Ci siamo. Parte finalmente il conto alla rovescia per il prossimo congresso provinciale del Pd. Il partito di Zingaretti eleggerà il proprio segretario nella prima settimana di dicembre. Secondo le ultime indiscrezioni provenienti dal Nazareno, la dirigenza romana starebbe puntando su Marco Sarracino, giovane membro della direzione nazionale e fedelissimo di Orlando a Napoli. Fino al 12 novembre, termine ultimo per la presentazione delle candidature, capiremo nei dettagli quali saranno i profili che si contenderanno la segreteria metropolitana. Punto e a capo. Il resto fa ancora discutere. Ciò che è accaduto nei mesi scorsi è storia. Lo abbiamo ripetuto fino allo sfinimento.

E’ sotto gli occhi di tutti. La tragedia politica legata all’elezione dell’ex segretario Massimo Costa, vicino al deputato Lello Topo, poi annullata dal tribunale per gli effetti del ricorso presentato da Nicola Oddati, deve far riflettere tutti. Probabilmente la mortificazione più feroce degli ultimi 10 anni. Il punto più basso della storia recente dei democrat. Un disastro assoluto. Territori e militanti completamente dimenticati da una classe dirigente, si fa per dire, che continua a preferire la sete di potere delle correnti alle esigenze dei cittadini. Veri e propri “capetti” di periferia che si rinchiudono nella stanza dei bottoni e decidono le sorti di un popolo a colpi di tessere e parole. Chiacchiere e distintivo. Inciuci buoni solo per il marciapiede. Tutto questo appartiene al recente passato. O almeno si spera. Una stagione fallimentare da chiudere il prima possibile. Ora occorre voltare pagina. Pure perché peggio di così si muore. Si scompare.

Ancora oggi il popolo del Pd non ha capito qual è stato il criterio che ha mosso il partito a stringere l’alleanza fatale con De Magistris a Città Metropolitana. Nonostante sia relegato all’opposizione in consiglio comunale da quasi 10 anni. Un vero e proprio cortocircuito che ha reso il Pd napoletano un comitato elettorale perenne. Harakiri su harakiri senza un briciolo di pudore. Quasi a volersi rallegrare delle tante figuracce. E delle schiaccianti sconfitte elettorali dal 2011 ad oggi. Ovvero tutto ciò che la nuova “linfa zingarettiana” dovrà evitare. L’obiettivo è la discontinuità. Nei modi e negli argomenti. Al netto dei nomi. Al di là delle campagne elettorali. In politica così come nella vita non si vince e non si perde mai per sempre. Urge ritornare ad una proposta da offrire agli elettori. La ricetta per superare l’immobilismo senza storia di un partito che rischia l’estinzione. Proprio come i dinosauri. Senza dover sbandierare l’unità come unico sentiero da percorrere. Il bivio oramai non è più da rimandare. Netta rottura col passato o la fine annunciata. La palla passa al Pd.

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