo un oggetto di design, ma un segno contemporaneo che poggia sulla solidità della storia per parlare al nostro tempo. In questa nuova veste, la camelia abbandona la sua natura puramente ornamentale per farsi portavoce di un messaggio urgente: la non violenza.
“Come quel fiore ha generato una rete di giardini e connessioni, così questa panchina vuole essere un invito a costruire una rete di rispetto, dialogo e convivenza.”
La camelia diventa così l’emblema di una diffusione gentile: una forza silenziosa ma inarrestabile capace di contrastare la brutalità attraverso la bellezza e il rispetto dei valori universali.


CAIVANO. I piccoli campioni dell’Academy in finale a Paestum

CAIVANO. Fumi di propaganda e alleati traditi: la “Nuova Era” è già in crisi.

Il tuo domani non può aspettare: perché decidere oggi è il più grande atto d’amore

CAIVANO. Il Re Sole e il falso mito delle casse vuote.

AFRAGOLA. Dove la matematica diventa un’opinione elettorale

Sanremo, l’oncologo Ascierto critica Carlo Conti: “Fa passare il messaggio sbagliato, il melanoma è cresciuto d’incidenza”

Caso Emanuela Orlandi, Lele Mora rivela: “Vive in Austria in un convento di clausura e sa di chi è figlia”

SANT’ANTONIO ABATE. Rilasciata sanatoria al papà del Sindaco in pieno conflitto di interessi

Torre Annunziata, Luigi muore in un tragico incidente stradale: aveva 22 anni

Dramma in gita, prof. muore sotto gli occhi dei suoi studenti
Popolari
POLITICA3 mesi faCAIVANO. Processo estorsioni camorra-politica. Inflitte mezzo secolo di condanne in secondo grado
Caivano4 settimane faCAIVANO, Il Luna Park delle illusioni: quando la propaganda si schianta contro la realtà
Caivano7 mesi faCAIVANO. Antonio Angelino al posto di smentire la sua ineleggibilità preferisce confondere le idee all’elettorato
campania2 settimane faDichiarazione dell’on. Giuseppe Barra sulla mozione per il collegamento Napoli Afragola AV–Caivano
Caivano5 mesi faCAIVANO. La ZTL per favorire amici e parenti. Il resto del Commercio affonda
Frattamaggiore2 mesi faFRATTAMAGGIORE. Terremoto nel PD: Nello Rossi candidato Sindaco. Ultimatum a Marco Del Prete
Afragola4 settimane faAFRAGOLA. Alessandra Iroso raccoglie il guanto di sfida lanciato da Gennaro Giustino e indica Minformo e il direttore Abenante come moderatore.
Cardito2 settimane faCARDITO ha scelto. Ma ha scelto di restare sospesa.




















