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Sport

Verso Napoli-Samp, Giampaolo: “Per noi un banco di prova”

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Napoli- Questa sera, alle 20:45, la Samp sfiderà al ‘San Paolo’ il Napoli di mister Sarri. Due posizioni di classifica diverse ma stessa voglia di ottenere la vittoria.

Per la squadra di Giampaolo non sarà semplice imporre il proprio gioco contro una delle migliori formazioni europee ma il tecnico conosce la qualità degli azzurri e cercherà di arginare il bel gioco del Napoli.

“La partita è di un livello alto. Secondo me giochiamo contro la più bella realtà tecnica e organizzativa del calcio italiano e non solo. Incontriamo una squadra di grandi conoscenze, in grado di produrre un gioco offensivo di grande livello, per noi un banco di prova”. Così Giampaolo alla stampa.

“Abbiamo l’obiettivo di stare in partita fino al ’95, significa anche l’ambizione di voler fare risultato, – continua il tecnico blucerchiato – se non scendiamo in campo con il piglio giusto ci fanno tre gol in dieci minuti”. Non fa giri di parole Giampaolo che riconosce la grande qualità degli azzurri e proverà a chiudere spazi alle ripartenze del Napoli e strappare punti d’oro al ‘San Paolo’.

Casoria

Casoria, sport e inclusione: due giorni di dialogo interculturale con “Risonanze Sportive e Culturali”

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Al Palacasoria e in Biblioteca eventi, tornei e incontri per promuovere integrazione e cultura tra giovani e famiglie

L’8 e 9 aprile 2026 Casoria ospita “Risonanze sportive e culturali – diversità e inclusione”, un’iniziativa dedicata a sport, inclusione sociale e dialogo interculturale, con particolare attenzione alle comunità Rom, Sinti e Caminanti.

Il progetto, promosso da Cantiere Giovani Cooperativa Sociale Onlus con il patrocinio del Comune e in collaborazione con scuole e associazioni del territorio, coinvolge bambine e bambini dai 6 ai 14 anni insieme alle loro famiglie, con l’obiettivo di contrastare stereotipi e favorire relazioni positive tra culture diverse.

Cuore dell’iniziativa saranno le attività sportive in programma al Palacasoria Domenico D’Alise, dove nelle mattinate si svolgerà un torneo interculturale con gare di calcio, tiro con l’arco e atletica leggera. Le squadre saranno miste, costruite per rappresentare la multiculturalità della città e promuovere valori di rispetto e convivenza.

Il momento conclusivo si terrà il 9 aprile presso la Biblioteca Comunale Mons. Mauro Piscopo, con l’incontro “Dalla conoscenza alla coesistenza”, dedicato alla cultura romanì tra musica e racconto. Protagonista sarà Gennaro Spinelli, violinista di fama internazionale e ambasciatore della cultura romanì nel mondo.

A seguire, la premiazione degli atleti alla presenza delle istituzioni locali e un aperitivo interculturale, momento conviviale pensato per rafforzare il senso di comunità.

L’iniziativa si inserisce nella III Settimana di azione per la promozione della cultura romanì e il contrasto all’antiziganismo, confermando Casoria come città attenta a integrazione, partecipazione e cittadinanza attiva.

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Calcio

La generazione senza Mondiali sceglie il Tennis

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La Bosnia libera tutti. Che noia sarebbe stata seguire la Nazionale italiana al Mondiale americano. Magari con partite nel cuore della notte. Che fastidio! Così gli azzurri hanno pensato bene di evitarci il problema.

Ci saranno 48 squadre. Praticamente tutti. Tranne l’Italia.

In America ci andranno gli “amici” della Bosnia, qualificata per la seconda volta nella sua storia: l’unico precedente risale a dodici anni fa, proprio nell’ultima edizione disputata dagli azzurri. Già, perché quello del 2026 sarà il terzo Mondiale consecutivo senza Italia. Un fatto senza precedenti. E non è un Pesce d’Aprile. Prima la Svezia, poi la Macedonia del Nord, infine la Bosnia: la frittata è fatta.

L’analisi della partita

La gara sembrava essersi incanalata sui binari giusti dopo il vantaggio firmato da Moise Kean nel primo tempo. Un gol che aveva dato fiducia alla squadra, almeno fino all’episodio che ha cambiato tutto. L’intervento in ritardo di Bastoni ha spalancato la porta a Dzeko e compagni, lasciando l’Italia in inferiorità numerica. Il difensore dell’Inter, reduce da settimane difficili, non era nelle condizioni migliori per una partita così delicata.

Nella ripresa e nei supplementari, nonostante l’uomo in meno, gli azzurri hanno avuto le migliori occasioni. Ma è mancata la cattiveria per chiudere la gara.

Il capitano Donnarumma, autore di interventi fondamentali, ha tenuto a galla la squadra fino al 79’, quando, dopo l’ennesima respinta, la palla è finita sui piedi di Tabakovic, il più veloce ad arrivarci. Uno dei portieri più forti al mondo non ha mai giocato un Mondiale. E, a questo punto, non lo farà almeno fino ai 31 anni. Pazzesco.

E non si parli di lotteria dei rigori. I nostri — con l’eccezione di Tonali, forse l’unico top player insieme a Gigio — si sono presentati dal dischetto con la faccia “bianca” e le gambe pesanti. I bosniaci, al contrario, avevano gli occhi della tigre e ci hanno sbranati senza esitazioni.

La critica

Al di là degli episodi, restano dubbi sulle scelte tecniche e su alcune esclusioni eccellenti, Zaniolo e Bernardeschi su tutti. Il CT Gennaro Gattuso ha optato per soluzioni che hanno trovato poco riscontro sul campo, rinunciando a giocatori in forma in un momento decisivo.

Ma il problema non è una singola scelta. È un copione che si ripete. Da anni l’Italia fatica a valorizzare le proprie risorse nei momenti chiave. Parlare di sfortuna o di maledizione sarebbe comodo. La verità è un’altra: la mancata qualificazione è il sintomo di una crisi più profonda, che riguarda l’intero sistema calcistico italiano. Negli ultimi anni il movimento ha prodotto pochi talenti di livello internazionale e ha perso continuità tecnica. Manca un’identità chiara, manca un progetto. Mancano le icone.

E mentre si perde, si cercano alibi. Le parole del presidente della FIGC Gabriele Gravina, nel post partita, vanno in questa direzione. Più che assumersi responsabilità, ha preferito spostare il discorso altrove, definendo il calcio “uno sport professionistico” e gli altri sport invece “dilettantistici“. Ma questa sua “teoria” — offensiva per gli atleti degli altri sport, tra l’altro — ai tifosi interessa poco. Ai bambini, ancora meno. Un’intera generazione non ha mai visto l’Italia ai Mondiali. Un’intera generazione non conosce le emozioni di quelle “notti magiche“. E il calcio, inevitabilmente, sta perdendo terreno rispetto ad altri sport.

I bambini si innamorano dei campioni. Dei vincenti. Una volta gli idoli appartenevano al mondo del calcio ed erano Rossi, Conti, Zoff, Baggio, Totti, Del Piero, per citarne alcuni. Oggi si chiamano Sinner, Musetti, Berrettini. L’interesse si sta spostando verso il tennis, percepito come più internazionale, competitivo e meritocratico.

L’Italia calcistica è dunque davanti a un bivio: continuare a nascondersi dietro gli episodi o affrontare davvero i problemi e restituire dignità al nostro tricolore. Perché il rischio più grande non è solo perdere le partite. È perdere il legame emotivo con le nuove generazioni. Senza quello, nessuna Nazionale ha futuro. E senza futuro…

Nel 2006 avevo 9 anni. Ricordo tutto di quell’estate. Mi innamorai del calcio e di Cannavaro che alzava la coppa sotto il cielo di Berlino. Quella era davvero “la coppa di tutti gli italiani”. Quella sera era davvero “più bello essere italiani”.

Oggi, invece, perdiamo tutti. Dai più piccoli ai più grandi. Sperando che prima o poi la Nazionale italiana possa tornare a far innamorare i bambini. Perché intanto oggi scelgono il tennis. E forse fanno bene.

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Attualità

Jorit colora il “Maradona”: i campioni del Napoli diventano arte urbana

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NAPOLI. Sono i volti dei campioni azzurri, ma “jorizzati”. Ecco: Dino Zoff, Kalidou Koulibaly, Beppe Bruscolotti, Ruud Krol, Marek Hamsik, Faouzi Ghoulam, il capitano Totonno Juliano, il capitano dei capitani l’immortale Diego Armando Maradona, Dries Mertens, Antonio Careca e Edinson Cavani. Non più solo cemento e passione, ma una galleria d’arte a cielo aperto che parla la lingua del popolo. È stata inaugurata, alla presenza del Sindaco Gaetano Manfredi e dell’artista Jorit, la nuova imponente opera muraria che da oggi domina le pareti dello Stadio Diego Armando Maradona. Un intervento che trasforma l’impianto di Fuorigrotta in un simbolo di rigenerazione urbana e identità collettiva.

L’opera porta la firma inconfondibile di Jorit: i “segni tribali” rossi solcano i volti dei campioni che hanno fatto la storia del Napoli. La particolarità? I soggetti non sono stati scelti dall’alto, ma attraverso un sondaggio social lanciato dall’artista, coinvolgendo migliaia di tifosi.

“Ho voluto dipingere volti in cui ogni napoletano possa riconoscersi”, ha dichiarato Jorit durante lo svelamento. “Dipingere nel tempio di Diego ha un significato speciale. Spero che questo diventi un luogo di passaggio generazionale, dove un papà possa indicare questi idoli a suo figlio e raccontargli la nostra storia”.

L’inaugurazione del murale è stata anche l’occasione per fare il punto sul futuro della struttura. Il Sindaco Manfredi ha rilanciato con forza la sfida internazionale: Napoli vuole ospitare gli Europei 2032.

“Questo murale è un segnale di riqualificazione per quella che è la casa del calcio napoletano”, ha sottolineato Manfredi. “Stiamo lavorando al progetto per rispettare i rigidi standard UEFA. L’obiettivo è rendere il Maradona più confortevole, moderno e adeguato ai tempi. Se saremo selezionati come sede, ci faremo trovare pronti”.

L’intervento di Jorit si inserisce in un piano più ampio di valorizzazione del patrimonio comunale. Trasformare lo stadio in un “museo accessibile” significa restituire dignità a un’area urbana complessa, rendendo l’arte un bene comune proprio lì dove batte il cuore della città ogni domenica.

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