
Afragola
Gli afragolesi hanno preso Giustino e i suoi cappucci… con la mazza!
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5 anni fail
AFRAGOLA – Scusate il titolo un po’ duro e abbastanza discutibile ma lasciate anche al sottoscritto una punta d’orgoglio e un pizzico di soddisfazione dopo aver sopportato per mesi le angherie, l’arroganza, le minacce e i soprusi dei tifosi e servi sciocchi, nonché cappucci, dell’ex candidato a Sindaco Gennaro Giustino, per aver largamente anticipato e pronosticato sia i risultati del primo turno che quelli del secondo turno nella consapevolezza del totale fallimento che avrebbero segnato le strategie comunicative adottate dal leader del centro con Forza Italia.
Segno questo di chi, nella piena e totale libertà, riesce ad elaborare ed analizzare l’andamento politico delle campagne elettorali, vivendo il territorio e conoscendo a fondo i protagonisti a discapito della solita e becera mentalità che si cerca di instillare sul territorio, basata sulla denigrazione e sull’etichetta del venduto appioppata al critico di turno, atta solo a sminuire il lavoro di libera ed indipendente informazione che sul territorio pochissimi giornalisti riescono ancora a fare. Ma veniamo all’analisi vera e propria.
In realtà non ha vinto Pannone ma ha perso Giustino. Questa tornata elettorale, dopo il fallimento dell’Amministrazione Grillo – altra amministrazione targata Nespoli – doveva sancire il numero esatto di cittadini che in realtà odiavano l’ex Senatore al punto tale da fargli scegliere il male minore, ossia Giustino. Bene. L’arroganza, la tracotanza e la ripetizione asfissiante dei soliti temi contro Nespoli adottati dalla Comunicazione del leader di “A viso Aperto” hanno scaturito l’effetto contrario a quello sperato da Giustino e dai suoi supporters. Alla fine anche quelli che odiavano Nespoli, l’hanno cominciato a vedere sotto le vesti di un martire, di un bersaglio mobile vittima di attacchi continui e offese pungenti della controparte.
Mai un tema, mai un contenuto, mai una visione negli interventi dell’ex candidato a Sindaco di centro con Forza Italia. Solo accuse e illustrazioni fantastiche di un “Sistema” che nei fatti, dati i risultati delle urne, ad oggi, esisterebbe solo nella mente di Giustino.
“Un uomo maligno – l’ha definito l’ex Senatore Nespoli che ieri ha scaricato la tensione dopo la vittoria di Pannone – a cui piace vincere facile, perché nell’unica volta che lo ha fatto, io non c’ero”. Segno tangibile del fatto che l’ex Senatore abbia voluto intestarsi la vittoria e dar ragione a chi diceva che dietro Pannone ci sia lui ma i risultati delle urne dimostrano che dagli afragolesi l’ombra di Nespoli viene considerata un bene non un male per la loro città.
Non ci sono dubbi, l’unico vero politico in grado di dimostrare di poter aggregare, formare liste e dare risposte politiche esaudienti sul territorio rimane solo lui e forse per questo che altri addetti ai lavori, compresi il leader di “A viso Aperto” e altre creature da lui prodotte e poi emarginate, lo odiano così tanto. Un po’ come avviene con la Juventus. Chi vince sempre è sempre odiato.
E anche se lui sia stato ideatore, precursore e leader di un “sistema”, Afragola ieri ha dimostrato di voler essere governata da quel “sistema”. E su questo il popolo è sovrano e la democrazia resta la più alta forma decisionale.
Gennaro Giustino perde per uno scarto di 553 voti che su una bassa affluenza del 40,90% degli aventi diritto al voto non sono poi così pochi come qualcuno vorrebbe già cominciare a farci credere. Questo dato rafforza ancora di più l’analisi fatta al primo turno. Ossia quella che oltre i cosiddetti “big” transfughi dell’ex amministrazione Grillo, in realtà Gennaro Giustino non ha costruito nulla di solido né un progetto politico valido e credibile.
La tesi viene rafforzata ancora di più se andiamo a spulciare i dati dei due turni. Partendo dal presupposto che il secondo turno ha fatto registrare un’adesione del 25% in meno rispetto al primo turno, possiamo vedere che Pannone ha rispettato tale dato, dato che ha preso 3716 voti che più o meno rispecchiano il 25% dei 14.222 voti del primo turno e questo dato, volendo, smentirebbe anche tutti quei complottisti che volevano un centrosinistra, nello specifico i tuccilliani con Crescenzo Russo a capo, affannato a fare campagna elettorale pro Pannone.
Dall’altro lato invece Giustino guadagna voti. Infatti se agli 11.762 del primo turno togliamo il 25% dell’affluenza avutasi nel secondo turno, il capo del centro con Forza Italia, avrebbe dovuto collezionare solo 8822 voti mentre ne ha collezionati 9953, ben 1131 voti in più rispetto alle statistiche.
Ovviamente questo successo che va dal primo al secondo turno è la netta e chiara analisi di come il risultato sia stato incrementato grazie all’apporto dato dalla lista “Liberamente” della ex consigliera Dora Moccia – sempre appartenente all’ex amministrazione Grillo – e dall’elettorato del centro sinistra che mai e poi mai avrebbero potuto votare la Lega.
Sperando che quest’ultima analisi metta davvero la parola fine all’avventura o se vogliamo dire meglio alla fantasia di vedere l’ex candidato a Sindaco Gennaro Giustino come un leader politico e di cominciare a guardarlo con gli occhi della verità, ossia, un buon, anzi un ottimo Consigliere di opposizione.
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Afragola
AFRAGOLA. La fiaba del “chi rompe paga”. Quando la propaganda di Giustino incontra la comoda realtà dei documenti
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22 Ottobre 2026
AFRAGOLA – C’era una volta la Svizzera di Afragola, un luogo incantato in cui i Sindaci, armati di post Facebook e toni da sceriffo dei cartoni animati, convocano i poteri forti, sbattono i pugni sulla scrivania e salvano la città a costo zero. Una narrazione epica, pensata per i social network, che trasforma la più banale amministrazione ordinaria in un kolossal hollywoodiano.
Il protagonista dell’ultima puntata è il Sindaco Gennaro Giustino, autore di un post trionfalistico in cui annunciava di aver “cambiato registro”, costringendo E-distribuzione a riqualificare 12 chilometri di strada a costo zero e promettendo sanzioni epocali alle aziende della fibra. Il leitmotiv? «Chi rompe paga».
Uno storytelling perfetto per raccogliere cuoricini e like. Peccato che, se anziché affidarsi alla tastiera si avesse la pazienza di leggere le carte, il castello di sabbia della propaganda crolli miseramente sotto il peso degli atti ufficiali.
Il bluff di E-distribuzione: la burocrazia normale spacciata per “blitz eroico”
Il Sindaco si attribuisce il merito esclusivo di aver strappato un accordo miracoloso per i ripristini. Ma cosa dicono i documenti del Comune?
Basta esaminare la nota ufficiale del Settore Lavori Pubblici (firmata dal Dirigente, l’Ing. Nunzio Boccia) relativa agli scavi di E-distribuzione su Via XI Traversa di Via Saggese. Scopriamo così che l’azienda ha semplicemente presentato la normale richiesta di autorizzazione e che i tecnici comunali avevano già inserito nei procedimenti standard l’obbligo del ripristino finale con il “tappetino d’usura in conglomerato bituminoso”.
Non c’è stato alcun duello rusticano tra il Sindaco e la multinazionale: c’è solo la normale applicazione delle norme tecniche e dei regolamenti vigenti. Spacciare gli atti d’ufficio della dirigenza per un trofeo personale strappato a forza di muscoli è pura e semplice demagogia.
La saga della fibra: il Sindaco minaccia, Open Fiber non si presenta (e risponde picche)
Ancora più esilarante – se non fosse tragico per il decoro istituzionale – è il capitolo dedicato alle aziende che posano la fibra ottica. Il Sindaco tuona che “chi rompe paga” e promette fuoco e fiamme. Ma la realtà dei fatti, documentata dalle carte protocollate, racconta di un’amministrazione che viene bellamente snobbata dai colossi delle telecomunicazioni.
Guardiamo le date e gli atti:
Lo schiaffo istituzionale dell’estate: Con una nota del 30 luglio 2026, l’Ing. Boccia è costretto a emettere un formale sollecito a Open Fiber perché l’azienda ha disertato in massa la riunione di verifica convocata in pompa magna dall’Ente alla presenza del Sindaco. L’amministrazione “che cambia registro” non riesce nemmeno a far sedere le ditte intorno a un tavolo.
La beffa di Via Roma: La goccia che fa traboccare il vaso arriva il 20 ottobre 2026. A fronte di una diffida inviata dal Comune per i dissesti in Via Roma (dal civico 2 al civico 78), Open Fiber risponde picche per iscritto, respingendo totalmente gli addebiti e mettendo nero su bianco che in quella data e a quell’indirizzo non c’erano né lavori in corso né lavorazioni pregresse della società.
In poche parole: mentre su Facebook si recita la parte dello sceriffo inflessibile, nei fatti le aziende disattendono le convocazioni e rispediscono al mittente le diffide comunali.
La voce dell’opposizione: il richiamo alla realtà di Alessandra Iroso
Di fronte a questo esercizio di mistificazione mediatica, si alza netta e documentata la voce del gruppo di minoranza. In un incisivo intervento politico, la consigliera Alessandra Iroso ha smontato pezzo per pezzo la narrazione del Sindaco, evidenziando come la propaganda social serva soltanto a coprire l’incapacità di gestire i rapporti istituzionali con le aziende.
La Iroso ha ricordato ai cittadini che la tutela del territorio e il rispetto dei capitolati d’appalto non sono concessioni elargite per grazia ricevuta dal Primo Cittadino, ma il frutto di obblighi di legge che gli uffici tecnici perseguono da sempre, spesso ostacolati da un’amministrazione brava negli annunci ma inadeguata nei fatti.
Meno social, più amministrazione
La verità che emerge da questa documentazione è impietosa. La Giunta Giustino continua a confondere la comunicazione social con la gestione della cosa pubblica. Si inventano vittorie di Pirro su atti che la burocrazia e i dirigenti compiono ogni giorno per obbligo di legge, mentre sul campo le vertenze con le grandi aziende si infrangono contro la fredda realtà di diffide ignorate e tavoli disertati.
I cittadini afragolesi sono stanchi delle fiabe digitali e degli slogan a scoppio ritardato. Le strade colabrodo, i rappezzi e i disservizi non si risolvono con i post celebrativi del Sindaco, ma con la competenza, il controllo rigoroso degli uffici e il lavoro istituzionale serio.
Fino a quando la priorità di questa amministrazione sarà fare propaganda anziché governare, l’unico vero “chi rompe paga” continuerà a valere solo per una categoria: i cittadini, costretti a pagare le spese di una città ostaggio delle illusioni social.
Afragola
AFRAGOLA. Da Platone a Very e Sasy passando per Caiazzo, la deriva culturale dell’Amministrazione Giustino
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20 Ottobre 2026
AFRAGOLA – C’era un tempo in cui la Politica — quella con la P maiuscola — attingeva a piene mani dal pensiero dei classici per orientare l’azione amministrativa e la visione della comunità. Si citavano Platone per l’idea di Giustizia, Seneca per la fermezza e la virtù, Nietzsche o Hegel per interpretare le grandi trasformazioni sociali e storiche.
Ad Afragola, anno Domini 2026, sotto l’illuminata guida della Giunta Giustino, la bussola filosofica è stata radicalmente aggiornata. I testi sacri dell’Amministrazione non si studiano più in biblioteca, ma si scorrono tra i balletti di TikTok e il degrado del trash neomelodico. Il protagonista assoluto dell’ultimo “trattato di filosofia istituzionale” è il Presidente del Consiglio Comunale, Antonio Caiazzo.
Il Presidente politicamente infantile e la sicurezza scambiata per chat di gruppo
I fatti sono tanto seri quanto surreali. L’area adiacente al Centro Commerciale “I Pini” e le vie limitrofe (come via dell’Indipendenza) vivono nei fine settimana momenti di grave criticità: congestione stradale, schiamazzi, motorini a folle velocità, degrado e un diffuso senso di insicurezza. Una questione complessa, sollevata con garbo e motivata preoccupazione dai residenti e rilanciata con puntualità ed equilibrio dal consigliere di opposizione Giacinto Baia, che chiede da tempo interventi strutturali, controlli mirati e prevenzione.
Di fronte alle legittime proteste di un cittadino esasperato, cosa fa un Presidente del Consiglio Comunale all’altezza del proprio ruolo istituzionale? Lo invita ufficialmente in Municipio, apre un canale formale con gli uffici, si fa carico del problema e dispone verifiche con la Polizia Locale. Macché. Caiazzo sceglie la via del dibattito da bar digitale: scende nell’arena dei commenti Facebook, battibecca come un adoloscente qualsiasi sulla defensiva, invita a «pubblicare gli audio» e, per giustificare l’impotenza del Comune, scarica la palla sostenendo che la Polizia Municipale finisce il servizio alle 21:00.
“Non siamo Nutella”: quando la cultura istituzionale tocca il fondo
Ma la vera perla di democrazia e dottrina politica Caiazzo la regala nel finale di discussione, quando decide di congedare il cittadino esasperato sfoderando la battuta regina delle sue letture serali: «P.S.: purtroppo non siamo Nutella e non possiamo piacere a tutti. Buona giornata». Avete capito bene. Il Presidente della massima assise cittadina risponde ai problemi di sicurezza, movida e vivibilità citando il celebre slogan di una tiktoker del panorama trash partenopeo — assurta alle cronache anche per note vicende giudiziarie — diventato poi un tormentone neomelodico di bassissima lega. Non siamo più nemmeno alla propaganda spicciola: siamo al totale analfabetismo istituzionale, alla consacrazione della sottocultura eletta a sistema di governo.


La differenza tra governare e fare i creator su TikTok
Mentre l’opposizione con Giacinto Baia chiede una pianificazione seria, tavoli con le forze dell’ordine e garanzie di vivibilità per le famiglie e per i giovani che vogliono divertirsi nel rispetto delle regole, la risposta del Palazzo si riduce ad aforismi da Baci Perugina scartati da un profilo TikTok. La verità è quella che Minformo sostiene e documenta fin dal primo giorno: l’Amministrazione Giustino soffre di una drammatica e desolante carenza di caratura culturale e amministrativa.
Se il Presidente del Consiglio Comunale pensa di liquido-risolvere le sofferenze e la rabbia dei residenti dei Pini con una battuta sulla Nutella, significa che ha scambiato Afragola per la sezione commenti di una diretta social. Consigliamo vivamente al Presidente Caiazzo di posare lo smartphone, chiudere i social e aprire magari qualche testo di Diritto Amministrativo o di Etica Pubblica. E se proprio desidera piacere a tutti come la Nutella, ricordi che la politica non deve “piacere”, ma amministrare, proteggere e far rispettare la legge. Tutto il resto è solo trash da scrollare via.
Afragola
Dal Rione Salicelle a “Notre Dame de Paris”: Giuseppe De Rosa, il talento afragolese
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3 giorni fail
20 Ottobre 2026Da
Redazione
Il Riscatto delle Periferie e la Passione per la Danza
Troppo spesso i quartieri periferici dell’hinterland napoletano salgono alla ribalta delle cronache soltanto per fatti legati alla cronaca nera. Esiste tuttavia un’altra narrazione, fatta di giovani talenti, resilienza e voglia di emancipazione, ben rappresentata dalla vicenda di Giuseppe De Rosa. A soli ventisei anni, il ballerino originario del Rione Salicelle di Afragola è riuscito a compiere un vero e proprio salto di qualità, trasformando quella che era nata quasi come una scommessa personale in una carriera professionale di livello internazionale. Oggi Giuseppe fa parte del prestigioso corpo di ballo di Notre Dame de Paris, la celebre opera musicale nata dalle musiche di Riccardo Cocciante e diventata un punto di riferimento nel panorama teatrale globale.
Un Percorso Formativo Senza Confini
Il cammino artistico di Giuseppe prende le mosse proprio ad Afragola, tra le mura della scuola di danza locale Anylab Academy, sotto la guida costante del Maestro Vincent Karl von Hagen. È qui che i primi passi mossi per curiosità si sono trasformati in una disciplina rigorosa e in uno studio costante. La sua formazione si è poi arricchita attraverso un lungo percorso di perfezionamento che lo ha visto confrontarsi con docenti e professionisti di fama mondiale, toccando capitali e metropoli dell’arte come Madrid, Vienna, Malta, Parigi e Los Angeles. Questo background internazionale gli ha permesso di superare qualsiasi confine geografico e di affinare un talento cristallino attraverso il costante spirito di sacrificio.
La Consapevolezza e il Valore del Sacrificio
Ripensando alle sue origini e alle difficoltà incontrate lungo il cammino, Giuseppe pone l’accento su un concetto fondamentale: il talento naturale è una base imprescindibile, ma da solo non può bastare per raggiungere traguardi così ambiziosi se non è accompagnato dalla determinazione, dalla costanza e dal lavoro quotidiano. L’insegnamento più grande che trae dalla sua esperienza è la profonda convinzione che il luogo di nascita non debba mai rappresentare un limite rigido o una condanna per i sogni di un giovane. Le radici, per quanto complesse, vanno vissute come un punto di partenza e mai come un perimetro invalicabile.
Oltre gli Stereotipi: Opportunità e Valore Educativo
La storia di Giuseppe offre anche uno spunto di riflessione più ampio sul ruolo dei quartieri complessi. Se da un lato la cronaca ha il compito di evidenziare le criticità del territorio, dall’altro le istituzioni e la società hanno la responsabilità di dare visibilità e opportunità concrete ai giovani che in quelle realtà crescono e lottano. La danza, in questo contesto, assume un altissimo valore educativo: dimostra come il rigore e la dedizione possano tradursi in vera libertà espressiva, trasformando un’aspirazione individuale in un traguardo concreto. Il successo di Giuseppe dimostra ad Afragola e all’intera comunità che il valore di un individuo si misura su ciò che riesce a costruire con la propria passione, regalando al territorio una narrazione positiva fatta di riscatto, orgoglio e speranza per il futuro.





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