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Sport

Euro 2016: L’elenco di tutte le partite in chiaro

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Sky ha acquisito i diritti per trasmettere tutto il torneo, lasciando alla Rai solo le partite principali.

Sono 27 le partite trasmesse in chiaro dalla Rai, che non dispone dei diritti di tutte le partite, ma ovviamente quelle dell’Italia fanno parte dell’elenco.

 

Il calendario completo delle partite trasmesse in chiaro dalla dalla Rai (in evidenza le partite dell’Italia e delle concorrenti al girone):

Fase a gironi

Venerdì 10 giugno, Parigi (ore 21.00): Francia-Romania – Girone A

Sabato 11 giugno, Marsiglia (ore 21.00): Inghilterra-Russia – Girone B

Domenica 12 giugno, Lille (ore 21.00): Germania-Ucraina – Girone C

Lunedì 13 giugno, Parigi (ore 18.00): Irlanda-Svezia – Girone E

Lunedì 13 giugno, Lione (ore 21.00): Belgio-Italia – Girone E

Martedì 14 giugno, Saint Etienne (ore 21.00): Portogallo-Islanda – Girone F

Mercoledì 15 giugno, Marsiglia (ore 21.00): Francia-Albania – Girone A

Giovedì 16 giugno, Saint Denis (ore 21.00): Germania-Polonia – Girone C

Venerdì 17 giugno, Tolosa (ore 15.00): Italia-Svezia – Girone E

Venerdì 17 giugno, Nizza (ore 21.00): Spagna-Turchia – Girone D

Sabato 18 giugno, Bordeaux (ore 15.00): Belgio-Irlanda – Girone E

Sabato 18 giugno, Parigi (ore 21.00): Portogallo-Austria – Girone F

Domenica 19 giugno, Lille (ore 21.00): Svizzera-Francia – Girone A

Lunedì 20 giugno, Saint Etienne (ore 21.00): Slovacchia-Inghilterra – Girone B

Martedì 21 giugno, Bordeaux (ore 21.00): Croazia-Spagna – Girone D

Mercoledì 22 giugno, Lille (ore 21.00): Italia-Irlanda – Girone E

Ottavi di finale

Sabato 25 giugno, Lens (ore 21.00)

Domenica 26 giugno, Tolosa (ore 21.00)

Lunedì 27 giugno, Saint Denis (ore 18.00)

Lunedì 27 giugno, Nizza (ore 21.00)

 

Quarti di finale

Giovedì 30 giugno, Marsiglia (ore 21.00)

Venerdì 1 luglio, Lille (ore 21.00)

Sabato 2 luglio, Bordeaux (ore 21.00)

Domenica 3 luglio, Saint Denis (ore 21.00)

 

Semifinali

Mercoledì 6 luglio, Lione (ore 21.00)

Giovedì 7 luglio, Marsiglia (ore 21.00)

 

Finale

Domenica 10 luglio, Saint Denis (ore 21.00)

 

Tutti gli incontri saranno trasmessi su Rai 1 e Rai HD sul digitale terrestre (oltre che su satellite, ovviamente in HD, attraverso la piattaforma TivùSat). Inoltre sarà possibile seguire le stesse partite su Rai4 e Radio 2 con il commento ironico della Gialappa’s Band. A proposito di radiocronache, copertura completa del torneo su Radio Rai con tutte le partite in onda; lo spettacolo è disponibile anche su Web su rai.it e rai.tv con la diretta streaming degli stessi incontri trasmessi in diretta in TV.

Per coprire l’evento poi non mancheranno ampi servizi giornalistici e resoconti delle partite della prima fase non trasmesse in diretta.

Attualità

Sport e disabilità: quando il diritto si ferma davanti a un gradino

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L’Italia ha vissuto l’emozione dei Giochi di Milano-Cortina 2026, un evento che ha messo al centro del discorso pubblico la forza del paratletismo e la necessità di abbattere ogni barriera. Ma la vera sfida di una società civile non si misura con l’efficienza di una kermesse internazionale, bensì con la qualità della vita che offriamo ai cittadini con disabilità nella nostra provincia, ogni giorno, lontano dalle telecamere.

La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, all’Articolo 30, è il nostro faro: lo sport è un diritto che deve essere garantito su base di eguaglianza. Eppure, tra i proclami dei grandi eventi e la realtà delle nostre palestre di quartiere, esiste ancora un divario inaccettabile.

Milano-Cortina è stata una grande opportunità per l’Italia, per i tecnici e per i volontari. È stata una “scossa” culturale. Ma sarebbe una scommessa persa se restasse un’isola felice in un mare di inaccessibilità. Nella nostra provincia, le difficoltà che le persone con disabilità incontrano sono ancora troppe:

  • Barriere architettoniche persistenti: Molte strutture locali sembrano ferme al secolo scorso. Porte strette, assenza di rampe a norma, ascensori fuori servizio e bagni non adattati trasformano il desiderio di fare sport in una frustrante corsa a ostacoli.
  • Mancanza di attrezzature: Non basta entrare in palestra; bisogna poterla usare. Spesso mancano macchinari adattati per la disabilità motoria o tecnologie per quella visiva e uditiva.
  • Personale non formato: La buona volontà non sostituisce la competenza. Senza istruttori formati per assistere persone con diverse disabilità, il rischio è l’esclusione o, peggio, l’imbarazzo.
  • Il muro dei costi: Una famiglia che già affronta spese ingenti per cure e riabilitazione non può essere gravata da abbonamenti esorbitanti in strutture private (spesso le uniche accessibili). Lo sport finisce così per diventare un lusso per pochi, proprio per chi ne avrebbe più bisogno come strumento di salute e socialità. Non basta celebrare i campioni in TV; serve agire sul territorio. Chiediamo impegni chiari su:
  1. Censimento e accessibilità: Un piano concreto per adeguare le strutture sportive comunali agli standard dell’Articolo 30 ONU.
  2. Formazione: Incentivi per i corsi di specializzazione per istruttori e personale sportivo.
  3. Sostegno economico: Agevolazioni e voucher sportivi per le famiglie con disabilità, affinché la riabilitazione non escluda l’integrazione.
  4. Informazione: Portali chiari e aggiornati sulle strutture realmente accessibili nella nostra zona.

Milano-Cortina ci ha mostrato cosa è possibile fare con la volontà politica e gli investimenti. Ora è il momento di riportare quella stessa ambizione nelle nostre strade e nei nostri centri sportivi. Lo sport per tutti non è un sogno olimpico, è un dovere civico.

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Casoria

Casoria, sport e inclusione: due giorni di dialogo interculturale con “Risonanze Sportive e Culturali”

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Al Palacasoria e in Biblioteca eventi, tornei e incontri per promuovere integrazione e cultura tra giovani e famiglie

L’8 e 9 aprile 2026 Casoria ospita “Risonanze sportive e culturali – diversità e inclusione”, un’iniziativa dedicata a sport, inclusione sociale e dialogo interculturale, con particolare attenzione alle comunità Rom, Sinti e Caminanti.

Il progetto, promosso da Cantiere Giovani Cooperativa Sociale Onlus con il patrocinio del Comune e in collaborazione con scuole e associazioni del territorio, coinvolge bambine e bambini dai 6 ai 14 anni insieme alle loro famiglie, con l’obiettivo di contrastare stereotipi e favorire relazioni positive tra culture diverse.

Cuore dell’iniziativa saranno le attività sportive in programma al Palacasoria Domenico D’Alise, dove nelle mattinate si svolgerà un torneo interculturale con gare di calcio, tiro con l’arco e atletica leggera. Le squadre saranno miste, costruite per rappresentare la multiculturalità della città e promuovere valori di rispetto e convivenza.

Il momento conclusivo si terrà il 9 aprile presso la Biblioteca Comunale Mons. Mauro Piscopo, con l’incontro “Dalla conoscenza alla coesistenza”, dedicato alla cultura romanì tra musica e racconto. Protagonista sarà Gennaro Spinelli, violinista di fama internazionale e ambasciatore della cultura romanì nel mondo.

A seguire, la premiazione degli atleti alla presenza delle istituzioni locali e un aperitivo interculturale, momento conviviale pensato per rafforzare il senso di comunità.

L’iniziativa si inserisce nella III Settimana di azione per la promozione della cultura romanì e il contrasto all’antiziganismo, confermando Casoria come città attenta a integrazione, partecipazione e cittadinanza attiva.

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Calcio

La generazione senza Mondiali sceglie il Tennis

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La Bosnia libera tutti. Che noia sarebbe stata seguire la Nazionale italiana al Mondiale americano. Magari con partite nel cuore della notte. Che fastidio! Così gli azzurri hanno pensato bene di evitarci il problema.

Ci saranno 48 squadre. Praticamente tutti. Tranne l’Italia.

In America ci andranno gli “amici” della Bosnia, qualificata per la seconda volta nella sua storia: l’unico precedente risale a dodici anni fa, proprio nell’ultima edizione disputata dagli azzurri. Già, perché quello del 2026 sarà il terzo Mondiale consecutivo senza Italia. Un fatto senza precedenti. E non è un Pesce d’Aprile. Prima la Svezia, poi la Macedonia del Nord, infine la Bosnia: la frittata è fatta.

L’analisi della partita

La gara sembrava essersi incanalata sui binari giusti dopo il vantaggio firmato da Moise Kean nel primo tempo. Un gol che aveva dato fiducia alla squadra, almeno fino all’episodio che ha cambiato tutto. L’intervento in ritardo di Bastoni ha spalancato la porta a Dzeko e compagni, lasciando l’Italia in inferiorità numerica. Il difensore dell’Inter, reduce da settimane difficili, non era nelle condizioni migliori per una partita così delicata.

Nella ripresa e nei supplementari, nonostante l’uomo in meno, gli azzurri hanno avuto le migliori occasioni. Ma è mancata la cattiveria per chiudere la gara.

Il capitano Donnarumma, autore di interventi fondamentali, ha tenuto a galla la squadra fino al 79’, quando, dopo l’ennesima respinta, la palla è finita sui piedi di Tabakovic, il più veloce ad arrivarci. Uno dei portieri più forti al mondo non ha mai giocato un Mondiale. E, a questo punto, non lo farà almeno fino ai 31 anni. Pazzesco.

E non si parli di lotteria dei rigori. I nostri — con l’eccezione di Tonali, forse l’unico top player insieme a Gigio — si sono presentati dal dischetto con la faccia “bianca” e le gambe pesanti. I bosniaci, al contrario, avevano gli occhi della tigre e ci hanno sbranati senza esitazioni.

La critica

Al di là degli episodi, restano dubbi sulle scelte tecniche e su alcune esclusioni eccellenti, Zaniolo e Bernardeschi su tutti. Il CT Gennaro Gattuso ha optato per soluzioni che hanno trovato poco riscontro sul campo, rinunciando a giocatori in forma in un momento decisivo.

Ma il problema non è una singola scelta. È un copione che si ripete. Da anni l’Italia fatica a valorizzare le proprie risorse nei momenti chiave. Parlare di sfortuna o di maledizione sarebbe comodo. La verità è un’altra: la mancata qualificazione è il sintomo di una crisi più profonda, che riguarda l’intero sistema calcistico italiano. Negli ultimi anni il movimento ha prodotto pochi talenti di livello internazionale e ha perso continuità tecnica. Manca un’identità chiara, manca un progetto. Mancano le icone.

E mentre si perde, si cercano alibi. Le parole del presidente della FIGC Gabriele Gravina, nel post partita, vanno in questa direzione. Più che assumersi responsabilità, ha preferito spostare il discorso altrove, definendo il calcio “uno sport professionistico” e gli altri sport invece “dilettantistici“. Ma questa sua “teoria” — offensiva per gli atleti degli altri sport, tra l’altro — ai tifosi interessa poco. Ai bambini, ancora meno. Un’intera generazione non ha mai visto l’Italia ai Mondiali. Un’intera generazione non conosce le emozioni di quelle “notti magiche“. E il calcio, inevitabilmente, sta perdendo terreno rispetto ad altri sport.

I bambini si innamorano dei campioni. Dei vincenti. Una volta gli idoli appartenevano al mondo del calcio ed erano Rossi, Conti, Zoff, Baggio, Totti, Del Piero, per citarne alcuni. Oggi si chiamano Sinner, Musetti, Berrettini. L’interesse si sta spostando verso il tennis, percepito come più internazionale, competitivo e meritocratico.

L’Italia calcistica è dunque davanti a un bivio: continuare a nascondersi dietro gli episodi o affrontare davvero i problemi e restituire dignità al nostro tricolore. Perché il rischio più grande non è solo perdere le partite. È perdere il legame emotivo con le nuove generazioni. Senza quello, nessuna Nazionale ha futuro. E senza futuro…

Nel 2006 avevo 9 anni. Ricordo tutto di quell’estate. Mi innamorai del calcio e di Cannavaro che alzava la coppa sotto il cielo di Berlino. Quella era davvero “la coppa di tutti gli italiani”. Quella sera era davvero “più bello essere italiani”.

Oggi, invece, perdiamo tutti. Dai più piccoli ai più grandi. Sperando che prima o poi la Nazionale italiana possa tornare a far innamorare i bambini. Perché intanto oggi scelgono il tennis. E forse fanno bene.

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