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Maradona quante emozioni, Napoli ringrazia

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Napoli- Giorni intensi e carichi di emozioni per Diego Armando Maradona che torna nella sua Napoli e ritrova l’affetto dei tifosi azzurri. Quei tifosi che non lo hanno mai dimenticato.

Ieri lo spettacolo al ‘San Carlo’, scritto e diretto da Alessandro Siani, “Maradona Live-TREVOLTE10”. La previsione del sold out era scontata, con 1300 paganti e striscioni da stadio. Maradona ha sottolineato di sentirsi a casa a Napoli e non sono mancati momenti emozionanti pieni di ricordi ma anche di aspetti personali.

Maradona ha concluso lo spettacolo chiedendo scusa a suo figlie Diego, avuto con Cristina Sinagra presente in platea. L’auguro di Maradona è che il Napoli vinca “quello che deve vincere”. Un augurio che sa’ di benedizione per chi ha vissuto i grandi anni di Maradona. Qualcuno dice “vivete nel ricordo, ormai è passato”, i tifosi del Napoli rispediscono al mittente l’affermazione e abbracciano il calciatore, colui che li ha fatti sognare, non solo per ciò che si è vinto, ma per le emozioni incredibili e la magia di quegli anni.

Caivano

CAIVANO e il sindaco delle quattro stagioni

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CAIVANO – A Caivano il civismo è diventato una specie di parola magica. Una formula che promette di superare i partiti, di mettere al centro la città, di liberare la politica locale dalle vecchie appartenenze. Una promessa nobile, almeno sulla carta. Nella pratica, però, il civismo rischia spesso di trasformarsi in qualcosa di molto diverso: un comodo rifugio per chi vuole stare ovunque senza dichiarare di stare da qualche parte.

Il prossimo 15 Marzo, all’Hotel Il Roseto, e 18 marzo, a Palazzo Capece, si terrà un confronto pubblico sul referendum sulla riforma della giustizia. Un dibattito tra le ragioni del “Sì” e quelle del “No”. Un momento utile per informare i cittadini. Tra i saluti istituzionali è prevista anche la presenza del sindaco Antonio Angelino.

La domanda, però, non riguarda la sua presenza. Riguarda la sua posizione. Perché Caivano oggi è guidata da un sindaco civico. O almeno così viene raccontato. Eppure basta guardare la composizione della giunta per accorgersi che buona parte dell’esecutivo comunale proviene da un’area politica ben definita, quella che storicamente gravita attorno al Partito Democratico. Un dettaglio che rende il civismo più simile a una coperta larga sotto cui trovano posto equilibri e provenienze politiche piuttosto riconoscibili.

Ma la geografia politica dell’amministrazione sembra essere ancora più articolata. Negli ambienti della politica locale circolano da tempo indiscrezioni su possibili movimenti interni alla maggioranza. Tra i nomi che ricorrono con maggiore frequenza c’è quello dell’assessore Raffaele Marzano, figura di peso dell’attuale giunta e considerato da molti vicino a circuiti influenti della città. Secondo alcune ricostruzioni politiche che circolano negli ambienti locali, Marzano sarebbe in dialogo con esponenti provinciali di Fratelli d’Italia con l’obiettivo di rafforzare la presenza del partito della fiamma sul territorio di Caivano.

Sempre secondo queste voci, che al momento restano indiscrezioni e non trovano conferme ufficiali, tra le possibili mosse politiche ci sarebbe anche il tentativo di avvicinare al partito di Giorgia Meloni alcune figure particolarmente forti dal punto di vista elettorale. Tra queste viene citato spesso il nome di Tobia Angelino, noto in città per aver raccolto circa 1200 preferenze alle ultime elezioni.

Se queste dinamiche dovessero trovare riscontro nel tempo, il quadro sarebbe piuttosto singolare: un’amministrazione nata sotto il segno del civismo che finisce per essere attraversata da movimenti politici che guardano contemporaneamente a più direzioni.

Ed è qui che torna la figura del sindaco. Antonio Angelino è stato eletto come volto civico della città. Una scelta che gli ha consentito di raccogliere consenso trasversale. Una qualità che, fino ad oggi, sembra essere stata alimentata soprattutto da una strategia precisa: stare in silenzio.

Un metodo che ha accompagnato molti passaggi delicati della recente storia cittadina. Dagli arresti del 2023 che hanno segnato profondamente la vita amministrativa di Caivano, passando per l’arrivo dello Stato con misure straordinarie di controllo del territorio e per una fase di forte attenzione nazionale sulla città. In tutte queste circostanze la cifra politica del sindaco è apparsa la stessa: prudenza, equilibrio, silenzio. Il silenzio come metodo. Il silenzio come strategia. Il silenzio come forma di governo.

E così Caivano si ritrova con un sindaco che sembra adattarsi a tutte le stagioni politiche. Un sindaco capace di non scontentare nessuno. Un sindaco che riesce a muoversi tra sensibilità diverse senza mai dichiararne davvero una. Un talento amministrativo, se si guarda alla capacità di tenere insieme gli equilibri. Ma la politica non è soltanto equilibrio.

La politica è scelta. È direzione. È leadership. Un sindaco può essere un buon amministratore. Può essere un abile mediatore. Può persino essere un ottimo gestore dell’ordinario. Ma una città come Caivano – complessa, ferita, osservata dall’intero Paese – ha bisogno di qualcosa di più di un equilibrismo permanente. Ha bisogno di un leader. Perché amministrare un condominio significa mettere d’accordo i vicini di pianerottolo. Guidare una comunità significa invece indicare una strada. E una strada, prima o poi, bisogna avere il coraggio di sceglierla.

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Editoriale

SOMMA VESUVIANA. Sul rischio disseto Sommese fa harakiri. Soluzione obbligata per il campo largo

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SOMMA VESUVIANA – Nulla di nuovo oltre ciò che abbiamo già raccontato sulle evoluzioni del quadro in vista della campagna elettorale per le Amministrative di fine maggio. Questa settimana dovrebbe essere determinante per stabilire cosa accadrà nel campo largo e tra le forze del campo largo. L’unico che ha già ufficializzato la candidatura a sindaco senza ufficializzarla resta Giuseppe Sommese.

Ha tradito politicamente Carmine Mocerino, il cui nome è ancora il più accreditato sul tavolo provinciale, ed è partito con la comunicazione social. Sommese non ha detto con chi sarà candidato e a cosa sarà candidato. Senza simboli e senza identità a caratterizzare una comunicazione anonima sul piano politico e discutibile sui primi contenuti lanciati. Punta l’indice sull’emergenza più grave che la prossima amministrazione dovrà affrontare: la voragine nei conti del Comune che rischia di mandare il paese dritto verso il dissesto finanziario.

Lo annuncia chiaramente come se questo orrore fosse stato causato da altri. Né può pensare l’ex fedelissimo del sindaco Salvatore Di Sarno che i cittadini siano così ignoranti da poter pensare, solo per un attimo, che il buco di bilancio sia stato causato negli ultimi due anno quando Sommese è passato all’opposizione. Tutti sanno che il dissesto finanziario arriva perché almeno per un decennio si approvano quelli che la Corte dei Conti chiama bilanci tecnicamente falsi: spese certe, entrate incerte o, addirittura, fondate su crediti non esigibili.

Spese certe, entrate incerte, messe su carta, messe insieme, provocano anno dopo anno, bilancio dopo bilancio, amministrazione dopo amministrazione, debiti nelle casse del Municipio fino al dissesto. E allora Sommese dovrebbe spiegare i bilanci dei primi cinque anni Di Di Sarno, da leader della maggioranza, e quelli ancora prima. Lui e chi ha votato quei bilanci di programmazione e gli atti propedeutici al documento di programmazione finanziaria, come mai la città è arrivata sull’orlo del dissesto. E assumersi politicamente le responsabilità di errori consumati negli anni e non certo durante l’ultima amministrazione.

Speculare o, peggio ancora, fare propaganda elettorale su un tema così delicato che determinerà un aumento delle imposte locali ai massimi livelli, non è proprio corretto nei confronti dei cittadini soprattutto se, poi, lo fa chi ha partecipato in questi anni alle scelte politiche finanziarie dell’Ente e vorrebbe addirittura far finta di nulla.

La campagna elettorale merita qualcosa di più, almeno sui temi, su come affrontarli e su un’assunzione di responsabilità che diventa inevitabile. Sfuggire ai propri errori oppure tentare di scaricarli su altri non funziona. I cittadini conoscono i soggetti politici, la storia, le dinamiche e diventa complicato nascondere singole responsabilità legate alle diverse amministrazioni che si sono susseguite nel tempo. Di sicuro, il rinnovamento non potrà essere rappresentato da chi ha scritto la storia di Somma Vesuviana, né il risanamento finanziario potrà essere promesso dai protagonisti delle scelte finanziarie degli ultimi dieci anni che hanno determinato il dissesto.

Sarà complicato, se non impossibile, che tra i candidati a sindaco che si confronteranno ci sarà qualcuno che non ha votato alcuno strumento di programmazione economica e finanziaria. Impossibile. Quindi, più che puntare l’indice, servirebbe una presa d’atto degli errori, chiedere scusa alla città e affrontare il tema con serietà verificando, atti alla mano, nei contenuti, la possibilità di evitare questa ennesima ferita alla comunità e se c’è la possibilità come sfruttarla. Senza demagogia e senza pagliacciate.

Tornando alla dinamica politica, è evidente che il campo largo è destinato a spaccarsi. Come detto, Giuseppe Sommese è partito. Manca solo l’annuncio ufficiale. E nessuno farà quadrato su una candidatura nata da un’ambizione personale all’interno di un gruppo, quello che si rivedeva nella leadership di Carmine Mocerino, che a sua volta si è spaccato con la scissione portata avanti proprio da Sommese. Quindi, acclarata la prima candidatura a sindaco di bandiera, al massimo di una coalizione formata da un paio di civiche, resta il nodo dell’alleanza Pd, Cinque stelle, il listone di Carmine Mocerino e le liste civiche di centrosinistra.

Entro la fine della settimana, proprio dal Pd, in particolare Mario Casillo e Gaetano Manfredi, dovrebbero fornire qualche indicazione in più, d’accordo col gruppo dirigente locale, rispetto all’ipotesi che porterebbe l’alleanza alla vittoria guidata proprio da Carmine Mocerino. Infatti, il coniglio dal cilindro, il classico candidato tirato fuori all’ultimo momento e capace di restituire entusiasmo alla città, al momento, non è nemmeno all’orizzonte. E questo rende tutto più semplice per il centrosinistra e anche più veloce. Si attendono novità nei prossimi giorni e Minformo vi terrà aggiornati.

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campania

Acqua risorsa pubblica: scontro aperto tra Roberto Fico e Vincenzo De Luca

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Il principio idraulico stabilisce che l’acqua si muove per caduta. Ed in caduta libera, da ieri, rischia di essere il rapporto, peraltro mai stato idilliaco, tra Roberto Fico e Vincenzo De Luca.

Il casus belli è la delibera di giunta regionale approvata dall’esecutivo Fico che, in autotutela, ha deciso di ritirare la procedura per la selezione del socio privato della costituenda Gric Spa (Gestione Risorsa Idrica Campana, società destinata a gestire il sistema della grande adduzione primaria nella regione).

“Sono convinto – ha detto Fico – che la gestione di una risorsa preziosa come l’acqua debba rimanere in mano pubblica”. Poco prima della delibera di giunta, anche l’ex governatore regionale, nel suo appuntamento social del venerdì, ha affrontato il tema della gestione dell’acqua. Ed ha lanciato un allarme su una possibile «visione ideologica» della materia. Anche per De Luca l’acqua deve restare un bene pubblico gestito dalle istituzioni, ma senza escludere il coinvolgimento di investitori privati, che secondo l’ex governatore sono necessari per sostenere gli investimenti e le manutenzioni delle reti.

Dunque, tra l’attuale Presidente della Regione ed il suo predecessore, lo scontro appare evidente: da un lato Fico, che vuole un modello totalmente pubblico per la gestione della risorsa idrica, dall’altro De Luca che invoca la sinergia pubblico/privato. Tra l’altro la decisione in autotutela approvata dall’attuale esecutivo, pone un bel problema sul ruolo e sulla figura politica di Fulvio Bonavitacola. Deluchiano di ferro, Bonavitacola per dieci anni ha avuto, nella giunta De Luca, la delega al ciclo integrato delle acque. La decisione di ritirare la selezione del socio privato della Gric Spa, blocca le scelte avviate proprio da Bonavitacola e dalla precedente amministrazione regionale. In Campania torna di grande attualità il referendum abrogativo votato nel giugno 2011. Gli italiani furono chiamati a votare su un quesito che rappresenta uno dei pochi esempi recenti di raggiungimento del quorum previsto dalla Costituzione per essere valido. Quel quesito, sottoposto a votazione, prevedeva l’abrogazione della norma che consentiva di affidare la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica solo a soggetti privati scelti a seguito di gara di appalto. Il “Sì” vinse in maniera alquanto netta. Oggi la Campania è al centro di due opposte visioni sulla gestione della risorsa idrica e lo scontro Fico/De Luca rischia di determinare non pochi problemi alla maggioranza di governo regionale e in generale al “campo largo” targato Pd/M5S.

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